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Jacques Derrida

Traduttore: M. Iofrida
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1997
Pagine: 440 p.
  • EAN: 9788806122386


scheda di Cuniberto, F., L'Indice 1997, n. 8

A un quarto di secolo dalla traduzione italiana di "La scrittura e la differenza" (Einaudi, 1971), escono ora, nella veste elegante della "Biblioteca Einaudi", i "Margini della filosofia": una raccolta di saggi compresi tra il 1967 e il 1971, fra i più celebri dell'intera produzione derridiana.A voler cercare un tema comune si potrebbe dire che è il linguaggio, inteso come scrittura, come stile, come luogo delle metafore. E basterebbe citare il saggio esemplare sulla semiologia di Hegel ("Il pozzo e la piramide"), costruito a partire da una lunga nota dell'"Enciclopedia": il segno è l'involucro e la custodia sensibile del significato, ossia non è altro, per il pensiero metafisico, che un momento di passaggio alla pienezza del senso, in cui il segno stesso viene tolto come inessenziale.Ma il lavoro sui "margini" della tradizione metafisica ha lo scopo di farne saltare la presunta compiutezza, aprendola al movimento mai concluso del significare. I "Margini" propongono dunque, anzitutto, un saggio smagliante del metodo derridiano, ed è difficile non ricordare almeno un altro esempio: quel saggio sulla metafora in filosofia ("La mitologia bianca") che si apre, citando un raro testo di Anatole France, come un'indagine sulla portata delle metafore nel testo filosofico, per poi lievitare in un grandioso rovesciamento del problema stesso. Non è possibile indagare la natura della metafora in filosofia perché l'intero discorso filosofico è immerso in un regime metaforico, e non si dà alcun punto archimedeo che permetta di osservarlo dall'esterno. La vertigine metaforica trova però il suo culmine nel saggio introduttivo ("Timpano"), che lavorando sulle figure della "soglia", del "confine", offre una sorprendente messa a fuoco della decostruzione come programma filosofico.