Editore: Neo Edizioni
Collana: Iena
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 26/10/2017
Pagine: 195 p., Brossura
  • EAN: 9788896176511
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Recensioni dei clienti

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    Maria

    12/06/2018 21:20:54

    "La madre di Eva" è appunto la storia di una madre. Una madre che si trascina dietro un fardello pesantissimo. Una donna che, seduta in un corridoio di una clinica serba, a due passi dalla sala operatoria nella quale stanno smembrando e ricostruendo sua figlia, ripercorre col pensiero tutte le tappe della sua vita. In una sorta di flusso di coscienza che mescola pensieri e ricordi, continua a chiedersi dove ha sbagliato, se avesse potuto in qualche modo prevedere e cambiare il corso degli eventi e se stia facendo la cosa giusta assecondando la figlia in quella che a tutti sembra una follia. È una donna debole ma anche forte. Si racconta e scopriamo che è una persona colta, intelligente e a tratti anche un po' snob che, fin dall'inizio, aveva fatto di tutto per essere una buona madre. Non voleva essere rigida né severa né autorevole, voleva essere comprensiva, amorevole, dolce e aveva provato a crescere Eva in un ambiente sereno, stimolante e gioioso. Ciò non era bastato a non farla apparire spesso come una strega, una nemica agli occhi di sua figlia prima e durante l'adolescenza. Il motivo dei loro scontri e delle inquietudini di Eva non è però lo stesso di tutti i ragazzi della sua età. Lei, come tutti, si sente diversa e, a differenza di tutti, lo è per davvero.

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    Mario

    12/06/2018 12:37:13

    Leggendo questo romanzo, mi sono trovato di fronte ad una delle tematiche più attuali ed estremamente discusse del nostro secolo: il cambio di genere. Ci sarebbe da discutere molto su questo argomento, ma ancora più incredibile è come esso sia affrontato e descritto in "La madre di Eva". Il punto di vista non è di chi vive personalmente la vicenda su di sé, sul proprio corpo, sul proprio stato mentale, ma è quello di una madre, afflitta e costernata, costretta ad accettare le decisioni di un figlio per il suo completo benessere. E' difficile per "La madre" di Eva dover prendere coscienza del proprio fallimento, aver creato una persona incontentabile nel proprio aspetto, indecisa su tutto, prima su sé stessa. E' un percorso psicologico particolare, inteso, emozionale, strumentale a chi non conosce le difficoltà di un tale peso. Attraverso le parole della scrittrice ho vissuto in prima persona il disagio di questa donna di fronte all'imbarazzo, all'inimmaginabile bufera personale, ma ho sentito anche la fragilità, la dolcezza, la volontà che tutto possa migliorare. Non è una strega ma semplicemente una madre nella sua umanità. Un Incredibile progresso che si evolve a piccoli passi, inizialmente spaesata, la protagonista trova grazie all'amore la forza, il coraggio, la perseveranza di accompagnare Eva in Serbia per l'operazione. Diverrà mamma per la seconda volta, con Alessandro, e sarà come una vita rinnovata. E' il caso di dirlo alla Virgilio: omnia vincit amor. Una narrativa cruda, diretta, feroce, una sintassi lineare, la sincerità dell'amore capace letteralmente di spiazzarti.

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    Monica

    11/06/2018 08:19:11

    Il rapporto d’amore indissolubile che si instaura tra una madre ed i propri figli è l’elemento che sta alla base di questo romanzo, un monologo doloroso e feroce che descrive appieno l’essenza della vita: un’equazione mai lineare. La storia di Eva, diciottenne nata nel corpo sbagliato, ci viene raccontata attraverso gli occhi di sua madre, che si sente colpevole per aver dato a quella figlia tanto amata una vita ed un corpo che non voleva. Eva si trova a Belgrado, in una clinica privata e si sta sottoponendo ad un delicatissimo intervento che la trasformerà in Alessandro, quel ragazzo che in fondo è sempre stata. Fuori dalla sala operatoria e in attesa di riabbracciarla troviamo sua madre che, in quelle ore, ripensa e ci racconta tutta la sua vita e di come è finita lì, dietro quelle porte del nucleo operatorio, impotente di fronte alla ferma volontà di quella figlia che le chiede solo di starle accanto. La madre non ha un nome, proprio a sottolineare il suo ruolo all’interno della vita di Eva: per tutti deve essere “La Madre”, una donna che non si arrende, disposta ad andare contro sé stessa, contro natura e perfino di scavalcare tutte le leggi della scienza, pur di vedere felice la propria figlia. In un turbinio di emozioni e sentimenti, attraverso questo romanzo, il lettore entra in contatto con temi delicati e spinosi oggi giorno sempre più discussi, quali il significato di identità sessuale, di appartenenza e di inadeguatezza, scandagliandoli in profondità. Quello che ne deriva è un lungo flusso di cruda coscienza che non lascia sconti descrivendo il dolore del vivere una realtà che non comprendiamo e che troppo spesso diviene soffocante. Con il suo esordio letterario che ha il grande pregio di raccontare una storia importante senza mai giudicarne i protagonisti, Silvia Ferreri ha creato un personaggio, dolorosamente reale e imperfetto, tragicamente puro e incredibilmente colmo di umanità, che strega chiunque entri in contatto con le pagine di questo libro.

