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Traduttore: A. Morino
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2005
Pagine: 141 p., Rilegato
  • EAN: 9788804544753
Disponibile anche in altri formati:
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Solitudine, vecchiaia, amore, tre motivi ricorrenti nell'universo narrativo di Gabriel García Márquez, convergono nel suo ultimo lavoro, Memoria delle mie puttane tristi, l'opera con la quale il premio Nobel colombiano torna al romanzo dopo aver pubblicato la prima parte della sua autobiografia, Vivere per raccontarla (Mondadori, 2002).

A dispetto del titolo, questo libro non narra una sfilza di avventure libertine, ma la storia di un uomo di novant'anni che scopre l'amore per la prima volta grazie a una prostituta adolescente che contempla sempre e solo nuda e addormentata. L'opera è un esplicito omaggio al romanzo di un altro premio Nobel, Yasunari Kawabata, La casa delle belle addormentate (1961; Mondadori, 1972), che si svolge in un inconsueto lupanare in cui uomini anziani trascorrono la notte in compagnia di giovani vergini addormentate con l'esplicito divieto di sfiorarle. Ma al di là del motivo centrale i due romanzi sono molto diversi. Se in Kawabata la visione delle vergini si fa strumento di introspezione ed elevazione spirituale, in García Márquez assume risvolti più romantici e passionali. L'anziano protagonista si innamora della adolescente e questo sentimento, per lui inedito, rivoluziona la sua vita e lo induce a ripensare alla propria esistenza. Infatti il romanzo, narrato in prima persona e ambientato in uno scenario e in un'epoca imprecisati, abbraccia due piani temporali e due discorsi: il presente del maturo innamorato col racconto del suo amore tardivo e la storia del suo passato.

Il personaggio principale, che rimane anonimo, è un uomo coltissimo che ama i classici e la musica. Critico musicale e mediocre editorialista del "Diario de la Paz", dopo essere stato uno apatico professore di grammatica e latino, vive fra gli stenti nella casa che l'ha visto nascere e nella quale attende di morire circondato solo dai suoi libri e dai suoi dischi. Frequentatore di bordelli sin dall'età di dodici anni, ha sempre pagato i rapporti d'amore, anche quando le occasionali compagne non lo richiedevano: "Non sono mai andato a letto con una donna senza pagarla, e le poche che non erano del mestiere le convinsi con la ragione o con la forza a prendere il denaro sia pure per buttarlo nella spazzatura". Sul punto di sposarsi con la mai amata Ximena Ortiz, la abbandonerà sull'altare per via delle prostitute che, a suo dire, non gli hanno lasciato il tempo di accasarsi. Il suo unico rapporto duraturo è quello con Damiana, la fedele domestica che era solito sodomizzare una volta al mese sin da quando era poco più di una bambina, totalmente cieco all'amore che da decenni questa nutre nei suoi confronti.

Nel giorno del suo novantesimo compleanno questo vecchio dissoluto sente risvegliare in sé istinti vitali da tempo sopiti, decide quindi di regalarsi "una notte d'amore folle con un'adolescente vergine". Si rivolge a Rosa Cabarcas, la tenutaria del postribolo più noto della città di cui era stato assiduo cliente. La donna accondiscende alla sua richiesta e alle dieci della sera gli fa trovare una bambina di quattordici anni che il protagonista battezzerà Delgadina, preferendo sino alla fine ignorarne il vero nome.

Quando il vecchio entra nella camera del bordello la ragazzina, che lavora come attaccabottoni in una fabbrica per mantenere la famiglia, giace nuda e addormentata, stremata dal lavoro e sedata da un decotto di bromuro e valeriana ingerito per vincere la paura della deflorazione precoce e prezzolata. Il vecchio si limita a guardarla e a dormirvi accanto, scopre così una sensazione nuova: "il piacere inverosimile di contemplare il corpo di una donna addormentata senza le urgenze del desiderio e gli intralci del pudore". Notte dopo notte il giornalista si reca al bordello ad ammirare Delgadina. Mentre lei è immersa nel sonno le parla, canta per lei, le legge Il piccolo principe, i Racconti di Perrault, Le mille e una notte, vestendo i panni di un singolare Pigmalione. I due non si parlano mai, solo una volta Delgadina profferisce qualche parola nel sonno e in quella occasione il protagonista, che sente nella sua voce note plebee, capisce di preferirla addormentata.

