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Traduttore: M. Di Leo
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2010
Pagine: 190 p., Brossura
  • EAN: 9788845925269
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    Alessandro Claudio Orefice

    28/09/2016 19.02.45

    La giovane Nemirovsky rappresenta con maturità di scrittura le posizioni di potere nella relazione tra Denise ed Yves, scandagliandone i malintesi difetti, osservando il loro gioco nel male intendere le passioni che provano, così da indagare i comportamenti di personaggi inseriti nelle dinamiche francesi decadenti primo novecentesche. Denise, giovane madre agiata dell'alta società Parigina, per via del marito, sempre impegnato in affari, diventerà presto adultera. Infatti, durante una vacanza estiva ad Hendaye con il marito ed il bambino(ma lei è sempre in vacanza)incontra Yves con cui inizia una relazione. Yves da agiato dandy sopravvissuto alla guerra ora in disgrazia per via della bancarotta paterna, sarebbe costretto a cambiare psicologia, frequentazioni e modi di vita, passando da benestante e totalmente sfaccendato che era a svolgere almeno un lavoro impiegatizio con cui non riesce però a campare(condizione che lo avrebbe posto all'altezza di Denise: ma il romanzo sarebbe finito lì). Soprattutto perché cambiare veramente genere di vita, implicherebbe rinunce, limitazioni e senso di inferiorità impraticabili con Denise. Questo è lo spazio che ci riserva la scrittrice per osservare le dinamiche compulsive psicologiche e sentimentali dei personaggi, attori di copioni sociali che comunque ammettono ogni sostanza di ipocrisia, purchè tutto avvenga senza scandali. Sia Denise Che Yves per ragioni opposte di miopia, di indifferenza al valore del danaro lei, di vergogna per non poterne avere lui, sono vittime di loro stessi, infantili egoisti del malinteso che, ancor prima che psicologico, è quello del dramma della storia, scenario economico in cui i Nostri annaspano senza consapevolezza, armati solo delle rispettive ambizioni da anacronistici burattini. Joseph Roth ci ha lasciato traccia di questo malintendere lo stare al mondo in romanzi come La Marcia di Radetzki,così la Nostra sonda i contorcimenti dell'anima dei suoi personaggi all'alba del XX secolo.

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    nihil

    26/02/2013 18.15.28

    Un altro gioiello di Irene. La storia in sè non è nulla di eccezionale, ma lei riesce benissimo a renderla tale. A volte sono proprio semplici malintesi, quelli che trasformano una vita, in una sconfitta. Ho il sospetto che Irene fosse scrittrice ancor prima di nascere.

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    barbara

    13/05/2011 21.18.27

    Ho preferito "Il calore del sangue" ma anche questo romanzo è una perla: sembra scritto un mese fa, con personaggi attualissimi perchè la storia narrata non ha tempo: ci sono emozioni, pensieri e sensazioni che sono propri dell'uomo di ogni tempo. Da leggere

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    Barbara

    04/05/2011 15.55.54

    "L'amore che nasce dalla paura della solitudine è triste e forte come la morte" (pag. 125). "Per lei la vita era ormai un continuo aspettare.//Oh, che atroce supplizio è amare! E perché poi? A legarla a lui non erano le sue carezze; il sesso le interessava poco, come alla maggior parte delle donne molto giovani, e tra le braccia di Yves non era quasi mai felice, sempre tormentata da un'angoscia indefinibile, logorante, sorda, come un malessere interiore di cui si percepisce la presenza senza conoscerne il nome." (pagg. 92-93). "Denise stava davvero diventando la donna che lui aveva tanto desiderato, docile e silenziosa; Yves appoggiava la testa nell'incavo tiepido della sua spalla nuda e sprofondava in quella notte silenziosa; lei ora sapeva accarezzargli i capelli senza dire niente." (pag. 163) "Lo vide così vicino che tese d'impulso le braccia, come se potesse toccarlo. 'Ma era quella, la felicità!'.//'Ecco, è finita...io non lo sapevo che era quella, la felicità...e ora è finita'." (pagg.183-184). Stupefacente e allo stesso tempo così naturale la comprensione dell'animo umano da parte dell'autrice...questo, unito al suo porsi senza retorica di fronte ai sentimenti e alle situazioni fanno di questo libro un dono ai lettori.

