Recensioni La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah

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    16/05/2020 14:57:50

    Tutti ma proprio tutti dovrebbero leggere questo libro. Vero, toccante, unico.

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    16/05/2020 13:42:49

    Due grandi pensatori dei nostri tempi si uniscono per raccontare una storia toccante.

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    14/05/2020 06:38:13

    Bellissimo. Unico termine per descrivere questa opera. Qui c'è tutto. Il dramma dell'olocausto visto sotto ogni aspetto. Dagli occhi di una bambina, dall'evoluzione e dalle elaborazioni avvenute nel crescere e nel porsi con sé stessa e con una società che troppo spesso ti mette davanti a un bivio. Un bivio che, in questo caso, farebbe rabbrividire chiunque.

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    14/05/2020 06:34:37

    Un libro molto intenso,dove si colgono la disperazione e l' ingiustizia subite da milioni di persone innocenti. Il libro é scritto in modo molto semplice ed é proprio per questo che dovrebbe essere un testo obbligatorio già alle scuole medie, in modo che i ragazzi possano rendersi conto che loro non sfruttano abbastanza la loro libertà. Oltre ciò, è molto intimo e delicato nonostante la tematica..scritto egregiamente!

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    14/05/2020 06:31:21

    Un libro "necessario", da far leggere nelle scuole. Un libro che tiene vigile la memoria sugli orrori del nazifascismo e che, perciò, ci aiuta ad evitare che possano ritornare anche sotto altre forme. Occorre farlo leggere soprattutto ai giovani, per poi proporre loro, subito dopo, la lettura di "Se questo è un uomo" di Primo Levi. Divorato in un paio di giorni, è un libro crudo in molte parti ma sicuramente reale. Ricordiamoci sempre di non dimenticare mai la crudeltà di quel periodo. Libro che si legge bene e adatto anche ad un pubblico giovane.

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    14/05/2020 06:26:17

    Libro impegnativo in questo periodo di quarantena. È un pugno nello stomaco per quello che racconta, alcune pagine sono talmente dettagliate che lascia poca fantasia al lettore come è giusto che sia. È un testo che prima o poi tutti dovremmo leggere perché lo dobbiamo per il rispetto di quei fatti storici accaduti e soprattutto perché la memoria rende liberi.

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    14/05/2020 05:31:08

    Beh che dire è un libro straordinario che ti appassiona e si legge tutto d'un fiato. Racconta in maniera semplice e leggera l'orrore che ha dovuto subire una bambina e un' intera popolazione. Complimenti all'autrice che ha avuto il coraggio di raccontare tutto ciò perché non bisogna mai dimenticare cosa è successo agli ebrei durante la seconda guerra mondiale e soprattutto ci fa capire fin dove può arrivare la cattiveria dell'essere umano

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    14/05/2020 05:27:24

    Un racconto intenso e toccante che impone di riflettere su quanti e quali danni possa recare l’indifferenza . Tutti dovrebbero leggerlo così come tutti dovrebbero leggere i libri di Primo Levi; lo consiglio ai giovani perché è nel passato che va ricercata la capacità di costruire il futuro, un futuro migliore che non dimentica le atrocità del passato. Liliana Segre scrive e narra in modo fluente avvenimenti e situazioni pesanti come macigni ed è difficile non leggerlo d’un fiato.

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    14/05/2020 05:24:23

    Questo libro è assolutamente da leggere. Comprato alcuni mesi fa, dopo la nomina di Liliana Segre a Senatrice a vita, mi ha conquistato. Le pagine scorrono veloci, mentre la capacità di racconto sincero e senza edulcorazioni dell'autrice tocca davvero nel profondo. E' importante, soprattutto attuale, capire quanto l'indifferenza possa far male.