La ragazzina senza nome, senza storia, senza voce si trasforma a poco a poco in un foglio bianco sul quale il protagonista crea la storia del suo primo amore. Il vecchio inizia a percepirla accanto a sé durante il giorno, la vede nella sua casa mentre imperversa un acquazzone tropicale, la immagina nelle diverse tappe della sua vita, la cambia a seconda del suo umore, modificandole il colore degli occhi o l'abbigliamento a suo piacimento. Mentre la Delgadina evocata nella fantasie diurne a poco a poco si fa più reale della piccola prostituta che ritrova ogni notte nel bordello, il maturo intellettuale capisce di amarla.

La scoperta dell'amore diventa un momento di comprensione di sé e cambia la sua visione dell'esistenza. Si rende conto che l'attaccamento al passato, al ricordo della madre italiana, garibaldina e poliglotta, a una scansione preordinata della vita, al "rigore ozioso" che l'ha retta e per il quale ha sempre rinunciato all'amore, non "era il premio di una mente in ordine, ma tutto il contrario, un intero sistema di simulazione inventato da me per nascondere il disordine della mia natura". Gli incontri notturni e la fantasie diurne, la realtà e l'immaginazione fuse insieme come in un romanzo, dissolvono la simulazione e lo restituiscono alla vita. I suoi gusti musicali e letterari entrano in crisi, la sua scrittura, mummificata da decenni, si vivifica, scritti come lettere d'amore i suoi articoli diventano popolarissimi mentre il vecchio sperimenta un processo di ringiovanimento. Si sente un ragazzo che vorrebbe mettersi alla testa di una manifestazione studentesca per gridare il suo amore, che cavalca una bicicletta destinata a Delgadina cantando a squarciagola per le vie della città, che soffre un dolore adolescenziale, come lui stesso lo definisce, quando, in seguito all'omicidio di un importante banchiere avvenuto nel postribolo, perde le tracce della ragazzine per un mese: "Avevo sempre creduto che morire d'amore non fosse altro che una licenza poetica. (…) constatai che non solo era possibile morire, ma che io stesso, vecchio e senza nessuno, stavo morendo d'amore. Però mi resi pure conto che era valida la verità contraria: non avrei cambiato con nulla al mondo le delizie della mia sofferenza. Avevo perso oltre quindici anni cercando di tradurre i canti di Leopardi, e solo quel pomeriggio li sentii in profondità: Oimé, se quest'è amore, com'ei travaglia". La riapertura del bordello e il ritorno di Delgadina gli restituiranno la sua quiete: scoprirà di essere riamato dalla piccola prostituta e con lei si sveglierà un anno dopo averla conosciuta, all'alba del suo novantunesimo compleanno.

La vita nuova lo induce a stendere le proprie memorie per dar conto della sua rinascita "a un'età in cui la maggior parte dei mortali è giù morta" e per "digerire la verità" del suo passato. Il racconto prende le mosse da un registro in cui per tre decenni ha scrupolosamente annotato il considerevole numero dei suoi amori mercenari, i nomi delle amanti occasionali, lo stile e le circostanze di ogni rapporto: "Una volta pensai che quei calcoli di letti sarebbero stati un buon supporto per una relazione delle miserie della mia vita traviata e il titolo mi cascò dal cielo: Memoria delle mie puttane tristi". Il registro costituisce l'emblema più chiaro della sterilità della sua esistenza solitaria, della sua "vita sprecata" e, soprattutto, della scissione fra natura e cultura che caratterizza il protagonista, che attraverso il denaro ha eretto fra sé e i sentimenti, fra sé e gli altri una barriera volta ad assicurargli mantenimento del suo (dis)ordine razionale, l'illusione di un controllo totale sulla propria vita. L'amore per Delgadina porta in primo piano la sua natura fino allora soffocata: "Grazie a lei affrontai per la prima volta il mio essere naturale mentre trascorrevo i miei novanta anni".

