Il manifesto del Partito Comunista

Karl Marx,Friedrich Engels

Curatore: B. Bongiovanni
Editore: Einaudi
Edizione: 2
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 220 p.
  • EAN: 9788806220686

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    Maurizio

    05/01/2012 22:05:07

    Bella la "classica"" traduzione di Emma Cantimori Mezzomonti. Rileggo il volume, facendo riferimento anche al resto dell'opera marxiana che conosco, per quel poco che posso fare: non sono uno specialista. Ma il testo e' un capolavoro della letteratura politica, breve, pregnante, sintetico ma chiaro, pieno di significati. Ho sempre apprezzato l'analisi sociologica che e' dietro al volume e i richiami storici continui alla realta' europea passata e piu' vicina. Ha piu' di 160 anni ma si legge in modo piano, con l'occhio alle vicende del tempo contemporaneo.

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    Carlo

    17/05/2011 16:01:39

    Bei commenti, almeno per la maggior parte ma mi chiedo e chiedo, in particolare ai detrattori, se abbiano letto davvero il libro in questione. Dato che la parte più originale del libro non è ovviamente il Manifesto, che tutti conosciamo, bensì è costituita dalla prefazione di Lorenzo Riberi e dalla postfazione di Bruno Bongiovanni, che insieme occupano gran parte del testo. In particolare la postfazione, che contiene un po' un compendio di parte degli studi ai quali si è dedicato il Bongiovanni, docente di Storia Contemporanea all'Università di Torino, sfata alcuni miti e inesattezze, in parte in linea con gli studi del più grande "marxologo" del secolo scorso, Maximilien Rubel, attribuibili tanto ai detrattori quanto agli ortodossi marxismi che, contro il volere dello stesso Marx (che ebbe a scrivere: "Ich kann nur eins sagen, dass ist kein marxist bin!". Che suona grosso modo come: "una cosa sola so, di non essere marxista") dopo la sua morte e già verso la fine della sua vita gli sono stati tributati. Così si scopre, ad esempio, che l'espressione "dittatura del proletariato", analizzata nel contesto storico-filologico delle opere marxiane, non è ciò che sembra e spesso si crede (gli stessi concetti di "proletariato" e di "classe", che non sono necessariamente la stessa cosa, non sono facilmente definibili e univocamente utilizzati nelle opere del Moro), e nulla ha a che fare con i regimi totalitari del '900. E poi si sa, Marx era piuttosto "russofobo". A quanti, con visione deterministica e ingenua (criticata, insieme allo scientismo, per ciò che riguarda le opere di Marx ed Engels, ma evidentemente ritenuta buona per sé) , fanno discendere sic et simpliciter da un'idea o uno scritto addirittura rivoluzioni e regimi totalitari (dove starebbe allora il "materialismo"?), consiglio anche, tra gli altri, il testo di un altro storico, Aurelio Lepre: "Che c'entra Marx con Pol Pot?". Buona lettura. E buone riflessioni. Almeno si spera.

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    Giacomo

    10/12/2009 16:10:50

    Pietra miliare della filosofia e dell'economia moderna, nonchè punto di riferimento per quanti credono ancora nella libertà dell'uomo e nella possibilità di realizzare una storia "più alta". Ho letto alcuni imbarazzanti commenti di persone che dichiarano il pensiero di Marx sconfitto dalla storia. Inviterei costoro a riflettere sulla necessità di distinguere tra le idee e la loro realizzazione storica. Se tali commentatori avessero letto gli scritti di Marx, piuttosto che limitarsi a conoscere il marxismo attraverso le ricostruzioni storiche di retequattro, saprebbero che esso in realtà è l'antitesi di ciò che si è realizzato nei paesi cosiddetti ex-comunisti. Inoltre, se le idee vanno giudicate in base agli effetti che hanno storicamente prodotto, codesti signori dovrebbero, per coerenza, rigettare come aberranti le dottrine cristiane, visto che in nome del cristianesimo sono stati commessi aberranti crimini di massa (basti ricordare le crociate, l'Inquisizione, la colonizzazione economica di interi continenti con il pretesto dell'evangelizzazione, etc...). Al commentatore che chiudeva la sua dura critica al Manifesto, con un "viva la libertà" in opposizione al pensiero marxista, da lui ritenuto evidentemente "liberticida", vorrei poi chiedere di quale libertà si senta egli oggi in possesso. Forse di quella garantitagli dal sistema economico capitalista, che si basa sul più sfrenato consumismo inducendo bisogni fittizi nelle persone ed appiattendo l'uomo alla sola dimensione del consumatore? Forse di quella garantitagli da un sistema economico che tiene metà del mondo al di soto della soglia di povertà e che sta portando l'umanità sull'orlo della catastrofe ambientale? Viva la libertà dal consumismo, viva la libertà dalla pubblicità, viva la libertà dagli imbonitori, viva la libertà dall'ignoranza, viva la libertà dell'uomo non ridotto a merce, VIVA IL MANIFESTO!