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    Serena Germani

    10/06/2018 09:47:31

    Descritta dai dottori come “disforia di genere” ed etichettata dai compagni di classe come “maschio”, Eva da sempre rifiuta il suo corpo di donna, sognando di poter mostrare un giorno il suo vero essere e di diventare quello che fin dall’infanzia sogna: Alessandro. Raggiunta l’età di diciotto anni ed in seguito ad un percorso ormonale adiuvante finalmente, presso una clinica serba, riesce a sottoporsi all’intervento realizzando il suo desiderio più grande, quello di cambiare sesso. Raccontato sotto forma di diario, “La madre di Eva” di Silvia Ferreri è il libro che non ti aspetti: in meno di 200 pagine la mamma ripercorre la sua storia da prima della nascita della figlia fino a quel momento, il giorno dell’operazione. È un diario nudo e crudo che ci racconta lo spaccato di una famiglia apparentemente normale, i problemi e le sofferenze che per anni verranno portate avanti da questo nucleo così infelice, l’eterna caccia alla strega tra genitori e figlia senza mai riuscire a capire chi è il vero colpevole di tutto questo dolore. La rabbia di questa madre, i suoi sensi di colpa, la tenerezza e l’amarezza per aver messo al mondo una persona che non ha altro desiderio che quello di essere qualcun altro ci accompagnano in questo racconto commovente, dal finale dolce.

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    Giovanna

    08/06/2018 14:33:52

    Silvia Ferreri, giornalista e scrittrice, ci lascia disorientati con la sua scrittura lucida, affilata, autentica. Una sorta di monologo quello che esegue la madre di Eva, ragazza diciottenne, che si reca in una clinica serba per subire un’operazione. La madre è lì in attesa, in un miscuglio di sentimenti che la riportano a ricordare ciò che era sua figlia e non sarà più. Infatti Eva ha deciso di cambiare quel corpo che non ha mai sentito suo, di diventare ciò che ha sempre desiderato: un uomo. La Ferreri, come abile strega, mescola nel suo calderone il dolore, il conflitto interiore, la colpa, la rabbia, che vengono neutralizzati da un qualcosa di sacro: l’amore di una madre verso il proprio figlio, un amore che non ha sesso e non ha tabù.

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    Elisa

    08/06/2018 12:13:08

    La madre è sempre una figura di scontro, crescita e cambiamento. Non tutte riescono ad essere buone madri per i propri figli, durante lo stadio adolescenziale poi le madri si tramutato tutte in streghe agli occhi dei figli. Alcune madri però, sono portate ad affrontare prove importanti che se superate, come la madre di questo libro, le in alzeranno sul piedistallo della perfezione e nel cuore dei propri figli per sempre. Perché si può amare e si può essere madri, ma alcune lo fanno un po' di più.

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    Lucrezia

    07/06/2018 14:27:46

    Al premio Strega 2018 Silvia Ferreri propone con La madre di Eva un tema difficile e profondo, e lo fa con sensibilità e maestria. Devo dire che mi ha lasciata senza parole, perché vedere e sentire una cosa così personale dal punto di vista di una madre che osserva, vive e cerca di comprendere è stato molto forte. Una madre con le sue debolezze e paure ma che rimane pur sempre fedele a ciò che la figlia le chiede di affrontare insieme a lei.

