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Henning Mankell

Traduttore: L. Cangemi
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle
Anno edizione: 2013
Pagine: 137 p. , Brossura
  • EAN: 9788831716680
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Come le persone, anche le case hanno una storia. Era venuto lì per visitare una casa in cui forse poteva trasferirsi e aveva finito per inciampare casualmente nei resti di un essere umano.

Un libro, questo, come dice lo stesso Mankell nella Postfazione, scritto anni addietro - quando gli venne commissionato in Olanda -, per incentivare una campagna di promozione della letteratura gialla. Qualche anno dopo la BBC aveva sceneggiato la trama e l’autore, vedendola sul piccolo schermo, rimase colpito per la bella tenuta narrativa. Tutto ciò lo indusse a pensare alla riedizione del libro, in occasione della pubblicazione di un catalogo retrospettivo dei racconti dedicati a Wallander. Ed oggi eccolo finalmente tradotto in italiano, dalla Marsilio, per accontentare i tanti fan del leggendario commissario di Ystad.
L’azione ha inizio il 26 ottobre del 2002, giornata che ha un marcato sapore di un anticipato inverno e che induce Kurt WALLANDER a prendere in considerazione l’idea di approfittare di un residuo di ferie per concedersi un viaggetto, magari cercandolo fra i pacchetti vacanze ed a buon mercato con destinazione Maiorca, alla ricerca di caldo e di sole. Non c’è da meravigliarsi se questa idea trova spazio nei suoi pensieri, giusto per dirla alla francese, l’espace d’un matin.
Scartata dunque la possibilità, gli si presenta subito una seconda occasione su cui riflettere: il collega Martinsson, lo invita ad andare a visitare una casa poco fuori città, di proprietà di un vecchio zio che, di recente, lo ha incaricato di mettere in vendita. Il desiderio di andare a vivere in campagna è un sogno che il commissario culla ormai da parecchio tempo, ma sia la giornata grigia, che il suo carattere introverso e pessimista lo mettono nelle condizioni di riflettere sulla proposta con molta cautela. Martinsson insiste: sa come prenderlo e lo spinge almeno ad andarla a vedere, senza impegno, facendo così breccia nelle sue resistenze. Kurt decide di andarci anche se scoprirà che il piccolo casolare è molto vicino al luogo dove ha vissuto suo padre per molti anni, fino alla morte. Ciò non fa che riportargli alla mente molti ricordi e riaprirgli qualche ferita.
L’abitazione inoltre a prima vista, gli dà subito un’immagine di lunga trascuratezza, insomma di decadenza; del resto il proprietario vive ricoverato già da diversi anni in una casa di riposo e, di conseguenza sia la struttura che il giardino sono abbandonati a se stessi.
Nonostante ciò Wallander, una volta entrato nell’appartamento, si lascia catturare dal fascino del vecchio arredamento, dalle fotografie ingiallite, persino dalle tazze lasciate ad asciugare nell’acquaio. Tutto ciò, e paradossalmente persino l’odore di chiuso, gli rimanda l’immagine di una casa che ha avuto ed ancora ha, una sua vita. Potrebbe sembrare incredibile ma si rende conto che nonostante non sia più abitata, la casa ha vissuto autonomamente di rendita grazie alla personalità obsoleta di tutti gli oggetti che la compongono.
Dalla perplessità iniziale, Kurt passa ad uno stato quasi di eccitazione, di euforia e già pensa alla pareti da abbattere, alle migliorie da portare alla cucina e al bagno, al consolidamento delle travi. Le spese saranno consistenti, ma Martinsson gli ha subito fatto capire che sul costo di acquisto si sarebbero potuti mettere d’accordo. Ed a visita conclusa, vuole rivedere ancora una volta il giardino: l’alto castagno che svetta davanti alla casa, lo stormo di cornacchie che lo circondano svolazzando e anche il sibilo del vento, gli trasmettono la sensazione giusta: si sente infondere da un senso di calma e di serenità. La serenità che lo avvolge durante la stagione autunnale della sua terra, la Scania.
Con questi sentimenti in animo si avvia verso l’automobile, senza però prima inciampare in un impercettibile dislivello del terreno, probabilmente una specie di arbusto nascosto fra le foglie. La deformazione professionale lo porta però, automaticamente ad accertarsi di che cosa si tratta: non è una radice, non un ramo e nemmeno un vecchio rastrello: si tratta dello scheletro di una mano. Da qui in poi si dipana la non semplice matassa di questa inchiesta che, a differenza delle altre, si concentra in un minor numero di pagine, senza niente togliere alle fibrillazioni del caso.
Come nella vita anche nel lavoro Kurt ci mette tutta l’anima. Ma la sua, e chi già lo conosce sa che si tratta di un’anima inquieta, spesso dilaniata da dubbi e domande, macerata spesso da un senso di inadeguatezza. La capacità di Henning Mankell è proprio quella di non disgiungere mai le sensazioni più profonde del suo commissario con lo svolgersi della trama del libro; il quotidiano del commissario, la sua vita soprattutto di padre, si incrocia spesso con il suo lavoro ma questo, grazie all’etica ed alla professionalità di Wallander, non influisce assolutamente sullo svolgimento delle sue indagini. Anche la presenza in commissariato della figlia Linda, con la quale spesso si è trovato in contrasto e che ormai divide con lui la carriera di poliziotta, non lo distrarrà mai dai suoi doveri di pubblico ufficiale.
La conclusione come sempre, non deluderà anzi, ci farà sperare che l’autore nonostante la decisione di aver chiuso la sua pagina di storia con Kurt Wallander, venga preso da nostalgia e ci regali, di tanto in tanto, qualche altra avventura sul suo commissario.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Attilio Alessandro

    06/01/2016 09.03.13

    Bello e sintetico. Un distillato prezioso della scrittura di Mankell. Quanto mi ha rattristato la sua scomparsa.