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    mauro cassano

    22/07/2006 12:00:45

    Una riflessione più seria e accurata, priva dei toni emotivi o isterici di certi presunti intenditori e sedicenti esperti di economia e dintorni riuscirebbe a fare giustizia di un'opera che non è un classico, ma è un condensato di analisi scientifica, politica, etica, economica e abilità oratoria. Sembra sia stato redatto solo qualche anno fa e non tra il dicembre 1847 e il gennaio 1848. Con occhi disincantati, con mente lucida, gli autori intendono far piazza pulita delle ideologie e delle favole politiche sui comunisti e dotare gli straccioni, i pezzenti, i miserabili della Terra degli strumenti pratici e teorici per agire. Questi due eretici del pensiero, amati e odiati da quasi due secoli, hanno fornito un metodo di indagine e azione politica di cui far tesoro, coniugando armonicamente ragione e passione. L'impertinente spettro che si aggirava per l'Europa nell'annus horribilis 1848 provoca ancora oggi indigestioni e malumori tra i pennivendoli, gli scribacchini e i saccenti che discettano di tutto e di nulla allo stesso tempo. Credo che lo studio attento e misurato di questo monumento della ragione ci risparmierebbe le lodi acritiche e sperticate di chi – a parole - si proclama comunista senza capire cosa c'è dietro e i deplorevoli, bolsi, ciarlieri, epidermici e scontati slogan pubblicitari di chi blatera di “caduta delle ideologie” e crede nelle profezie che qui, come in altre opere degli stessi autori, non sono neppure abbozzate.

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    alfredo

    19/07/2006 15:17:07

    Inviterei i cultori del mulino bianco nonchè della cultura dell'intrapresa ad andare a leggere le Memorie di Raymond Aron, uno dei maggiori intellettuali moderati della Francia del '900. Scopriranno con loro immenso stupore che Aron aveva per Marx un grande rispetto e ne leggeva con interesse le analisi. Meditate gente...

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    Eugenio

    27/05/2006 19:45:46

    8 per l'eloquenza. 2 ai contenuti. dunque dovrei ringraziare marx se godo di diritti umani? marx non ha capito niente di economia. e l'ha dimostrato. prima con le sue opere. poi ci ha pensato anche la Storia. in nome della sua ideologia, sanguinarie dittature hanno ammazzato centinaia di milioni di innocenti. w la libertà!

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    enrico

    12/10/2005 20:31:57

    Mio caro Adrianogg, il tuo intento di smitizzare quella che è, e rimane, una pietra miliare nello sviluppo della società moderna appare alquanto meschino. Preferisci il "mulino bianco"? Non c'è da stupirsi: da tempo siamo stati inzuppati di "spazzatura" di tutti i tipi ed oggi, totalmente annebbiati dalle falsità mediatiche, riusciamo persino a prendere sul serio imbonitori (vestiti da big del giornalismo) che pretendono di saperci illustrare la recente storia italiana... O, altrimenti, ci immergiamo con convinzione in "Codici" più o meno attendibili...! Rifletti, mio caro lettore, e ricorda che in tanti, ma veramente tanti, hanno sacrificato la loro vita in nome di una ideologia sulla quale potrai non essere daccordo, ma che ha contribuito in maniera determinante all'acquisizione di quei diritti che a te, oggi, paiono "scontati" e sui quali beatamente ti adagi...

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    Adrianogg

    04/09/2005 12:30:51

    Persuasivo. Attraente. Neanche un pubblicitario avrebbe fatto di meglio. Per la serie: come vendere un coagulo di falsità storiche, di bugie matematico-economico e farle passare per merendine Mulino Bianco (le più buone). Per fortuna che poi ci hanno pensato "i tempi" a confutare tutto.

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