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    14/05/2020 05:20:30

    Diverso da come me lo aspettavo, ma estremamente chiaro nella spiegazione del momento storico raccontato con semplicità. L'aspetto umano ed emozionale supera quello letterario, si ha l'impressione di sedere vicino al caminetto ascoltando i racconti di vita della nonna. Nella sua drammaticità lascia una sensazione stranamente molto familiare.

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    14/05/2020 05:15:16

    Questo è un libro bellissimo. Liliana Segre si racconta con la stessa modestia, dolcezza e intelligenza delle interviste televisive. Il libro rispecchia l'evento storico della deportazione degli Ebrei nei campi di concentramento. L'ho trovato diverso dai libri di Primo Levi, che pur ho amato. Il registro della Segre è ancor più personale e quindi immersivo. Caldamente raccomandato.

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    14/05/2020 05:11:57

    Volevo conoscere meglio la storia della Senatrice ed in questo libro ho trovato tutto e soprattutto tutto raccontato senza timore di scontentare o desiderio di compiacere qualcuno. Le persone ed i fatti vengono descritti con lucidità e disincanto. La lettura è scorrevole e piacevole. Lo consiglio, anche ai più giovani perché la deportazione e la prigionia vengono raccontati con delicatezza, in punta di penna, per non turbare ma contemporaneamente per non dimenticarne l’atrocità.

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    14/05/2020 05:09:08

    Il libro riporta la testimonianza di Liliana Segre, scritto insieme ad Enrico Mentana, di cui è senz'altro da apprezzare lo stile scorrevole e chiaro. Liliana Segre nasce in una rispettabile famiglia ebrea ben inserita nella società milanese degli anni 30-40. Orfana di madre, vivrà con l'amatissimo padre le conseguenze dell'applicazione delle leggi razziali ad appena 8 anni, la successiva carcerazione a San Vittore per poi essere deportata, con un viaggio di una settimana in un treno merci, ad Auschwitz. Nel lager rimarrà, a 13 anni, completamente sola. La lotta per la sopravvivenza continuerà anche dopo la liberazione dal Lager, infatti troverà la forza di portare la sua testimonianza solo dopo molti anni.

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    14/05/2020 05:05:54

    Anche se leggendo questo libro ho notato una certa somiglianza nella descrizione dei luoghi e delle situazioni al libro di Primo Levi "Se questo è un uomo", Liliana Segre ha avuto, senz'altro, il pregio di scriverlo da "donna" e, quindi, con sfumature diverse. Inoltre, contrariamente al libro di Levi, solo una parte del libro racconta il periodo nei campo di concentramento, mentre il resto racconta la sua vita prima e dopo la segregazione nel lager. Lettura consigliata anche per la scorrevolezza del testo.

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    14/05/2020 05:02:41

    il racconto di una vita che nessuno di noi vorrebbe vivere e che pochi avrebbero la forza di affrontare. una storia che scorre veloce, accompagnati nella lettura, nonostante la drammaticità degli eventi, dal rassicurante tono di voce della Segre. una storia che fa pensare e che, con buona pace di negazionisti e nostalgici, dovrebbe essere libro di testo in tutte le scuole, specie per le profonde quanto sofferte riflessioni dell'autrice.

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    14/05/2020 04:59:23

    Non servono presentazioni a questo libro. Sono drammaticamente sufficienti le parole di Liliana Segre: «Quel numero tatuato, 75190, lo porto con onore perché è la vergogna di chi lo ha fatto». C'è molto "dopo" in questo libro, dove Liliana Segre racconta di come la vicinanza del marito e dei tre figli l'abbiano, in qualche modo, difesa dai ricordi. Ma il male vissuto da bambina e da adolescente, le leggi razziali, il carcere, la deportazione, la morte del padre e dei nonni ad Auschwitz, i lavori forzati, la Marcia della morte, è tutto radicato nelle sue paure e nella depressione da cui è uscita dopo anni di silenzio, quando ha trovato la forza di condividere i suoi ricordi, affinché la memoria rimanga anche quando non ci saranno più testimoni diretti.

