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MAUS - Art Spiegelman - copertina

MAUS

Art Spiegelman

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Traduttore: C. Previtali
Editore: Einaudi
Edizione: 2
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 29 gennaio 2010
Pagine: 292 p., ill.
  • EAN: 9788806202347

nella classifica Bestseller di IBS Libri Fumetti e graphic novels - Storie vere e non-fiction

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Un graphic novel innovativo e modernissimo dopo venticinque anni, uno sguardo anticonvenzionale e paradossalmente realistico all’Olocausto

La storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all'Olocausto, una madre che non c'è più da troppo tempo e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile del padre e gli permetta di ristabilire un rapporto con il genitore anziano. Una storia familiare sullo sfondo della più immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti.
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    Maria

    25/09/2019 20:24:44

    Una storia sull'Olocausto nella forma di graphic novel e in cui gli ebrei sono raffigurati come topi e i nazisti come gatti. Queste premesse potrebbero far storcere il naso, ma il risultato ottenuto da Spiegelman è un vero capolavoro. Nella storia c'è tutta la tragedia dell'Olocausto, rappresentata in maniera paradossalmente realistica. Da leggere assolutamente, una storia che fa riflettere e resta impressa negli occhi e nella mente.

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    Rossa

    25/09/2019 13:09:54

    Di solito non leggo graphic novel, anche se questo è uno dei miei libri preferiti. Art Spiegelman racconta in "Maus" la propria storia o meglio la terribile vicenda che coinvolse (tra i tanti) anche il padre. La narrazione si destreggia tra presente e passato, tra racconto e ciò che è ormai storia, storia tragica e drammatica, ma pur sempre storia, che è stata vissuta e che va raccontata e ricordata. I protagonisti sono teriomorfi, i gatti sono gli ebrei, i cani sono i tedeschi, caratteristica che trovo semplicemente geniale. Invito tutti ad addentrarsi in questa lettura, non troppo veloce, ma profonda e resa "diversa" dalle molte biografie e romanzi sul nazismo e la shoah proprio dall'abile penna (e matita) di Art Spiegelman.

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    Chiara

    24/09/2019 19:29:19

    Possiamo passare tutta la vita a scrivere e leggere della Shoah, ma non riusciremo mai a comprendere il dolore e l'orrore di un evento così tragico. Possiamo sentirci in colpa, possiamo reagire documentandoci e cercando di ricordare ogni giorno che l'umanità ha lasciato alle sue spalle enormi eccidi, la verità è che niente basta. Ho cercato di assorbire ogni parola di Maus, di fissarmi nella testa tutto ciò che succedeva. Oltre ad essere un grande capolavoro, è una grande testimonianza, è una grande dichiarazione di poetica (e di onestà). Art Spiegelman ha raccolto la sua esperienza e quella di suo padre, ha raccolto il racconto della sopravvivenza, di un amore, di una famiglia, di una vita umana. Chi è sopravvissuto non è più capace, non è un vincitore, è stato solo più fortunato. "Troviamo sempre il modo di incolpare le vittime". E per quanto ci sembri impossibile, Vladek ricorda la sua storia dopo aver costruito una vita tutto sommato felice. Anche quello trova spazio nella graphic novel di Art. La complessità, la gioia, la sofferenza, la depressione. E si rimane un po' sconcertati ed emozionati, soprattutto verso la fine del primo volume, di fronte a tutta questa franchezza.

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    Daniel Velasco (LonelyoB)

    23/09/2019 09:35:20

    Semplice ma essenziale poesia, un' arte narrativa unita ad un disegno tanto impeccabile quanto mai scontato, narrando con semplicita' ed attenzione un passato da mai dover dimenticare, e dunque storie e protagonisti capaci tanto di emozionare quanto coinvolgere, vivendo pagina dopo pagina anche ogni sensazione o pensiero di quei protagonisti che di tal racconto ne han vissute sfumature e conseguenze. Un tema, come quello per appunto della Seconda Guerra Mondiale e dunque della sofferenza dell' Olocausto e dei Campi di Concentramento, magistralmente narrato in ogni sua sincera e cruda sfumatura, permettendo non solo di maggiormente comprenderlo ma anche di esserne quasi parte stessa, comprendendo ogni sofferenza come sulla nostra pelle anche in parte si fosse espressa, rendendo tal volume semplicemente essenziale anche per meglio scoprire tal passato sino a renderlo probabilmente un possibile bene scolastico, da fondere assieme ai libri di studio per poter per appunto divulgare e donar maggior attenzione al gia' forte argomento.

