Il martirio di una nazione. Il Libano in guerra

Robert Fisk

Editore: Il Saggiatore
Collana: La cultura
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 11 marzo 2010
Pagine: 848 p., Brossura
  • EAN: 9788842815471

31° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Attivismo politico - Conflitti armati

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Descrizione
Sono passati sessant'anni da quando, nel 1948, l'esodo palestinese in Libano ha acceso la miccia di un intricato conflitto politico-religioso che ancora oggi non si placa. Da allora il Libano ha smesso di essere il dolce paese dei cedri e degli ulivi, per diventare una terra di dannazione eterna, affogata nel sangue delle sue numerose comunità confessionali. Siria e Israele lo hanno invaso e ne hanno fatto il campo di una battaglia fratricida: profughi e civili trucidati senza pietà, città più volte assediate, bombardate e martoriate, esodi biblici mossi dal terrore. Continui attentati sanguinari hanno incrinato la fragilissima democrazia libanese. Da sempre testimone diretto di quegli eventi, Robert Fisk ripercorre la storia di una nazione martirizzata e del suo popolo, di una catastrofe politica e militare che l'irragionevolezza delle grandi potenze non ha mai saputo e voluto evitare. Scritto da quello che il New York Times ha definito l'inviato di guerra più famoso al mondo, "Il martirio di una nazione" fonde reportage di guerra e analisi politica, diario personale e affresco storico, in un'epica e sconvolgente narrazione che scava nel passato alla ricerca delle radici del dramma libanese.

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    andrea viaggi

    15/04/2013 09:57:14

    La testimonianza concreta che nonostante tutto si puo' ancora fare del giornalismo raccontando i fatti. Bisogna volerlo, bisogna ricercarlo. Robert Fisk ci fa viaggiare nel Libano attraverso la sua cronaca ora romanzesca ora cruda e sincera portandosi addosso i segni di un giornalismo sempre piu' raro ed in certi casi "eroico" come nel racconto del suo ritorno dall'Irlanda per assistere alle conseguenze dei massacri dei campi profughi di Sabra e Shatila. Un libro che e' cronaca,che e' storia degli ultimi 50 anni di una regione , di una terra che sembra non trovare pace. Un libro che sa commuovere, che fa inorridire, che cinicamente ci dice ci parla della natura umana. Un libro fondamentale per districarsi nel groviglio mediorientale. Grande Fisk

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    Giulio Rutigliano

    16/01/2011 11:02:56

    E' un libro a metà strada tra la storia contemporanea e la cronaca narrata da chi l'ha vissuta in prima persona e dolorosamente. A me, che pure cerco di essere informato sugli avvenimenti che hanno costellato la mia esistenza, la storia degli ultimi anni succedutisi in quella regione medio-orientale erano quasi del tutto sfuggiti. Forse perché i nostri inviati di guerra non ci hanno "inviato" resoconti completi di tutto ciò che è accaduto a due ore di volo dall'Italia. L'intrico dei personaggi e delle varie ideologie in campo è forse al di sopra della, almeno mia, catalogazione di un uomo che non sia un attaché del ministero degli esteri, ma è sempre lucida e raccontata con la scorrevolezza di un un racconto vissuto e rivissuto nel mezzo delle sofferenze e della morte. Nonostante ciò il libro fa apparire sempre un baluginio di speranza in mezzo a nefandezze di ogni genere che vanno al di là della comprensione umana, il massacro di Sabra e Shatila venduto come una merce da chi la commesso e da chi dice di averlo patito senza averlo in realtà subito perché gli unici che lo abbiano sofferto non ci sono più, vittime ignare ed innocenti della peggiore cattiveria umana. Dalla lettura di questo libro nasce la consapevolezza che l'invasione sionistica di una terra spaventosamente arida e maldesiderata da ogni essere di buon senso sia stato l'innesco di martirii, subiti e inflitti, troppo gravi da essere giustificati. E' un libro illuminante.

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