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    Aurora

    06/06/2018 21:23:24

    Fra tutti i candidati di quest’anno al Premio Strega questo libro, devo dirlo, ha rappresentato a mio giudizio la sorpresa più inaspettata ed interessante. Interessante per due ragioni: primo perché è sì un libro che affronta il problema della disforia di genere, ma non nel classico modo in cui di solito viene affrontato; e secondo perché si legge in fretta, ma non è scritto in modo frettoloso, e perciò è quel tipo di romanzo che mi sentirei di consigliare a chiunque, in grado di conciliare tempi anche ristretti di lettura con un prodotto davvero di qualità. Eva, la ragazza del titolo, è nata femmina, ma si considera da sempre un maschio. Da piccola la cosa non le ha creato troppi problemi, l’esperta da cui l’hanno portata ha rassicurato a più riprese i genitori: una volta cresciuta si normalizzerà. Solo che gli anni passano e quella normalizzazione tanto attesa non arriva; la pubertà è un trauma, comincia un periodo di scontri e tormenti sempre più profondi e insanabili. Tanto per Eva quanto per i suoi genitori. Perché Eva, in questo lungo racconto, nel ruolo di narratore non compare mai, ed è la madre a rievocare la sua storia finché lei, per l’ultima volta femmina e donna, è in sala operatoria a sottoporsi al lungo e delicato intervento che le permetterà, finalmente, di rinascere con un corpo da uomo. “Mi chiedo spesso che cosa sia successo dentro di me in quei primi giorni, se le tue cellule provarono a resistere, a cambiare il corso degli eventi. Se si siano opposte con tutte le loro forze a quella dannata doppia X. Sarebbe bastato così poco, mi dico, per preservarci da tanto dolore.” Ma a differenza del resto della famiglia che fino all’ultimo l’ha implorata di impedirglielo, lei con la ragazza è volata fino in Serbia ed è lì, tenace, ad aspettarla, pronta ad accoglierla nella sua nuova identità. Perché per la gestazione di qualunque individuo ci vogliono tempo e dedizione. Per Eva-Alessandro c’è voluto solo qualche anno di più.

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    Giulia (ardid79)

    06/06/2018 15:43:32

    La madre di Eva è candidata al premio strega . Autrice non nota, casa editrice esordiente . Tema forte , coraggioso e anche attuale . la disforia di genere . Nascere con un corpo di donna è una identità maschile . O viceversa . Dall’infanzia . Questo romanzo non vincerà . Non risponde troppo alle logiche commerciali del premio . Ma io spero possa essere comunque una occasione per leggerlo . Perché è bello, è forte , è uno di quei romanzi che arriva . Diritto allo stomaco e alla mente . Non importa cosa ci aspettassimo dalla lettura . La madre di Eva non ha un nome . È solo sua madre . Colei che l’ha accompagnata in Serbia , in una clinica dove finalmente sua figlia Eva verrà chirurgicamente trasformata in un uomo, Alessandro . Si sente Alessandro da tutta la vita , è ha fatto di tutto per arrivare lì . E sua madre per impedirlo . Durante la lunga operazione , in cui Eva verrà “fatta a pezzi e ricostruita “, sua madre ripercorre la sua vita e le loro vite e il percorso per arrivare lì . Un viaggio non solo del corpo, ma dell’anima del perdono e dell’accettazione . È un viaggio tutto il romanzo, che si legge febbrilmente , anche se non ha giudizi, non ha un epilogo propriamente detto . È un viaggio nell’essere figlia. Nel voler affermare il tuo essere è la tua identità quando intuoi nemici sono proprio i tuoi genitori . È la promessa di capirti e accettarti come sei è solo una promessa . È un viaggio soprattutto nell’essere madre . Nell’incapacità di capire quando un figlio fa scelte così diverse da te, così terribili . Quando tutto il tuo essere grida no, quando faresti e fai ogni cosa per fermarlo , perché non lo riconosci , non lo avevi immaginato così e ti ritrovi comunque ad accettarlo ad essere vicino . Anche senza capire . Solo amare.

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    ilaria

    06/06/2018 13:10:03

    un libro potente e coraggioso, che ammalia e che allarga la mente come per l'incanto di una strega. un esordio grandioso e sfrontato e che anche grazie al premio strega sta ottenendo una giusta visibilità. come può reagire una mamma a una simile decisione? se non con l'amore, perchè la madre di eva è la madra assoluta, un archetipo dell'amore materno e del coraggio. un libro scritto magistralmente con una stile pulito, fresco e per nulla pesante. una lettura che consiglierei a tutti perchè apre le porte verso una comprensione profonda.

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    antoniode

    06/06/2018 08:01:00

    E’ un libro profondo. Tratta un tema molto attuale nel 2018: Eva una persona nata in un corpo sbagliato, a volte la vita infatti è una strega cattiva che ci rende esteticamente diversi da cosa interiormente. Mi è piaciuto come la scrittrice trasmette il dramma della mamma di Eva che pur avendo paura per le scelte della figlia cerca di starle vicino, di darle forza e appoggio. Il secondo tema del libro è l’amore materno.