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    Simona

    22/09/2019 18:00:07

    Wow, un libro nel suo genere unico. Il tema: l'olocausto; il mezzo: una graphic novel; i soggetti: il padre di Art Spiegelman; una banalità? una storia pesante? la solita minestra riscaldata? Tutt'altro. L'autore è in grado di alternare passato e presente, di giudicare senza tanti romanticismi la sua famiglia e di farci sentire il peso di quel periodo storico. Un viaggio che non può lasciare indifferenti perché suo padre, deportato come molti ad Auschwitz, è uno dei pochi a tornare. Ma come sarà la sua vita? Dietro la metafora di gatti e topi c'è la nostra storia che non dovremmo mai dimenticare e Art ce lo ricorda benissimo.

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    Francesca

    20/09/2019 13:33:16

    Una delle graphic novel più sentite e toccanti sul tema dell'Olocausto, dato lo scrittore e la vicinanza della sua testimonianza. Nei disegni fitti ed inchiostrati Spiegelman ha cercato d'inserire tutti i drammi e il dolore sofferti dalla sua famiglia, con un distacco e un coinvolgimento difficili da tenere in equlibrio.

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    Emanuela

    19/09/2019 20:17:36

    Per rappresentare gli ebrei e quasi tutto il genere umano Spiegelman sceglie i topi (i gatti, invece, rappresentano i nazisti) e sebbene all'inizio mi sembrasse una scelta singolare, l'ho trovata di forte impatto. Ammetto che tra le scene che più mi hanno colpito sono proprio quelle in cui sul viso di questi topolini è raffigurato il dolore: apparentemente così semplice da disegnare, ma in grado di trasmettere la sofferenza in modo molto più incisivo che su un viso umano. Non ho di certo letti pochi romanzi sull'Olocausto o testimonianze, eppure ogni volta ci sto male ugualmente. E tra tutti i sentimenti che possono essere stati trasportati su queste pagine, il più forte è sicuramente il senso di colpa: per coloro che sono stati lasciati indietro, per essere sopravvissuti, per essere nati in un paese diverso, per un fratello che non si è conosciuto.

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    Anna

    06/05/2019 20:37:22

    Straordinario...mai avrei pensato che dei topolini potessero farmi commuovere e anche sorridere.Pagina dopo pagina questa storia dolorosa ti prende e ti coinvolge e si resta immersi nella lettura fino all'ultima battuta.

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    Martina

    06/05/2019 09:07:10

    Pur non essendo una lettrice di graphic novel ho amato questo libro dalla prima all'ultima pagina, lettura consigliata ad ogni età

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    Dino T.

    11/04/2019 09:34:47

    Assolutamente da leggere e da tenere nella libreria. Attraverso i racconti del padre,sopravvisuto alla seconda guerra mondiale, l'autore narra e illustra le vicessitudini della propria famiglia, ponendoci al suo fianco nello sviluppo della stessa . Ci sembrerà ,quindi, di essere di fronte ad un uomo scampato alla morte grazie alle sue difficili scelte ed alla complicità non sempre benevola degli altri protagonisti , divenendo noi stessi partecipi all' ineluttabilità di quel tragico vissuto.

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    Maria

    11/03/2019 06:58:54

    Uno dei fumetti più belli in assoluto mai letti, una graphic novel da avere e tenere molto cara nella propria libreria. L'autore riesce a scrivere e disegnare una storia molto dura (lo sterminio ebreo durante la II Guerra Mondiale) sotto forma di intervista autobiografica al padre che ne è stato il protagonista. Consigliato a tutti, addirittura dovrebbe essere usato come testo nelle scuole.

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    Vera

    10/03/2019 23:22:10

    Questo splendido fumetto storico descrive le vicissitudini di una famiglia ebrea durante la seconda guerra mondiale, le paure, i rischi, le sofferenze; coronate alla fine dal ricongiungimento della coppia. La storia inizia dal desiderio del figlio di riuscire a ricostruire quegli anni bui; i personaggi hanno le sembianze di animali. Lo consiglio a chi abbia voglia di immergersi in quel periodo storico e nello stesso tempo di vivere le emozioni provate dai protagonisti.

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    Giubilea

    08/03/2019 09:29:42

    Un modo originale per parlare della Shoah senza rinunciare all'arte. Confesso che prima dell'acquisto ero perplessa, invece storia e resa grafica sono all'altezza dei migliori commenti. Inizialmente risulta un po' faticosa la lingua del padre, voluta cosí dall'autore, ma nel giro di poche pagine ci si abitua e si rimane cosí coinvolti che, una volta cominciato, non l'ho messo giú finché non l'ho finito. Lo consiglio anche agli adolescenti che al giorno d'oggi sono stufi di sentir parlare di questi argomenti, perché é davvero originale e toccante.

