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Il maestro di Pietroburgo

J. M. Coetzee

Traduttore: M. Baiocchi
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 215 p., Brossura
  • EAN: 9788806172121
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Recensioni dei clienti

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    GD

    24/09/2015 10.18.34

    Non il miglior Coetzee, secondo me. Non chiarissimi gli intenti di questa storia cupa. A proposito: mi risulta che la pronuncia afrikaaner del cognome dell' autore sia 'Cutsia'

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    Valentina

    27/08/2013 12.01.04

    Da appassionata di Dostoevskij l'idea di un romanzo su di lui mi ha attirata, ma le mie aspettative sono state deluse. L'idea poteva anche essere buona, ma il romanzo non mi sembra riuscito bene: manca di efficacia.

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    nanni

    09/07/2013 13.25.40

    Il libro non mi è piaciuto per niente. La trama sembra sconclusionata, la figura principale Fedor Dostoevskij incomprensibile. Sarebbe interessante l'analisi delle procedure della polizia, la ricostruzione degli ambienti, ma è così confusa da apparirmi irreale.

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    paolo

    15/12/2011 20.46.58

    La lettura di questo romanzo è stata una sorta di crescendo che mi ha portato da uno schietto desiderio di sbarazzarmi del libro il più in fretta possibile alla rinnovata ammirazione per un grande autore. C'è una forte affinità, anche stilistica, con le maggiori opere dello svedese Enquist (Il medico di corte, Il libro di Blanche e Marie) in cui storia e finzione si mescolano in una scrittura originale e suggestiva. Il ritorno in Russia di Dostoevskji, il cui amatissimo (ed immaginario) figliastro è morto in circostanze poco chiare, gettando il padre in un dolore ed uno sconforto inconsolabili, diventa un'indagine della complessa psicologia del grande scrittore, ma soprattutto di quella dei giovani che, nella seconda metà dell'800, aprirono la strada, con molte contraddizioni e posizioni politiche variegate e difficilmente collocabili, alla rivoluzione comunista. Difficile non vedere in loro i progenitori dei giovani che, nell'Europa degli anni 70 del '900 (soprattutto in Italia e, più marginalmente in Germania) sarebbero stati protagonisti dei cosidetti "anni di piombo".

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    alberto

    11/11/2007 17.41.13

    brutto e noioso

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    Andrea

    26/03/2006 15.01.23

    Con grande maestria Coetzee sembra far rivivere Dostoevskij in tutto e per tutto: nello stile, nelle atmosfere cupe, nella capacità di introspettere. Sembra di essere lì, con Fedor, a vivere e soffrire. Due grandi scrittori per un buon romanzo.

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    Fabio Ponzana

    24/10/2005 10.24.41

    Grande prova d'autore davvero!Coetzee(a proposito,in boero la dizione corretta è "Cuzaa")intreccia meravigliosamente topoi e luoghi letterari tipicamente dostoevskijani al fine di creare, e ci riesce mirabilmente, una storia non banale intorno al titano della Cultura russa.E' come se l'immortalità venisse conferita ad uno scrittore dai suoi personaggi, dalle proprie fobie, dai propri particolari incubi.A tale proposito ho trovato eccellente la descrizione quasi "tattile" degli attacchi di panico e dei disturbi ossessivo-compulsivi di Dostoevskij, la loro cornice immaginifica, il loro precipuo situarsi in allucinazioni tinte di neve. Insomma, credo che ogni scrittore amerebbe essere ricordato da un suo pari in questo modo.

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    Aidoru

    26/09/2005 22.50.07

    Ci sono libri che vanno letti ad una certa eta' ed altri no.....quante volte abbiamo sentito dirci questa banalita' senza suscitare dentro di noi un moto di stizza? Per quanto mi riguarda migliaia ...eppure leggendo questo smil-giallo di Coetzee questa banalita' prende forma e diventa realta'...viaggio nel dolore di un padre per la perdita di un figlio....odori,ricordi tutto prende forma e si mescola in un amore tardivo ma non per questo meno intenso di quando si era giovani.....si scrive perche' ci manca qualcosa e si e' lettori quando i vuoti sono colmi...come un videogioco di cui si conosce la fine e si avvisa l'amico di non cadere nella trappola che il "Programmatore" ci ha creato......un Fedor Dostoevskij maturo, alle soglie della vecchiaia ripercorre il suo cammino di contestatore conoscendo gia' (avendola vissuta in prima persona )la fine dell'avventura, e nota nel giovane Necaev tutte le storture che i nuovi moti rivoluzionari stanno riversando sulla Mamma Russia........i demoni, con i quali devono convivere senza sapere di esserne affetti....Il Nobel non viene dato a casaccio, al termine della lettura di questo libro anche se sembrera' strano l'ho capito veramente .........saro' maturo per " I Demoni " di Fedor? gran bel libro......non per tutti

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