La maestra e la camorrista. Perché in Italia resti quel che nasci

Federico Fubini

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2018
Pagine: 136 p., Brossura
  • EAN: 9788804669005

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Gruppi sociali - Classi sociali

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Descrizione
Per capire come mai un Paese a democrazia matura e welfare avanzato come il nostro presenti una tale rigidità sociale, Federico Fubini ha condotto una serie di test, soprattutto su bambini e ragazzi in età scolare, per verificare quali sono i maggiori ostacoli che impediscono ai più svantaggiati di cambiare la propria condizione d’origine.

Molto più di quanto ammettiamo a noi stessi, noi italiani siamo frutto di un'eredità. Non solo e non tanto collettiva, l'eredità culturale della nazione, ma strettamente individuale: la famiglia in cui siamo nati, il suo patrimonio finanziario o immobiliare, quello di conoscenze, linguaggi e relazioni sociali. Questi sono i principali fattori che in larga parte governano la stagnazione dell'economia e permettono di prevedere il futuro individuale di ciascuno di noi. L'eredità che ogni italiano riceve alla nascita dà forma e influenza il suo sviluppo e le sue chance di successo molto più di quanto sarebbe naturale in una democrazia avanzata. A maggior ragione lo fa, perché gli altri fattori trainanti del Paese oggi favoriscono questo effetto: una demografia declinante e la difficoltà di aprirsi agli stranieri e integrarli. Questo viaggio nella storia di tanti italiani ha un'idea al suo centro e la dimostra attraverso un processo profondamente innovativo: l'autore entra nelle scuole e negli asili d'infanzia e nelle imprese a conduzione familiare d'Italia e sottopone persone comuni e non a interviste e a esperimenti. Test sul loro comportamento e domande sui loro valori. Il quadro che emerge è quello di una "repubblica patrimoniale", ma non senza speranza: esistono risposte precise e specifiche che possono affrontare questa strisciante malattia nazionale.

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    Claudio

    23/10/2018 16:50:05

    Partendo da un'indagine condotta a Firenze su famiglie presenti nell'ultima dichiarazione dei redditi, ma anche in quella di seicento anni prima, Fubini scopre che in questi secoli non c'è stata differenza: chi era ricco allora, i suoi discendenti lo sono ancora adesso; chi era povero allora, i suoi discendenti lo è ancora adesso. L'ascensore sociale si è fermato, non c'è crescita per cui la torta da dividere è sempre la stessa, c'è poco o nulla di possibilità che qualcuno scali sia in su, ma anche in giù il famoso ascensore. Chiaramente ci sono sempre le eccezioni, ma sono appunto eccezioni. E Fubini lo conferma assemblando esperienze in località e scuole diverse, da Mondragone dove si vive coperti da immondizia perché nessuno vuole essere quello che pulisce quando il suo concorrente poi sporca di nuovo ad altre realtà. Poi la questione natalità, il rischio demografico che stiamo correndo da anni, assieme al rischio economico-finanziario rappresentato dalla massa enorme del nostro debito pubblico. Argomenti questi che stridono in maniera norme con le scelte politiche del nuovo governo.

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    Yuki

    26/02/2018 16:20:20

    Del tutto condivisile la tesi e l'analisi di Fubini, del resto gran conoscitore della società italiana contemporanea. «Quando l’ascensore sociale si congela in una glaciazione semipermanente, le persone smettono di crederci. Smettono di credere agli altri. Non ci si fida più, si finisce per convincersi che la vita sia un gioco a somma zero nel quale ogni fiorino, ogni briciola, ogni centimetro di terreno di guadagno è sempre un fiorino, una briciola, un centimetro sottratti a qualcun altro». Purtroppo in questi anni si vede bene il blocco dell'ascensore sociale, tanto che molti giovani, anche per bypassare questo problema, vanno all'estero. Un tema tutt'altro che secondario e un allarme sociale importante.

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Indice

I. Sei secoli di dinastie
II. Il viaggio in Italia di Tocqueville
III. Nove contro le probabilità
IV. Il quartiere più fertile
V. Cosa dice di noi un ovetto Kinder
VI. Di che colore è la musica di Bach?
VII. Epilogo: l'epidemia del novembre 2001

Riferimenti bibliografici
Riferimenti statistici
Ringraziamenti