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    Simona

    07/03/2019 11:50:16

    MAUS è la storia della famiglia dell'autore Art Spiegelman raccontata attraverso le parole del padre Vladek, sopravvissuto all'Olocausto. Spiegelman ci porta dentro l'orrore dei campi di concentramento rendendo la graphic novel molto intima e personale. Ci mostra gli espedienti usati dal padre per sopravvivere, la paura e l'incredulità delle vittime, ma anche le contraddizioni di chi, nonostante porti sulla pelle tatuati i segni dell'intolleranza, sia a sua volta razzista nei confronti dei neri, degli Schwarzer. Un fumetto che mi ha fatto pensare agli animali negli allevamenti intensivi (campi di concentramento), ai carri bestiame (i treni che portavano le vittime da una parte all'altra dei Paesi), i macellazioni di massa (le camere a gas), la marchiatura, la dignità calpestata, il desiderio di libertà e riscatto, l'ingiustizia. Ciò che è legale è anche moralmente ed eticamente giusto?

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    Matley

    07/01/2019 06:59:24

    Gigantesco, dovrebbe essere usato a scuola per la sua ikncredibile efficacia.

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    Tommaso

    18/12/2018 21:39:59

    Assolutamente da leggere.

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    n.d.

    26/10/2018 12:54:23

    Un graphic crudo, senza sconti per gli orrori del nazismo e dell’olocausto. Di grande effetto

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    CyberDracula

    22/10/2018 19:28:05

    Uno dei migliori e alquanto rari fumetti che con maestria artigianale ha saputo raccontare con una visione intimistica l'olocausto nella famiglia di un fumettista ebreo. (Mossa ben riuscita di pubblicare tutti i capitoli in un unico volume. Pubblicato per la prima volta nei lontani anni '80 dalla defunta Milano Libri Editore. Peccato che qualcuno non l'abbia compreso.)

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    Gaia @lalettricesegreta

    23/09/2018 14:09:28

    Una storia potente, in ogni senso possiate mai dare a questa parola. Umana, intensa, vera. Non parla solo di Olocausto. Parla della vita. Del dolore. Delle difficoltà. Della forza che serve a superarle. Di chi è troppo debole e lascia che queste vincano. Della Storia e dei suoi orrori. Di chi ha potuto dire "io c'ero". Di chi ha perso tutto per la follia dell'uomo. C'è una cosa che mi ha molto colpita. Art Spiegelman rappresenta una delle grandi macchie del passato mondiale con il più semplice dei binomi "predatori e prede", i Nazisti come gatti e gli Ebrei come topi. Eppure in questo c'è una dura e sottile ironia. I topi da sempre sono animali che creano ribrezzo al pensiero, ci danno di sporco, di fetido, di fogna. Mentre qui è l'animale da compagnia, il fiero e tanto amato gatto, a diventare oggetto della nostra repulsione. Un cambio di prospettiva che prende a pugni lo stomaco e stritola il cuore. Una lettura imperdibile!

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    Alberto

    23/09/2018 09:23:12

    Maus è una graphic novel di Art Spiegelman, vincitrice del premio Pulitzer nel 1992. L'autore attraverso un racconto autobiografico ci narra della storia di suo padre Vladek e della sua famiglia ebrea sopravvissuta al campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. Il romanzo attraverso l'allegoria di rappresentare gli ebrei come topi e i nazisti come gatti riesce a raccontare in maniera perfetta l'orrore di quel periodo oscuro che vide lo sterminio di massa di una popolazione perpetrato dai nazisti. Una storia emozionante, in grado di suscitare nel lettore una profonda commozione, grazie anche a dei disegni semplici ma estremamente incisivi. Una delle migliori graphic novel di tutti i tempi che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita per non dimenticare uno dei periodi più oscuri della storia umana e riflettere affinché ciò non si ripeta mai più.

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“Insomma, non riesco neppure a dare un senso al rapporto con mio padre… Come posso dare un senso ad Auschwitz?... All’Olocausto?...”

È difficile commentare un’opera controversa come “Maus – Racconto di un sopravvissuto”, un graphic novel che nell’America degli anni Ottanta si permise di parlare dell’Olocausto. Ai tempi alcuni artisti d’avanguardia usavano il fumetto come medium, ma per il pubblico e l’ambiente accademico i comics erano un mezzo di intrattenimento infantile e superficiale. Poteva essere un flop clamoroso, poteva essere tacciato di mancanza di rispetto per le vittime della Shoah, invece divenne un successo: nel 1992 fu il primo graphic novel a vincere il premio Pulitzer.