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    13/05/2020 21:00:04

    Letto d'un fiato, grazie alla scorrevolezza del testo. Lo stile dell'Autrice, mi ha rievocato lo stesso di "Se questo è un uomo" e de "La Tregua", dal momento che nella narrazione non si riscontrano parole di odio e vendetta nei confronti degli oppressori; così come nel modo di narrare di Primo Levi: non vengono utilizzati termini atti a sottolineare l'orrore, che in tal senso è già contenuto nella descrizione dei fatti: dalle rigide restrizioni subite prima della deportazione, fino alla liberazione (passando, ovviamente, per la fase dell'arresto, e quella della prigionia.) Alla fine del testo Liliana Segre sostiene di trovare insopportabile sentire parlare la lingua tedesca e che ancora oggi verso i tedeschi prova sentimenti orribili; questi sono gli unici due punti in cui calca la mano contro i carnefici.

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    13/05/2020 20:57:28

    Nel campo di concentramento il sentimento prevalente sarà quello di cercare di sopravvivere, pur sapendo che ogni secondo potrebbe essere l'ultimo. Ma anche una volta tornata a casa, dopo aver recuperato una condizione fisica accettabile, Liliana fatica a riabituarsi alla vita di tutti i giorni che le sembra troppo banale e piena di futili preoccupazioni, come quella dei nonni di trovarle un marito. Riesce a riprendersi solo quando troverà l'amore, per il marito prima e per i figli dopo. E, dopo decine di anni in cui è rimasta completamente in silenzio, trova la forza di parlare della sua esperienza, soprattutto ai giovani perché i testimoni diretti della Shoah sono pochissimi e la memoria di quest' immane tragedia deve essere mantenuta viva. Sempre.

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    13/05/2020 20:51:40

    Attraverso una scrittura semplice e lineare, Liliana Segre ci racconta la sua storia personale che l'ha portata a vivere una delle più grandi tragedie della storia. Il libro si divide in tre parti: la vita prima della deportazione, la prigionia e il lento ritorno alla normalità, che non potrà mai essere tale, dopo quello che la ragazza ha vissuto sulla sua pelle: la morte dell' amato padre e dei nonni e il trauma di un esperienza che non potrà mai essere dimenticata. Talvolta la Segre intervalla alla narrazione degli eventi alcune considerazioni che nella prima parte si traducono nell' incapacità di capire cosa stia succedendo: perché all' improvviso non può più andare a scuola, perché devono nascondersi e poi scappare, come mai vengono respinti dalla Svizzera da chi sapeva bene a quale destino li stavano condannando.

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    ila
    13/05/2020 20:48:59

    Un libro che dovrebbero leggere tutti , soprattutto molti ragazzi che si ritrovano a fare il saluto nazista senza sapere nemmeno cosa stiano facendo. Una testimonianza importante della catastrofe che è sono stati il nazismo e il fascismo. Nonostante i temi non certo leggeri , il libro si legge facilmente e velocemente. Consigliato .

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    13/05/2020 20:46:18

    Liliana Segre racconta senza retorica i suoi ricordi dai quali ha avuto la fortuna di essere stata protetta dall'amore di un uomo e dei figli. Ma ciò che ha vissuto è nelle paure, nel travaglio interiore, nella depressione da cui dopo tanti anni di silenzio è uscita rendendosi conto che l'Olocausto, mai rimosso o dimenticato, si ha il dovere di affrontarlo e condividerlo in modo che il racconto resti anche dopo che gli ultimi stanchi testimoni diretti non ci saranno più. Un'altra lettura per me necessaria.