Memoria delle mie puttane tristi è, sì, come è stato scritto, una riflessione sull'età, una testimonianza della scissione fra il corpo che decade e lo spirito che non si piega all'avanzare degli anni. Memoria delle mie puttani tristi è, sì, una celebrazione dell'amore, delle sue potenzialità creatrici e trasformatrici, ma è anche e principalmente un monito a non castrare il proprio lato naturale, nell'utopia, molto moderna, di escludere il caso dalla propria esistenza. Il prezzo, sembra dire García Márquez, è il vuoto, una vita arida alla fine della quale non si ha "nulla da lasciare ai sopravissuti"; il rischio sono cent'anni di solitudine. L'accettazione del suo essere naturale salva il giornalista dalla catastrofe a cui sono destinati i personaggi del suo capolavoro del 1967. Diversamente da questi, "stirpi condannate a cent'anni di solitudine" senza "una seconda opportunità sulla terra", al vecchio − che conclude le sue memorie con la consapevolezza di vivere finalmente nella "vita reale (…) e condannato a morire di buon amore nell'agonia felice di un giorno qualsiasi dopo i (…) cent'anni" − è concessa un'ultima possibilità al tramonto della sua esistenza terrena.

Dopo L'amore ai tempi del colera (1985; Mondadori, 1986), lo scrittore colombiano dimostra ancora una volta che non solo gli amori infelici sono degni di essere romanzati. In Memoria della mie puttane tristi, a differenza di quanto accade nel romanzo precedente, in cui evita di trattate l'adulterio facendo morire il marito della protagonista, si confronta con un tema scomodo già affrontato da scrittori quali Vladimir Nabokov in Lolita (1955, Mondadori, 1959) e Philip Roth in L'animale morente (2001, Einaudi, 2002). Márquez lo fa nel modo che gli è proprio da sempre: racconta la sua storia senza esprimere giudizi, lasciando che gli avvenimenti parlino da sé; dispiega il suo sguardo sul mondo e lo restituisce al lettore arricchito dalla sua immaginazione e dalla sua arte per rivelare la dimensioni più recondite e complesse della realtà e dell'essere umano, i suoi cinismi, i suoi egoismi, i suoi desideri più riprovevoli e quanto di abietto ma anche di bello ne può scaturire. La violenza insita nel destino della piccola prostituta, a parere di molti non sufficientemente rimarcata e censurata, emerge nitidamente dai particolari, dalla sua "pelle ruvida e malandata", dai suoi "indumenti da povera", dal suo lavoro massacrante, dalla sua immensa paura per il sacrificio, sedata da una tisana di valeriana. L'ingiustizia sociale è resa dai soli tre anni previsti per sanzionare lo sfruttamento sessuale dei minori, tre anni amnistiati a priori se, come Rosa Cabarcas, si gestisce un postribolo che è "l'arcadia dell'autorità locale" e se, come nel mondo rappresentato nel romanzo, esiste una stampa disposta a coprire con la menzogna qualunque scandalo.

Per narrare questa storia di soprusi e di passione García Márquez ricorre allo stile terso che caratterizza i suoi migliori romanzi brevi e la sua scrittura giornalistica. Abbandonato ogni residuo di realismo magico, lo scrittore si attiene alla realtà naturale che ricrea con una prosa in cui spiccano un lessico ricco e preciso e un'aggettivazione spesso sorprendente e poetica. Caratteristiche che la traduzione italiana restituisce pienamente.