L’idea base di “Maus” è rivoluzionaria: raccontare l’Olocausto non solo tramite disegni, ma attraverso animali antropomorfi. Gli ebrei sono topi, i polacchi maiali, i tedeschi gatti, gli americani cani. Ma il problema dell’identità culturale è complesso, lo stesso autore se ne rende conto. Da qui la sua indecisione su come disegnare sua moglie, Françoise: una rana francese o una topina ebrea, essendosi lei convertita? E nel campo di concentramento suo padre incontra un ebreo che sostiene di essere un tedesco: forse era davvero un gatto, ma in quel momento i suoi aguzzini lo vedevano solo come un topo.
L’opera è divisa in due volumi, dagli evocativi titoli di “Mio padre sanguina storia” e “E qui sono cominciati i miei guai”. La prima parte tratta della vita del genitore dalla giovinezza fino alla deportazione ad Auschwitz. Nella seconda il padre racconta la sopravvivenza nei campi di concentramento, il ricongiungimento con la moglie, il viaggio in America.

L’opera è d’ispirazione autobiografica: l’autore, Art, è uno dei personaggi principali di “Maus”. La vicenda comincia con una visita di Art al padre, Vladek, che non vede da molto. Dopo qualche pannello che con poche rapide pennellate ci descrive il carattere difficile di Vladek e la convivenza poco armoniosa con Mala, sua seconda moglie, Art comunica al padre la sua decisione di disegnare un libro su di lui.
Vladek non ne è convinto, ma inizia comunque a raccontare com’era la sua vita nella Polonia degli anni Trenta: il lavoro, le ragazze, l’incontro con la madre di Art, Anja. Vladek chiede che Art non scriva su nulla di tutto ciò: non ha niente a che fare con Hitler o con l’Olocausto, è solo la sua vita privata. L’autore ribatte che è proprio questo che sta cercando: materiale umano, reale. Vuole raccontare com’è andata veramente la vita del padre, non scrivere un libro astratto su sopravvissuti dell’Olocausto in generale. In effetti i personaggi ci appaiono vivissimi, nelle loro speranze e nelle loro debolezze. Vladek sposa la milionaria Anja anche per calcolo, la moglie è mentalmente fragile, la famiglia di lei si mostra cieca alle necessità della guerra. Lo stesso autore si disegna in modo impietoso: a tratti insensibile ed esasperato nei confronti del padre, scosso dal successo della sua stessa opera, in cura da un’analista, geloso in modo irrazionale del fratello morto durante la guerra. La difficile situazione polacca ci viene narrata in modo preciso, come poche altre opere sono state in grado di fare: la tensione secolare fra ebrei e polacchi, la spartizione dopo la conquista nazista, l’organizzazione dei ghetti, gli atroci inganni dei nazisti.

La complessità dell’opera è palese fin dalla sua organizzazione temporale: la narrazione si divide fra il racconto di Vladek al figlio e la loro vita nell’America degli anni Settanta. Così pannelli su camere a gas sono seguiti da disegni di passeggiate in quartieri tranquilli, la lotta disperata per la sopravvivenza si affianca alle lamentele futili dell’ormai anziano sopravvissuto. D’altra parte lo stile minimalista ma intenso, l’attenzione per i dettagli, la resa del parlato di Vladek (fluente in polacco o tentennante in inglese), tutto concorre a testimoniare la cura che l’autore ha riservato alla sua opera.

A più di venticinque anni dalla sua pubblicazione, “Maus” si conferma un capolavoro del post modernismo, un graphic novel di rara maturità artistica, uno sguardo anticonvenzionale e paradossalmente realistico all’Olocausto.

  • Art Spiegelman Cover

    Art Spiegelman è nato a Stoccolma nel 1948, ma già nel 1951 la sua famiglia, di origine polacca, si è trasferita a New York. Nel 1962 ha venduto al «Long Island Post» il suo primo disegno, l'anno dopo ha creato fumetti come Garbage Pal Kids e Wacky Packages. Nel 1980, sulla rivista «Raw» da lui stesso fondata, è uscito il primo capitolo del suo capolavoro, Maus: la storia (autobiografica) di una famiglia ebrea internata in un lager, raccolta in volume nel 1986, gli è valsa nel 1991 il premio Pulitzer. Suoi disegni e fumetti sono apparsi su numerosi quotidiani e riviste, dal «New York Times» al «Village Voice» e al «New Yorker», e sono stati esposti in musei e gallerie negli Stati Uniti e all'estero.... Approfondisci
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