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Stefano Livadiotti

Editore: Bompiani
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 225 p. , Brossura
  • EAN: 9788845267321

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    Andrea macchiarelli

    24/02/2012 21.08.22

    Tanti i racconti sulle malefatte dei giudici, pochi i riscontri certi ed oggettivi. Per avere credibilità, il giornalismo di inchiesta, ben fatto, deve riportare fatti precisi, citare la fonte e valutarne l'affidabilità. In questo caso, a volte, a conferma si cita il titolo di prima pagina di un quotidiano o l'affermazione del politico, quasi mai l'estremo di un documento ufficiale. In verità, mi aspettavo una analisi approfondita sulle leggi e regolamenti che privilegiano i magistrati, sui dati aggregati a diversi livelli che facciano comprendere quanto diffuso è il malcostume e dove si concentra. Queste informazioni ci sono solo in parte, riportate però, in modo disorganico ed incompleto, in un caso poi le valutazioni aritmetiche sono clamorosamente sbagliate (cap. 1 "prendi i soldi e piangi" pag 62). In sintesi un pessimo esempio di giornalismo d'inchiesta. Ciò nonostante, nel complesso, emerge una magistratura in cui alcuni elementi sono fannulloni, indegni di giudicare l'operato altrui, impuniti e impunibili grazie anche alla legge Vassalli, che non consente di valutare interpretazioni temerarie o singolari delle leggi da parte del giudice. A ciò si aggiunge, l'inefficienza della stessa magistratura nel giudicare i propri appartenenti, creando situazioni paradossali: i ritardi, nei procedimenti avviati per punire altri ritardi, generano ancora procedimenti per punire i ritardi delle azioni giudiziarie avviate per sanzionare i ritardi: comico a dirsi, desolante nella sostanza. Tra tutti emerge un dato assurdo: da una parte i giudici lamentano una carenza negli organici, dall'altra, un numero esagerato di giudici sono posti fuori ruolo o autorizzati dal CSM ad eseguire incarichi extragiudiziari ed i costi dell'apparato sono complessivamente spesso superiori a quelli di altri paesi con una giustizia più efficiente. Nel complesso un libro che, a mio avviso, non raggiunge la sufficienza. Peccato!

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