Dopo il romanzo autobiografico giovanile Vivere per raccontarla e la raccolta di articoli A ruota libera, il premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez torna in libreria con un romanzo breve che ha già fatto scalpore per il suo titolo e la sua trama provocatoria. Il libro, molto atteso e controverso, racconta la vicenda di un anonimo e vegliardo giornalista, dedito da una vita a collezionare amori mercenari, che per celebrare il raggiungimento dei novant'anni decide di vivere una notte destinata a rivoluzionare il resto dei suoi giorni. Si regala una ragazzina illibata, nell'illusione di riassaporare la sua giovinezza ormai perduta o per scoprire l'amore che non ha mai provato. L'incontro con l'adolescente, abilmente organizzato dalla maîtresse della casa di tolleranza frequentata per tanti anni, sconvolge la sua esistenza monotona e ripetitiva senza possibilità di ritorno all'anonima quotidianità. Il lavoro per il giornale "Diario de la Paz", per cui l'uomo scrive «un articoletto domenicale senza strepiti per oltre mezzo secolo», la grande casa di famiglia abitata sin dalla nascita, il rapporto con la fedele domestica Damiana: nulla è più la stessa cosa da quando il maturo protagonista vede per la prima volta l'acerba quattordicenne subito soprannominata "Delgadina". L'intensità emotiva dei loro incontri evoca il ricordo della vita passata e delle figure femminili che l'hanno affollata, tra cui spiccano la madre di origini italiane, («interprete ragguardevole di Mozart, poliglotta e garibaldina») la sposa mai condotta all'altare, la tenutaria, amica e complice di tanti fuggevoli appuntamenti.
Raccontata in prima persona dal protagonista, questa storia, struggente e gioiosa al tempo stesso, segna il ritorno dell'universo fantastico di Gabriel García Márquez e della prosa magica e brillante che da sempre caratterizza le opere del grande scrittore sudamericano. Introdotto da una citazione del romanzo La casa delle belle addormentate di un altro premio Nobel per la letteratura, lo scrittore giapponese Yasunari Kawabata, a cui García Márquez rende un tacito omaggio, Memoria delle mie puttane tristi è il diario intimo di una vita, lo sfogo appassionato di un uomo giunto all'epilogo della propria esistenza che intravede la strada per un nuovo inizio ma anche una riflessione che tocca alcuni temi fondamentali della vita, quali l'eros, l'amore, la vecchiaia.


Le prime frasi del romanzo:

1

L'anno dei miei novant'anni decisi di regalarmi una notte d'amore folle con un'adolescente vergine. Mi ricordai di Rosa Cabarcas, la proprietaria di una casa clandestina che era solita avvertire i suoi buoni clienti quando aveva una novità disponibile. Non avevo mai ceduto a questa né ad altre delle sue molte tentazioni oscene, ma lei non credeva nella purezza dei miei principi. Anche la morale è una questione di tempo, diceva, con un sorriso maligno, te ne accorgerai. Era un po' più giovane di me, e non avevo sue notizie da così tanti anni che poteva benissimo essere morta. Ma al primo squillo riconobbi la voce al telefono, e le sparai senza preamboli:
«Oggi sì.»
Lei sospirò: Ah, mio triste professore, scompari per vent'anni e torni solo per chiedere l'impossibile. Subito dopo riacquistò il dominio della sua arte e mi offrì una mezza dozzina di scelte allettanti, ma, questo sì, tutte usate. Insistetti che no, che doveva essere pulzella e per quella stessa notte. Lei domandò allarmata: Cos'è che vuoi provare a te stesso? Niente, le risposi, ferito nel punto che più mi doleva, so benissimo quello che posso e quello che non posso fare. Lei disse impassibile che i grandi professori sanno tutto, ma non tutto: gli unici Vergini che ormai rimangono nel mondo siete voi nati in agosto. Perché non mi hai dato l'incarico con maggiore anticipo? L'ispirazione non da preavvisi, le dissi. Ma forse aspetta, disse lei, sempre più scaltra di qualsiasi uomo, e mi chiese un minimo di due giorni per vagliare bene il mercato. Io le replicai serio che in un affare come quello, alla mia età, ogni ora è un anno. Allora non si può, disse lei senza un'ombra di dubbio, ma non importa, così è più emozionante, cazzo, ti chiamo fra un'ora.
Non ho bisogno di dirlo, perché lo si nota a leghe di distanza: sono brutto, timido e anacronistico. Ma a forza di non volerlo essere sono riuscito a fingere tutto il contrario. Fino a questo giorno presente, in cui decido di raccontarmi come sono per mia stessa e libera volontà, anche solo per sgravarmi la coscienza. Ho cominciato con la telefonata insolita a Rosa Cabarcas, perché, considerato in prospettiva, quello fu il principio di una nuova vita a un'età in cui la maggior parte dei mortali è morta.
Abito in una casa coloniale sul marciapiede esposto al sole del parco di San Nicolàs, dove ho passato tutti i giorni della mia vita senza moglie né fortuna, dove hanno vissuto e sono morti i miei genitori, e dove mi sono proposto di morire solo, nello stesso letto in cui sono nato e in un giorno che mi auguro lontano e senza dolore. Mio padre la comprò a un'asta pubblica verso la fine del XIX secolo, affittò il pianterreno per negozi di lusso a un consorzio di italiani, e si riservò questo secondo piano per vivere felice con la figlia di uno di loro, Florina de Dios Cargamantos, interprete ragguardevole di Mozart, poliglotta e garibaldina. E la donna più bella e di maggior talento che ci fu mai in città: mia madre.

