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Il male naturale - Giulio Mozzi - copertina

Il male naturale

Giulio Mozzi

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Editore: Laurana Editore
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 1 gennaio 2011
Pagine: 216 p., Brossura
  • EAN: 9788896999011
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Pubblicato originariamente nel 1998, accolto da una ventata di polemiche, e velocemente sparito dagli scaffali delle librerie, "Il male naturale", il più "sporco" e informe tra i libri di Giulio Mozzi, è diventato pian piano, negli anni, grazie all'affetto e alla tenacia di un manipolo di lettori, un autentico libro di culto. Ne "Il male naturale" Giulio Mozzi dispiega ancora una volta il suo sguardo attentissimo, quasi prensile, capace di farci apparire arcani e stupendi gli oggetti e le situazioni della vita più quotidiana. Solo che qui, in questo libro, lo sguardo penetra nei corpi, nella carne, nel sesso, e ci mostra come tutto ciò che è alla radice della gioia umana - la vitalità del corpo, la soddisfazione della carne, l'entusiasmo del sesso - a un'osservazione ravvicinata e meticolosa può apparire abitato dal male. Non un male morale, un male che sia colpa di qualcuno: ma un male naturale, costitutivo del nostro essere. Una nuova postfazione, scritta da Mozzi appositamente per questa edizione, racconta le disavventure nelle quali si può incorrere perché si è cercato di guardare ciò da cui tutti preferiscono distogliere lo sguardo. E un saggio di Demetrio Paolin mostra come la pratica di guardare l'inguardabile sia nient'altro che una pratica religiosa.
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    walter white

    06/07/2017 06:50:17

    “Il male naturale” dice già tanto. C’è questa cosa che è il “male”, che tutti conosciamo e che ci sforziamo di relegare in un angolo della nostra esistenza; poi c’è “naturale”, della natura, normale. Terminata la lettura, la sensazione è stata quella di aver assistito a una rappresentazione teatrale, o a un film: la scrittura senza fronzoli, realistica, a tratti ipnotica è riuscita a farmi vedere i personaggi in maniera sfuocata: assolutamente credibili e allo stesso tempo contenitori di volti che conosco; Leggendo le prime righe mi sono trovato dentro una storia già iniziata e chiudendo il libro ho avuto la certezza che la storia non fosse terminata, ho raccolto una serie di indizi ma non uno svolgimento tendente a un finale rivelatore, le verità sono sparse lungo le righe e forse messe in discussione da altre righe. Si tratta di una serie di racconti con “il male” come comun denominatore; il male non viene glorificato, né reso sensazionale, né giustificato, né analizzato alla ricerca della sua origine. Il male viene descritto. I racconti parlano di un male basico, a volte banale, privato, quotidiano, a volte universale, perpetuo, violento. Il male è: pus, malattia, bitorzoli, tradimenti, incomprensioni, prigione, pazzia, dolore, decadimento, smarrimento, solitudine, desiderio proibito, senso di colpa, inadeguatezza, insito nella carne, da questa parte e a questa ritorna, il male è presenza costante, ha a che fare con la perdita, il male ci viene addosso e dentro e intorno ed esserne consapevoli non aiuta a eliminarlo, forse aiuta a conviverci. Leggere questi racconti e considerarli minuscoli granelli di esistenze vere, ci costringe a guardare la realtà, a guardarci dentro: troveremo il male intorno a noi e dentro noi. Credo che questa raccolta di racconti sia destinata a balzare continuamente agli onori della cronaca, si assopirà, si sveglierà, arriverà a diverse persone, mai tantissime, si assopirà nuovamente, si sveglierà ancora… nel bene e nel male(naturale)