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    elisabetta

    05/06/2018 09:26:44

    Trovo importantissimo che il Premio Strega 2018 dia visibilità a questo romanzo perchè, oltre ad essere magistralmente scritto, aiuta a diffondere il tema della disforia di genere. Silvia Ferreri lo affronta in modo magistrale fondendolo al tema dell'amore genitoriale che, per quanto sterminato e fondamentale, non sempre è sufficiente ad aiutare i propri figli. Lo stile è limpido, pulito, poetico e molto evocativo. Scorre come l'acqua e commuove per la sua verità. Questa scrittrice, con la sua tecnica e sensibilità, è stata una splendida scoperta e spero di poter presto leggere un altro suo romanzo.

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    Gioia

    04/06/2018 12:16:42

    La madre di Eva è la madre per antonomasia. Non ha un nome perché non le serve, lei è la La madre. Una madre però dannata. Lei che si sentiva quasi divina per la possibilità di dare la vita, lei che si vedeva artefice di una meraviglia assoluta come solo un figlio può essere, si ritrova a vedersi come una strega perché incapace di dare alla figlia il suo vero corpo, quasi come se fosse una madre a metà. Eva porta il nome della prima donna, di uno dei maggiori emblemi della femminilità; eppure vuole diventare un uomo. Per Eva la Natura, così ineluttabile, è una strega il cui incantesimo deve essere spezzato per poter finalmente apparire quello che è realmente e rinascere a nuova vita. Ma il vero protagonista di questa storia è l'Amore. Quello vero, quello con la A maiuscola, quello che solo una madre può provare nei confronti del proprio figlio. Un amore che vuole proteggerti da tutto, anche da te stesso se necessario, ma che alla fine si arrende perché per una madre la felicità del figlio vale più di ogni altra cosa.

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    Pietro

    04/06/2018 08:42:34

    Splendido libro su tematica scottante vista dall'altro punto di vista. Una mamma che aspetta notizie della figlia fuori da una sala operatoria. La figlia soffre di disforia di genere e ha deciso di intervenire chirurgicamente per cambiare sesso. Da Eva vuole diventare Alessandro. In mezzo c'è una riflessione della mamma lunga tutto il libro, del suo essere ed essere stata genitore. I sensi di colpa che la assalgono e che nessuno è in grado di accogliere e sciogliere, circa la possibilità che la condizione della figlia sia dipesa dal suo modo di essere mamma. Ripercorre la vita della figlia a partire dall'attesa e poi l'incontro e lo scontro man mano che lei e la figlia prendono consapevolezza, ognuno con un proprio tempo e percorso, della condizione di quest'ultima. Lo scontro e nello stesso tempo l'affetto incondizionato per la figlia traspirano in ogni pagina. Perchè il compito di un genitore è quello di accogliere e assecondare i desideri dei propri figli, vederli realizzati. Qualsiasi sia il senso della parola realizzazione. Anche quando quel desiderio è sale sulle ferite anche quando l'idea il figlio reale si scontra ed è diametralmente opposta rispetto al figlio "sognato". Perchè spesso la vita prende la direzione opposta ai propri desideri. Azzeccatissimo per me il titolo che rimanda alla divinità materna: da una parte c'è il Dio che crea Eva compagna di Adamo completamente definita nel suo ruolo di genere. Dall'altra la madre di Eva, capace di generare interrogativi piuttosto che esclamativi rispetto al genere. Entrambi hanno capacità generatrici ma nel secondo caso la madre deve farsi carne e ossa per accogliere e accompagnare il dubbio e la sofferenza di Eva. In gara per il premio Strega 18. Consigliatissimo