Recensioni dei clienti

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    A.M.

    21/05/2015 02.15.02

    Memoria del primo amore di un arzillo novantenne, età in cui la maggior parte dei mortali è già "morta". Una trama monotona e ripetitiva seppur condensata in 118 pagine che, a mio parere, necessitava di più approfondita analisi introspettiva e caratterizzazione del protagonista, un valido e solitario giornalista che scopre (mal descritta) la struggente, commovente tenerezza dell'innamoramento ad un passo dalla morte. Purtroppo, non si riesce ad entrare in empatia con il personaggio né si avverte il senso dell'inesorabile scorrere del tempo. E' comunque un romanzo contenente due grandi e assolute verità: "l'età non è quella che si ha, ma quella che si sente" e "il sesso è la consolazione che si ha quando l'amore non basta".

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    Silvia

    24/02/2015 10.29.20

    Andrò controcorrente: a me il libro è piaciuto, molto. E' vero, le atmosfere di Cent'anni di solitudine e L'amore ai tempi del colera sono ben lontane da quelle presentate in questo romanzo, che restano accennate, forse scialbe. Ma il racconto di quest'uomo che scopre l'amore a novant'anni, che scopre di poter osservare il corpo di una donna e innamorarsene, senza soccombere all'urgenza della carne è molto potente. E' la storia della scoperta di un amore, di sentimenti e di cambiamenti possibili (anche ad un'età cui non si dà più importanza a nulla se non alla nostalgia) nello stile che solo Marquez porta e sa narrare. Quindi 5 punti, a mio parere, li merita tutti.

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    faffa

    28/02/2014 16.26.08

    Romanzo che cari amici di famiglia mi regalarono (su richiesto suggerimento) per i miei 27 anni. Otto anni fa, quindi, lo lessi e mi inebriai del racconto di questo eccentrico latinista-giornalista ormai novantenne. Anche in questi due giorni il racconto di questo uomo amante della musica classica mi ha trasportato in un modo latino-americano che vive la sue giornate anche influenzate dal tempo che cambia con repentina velocità dalla siccità al nubifragio che, quando arriva, scopre tutti i "vuoti" delle pareti. A novant'anni compiuti il narratore si accorge che la sua vita è piena di falle: la sua casa richiederebbe un restauro, così come la sua biblioteca lignea; la sua attività di professore non era stata caratterizzata dal trasporto e dal desiderio di appassionare i suoi alunni; la sua vita amorosa era stato solo un susseguirsi di "tristi" amanti; il suo rapporto con il matrimonio corrispondeva ad una fuga; il rapporto con la sua fedele Damiana non era mai diventato un rapporto serio, ma solo un fremito saziato. A novant'anni, però, il narratore giornalista si trova-inaspettatamente-a vivere una nuova fase della sua vita: dal capriccio di regalarsi"una notte d'amore folle con un'adolescente vergine"si imbatte nel più grande dei sentimenti, l'amore. Quel sentimento che non era mai stato in grado di provare.Quel sentimento che non richiede un consumo immediato,ma che diventa contemplazione, attenzione, dono, futuro e che "condanna" l'eccentrico giornalista"a morire di buon amore nell'agonia felice di un giorno qualsiasi dopo i miei cent'anni". Forse, nel complesso, il voto più adatto sarebbe 3,5/5,ma metto 4/5 perché la penna di Marquez è capace, in tratti di ottima scrittura, di rendere -anche in questo romanzo- il clima latino-americano e il sentimento della nostalgia.