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    Gianni Santi

    05/01/2016 09.31.52

    Ho acquistato e letto con piacere tutti i libri dell'ispettore Wallander, questo mi ha deluso molto non per il contenuto ma perchè è un libro di poche pagine (130-140) con le parole scritte in grande. Di fatto è una storia breve di circa 100 pagine che leggi in un pomeriggio, mentre tutti i precedenti libri erano dei veri e propri romanzi di circa 400 pagine. Tutto ad un prezzo non da poco, per cui mi sono sentito preso in giro.

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    Giuly

    18/11/2015 00.20.41

    Un poliziotto molto umano e ricco di buoni sentimenti, un mistero da risolvere e tutto finisce lì: praticamente il più classico dei gialli. Scorrevole e ben scritto, ma niente di eclatante.

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    fiorella

    12/10/2014 01.16.07

    Non condivido i giudizi negativi: è un giallo di ottima qualità. Certo rispetto agli altri romanzi sul commissario Wallander questo è molto stringato, c'è meno analisi sui personaggi , ma il ritmo se ne avvantaggia. Io l'ho trovato molto gradevole e lo consiglio.

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    Alessandro

    11/02/2014 08.09.21

    Buon giallo svedese che si legge facilmente e velocemente.

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    Giuliano MANDRINI

    19/11/2013 17.25.08

    Concordo con chi ha dato voto negativo al libro essendo palese l'esclusivo spirito commerciale che ne ha portato alla stesura; ciò nonostante si tratta secondo me di un buon libro, dello stesso stile e genere di quelli più apprezzati dell'autore. Purtroppo gli aficionados di Mankell lamentano, a ragione, l'eccessiva stringatura dello scritto che va a discapito dell'analisi introspettiva dei personaggi, forse la peculiarità più apprezzata dei romanzi con Wallander perché, diciamocelo chiaro, come "gialli" sono tutti debolissimi, ma come scrive Mankell non ce ne sono in giro tanti purtroppo.

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    roberto

    11/11/2013 21.25.00

    forse avete tutti tagione e' solo un'oerazione commerciale, ma io me lo sono goduto tutto dalla prima all'ultima pagina, questo e e'il vero Mankell, non gli do 5 stelle solo perche' e' troppo breve, questo e' l'unico difetto.

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    iliana

    03/11/2013 20.52.24

    Ho letto tutti i libri pubblicati in Italia di Mankell e mi sono piaciuti tutti. Ma questo è stato una delusione. Mi sono sentita presa in giro peraltro dalla spiegazione che ne ha dato l'Autore in ultima pagina su come è nato questo racconto.

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    marcello

    02/11/2013 12.32.33

    Davvero una piccola cosa, condotta bene, avvincente con il finale più ovvio possibile. Un raccontino strascinato, ma troppo troppo poco. Marsilioooooooo!

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    luigi

    27/10/2013 15.41.44

    C'è il solito Wallander con la figlia Linda e il giallo è risolto con poche pagine, forse più un'operazione commerciale ma si può gustare.

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    rosanna robbiano

    23/10/2013 15.24.14

    I libri si scrivono (anche) per guadagnare dei soldi. Ma questa è davvero solo un'operazione commerciale, come in fondo ammette sia pur tra le righe lo stesso Mankell, quando racconta come nasce questa opera. Lavoro breve e sbrigativo, con di mezzo la solita antipaticissima figlia Linda, che , chissà perchè, a Mankell piace così tanto inserire. Da leggere solo per chi vuole avere tutti i libri dello scrittore svedese.

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    spaggio

    21/10/2013 22.51.18

    Una caduta di stile per Mankell e il suo commissario. La profondità di analisi, la coerenza e credibilità delle storie, l'attenzione al dettaglio, che hanno sempre accompagnato i romanzi del commissario Wallander, si perdono, qui, in un racconto breve che insinua purtroppo l'idea di un'operazione strettamente commerciale, destinata alla platea, piuttosto ampia del resto, di coloro che con passione hanno seguito, negli anni, la vita oltre che le storie, del commissario Wallander e a lui sono rimasti affezionati, sempre ansiosi di rivederlo, come fosse un vecchio amico che, ogni tanto, torna a trovarci. Questa volta, però, è stato un incontro che non ha mantenuto le aspettative e, come si fa con gli amici veri, quando essi sbagliano glielo si dice in faccia. Per amicizia, appunto.

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    dario

    20/10/2013 11.31.51

    Un punto in più perché lo scrittore è molto bravo, ma a mio avviso una storia così breve e non strutturata doveva essere implementata. Non lo consiglio.

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    gianfranco

    17/10/2013 20.03.22

    che delusione. un racconto banale e povero per chi li vuole avere tutti!

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