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Traduttore: G. Baldi
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Edizione: 2
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: XXIV-264 p., Brossura
  • EAN: 9788811368335
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    Davide

    20/02/2014 19.45.20

    Il capolavoro assoluto di Stevenson e una delle opere più sottovalutate della letteratura inglese ; Henry James lo definì il libro più emozionante della sua vita, Manganelli lo indicó come geniale esempio dell'utilizzo innovativo di artifizi narrativi. Romanzo psicologico e d'avventura, tragedia e moderna lettura del mito di Caino e Abele, il Master è costruito su un'ambiguità crescente nel rifiuto di ogni manicheismo narrativo ; alla fine è impossibile discernere chi sia l'antagonista tra lo spregiudicato ma affascinante James e il debole e paranoico Henry, condotta alla monomania dalle persecuzioni del fratello. La seduzione del Male, il tema preferito di Stevenson, tocca qui lo scandaloso apice attraverso il carisma che James esercita sul lettore, tramite la narrazione straniante del vile Mackellar , fedele a Henry. Una prosa altissima, scevra da ridondanze, melodramma o interventi paternalistici , che nei toni spazia dal gotico macabro alla grandezza shakesperiana. Uno dei libri più bell di sempre.

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    paolo

    06/01/2013 16.59.32

    Le atmosfere di questo racconto sono quelle delle nebbiose brughiere inglesi, dei caldi e impetuosi mari del sud, dell'infido nuovo mondo americano, ma liquidarlo come romanzo d'avventura sarebbe un grave errore, anzi le vicende più remote dell'affascinante e cattivissimo (davvero una delle più gigantesche "carogne" della letteratura) Lord del titolo, restano piuttosto sullo sfondo, evocate piuttosto che narrate. In realtà è il tema caro all'autore, già sviscerato in Jackyll e Hyde, a tornare, quello del doppio, del bene e del male che convivono in ognuno di noi, e di come spesso sia il secondo ad esercitare la più grande seduzione. Il Signore di Ballantrae vive il male come una missione, ne è non solo consapevole ma addirittura orgoglioso: tormentare il fratello, assistere al suo fallimento come padre, come marito e come figlio, denigrarlo fino a bruciare attorno a lui ogni possibile rapporto sociale, addirittura ridurlo quasi alla povertà gli procura, molto semplicemente, un piacere del quale non vuole privarsi e che è anzi la sua linfa vitale. E, come in certi film, questo cattivo sembra immortale, sopravvive a tutto e ritorna implacabilmente per portare a termine la sua missione. E piace, piace a tutti, la sua simulazione è così perfetta, così malevola, da indurre persino nel lettore un certo fastidio indicibile nei confronti di quel povero diavolo del fratello, così arrendevole, incapace di reagire, persino un po' lagnoso, quasi predestinato ad un destino di perdente

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    niki

    21/10/2012 15.09.57

    questo romanzo contiene i due elementi predominanti della letteratura stevensoniana: l'avventura e il dualismo insito nell'essere umano. L'avventura è incarnata da James Durrisdeer (il Master del titolo), uomo attivo, pericoloso, intelligente, giramondo, dall'esistenza sempre al limite che, per buona parte del romanzo, incarna il male assoluto. A contrasto, il fratello Henry è paziente, passivo, tradizionalista e stanziale. Impossibile, per i due, divisi su ogni fronte, trovare un terreno comune e la loro lotta si protrarrà sino alle estreme conseguenze. Testimone di questo duello psicologico è il fido Mackellar, personaggio senza una vita propria che dedica la sua esistenza, con immutabile dedizione, a lord Henry. È lui che riporta la tragedia e che assume spesso il ruolo di coscienza dei vari personaggi non solo dei due fratelli ma anche del padre e della moglie di Henry. Nel corso della vicenda che annovera pirati, tesori, misteriosi servitori Indu, fuorilegge senza scrupoli e molti elementi tipici dei romanzi di avventura, si assiste alla disgregazione psichica e fisica di Henry, vessato dal master, a cui non servirà fuggire in America né commissionare l'assassino del fratello, per liberarsene. Nel contempo, la figura di James diventa sempre più interessante e umana tanto da conquistare anche il cuore votato alla fedeltà dell'integerrimo Mackellar. Un bel romanzo che non spiega nulla e lascia libero campo alle azioni dei personaggi.

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    Fabio

    05/12/2011 09.41.25

    Uno dei libri più belli che conosco. Lo rileggo tutti gli anni.

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    giovanni

    14/07/2007 18.20.58

    a mio parere è il libro piu bello di stevenson. un capolavoro, scritto in modo perfetto dall'autore, ke narra una storia di rivalità tra due fratelli, in un contesto a volte molto realistico, altre volte invece quasi onirico. un romanzo affascinante, da leggere assolutamente.

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    algenor

    16/01/2007 18.09.55

    un gran bel libro. pochi fronzoli, tutta sostanza e ciononostante mai banale. bello!

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    Alessandro

    25/11/2006 22.08.34

    Sono rimasto veramente stupito da questo libro. Mi aspettavo molto meno, invece sono rimasto piacevolmente colpito e ne consiglio caldamente la lettura.

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    franco

    17/01/2005 20.01.42

    E' veramente molto molto bello questo libro!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    stefano c

    15/10/2004 11.05.11

    Un romanzo capolavoro di grande grande forza espressiva. Credo di aver letto tutte le opere di Stevenson e questa e' una delle sue opere piu' belle anche se non la piu' leggera.

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