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    Dario

    10/01/2014 12.22.02

    Un uomo di novant'anni, giornalista eccentrico e solitario, scopre il vero amore contemplando una adoloscente nuda e sempre addormentata. Travolto da questo inatteso sentimento inizia un viaggio interiore riflettendo sulla sua lunga esistenza. Il libro è sicuramente scritto bene ( come potrebbe essere altimenti con Marquez ? ), manca però della forza magica dei capolavori dell'autore. Comunque resta un libro da leggere.

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    teresa pop

    28/07/2012 07.13.47

    è il libro che si legge in un paio d'ore e ti fa riflettere sulla solitudine umana. Ben scritto ma un po' noioso, alla fine. Certamente, secondo me, non un capolavoro!!

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    GIUSEPPE GALVAN

    04/04/2011 01.22.17

    L'ho letto nella traduzione in portoghese (editora record) mentre viaggiavo in aereo in Brasile e non sono riuscito a smettere : quando raggiunsi la destinazione, avevo terminato. Di tanto in tanto, rileggo alcuni passi: Mi è piaciuto molto,per il messaggio e il contenuto e anche da un punto di vista di architettura logica, con quel "ho pensato : stanno arrivando i miei novanta anni..." nel primo capitolo e "Era infine la vita reale..." nell'ultima pagina.

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    Lady Libro

    30/03/2011 16.13.40

    Sinceramente quando l'ho acquistato mi aspettavo molto di più... E invece non mi è piaciuto per niente: la storia è bruttissima (oserei dire pessima), non succede praticamente mai nulla e ci si addormenta dopo neanche una ventina di pagine... Mi è scivolata addosso come acqua sul muro, senza lasciarmi nessuna sensazione nell'anima. L'ho trovato un libro estremamente freddo e superficiale. Garcia Màrquez ha sicuramente scritto molto di meglio.

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    Carlo

    30/07/2008 23.33.46

    non do voto 1 al libro solo perchè lo stile di Marquez è sempre unico ma per il resto lasciamo perdere............

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    RG

    23/05/2008 13.18.09

    Meraviglioso..è il solo commento che si può fare a quest'autore che parla d'Amore..Non è solo la storia di un vecchio di novant'anni..è anche l'invito a nn rendersi schiavi della materialità dei gesti e delle emozioni, per non arrivare vecchi e soli e scoprirsi vuoti.. Adoro Marquez..Vi consiglio di leggere "dell'amore e di altri demoni"..anche qst meraviglioso!!

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    antonella

    15/05/2008 19.07.58

    noiosissimo , senza senso non si capisce dove vuole arrivare e cosa voglia dire , ma se vogliamo dirla tutta anche "l'amore ai tempi del colera" è stato al pari pesante da leggere per cui devo intuire che anche le altre sue fatiche saranno sicuramente di una noia mortale, l'unica nota positiva di quest'ultimo è che è breve e nonostante tutto per leggere 141 pagine ci ho messo la bellezza di 5 giorni quando per contro riesco a leggere 400 pagine in 2 giorni quando il libro merita.

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    saverio ciccimarra

    21/04/2008 13.06.20

    A me è piaciuto! Non è un romanzo, ma un lungo racconto da leggere in un paio di ore dopo una giornata di lavoro per rilassarsi un po'. La storia è dolce, nulla di eccezionale, ma neppure da buttare.

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    AG

    10/09/2007 11.01.28

    La storia di un pedofilo novantenne che non ha mai avuto un gatto (niente di più). Racconto troppo lungo, almeno 130 pagine di troppo (!). Il carattere poi è troppo piccolo, non si legge con il libro dall'altra parte della stanza. Il prezzo, solo 10 centesimi di euro a pagina. Se l'avesse scritto chiunque altro a parte Marquez o Hemingway nessuno l'avrebbe pubblicato. Anche il Papa sarebbe insorto. Ma l'ha scritto Marquez e va tutto bene, anche i vecchi pedofili. Non urta assolutamente la mia sensibilità, ma mi stupisce che nessuno abbia da eccepire. Ma forse non ho capito nulla io, che allo stesso prezzo ho comprato "il circolo Pickwick" (1300 pagine. 1 centesimo a pagina!) e "I miserabili" (1100 pagine!). Sono proprio contento. Libro assolutamente inutile. La letteratura mondiale non è cambiata dopo la sua pubblicazione (CAPOLAVORO?????). Voto 2 solo perchè è comunque ben scritto, ma si può vivere senza leggerlo, sicuro.