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    Rebecca

    03/06/2018 09:24:18

    Eva si è sempre sentito Alessandro, fin dai prima anni di vita. Da piccolissimo credevano si trattasse di un gioco da bambini ma ben presto genitori e insegnanti si rendono conto che c’è dell’altro sotto. Eva è nata nel corpo sbagliato, un corpo femminile che come un abito che non piace non sente suo e desidera solamente togliersi. Sono anni di tormento e malcontento, di contrasto con i genitori, di derisione. Finalmente al compimento dei diciotto anni può entrare nella sala operatoria di una clinica serba e cambiare sesso. A raccontare l’attesa di quei diciotto anni è la madre, stanca, impaurita, arrabbiata ma soprattutto piena di amore per quella figlia che non riesce a trovare pace. “La madre di Eva” è il primo romanzo della giornalista e scrittrice Silvia Ferreri, uno tra i dodici finalisti del Premio Strega 2018. Una storia forte, l’immersione in un mondo ancora parzialmente sconosciuto, quello di coloro che necessitano di cambiare sesso a causa di un corpo che nulla ha a che fare con ciò che si sentono dentro di sè. Un viaggio lungo diciotto anni durante il quale l’intera famiglia è coinvolta: da una parte il desiderio di vedere la propria figlia felice, dall’altra la difficoltà nell’accettare le scelte più difficili come quella di sottoporsi a delicati interventi chirurgici. Eva, un nuovo evocativo, la prima donna che procreò la stirpe umana, un nome beffardo che qui nulla ha a che fare con la femminilità e tutto ciò che le gira intorno. Difficile schierarsi da una parte o dall’altra, entrambi hanno le loro motivazioni, le loro sofferenze, i loro dubbi. Ed entrambi infine si riconoscono in uno stesso obiettivo, per quanto percepito da differenti prospettive. Un romanzo attuale, crudo, spiazzante, un grido di libertà contro una natura che si mostra in tutta la crudeltà.

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    Marianna L

    02/06/2018 20:17:58

    Un' Eva peccatrice fin dalle origini dei secoli, e una madre, "La madre di Eva", intrappolata nella STREGA dell’incertezza e dell’incomprensione. Un’incomprensione che nulla è confrontata all’amore e alla forza di una Madre. Nella lingua originale in cui fu scritta la Bibbia il concetto di peccato implica l’atto del “mancare il segno” o il bersaglio. Peccare, quindi mancare alle sacre norme di Dio. Silvia Ferreri ci parla di Eva e di una forma da donna che non è la forma di Eva. Ci parla di una bambina, ormai donna, che decide di venire meno a ciascuna legge divina, pur di definire una propria forma, tanto agognata; di una madre al capezzale della propria figlia tra le gioie e le intemperie.

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    Profondità e amore

    02/06/2018 09:09:20

    Nel libro dell'autrice, si parla di un argomento delicato e complesso come quella della diversità, precisamente del cambio di sesso; è un libro anche e sopratutto del travaglio di una madre in perenne conflitto nell'aiutare un figlio a trovare un posto a questo mondo. A Eva, la figlia, il destino è apparso come una Strega maligna: le ha donato un corpo da donna ma si sente un uomo a tutti gli effetti. e allora decide di sciogliere il maleficio e decide di farsi operare. La madre non l'abbandona mai neanche un istante e nel corridoio triste vuoto e silenzioso della clinica, aspetta ripercorrendo tutta una vita, che si concretizi il desiderio del figlio di affermare la sua vera identità.

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    Maria

    31/05/2018 17:29:59

    Storia molto complessa e difficile da digerire per una madre che farebbe di tutto per evitare tutto questo. Eva vuole diventare uomo a tutti gli effetti, fin da piccola si sente così, a discapito di tutto vuole iniziare una nuova vita. Il dolore di una madre che cerca in tutti i modi di farle cambiare idea, che non accetta di vedere la figlia cambiare radicalmente. Chi, madre, accetterebbe una situazione del genere senza provare dolore e amarezza? Due sofferenze molto diverse ma allo stesso tempo legano madre e figlia in un modo indissolubile. Questo libro l'ho comprato quasi per caso. Mi aveva incuriosito la copertina e ancora di più la trama, infatti ho deciso di prenderlo. Tanto che mi aveva stregato ho accantonato la lettura che stavo leggendo per iniziare questa. Però più andavo avanti e più mi accorgevo che mi dava pochissima emozione, personalmente è una lettura già riletta e sentita mille volte. Mi è piaciuto una cosa però: il coraggio e la forza di questa madre che, seppur non accettando, per il bene della figlia si rassegna solo per amore e addirittura le dà una tale forza che potrebbe sconfiggere chiunque. Sinceramente non so come reagirei se avessi una figlia che vorrebbe far tutto questo. Quasi sicuramente la accetterei così com'è e sarei irremovibile nella mia decisione. Come avrete capito, il mio giudizio non sarà eccelso, infatti è un sei. Posso consigliarlo a persone che amano questo genere e che si emozionino alla prima all'ultima pagina.

