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Jay Winter

Traduttore: N. Rainò
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 341 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788815251343
 
Torna nelle librerie questo notevole studio di Jay Winter, docente a Yale. Le difficoltà d’integrazione europea richiedono, scrive l’autore, di approfondire le traumatiche vicende di cent’anni orsono; e di chiarire una volta per tutte che la Grande guerra non fu alle origini del modernismo culturale, poiché le correnti pittoriche e letterarie più innovative si affermarono nonostante, se non contro, le suggestioni che essa suscitò nell’immediato. È ricostruendo la percezione del conflitto all’epoca che Winter giunge alla sua tesi: a seconda dei rispettivi retroterra culturali, ogni comunità reagì al dramma della morte di massa lottando contro gli ostacoli burocratici e logistici pur di riportare i morti a casa, ma anche elaborando o riadattando nuovi linguaggi del lutto. Questo avvenne prevalentemente all’insegna dell’irrazionalità: mogli e madri, com’era logico al tempo, rievocavano i propri cari facendo appello alle credenze tipiche dei meno istruiti. In alcuni fu però netto il contrasto con atteggiamenti sposati fino a poco prima; lo dimostra la sorprendente parabola di Conan Doyle. Sedute spiritiche, film di sapore tardoromantico, presunte apparizioni della Madonna (Fatima 1917), quadri e scritti apocalittici (diffusi già qualche anno prima della guerra) accompagnarono la dedica di monumenti ai caduti: sorti soprattutto per il generale senso di colpa, senza alcuna aspirazione avanguardistica, essi attestavano la talvolta fantasiosa (ma sempre necessaria) ricerca di un significato in quella carneficina e, forse, nelle tragedie della vita.
 
(D.R.)