Il mare e la sua sponda

Elizabeth Bishop

Traduttore: M. Pavani
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 11 ottobre 2006
Pagine: 42 p., Brossura
  • EAN: 9788845921087
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Descrizione
Il volume raccoglie due racconti apparsi per la prima volta su due riviste nel 1937 e nel 1938. Due racconti che è stata definita la "Callas della poesia novecentesca".

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    alida airaghi

    30/01/2015 19:16:58

    Questi due brevi racconti scritti nel 1936 e nel 1937, visionari e immaginosi, sembrano confermare soprattutto le qualità poetiche dell'autrice, piuttosto che la sua abilità narrativa. Nella mente del lettore, infatti, non rimarrà impresso tanto lo svolgersi esile delle vicende descritte, quanto una particolare atmosfera di vaga levità che circonda entrambi i protagonisti sia nel loro inconsistente procedere, mentale e fisico, attraverso un'esistenza originalmente peregrina, sia nella irrealtà dell'ambiente che li circonda. Il primo personaggio si chiama Edwin Boomer, è un ubriacone a cui è stato dato l'incarico (forse dai servizi sociali) di ripulire la spiaggia dalle carte sparse intorno. Lo deve fare di notte, con un bastone chiodato in punta, e alla luce di una lanterna che porta con sé. L'uomo svolge il suo compito con una dedizione quasi missionaria, innamorato del mare e del vento che solleva i fogli dalla sabbia come fossero uccelli in volo. Edwin brucia i fogli più sporchi o inumiditi, altri li conserva per leggerli. Ma soprattutto li guarda con amore quando volteggiando sull'acqua, o nel fuoco, "in forme che a volte assomigliavano a splendidi lavori in ferro battuto...una scena estremamente suggestiva, per certi versi simili a un Rembrandt, ma per molti altri no". Il protagonista del secondo racconto non ha un'identità precisa. Di lui sappiamo solo che vive in un raffinato hotel, e sogna un'unica cosa: di andare in prigione. "Non vedo l'ora che arrivi il primo giorno della mia detenzione. Allora si comincerà la mia vita, la mia vera vita... dato che il mio rapporto con la società è già molto simile a quello di un detenuto". Sogna una cella umida, una divisa a strisce bianche e nere, un muro scrostato su cui scrivere qualche frase, un unico libro noiosissimo da leggere, e soprattutto "la vista di un cortile lastricato di pietra". In modo da poter fare della sua inutile e inutilizzata libertà un' imprescindibile, catturante "necessità".

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No detail too small: conta anche il più piccolo dettaglio. Ecco in breve la poetica di Elizabeth Bishop (1911-1979) che nel Mare e la sua sponda dà prova di un notevole talento narrativo. Dopo Miracolo a colazione, la più completa raccolta di poesie finora tradotta e pubblicata in Italia, l'Adelphi ha riunito due gioielli in prosa della poetessa americana che risalgono alla seconda metà degli anni trenta. Nel primo, che dà anche il titolo al libro, il guardiano della spiaggia Edwin Boomer si ritrova di notte solo con l'oceano da un lato e la volta celeste dall'altro, che si trasformano in un unico grande sfondo nero in cui l'occhio del vecchio scruta avidamente ogni segnale luminoso. Schiacciato dall'immensità della natura sopra e sotto di lui, Edwin cerca, tra ciò che resta delle carte abbandonate sulla sabbia e che raccoglie per lavoro, di riappropriarsi del proprio io e di dare un senso alla propria esistenza. Un procedimento simile e al contempo apparentemente opposto a quello descritto in In prigione, il secondo dei due racconti pubblicati, in cui l'io narrante individua il proprio spazio ideale per l'appunto in una prigione. Ma non si tratta di una prigione comune, bensì di una cella che – mentre si procede nella lettura – acquista sempre maggiore definitezza in base ai dettagli che la caratterizzano, al punto che il suo stesso spazio si espande e si spinge oltre i muri per sconfinare ancora una volta nella vastità della natura. In un gioco che continuamente viene ribaltato tra scelta e necessità, libertà e restrizione, oscurità e luce, i due racconti compresi racchiudono tutte le istanze della produzione poetica bishopiana.
  Laura Lenci