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    Pierluigi

    30/05/2018 17:53:27

    Una tematica forte e delicata come quella transgender per mettere sotto la lente d'ingrandimento il legame tra una madre e una figlia. La candidatura al premio Strega è il giusto riconoscimento al lavoro dell'autrice ma è soprattutto un risultato straordinario per la "piccola" editoria.

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    Luisa Musto

    29/05/2018 11:53:07

    In questo piccolo libro c’è un mondo. C’è un giovane uomo, che è nato nel corpo di una donna, un errore, un bivio preso male dalla natura. E c’è sua madre, che aspetta fuori dalla sala operatoria di una clinica serba che un chirurgo raddrizzi questa natura storta, dando a suo figlio la libertà che sogna fin da piccolo. Arrivare fino a quel corridoio non è stato solo un viaggio fisico, aspettare quella libertà non è solo tempo da attendere seduta, ma è stato un viaggio del cuore, dell’anima, un cambio di mentalità, una revisione totale della propria storia. La madre di Eva aspetta che da quella sala operatoria esca Alessandro, ma ci sono voluti anni perché capisse che la sua bambina, quell’essere che all’inizio non sentiva come suo e che pian piano è diventato un organo del suo stesso corpo, in realtà non era mai esistita. C’era Alessandro con lei, da sempre. Solo che nessuno lo vedeva. In questo piccolo libro c’è tutto questo.. e molto di più. La gioia e la paura di essere madre, quella paura che nasce con quel piccolo embrione nella pancia e non se ne va più, l’odio e l’amore, una vecchia vita, una nuova vita che inizia da lì, da quella clinica serba che ha liberato Alessandro da Eva, il proprio essere madre e il proprio essere figlia, madre per differenza. In questo piccolo libro c’è una vita intera, una morte e una resurrezione. C’è quel “da ora in poi” che cambia ogni prospettiva, le cambia tutte. Tranne l’amore. Vero outsider nella dozzina al premio Strega, “La madre di Eva” cattura l’anima e la rende libera. Di essere se stessa. Da ora in poi. “Il tempo non conta. Il tempo non esiste più. Si è fermato. Ricomincerà solo quando ti sveglierai e mi guarderai coi tuoi occhi nuovi di zecca. Punto zero dell’anno zero. Da lì gli orologi ricominceranno a battere. Da lì dovremo cercare un nuovo modo di guardarci, di chiamarci, di parlare”.

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“Sono qui Eva, sono accanto a te. Sono seduta nel corridoio freddo di fianco alla sala operatoria, dove tu sei sdraiata, nuda, per l’ultima volta donna, bambina, femmina. Non mi senti e non mi vedi ma sono qui. Non ti lascio. Ho promesso che sarei stata fino alla fine e sono qui. Ti ho portata in capo al mondo a farti smembrare come un agnello sacrificale e resto con te fino al compimento di questo sacrificio estremo. Fino a quando tu non sarai più tu e al posto tuo ci sarà una persona nuova.”

La madre di Eva è in un gelido corridoio di una clinica Serba, ad attendere che la figlia esca dalla sala operatoria dopo una dolorosa e complessa operazione per il cambio di sesso.
Eva ha diciotto anni ed è intrappolata in un corpo femminile che non riconosce, non gli appartiene, e lei lo sa da sempre. Per questo con estremo coraggio e determinazione ha deciso di liberarsi di quel corpo non suo, facendosi operare.

Mentre Eva è sotto i ferri, la madre, voce narrante del romanzo, inizia un dialogo muto con la figlia, ripercorrendo la propria vita e quella di Eva passo per passo, in un monologo sofferente, pieno di dolore, rabbia e risentimento, che si apre a una riflessione su tutta la sua vita: come figlia, come donna, come moglie, e soprattutto come madre.

Il lettore segue, tramite questo filtro, il calvario attraverso cui deve passare Eva, da quando iniziano le prime avvisaglie della sua diversità rispetto alle altre bambine, attraverso un‘adolescenza più che travagliata, fino alla sua decisione radicale. Ma non è Eva la protagonista del romanzo. È la madre, che deve fare i conti con la sua rabbia e frustrazione di fronte alla figlia che non riesce a comprendere e appoggiare fino in fondo, ma nonostante questo è lì, ad aspettare che esca dalla sala operatoria con una identità esteriore che finalmente rispecchi quella interiore. La madre di Eva, di fronte alla diversità e sofferenza della figlia si sente inadeguata e impotente nel suo ruolo.

