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La macina e il telaio. Due carmi mitologici norreni

Curatore: M. Meli
Editore: Carocci
Anno edizione: 2012
Pagine: 154 p., Brossura
  • EAN: 9788843061808
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  Nel volumevengono tradotti il Canto di Grotti e il Carme di Dörru­r, due brevi testi della tradizione eddica islandese. La riscoperta del secondo, nel "nordicismo" tardo-illuministico, fu tra le condizioni preliminari della moda romantica: il Carme fu tradotto da Gray (1761) e illustrato da Blake (The Fatal Sisters, 1768-1797), mentre in Germania uscivano due successive versioni di Herder (Der Webgesang der Valkyriur,1773, e Die Todesgöttinnen, 1779). I titoli settecenteschi pongono l'enfasi sul fatalismo mortifero e crudele delle valchirie, protagoniste del testo e del canto. Completamente diversa la prospettiva di questa nuova traduzione italiana: lo rivela l'accoppiata, nel medesimo libro, con il Canto di Grotti, dove Grotti è il nome di una macina cosmica (con oscure contiguità con il Mulino di Amleto e il pensiero astronomico arcaico studiato da de Santillana nel volume del 1969, con il quale Meli interloquisce lungo tutto il commento). I due brevi testi vengono qui accomunati in quanto canzoni "di lavoro", quella di due schiave molitrici il primo (due gigantesse che agiscono sul piano mitico e cosmico, macinando prosperità e poi sciagura per un re leggendario), quella di dodici valchirie impegnate a un macabro telaio il secondo ("È la trama intessuta / con umane interiora). I due testi sono trasmessi entro opere del XIII secolo, l'uno in un trattato di retorica, per spiegare una locuzione poetica tradizionale che indicava l'oro quale "farina" di quel re; l'altro in una saga islandese, dove la cruenta visione tesse la trama di un imminente scontro. Un aspetto comune ai due testi, che li rende delicatissimi da maneggiare, oltre alla contiguità di genere e stile, è la stratificazione dei contesti di trasmissione. Il commento (entro le dimensioni della collana), sia nelle note di Meli che nel saggio conclusivo (storia letteraria e simbolica della tessitura, tecnica femminile implicata con il sacro), propone simultaneamente i vari piani di lettura possibili: quello comparatistico, con La molitrice e La tessitrice dell'Odissea; quello archeologico, con "mortai e macine (…) per triturare le ossa dei defunti" e con telai barbarici e incantesimi runici; l'intreccio dei rapporti intertestuali, che il curatore sbroglia, oltre i limiti del medioevo nordico e del repertorio classico, fino ai poemi sacri dell'India. L'impatto con le forme dell'antica poesia nordica, in aggiunta ai temi orrorifici, fu decisivo per la rivoluzione romantica: la versione italiana, talora felicemente mimetica (si noti, alla str. 3 del Canto di Grotti, il distico allitterativo: "sibilarono il sibilo le due, / e il silenzio fu rotto: // 'Montiamo il mulino! | Mettiamo su le pietre!'"), come già nelle precedenti prove del traduttore (Völuspá 2010, nella stessa "Biblioteca Medievale"), risolve con successo la brevità e il ritmo dell'originale (rendendone semplicemente l'ostica complessità).   Adele Cipolla