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    Gabriele

    31/07/2007 13.13.50

    Non ho ancora letto nient'altro di questo autore. Non farò confronti nè paragoni. "Memoria delle mie puttane tristi" è un racconto sull'amore e sulla vecchiaia, scritto in prima persona da un autore che di anni alle spalle ne ha abbastanza da potersi permettere certe piccole verità. Un libro da divorare in un giorno, la narrazione è semplice e scorrevole ma ricca di stile; una storia fresca e di una dolcezza disarmante. Consigliatissimo.

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    alessandra

    30/03/2007 18.00.25

    ma come puo' non piacere uesto libro? Sono senza parole, non perchè il mio giudizio conti qualcosa, ma perchè questo non è un libro, ma una poesia d'amore,l'amore assoluto, quello che cerchiamo per una vita intera in un'altra persona ma che in verità risede solo dentro ognuno di noi.

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    Carlo

    24/01/2007 16.03.51

    E' stupefacente e bellissimo leggere i commenti a quest'opera. C'è chi si prende la briga di scrivere una recensione talmente negativa che ti fa sospettare che sia opera di un analfabeta che si finge lettore. Niente dierei è più urgente che leggere questo piccolo, infinito racconto d'amore assoluto.

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    claudia

    15/11/2006 17.27.02

    la consueta leggiadria della briosa scrittura di un maestro per dispiegare un'insolita vicenda in cui, come sempre accade in Marquez, l'amore assume le forme più disparate e anticonvenzionali per esprimersi e trionfare. Un'autentica poesia e una immensa celebrazione dell'amore che coglie l'uomo nei momenti più inattesi, trasformandolo, plasmandolo anche quando ha novant'anni e il suo percorso di vita sembra ormai giunto al capolinea. La scoperta tardiva dell'amore si traduce inesorabilmente in un empito vitale sorprendente e in una inesauribile brama di vita in grado di ridare nuova tempra all'individuo che ne fa esperienza. Spiace per chi non l'ha compreso, ma in tempi aridi d'amore e scevri di fantasia come quelli che viviamo, prtroppo, c'era da aspettarselo

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    ada

    29/10/2006 18.58.49

    Ho letto questo libro perchè ne ho sentito parlare tanto e mi incuriosiva il titolo. Ho voluto dare a Màrquez un'altra possibilità dato che il famoso "Cent'anni di solitudine" mi ha profondamente annoiato. Il risultato è stato soddisfacente: questo libro è un inno alla vita, una sorta di finestra sulle avventure in cui si può incorrere durante la propria esistenza. In alcuni momenti l'immensa solitudine del protagonista, la sua voglia di rivivere nonostante l'età emozioni forti mi ha trasmesso un'insolita dolcezza verso gli anziani.

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    yamamoto

    10/10/2006 00.45.54

    Ho capito tutto, ho rivissuto buona parte della mia vita. Il disordine è alla base di queste pulsioni irrefrenabili che l'autore ha magnificamente trasmensso al lettore. Molti increduli penseranno ad una follia letteraria. E' la verità di una vita incontrollata e dominata dagli istinti.

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    jenielle

    17/09/2006 23.13.18

    Questo libro l'ho letto per caso,incuriosita dal titolo e dal grande autore . Lo considero un particolare inno alla vita e a tutte le sue sfaccettature. Mi è parso un capolavoro letterario semplice ma profondo. Molto veritiera la descrizione del rincorrere l'amore ,le sensazioni e le emozioni che non hanno epoche ,eta' spazio ,ne' tempo! L'amore al vertice di ogni esistenza è descritto in maniera semplice e fluida cosi' come spesso viene vissuto nella realta'. Libro discreto.

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    Sara

    08/09/2006 12.43.30

    Ho letto qualche recensione in cui si definiva questo libro "il capolavoro di Garcìa Màrquez"..... andiamo bene allora!Sono ben felice di non aver speso altri soldi per quelli precedenti, calcolando che questo è davvero scandaloso!se potessi darei meno di 1/5, un N.C. potrebbe bastare...

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