Con il suo esordio letterario Silvia Ferreri ha creato un personaggio estremamente tragico proprio per la sua umanità. Prendendo le mosse da una questione delicata come il cambio di sesso, ha scritto un romanzo privo di giudizi moraleggianti ed estremamente reale sul difficile compito di essere madre. La tragica esperienza di Eva passa quasi in secondo piano, per lasciare spazio al monologo di una madre che non riesce a condividere le scelte di una figlia che decide di distruggere quello che lei ha creato. E la madre di Eva non è decisamente una madre perfetta: fa tanti errori, prova risentimento nei confronti di quella figlia che non è come avrebbe voluto che fosse, fino al punto da diventare quasi odiosa agli occhi del lettore. E risiede proprio qui la forza del personaggio, non forte e idealizzato, ma dolorosamente reale e imperfetto.

Recensione di Flavia Scotti




 


I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Rahmaya
- Recensione stregata scelta da Silvia Ferreri

La vita di Eva ha rappresentato un lungo e tortuoso percorso arrivato al riconoscimento di un’identità di genere che non corrisponde al sesso che la natura, a volte madre compassionevole, a volte strega maligna, le ha donato. Eva infatti, fin da bambina, si sente un maschio. Finalmente il giorno in cui diventa maggiorenne si sente libera di intraprendere la sua strada e di prendere la decisione più importante della sua vita: quella di cambiare sesso. È proprio all’interno di una clinica in Serbia che inizia questo racconto, che ha per voce narrante la madre di questa ragazza: “Sono qui Eva, sono accanto a te. Sono seduta nel corridoio freddo di fianco alla sala operatoria, dove tu sei sdraiata, nuda, per l’ultima volta donna, bambina, femmina”. Da qui comincia una lunga e potente narrazione, che però mantiene lucidità pur nella sua estrema angoscia. Dove Eva vede un nuovo inizio, sua madre vede un pauroso baratro, ma dovrà lottare per l’accettazione. Commovente e profondo.


Mr. Ink - Diario di una dipendenza


Romanzi in sala d'attesa. Autrici che in prima persona scrivono a nome di mamme e padri, sorelle e fratelli. Nel letto di una stanza inaccessibile, c'è una persona che amano o hanno amato. Sotto i ferri. La madre di Eva è l'ultima di quelle signore di mezza età accasciate su una sedia. Sembra la versione sbagliata di un mito cosmogonico, il suo: una figlia chiamata come la prima abitatrice del Creato che nell'Eden, per ironia della sorte, avrebbe voluto essere Adamo. La bambina a Halloween vuole vestirsi da vampiro, non da STREGA, e al suo quinto Natale chiede un pisellino in regalo. Per i diciotto anni, invece, un viaggio esotico ma senza il biglietto del ritorno. Almeno non con il nome dell'andata, non con quel corpo per il check-in all'aeroporto. L'esordiente Silvia Ferreri, finalista al Premio Strega, utilizza un monologo classico per parlarci di un dramma inconsueto. Sono necessarie una violenza indicibile e una prosa quasi primordiale per una seconda nascita a colpi di bisturi: per chiamare, e farsi chiamare, con un nome alternativo. La transessualità è per sua stessa definizione un viaggio. Non lo si fa da soli. Una mamma combattuta fino all'ultimo tra abiezione e orgoglio è lì in caso serva una trasfusione urgente, per ricomporre con scotch e pazienza foto di famiglia strappate in coriandoli. Si alternano in disordine passato e presente, desideri e ricordi. E la voce della Ferreri, a tratti, potrebbe confondersi con quella di altre colleghe che aspettano all'ospedale buone nuove. La peculiarità delle famiglie infelici a modo loro rende incomparabile e speciale, tuttavia, il dolore della Madre di Eva. Nel bozzolo di lenzuola dell'ultimo sonno di chi l'indomani si sveglierà farfalla. Alessandro.

Giovanna

Silvia Ferreri, giornalista e scrittrice, ci lascia disorientati con la sua scrittura lucida, affilata, autentica. Una sorta di monologo quello che esegue la madre di Eva, ragazza diciottenne, che si reca in una clinica serba per subire un’operazione. La madre è lì in attesa, in un miscuglio di sentimenti che la riportano a ricordare ciò che era sua figlia e non sarà più. Infatti Eva ha deciso di cambiare quel corpo che non ha mai sentito suo, di diventare ciò che ha sempre desiderato: un uomo. La Ferreri, come abile strega, mescola nel suo calderone il dolore, il conflitto interiore, la colpa, la rabbia, che vengono neutralizzati da un qualcosa di sacro: l’amore di una madre verso il proprio figlio, un amore che non ha sesso e non ha tabù.