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    umberto73

    25/04/2011 16.26.12

    è il primo libro che leggo di questa autrice,mi è piaciuto tantissimo,spiega l'amore e le sue complicazioni benissimo,poi è molto semplice da capire,veramente bello!Un libro che ha quasi cento anni ed è attualissimo!

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    federica

    30/03/2011 12.12.15

    Splendido, realistico, disincantato...confermo quanto già scritto da altri, è stato veramente un dispiacere arrivare alla fine. Le sensazioni di Yves al mattino, alienato dal tran tran quotidiano e dalla grigia vita d'ufficio, l'ergastolo dei doveri,delle pratiche ,dei conti da pagare, la compagnia di colleghi che al contrario di te sembrano felici...tutto straordinariamente moderno!! Bravissima scrittrice, indimenticabile piccolo romanzo che tocca un punto chiave di ogni epoca: la povertà ti rende schiavo e l'amore puro è un sentimento di lusso riservato a pochi...ricchi!

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    patrizia balit

    21/01/2011 08.13.02

    E' formidabile. L'ho appena terminato in versione originale (Le malentendu) e letto anche nella versione tradotta, benissimo, da Adelphi. Opera prima della Irène, ci sono tutti gli elementi che si sviluppano poi negli altri lavori: l'amore fisico, passionale, le donne e gli uomini che amano troppo, lo squilibrio tra condizione economica e stato sociale versus desideri, ambizioni, illusioni, gli scenari della provincia francese e di Parigi e tanto altro. Quanto è brava, Iréne, quanto è sublime nel tratteggiare con immediatezza e completezza i caratteri e che chirurgica sensibilità nel descrivere i momenti, i dialoghi. Le ambientazioni paesaggistiche, poi, diventano l'animus dei personaggi. Anche quei passi che sembrano virare verso un genere feuilleton/melodramma, ritornano bruscamente al crudo seppur delicato realismo di cui ci ha fortemente deliziato in altri romanzi (Il Ballo, David Golder, Jezabel su tutti). E' sempre un gran piacere prendere in mano un libro di Irène, è sempre un gran peccato terminarlo.

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    Tilde

    16/01/2011 22.46.50

    Uno di quei rari libri che vorresti non finisse mai.

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    Melania

    03/01/2011 22.50.05

    Eccelso. Questa scrittrice non finisce mai di stupirmi per la sua incredibile bravura. Incredibile come già giovanissima sapesse scandagliare animo e mente umani.

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    giulia 79

    18/11/2010 11.08.05

    Bellissimo, come tutti gli altri di questa sfortunata scrittrice...

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    Bianca

    18/11/2010 08.34.40

    Sublime!Ogni commento è superfluo.

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    elisabetta

    09/11/2010 15.33.12

    complimenti ad adelphi!!! anche questa volta a pescato un capolavoro di una esordiente irene nemirovsky. molto bello. ve lo consiglio

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    Andy

    18/10/2010 13.11.16

    Stupendo, anche considerando il fatto che è il primo libro scritto dalla Nemirovsky, a soli venti anni di età, pubblicato dapprima a puntate e poi, per intero, solo nel 1926. La storia di due amanti (Yves e Denise) è già tratteggiata con estrema chiarezza, relativamente alla giovanissima età della scrittrice. Il tema è quello della ricerca della felicità nell'amore, che la Nemirovsky svilupperà nei romanzi successivi, già pubblicati dalla Adelphi; curioso il finale, ove la protagonista si rende conto di cosa sia la felicità solo quando questa, ormai, è cosa già passata. Un capolavoro, anche considerando il fatto che è un'opera prima. Vale senz'altro la pena di leggerlo.

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