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    13/05/2020 20:40:55

    Ormai conosciamo abbastanza l'orrore dell'olocausto. abbiamo letto e sentito tanto. La cosa che mi ha colpito in questo libro è stato il "dopo" racontato non da uno scrittore che ne ha sentito parlare ma da una persona che l'ha vissuto sulla propria pelle. Si sente tutta la sofferenza, tutta la lacerazione, tutto l'abisso che ha separato chi è tornato dall'orrore e chi, rimasto, ne ha sentito parlare e non vuole sapere. Immagino questa ragazzina, sconvolta, diventata un'altra persona dilaniata, "stuprata" dalla vita, a cui è stato tolto tutto, che si ritrova fra gente che si preoccupa solo di sapere se ha perso la verginità. Gente che ha voglia di feste, di ritrovare una normalità dopo la guerra. Povera piccola quanta sofferenza! Signora Segre, grazie, grazie del suo coraggio di raccontare. Possa la sua vita, la sua fatica essere utile a qualcuno.

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    13/05/2020 19:46:33

    É un bel libro scritto bene con il cuore, da leggere .

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    12/05/2020 12:54:16

    “Indifferenza. Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all'ombra di quella parola (…) perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore”. Una lettura imprescindibile: per il nostro passato, che serva da memoria e monito affinché non si ripeta più ciò che purtroppo è accaduto; e per immensa gratitudine verso una donna sopravvissuta a orrori indicibili, che è stata privata di tutto ma non del suo immenso coraggio.

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    12/05/2020 12:35:44

    Non mi interessava tanto leggere l'ennesimo racconto straziante di una reduce dai campi di sterminio, quanto piuttosto conoscere più a fondo le pagine tragiche della vita proprio di Liliana, una persona che io, nel mio piccolo, ammiro oltre ogni misura possibile. Avevo sentito spezzoni dei suoi racconti, letto qua e là del suo dolcissimo padre, ma mi mancava la visione d'insieme di quel che fu per lei l'annichilimento nazista. Pagine forti e intensissime, pervase però da quella lucidità e, non di rado, da quel sottile humour con i quali siamo felicemente abituati a sentirla parlare. E starei ad ascoltarla per ore.

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    12/05/2020 09:10:55

    Si tratta un libro che non può mancare all'interno della propria libreria. Credo che sia davvero indispensabile leggere questa preziosa testimonianza di Liliana Segre.

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    11/05/2020 18:05:31

    Liliana Segre non è mai cruda, racconta le pagine più buie della nostra storia con una delicatezza straordinaria. Parola per parola accompagna il lettore in un viaggio nel tempo e a sentirci un po' tutti quella bambina strappata alla sua vita e ai vestiti con il colletto bianco per sprofondare nella dimensione del dolore e delle atrocità

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    11/05/2020 13:57:56

    Un libro che tutti dovrebbero leggere, per conoscere il passato da chi ha pagato sulla sua pelle le nefandezze della Shoah. Solo conoscendo il passato si può evitare che certe cose non succedano più. Più che consigliato

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    11/05/2020 13:07:44

    non si può non leggerlo scritto molto bene con il cuore di una grande donna che commuove con la verità della sua storia di bambina scritto molto bene

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    11/05/2020 10:47:11

    Un libro emozionante, che mi ha fatto commuovere più volte e che farei leggere a scuola. La lettura è scorrevole, anche troppo perché una volta iniziato, non si riesce più a smettere di leggere e sembra che scorra via troppo in fretta. La storia della signora Segre, della sua famiglia, del suo meraviglioso papà, in cui ho visto mio padre, del coraggio e della resistenza, della guerra e degli orrori nei lager. La signora Segre sfata anche alcuni miti, con dovizia di particolari, racconta la verità nuda e cruda e la sua vita prima e dopo i campi di concentramento. Dobbiamo farci portatori della sua storia, perché non muoia mai, perché non dimentichi nessuno, perché non accada mai più. Splendida ed accurata l'introduzione di Enrico Mentana, che ho particolarmente apprezzato. Nota di merito per il prezzo, estremamente conveniente e per la copertina che è molto significativa

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