Francesca

Parole. Gocce di pioggia lavano anime e ricordi. Piovono pensieri sofferti. Violento temporale sulla terra arsa dal dolore umano. Quello di Eva è un cuore puro ma afflitto. La Natura, con lei, non è stata Madre ma Strega. Portatrice infame di ingiusto tormento, usurpatrice di sogni. Creatura ferita ancora capace di levarsi in volo, verso la vita, incontro alla libertà. Schiava di un corpo che non le appartiene. Vittima del giudizio altrui. Una mano si posa lieve sul suo capo, in un gesto d’amore. È quella di sua madre, che non è fata, non è angelo e non è strega. È solo una mamma che teme, soffre e si interroga sui desideri di quel germoglio bocciato nel suo ventre. Sangue del suo sangue. Spogliandosi, petalo dopo petalo, del peso delle aspettative, getta la chiave dello scrigno che custodisce i ricordi e la storia della loro famiglia. Verità dormivano quiete ma ora sono pronte a tornare, per travolgere e sommergere. Acqua fresca a far nascere nuova speranza. Una storia che commuove, lasciando sopraffatti da intense riflessioni, rapiti da fragilità e forza dell’animo umano.

Maria

"La madre di Eva" è appunto la storia di una madre. Una madre che si trascina dietro un fardello pesantissimo. Una donna che, seduta in un corridoio di una clinica serba, a due passi dalla sala operatoria nella quale stanno smembrando e ricostruendo sua figlia, ripercorre col pensiero tutte le tappe della sua vita. In una sorta di flusso di coscienza che mescola pensieri e ricordi, continua a chiedersi dove ha sbagliato, se avesse potuto in qualche modo prevedere e cambiare il corso degli eventi e se stia facendo la cosa giusta assecondando la figlia in quella che a tutti sembra una follia. È una donna debole ma anche forte. Si racconta e scopriamo che è una persona colta, intelligente e a tratti anche un po' snob che, fin dall'inizio, aveva fatto di tutto per essere una buona madre. Non voleva essere rigida né severa né autorevole, voleva essere comprensiva, amorevole, dolce e aveva provato a crescere Eva in un ambiente sereno, stimolante e gioioso. Ciò non era bastato a non farla apparire spesso come una strega, una nemica agli occhi di sua figlia prima e durante l'adolescenza. Il motivo dei loro scontri e delle inquietudini di Eva non è però lo stesso di tutti i ragazzi della sua età. Lei, come tutti, si sente diversa e, a differenza di tutti, lo è per davvero.



La motivazione di Ottavia Piccolo per la candidatura al Premio Strega

«Sono molto felice di potervi segnalare un romanzo che ho molto amato e che spero anche voi amerete allo stesso modo. Si tratta de La madre di Eva, di Silvia Ferreri, edito da Neo Edizioni. L'ho avuto dalle mani di un'amica attenta ai nuovi autori. L'ho cominciato in treno tornando verso casa e non sono riuscita a chiuderlo fino alla parola “fine”. Ho macinato pagine durante tutto il viaggio, e poi a casa, fino alla conclusione. La prima lettura è stata realmente sconvolgente. Vi scrivo ora, dopo qualche giorno, dopo aver fatto sedimentare il vortice di emozioni che mi ha provocato. E lo faccio per raccomandarvene la lettura, senza dubbio, senza indugio. Sono certa che sia importante che un libro così potente venga sottoposto all'attenzione degli Amici della Domenica. È la storia di una madre e di una figlia. La più grande e antica storia d'amore al mondo. Raccontata dalla voce della madre seduta in una sala operatoria, il giorno in cui la figlia sta per affrontare la chirurgia per cambiare sesso. E ci porta la voce della madre, mentre nella sala accanto estirpano gli organi sani della figlia, nel racconto della loro vita, dall'amore tra lei e il compagno, alla nascita della bambina, all'estrema felicità di due nuovi genitori per la loro piccola appena nata, fino alla crescita, i primi dubbi, i timori, la paura di vedere, di sapere, fino al riconoscimento della verità. È una storia di tormento e dolore, di rabbia e di fatica, ma soprattutto di straordinario amore. Silvia Ferreri, giornalista, non nuova alla scrittura, è qui alla sua opera prima nel romanzo, ed è capace di trascinare il lettore davvero in profondità. Lo fa con una scrittura lucidissima e affilata per regalarci un romanzo struggente e potente. Come l'amore che rappresenta. Sono certa che la sua lettura non vi lascerà indifferenti.»