Madreferro - Laura Liberale - copertina

Madreferro

Laura Liberale

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Editore: Perdisa Pop
Collana: Arrembaggi
Anno edizione: 2012
Pagine: 152 p.
  • EAN: 9788883725845
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Gaia la libraia

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Dopo aver perso entrambi i genitori, una giovane studiosa torna al suo paese d'origine, nella campagna piemontese, con l'unico scopo di ritirarsi a scrivere indisturbata. Al suo arrivo scopre però che il luogo in cui è cresciuta nasconde qualcosa di impensabile: racconti, ricordi e documenti di una storia misteriosa, tasselli da ricomporre per dare forma a un mosaico di episodi legati a rituali antichi, qualcosa di oscuro che riguarda in particolare le donne della sua famiglia.
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    alida airaghi

    04/09/2012 20:30:28

    La seconda prova narrativa della poetessa Laura Liberale viene definita dalla quarta di copertina "un racconto magnetico, colto e suggestivo, sul passato che riaffiora tra memoria e mitologia", e sembra avere come origine e confine ultimo una sofferta, angosciata, rancorosa meditazione sulla morte. Morte intesa non solo come limite dell'esistenza personale, sempre ingiusto e doloroso, ma anche come "finis mundi", tragedia storica e culturale, violenza e sopraffazione del più forte sul più debole. La protagonista di queste pagine torna al suo paese d'origine in Piemonte dopo sette anni d'assenza e la tragica scomparsa dei suoi genitori, nel tentativo di ricomporre non solo le lacerazioni della sua anima, ma anche la trama di un tessuto familiare slabbrato, inciso da angherie mai del tutto comprese e sempre ritenute ingiustificabili, imperdonabili. Il paese si chiama Fabrica; è "un paese vampiro che passa indenne attraverso la storia", sopravvissuto nei secoli con gelida indifferenza a carestie, epidemie, invasioni, due guerre mondiali e alle recente, invasiva ed economicamente onnivora immigrazione cinese. Nella rivisitazione dei traumi infantili che l'hanno resa sostanzialmente "estranea, esclusa" alla mentalità farisaica dell'ambiente che l'ha vista crescere, Laura appunta su un diario sia la materialità delle sue giornate (con gli incontri-scontri quotidiani e con le rivisitazioni di luoghi sempre lugubri e minacciosi), sia le divagazioni fantastiche, gli incubi, le improvvise e abbaglianti rivelazioni di un inconscio soffocato per anni. "Venire qui è arrendersi ai simboli", afferma, intenta a rincorrere fantasmi, a riscoprire il proprio "destino necroscopico". Il ritorno alle origini non offre nessuno scampo, e in una scrittura lucida, secca, inclemente come le storie che racconta, sottolinea la sua inesorabile condanna: "Non mi sono mai spostata da qui. Mai".

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    Cristina

    28/08/2012 15:52:02

    Una studiosa si ritira al suo paese di origine, nella campagna piemontese, con l'intento di scrivere in tutta tranquillità, ma scopre che il luogo, all'apparenza tranquillo e sonnacchioso, nasconde segreti a dir poco terrificanti. Raccogliendo ricordi e documenti, la protagonista riuscirà a ricostruire una storia terribile, in cui sono coinvolte soprattutto le donne della sua famiglia. Un'indimenticabile storia gotico-noir ambientata nelle campagne piemontesi. E' una storia di incubi che si fanno ricordi, di mostri che infestano quelli che da sempre riteniamo i luoghi più sicuri, cioè i muri delle nostre case. Memoria di parenti che si fanno aguzzini, contrapposta alla voglia di verità ad ogni costo. Come se si fosse maturi per prendere atto di una realtà spaventosa. Realtà che risulta far parte di un disegno eterno, più grande di noi: una campagna assolata, e stanze silenziose e buie. Una donna bellissima ma infelice, una bambina che cerca di capire, fino a quando è tutto chiaro, oppure tutto oscuro. Riti pagani, riferimenti all'occulto, misteriose morti, sparizioni, malattie e ancora più misteriose guarigioni vengono raccontate in un linguaggio elegante, in una narrazione che si mantiene scorrevole nonostante la ricercatezza dei termini. Una storia avvincente, da leggere con il fiato sospeso. Reale come la campagna italiana, e misteriosa come un sogno.

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