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    MB

    14/03/2016 22:48:23

    Non esiste rimedio. Il male deve essere vissuto fino in fondo. Va esplorato, guardandoci dentro, girandoci intorno. È anche questo un modo di vivere. Di vedersi vivere, attraverso gli occhi degli altri che non ci capiscono, che magari ci disprezzano, e non sanno che essi sono, per noi, lo specchio crudele della realtà, di ciò che non riusciamo ad essere, dei nostri desideri sbagliati e senza speranza. La chiarezza è guardare in faccia il dubbio che circonda il nostro stare al mondo, e che non riguarda la distinzione tra bene e male, ma semmai la nostra capacità di essere all'altezza della situazione, di trovare il modo più coerente, coraggioso e diretto di essere noi stessi, nell'odio come nell'amore. Questi racconti di Giulio Mozzi sono storie che i personaggi si scrivono addosso, incidendo la carne, facendo affiorare il sangue, per essere sicuri di non essersi risparmiati neanche un frammento della verità che li fa esistere. Il senso profondo della loro umanità è nell'insistenza, nell'attaccamento oltre ogni limite e ragionevolezza ai concetti fondanti che li fanno stare male, dando loro la vertigine di creature fuori asse, padrone inquiete di una scomoda ma illuminante prospettiva.

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    Egome

    02/03/2014 12:52:23

    Male naturale o male morale? Esiste davvero una contrapposizione? Mozzi cerca di dare risposte raccontando delle storie con personaggi estremizzati (in senso lettarario). Storie tristi , inquietanti, opprimenti: troppo per una lettura da 'svago', troppo poco per un un approfondimento etico, morale e sociale. Un pessimismo cosmico che coinvolge i deboli protagonisti delle storie e che non lascia spazio a qualche possibilità di riscatto del bene sul male. Alla fine del libro il lettore rimane stordito , basito, con un po' di tristezza nel cuore. Ma poi ci si consola: per fortuna, è solo il punto di vista dell'Autore ... Adatto ad un pubblico adulto (con riserva!)

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    Iannozzi Giuseppe

    25/06/2011 19:56:58

    "Il male naturale" è un libro scritto bene, a tratti commovente, per fortuna ancora lontano da quel minimalismo che in tempi piuttosto recenti ha annacquato la scrittura di Mozzi. "Il male naturale" è una raccolta di racconti che affrontano la vita, la morte, il male della vita, la redenzione. Mozzi esplora il corpo umano, la cattedrale di bellezza che è, ma anche la sua fragilità: tutti i personaggi coinvolti nei tredici racconti o amano o odiano il loro proprio corpo, che se sa dare piacere all'anima che lo abita gli sa anche portare dolore. Come spiega Demetrio Paolin nello scritto, che accompagna questa nuova edizione del libro, "il cuore della fenomenologia del male in Mozzi e in questo libro, in particolare" è "da ricercare nella Scrittura e in particolare nella Lettera ai Romani di Paolo". Demetrio Paolin insiste sulla parte conclusiva del capitolo 7: "Sappiamo che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne non abita il bene: c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio". I personaggi de "Il male naturale" di Giulio Mozzi non sono in grado di fare il bene che vorrebbero, compiono invece il male talvolta in maniera autolesionistica.

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    Sara Orioli

    13/03/2011 08:42:11

    Una fortuna, questa nuova edizione. Non conoscevo questo libro che riesce a trattare con infinita intelligenza un tema delicato ed immagini molto crude e a rischio censura. Decisamente, in questo periodo sono fortunata con le scoperte italiane!

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    Ombretta Brenna

    17/11/2000 23:56:20

    Esiste una sensazione più forte e difficile da spiegare di quella provocata dalla perdita personale??? L'argomento della "perdita" è sempre trattato da Mozzi, ma in questo libro è evidente una concentrazione di dolore molto chiaro!!!

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  • Giulio Mozzi Cover

    "Mi chiamo Giulio Mozzi. Sono nato il 17 giugno 1960 ed abito a Padova. Ho pubblicato alcuni libri di racconti, alcuni libri (anche per le scuole) sull’insegnare a scrivere, e alcune raccolte di racconti e scritti di giovani autori. Non ho mai desiderato essere uno scrittore; e non lo desidero neanche adesso. Ho scritto il mio primo racconto il 17 febbraio 1991, all’età di 31 anni: si trattava dì una lettera alla mia migliore amica, vittima di un furto, nella quale fingevo di essere il ladro e di voler restituire alcuni oggetti cari. La migliore amica mi scrisse (lei era a Londra, all’epoca). «Carino, quel racconto che mi hai mandato». Così realizzai di aver scritto un racconto. La mia unica intenzione era stata di consolare la mia mìgliore... Approfondisci
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