Il marchese di Bolibar

Leo Perutz

Traduttore: B. Griffini
Editore: Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 1987
Pagine: 238 p.
  • EAN: 9788845902581
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Recensioni dei clienti

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    Pasquale

    09/11/2011 11:29:06

    Il marchese di Bolibar incarna, senz'ombra di dubbio, la reale convinzione che anche il mistero e la superstizione possono avere un ruolo decisivo negli eventi dei comuni mortali, soprattutto se dominati da insanabili passioni carnali!

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    mauro.g

    08/05/2003 15:37:46

    Come ne "La terza pallottola" (primo romanzo di Perutz) o ne "Il maestro del giudizio universale" (l'assissino è un Salimbeni, medico senese del 1400) i fatti si susseguono secondo una precisa e inarrestabile logica ("del meraviglioso", come ha scritto Borges a proposito di Leo Perutz). D'altra parte Perutz era un matematico statistico attuario (aveva anche creato una Perutz-formel assicurativa)....Da leggere anche "Il cavaliere svedese", "La neve di San Pietro", "Dalle nove alle nove", "Il Giuda di Leonardo",... Occhio a Salignac! Speriamo che i titoli di Leo Perutz fuori catalogo e ormai introvabili vengano presto ristampati (Per parte mia li ho tutti, alcuni letti anche tre volte). Grazie per la gentile attenzione.

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PERUTZ, LEO, Il marchese di Bolibar, Adelphi, 1987

PERUTZ, LEO, Il Maestro del Giudizio Universale, Serra e Riva, 1987
recensione di Morello, R., L'Indice 1987, n.10

Una misteriosa catena di suicidi, un'atmosfera inquietante e ossessiva, scandita da continui colpi di scena, sullo sfondo della Vienna dei primi del Novecento, un giallo che si colora sempre più di nero con cupe suggestioni demoniche e irrazionali, questa è la ricetta de "Il Maestro del Giudizio Universale". Il romanzo è una sapiente mescolanza di esoterismo e tradizione ottocentesca, un tipico prodotto di quella letteratura fantastica di ascendenza praghese fiorita in Austria sulla scia del successo riportato dal "Golem" di Mayrink. Nato a Praga nel 1884, vissuto a Vienna sino al 1938 ed emigrato poi in Israele, matematico dì professione, Perutz è un 'petit maitre' di questo filone letterario in cui la vena cupa e mortuaria, vagamente barocca, dell'animus praghese si stempera nel gusto convenzionale e rassicurante del feuilleton viennese. La lettura è avvincente, l'intreccio ingegnoso, la tipica struttura a scatola cinese (ritrovamento di un memoriale che a sua volta riporta il testo corrotto di un manoscritto medioevale contenente la chiave del mistero, il tutto corredato dalle note di un curatore) riesce a dosare sapientemente i classici effetti da thriller, trasmettendo al lettore quel carattere enigmatico e sfuggente dell'esistenza e quell'oscuro senso di colpa che costituiscono i tratti distintivi di molta letteratura praghese. "A questo mondo non c'è che il terrore per difendersi dall'angoscia", scriveva un autore di quegli anni, e Perutz appare affascinato dalle storie tenebrose e fatali, dominate dall'incombere del destino e da terribili maledizioni, in cui l'irrazionale è sempre sul punto di irrompere nel quotidiano per sconvolgerne l'ordine rassicurante.
"Il marchese di Bolibar", scritto nel 1920, è la storia di due reggimenti tedeschi al seguito di Napoleone che, durante la guerra di Spagna, vanno incontro alla disfatta e alla morte nella cittadina di La Bisbal. La vicenda, riportata in un crescendo febbrile ed esaltato nel memoriale di un giovane ufficiale scampato alla strage, è segnata dalla presenza di due misteriose figure: l'inafferrabile marchese di Bolibar, animato da una sete di vendetta che spingerà i suoi nemici all'autoannientamento e l'ufficiale Salignac, reincarnazione dell'Ebreo Errante. Bolibar è un nome senza volto che via via assume tutti i volti, metafora dell'irriducibilità della coscienza all'ordine della ragione, mentre Salignac impersona l'angoscia e la colpa che accompagnano il destino dell'umanità. Due storie avvincenti, scritte con sicuro mestiere letterario da un autore brillante che Lernet-Holenia considerava suo ideale maestro.