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Sergio Romano

Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Edizione: 3
Anno edizione: 2002
Pagine: 240 p. , Rilegato
  • EAN: 9788830418516

«Un galantuomo non dovrebbe né giustificarsi né lamentarsi». Fedele a questo motto inglese citato nella premessa del volume, Sergio Romano ha scritto un libro che racconta gli avvenimenti di un secolo prendendo spunto dai ricordi della sua vita personale ma senza indulgere in avvenimenti della sfera privata. Niente confessioni dunque, niente «amori, malattie, crisi esistenziali, vizi e virtù private» ma – come scrive l'autore - «solo quella parte della mia vita che è strettamente necessaria al racconto delle vicende di cui sono stato direttamente o indirettamente testimone». Ecco allora dipanarsi lungo i venti capitoli, una lunga processione di figure e avvenimenti che Sergio Romano cita e racconta con la chiarezza, la lucidità di giudizio e la proprietà di stile dell'esperto opinionista. Il volume compie un percorso lungo tutto il Novecento: a partire dagli anni Venti, con la rievocazione dell'Italia del periodo fascista attraverso i racconti e gli episodi di vita familiare, fino al recente passato e allo scandalo di Tangentopoli. Naturalmente il racconto non interessa solo la storia di casa nostra: grazie alla sua lunga carriera giornalistica e diplomatica, Sergio Romano è stato osservatore attento e privilegiato dei fatti internazionali dalle più importanti città del mondo: Londra, Parigi, Praga, Pechino, Mosca, le metropoli americane. Da queste "finestre sul mondo" partono le memorie di un "conservatore" capace di descrivere uomini e cosa senza quei «compiacimenti, di stile e di merito che sono spesso l'anticamera dell'indulgenza (in particolare verso se stessi)». Unica eccezione a questa linea l'autoritratto politico disegnato con acume ed eleganza nel capitolo finale intitolato Confessione.

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    Vittorio Tauber

    31/08/2004 20.10.43

    Romano spazza via i vaniloqui e i luoghi comuni di coloro per i quali essere conservatore è sinonimo di temere il cambiamento. Per Romano, che usa il termine in chiave rivendicativa e polemica, per épater les bourgeois, essere consrvatore significa non abbandonarsi alla pigrizia mentale dei pregiudizi, non credere in un senso manifesto della storia, rivedere criticamente idee consolidate, smascherare la malafede di chi si crede sempre in buona fede e dalla parte giusta. Sì, abbiamo assolutamente bisogno di conservatori, intesi nel senso di Romano sono i pochi uomini col senso delle istituzioni e della cultura che abbiamo, peccato solo che in Italia siano una risorsa rara, avversati anche da chi si ritiene conservatore e in realtà è solo furbo o reazionario.

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    Giulio

    29/04/2003 16.03.37

    memorie del più grande, vero conservatore italiano.

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    Andrea

    03/07/2002 22.15.06

    Il libro de qua inizia in modo forse un pò slegato, con il racconto di episodi di cui si ha difficoltà a cogliere l'importanza e il filo conduttore. Proseguendo nella lettura, tuttavia emerge come sempre la straordinaria dote di sintesi propria dell'autore. Splendida è la lettura comparata degli avvenimenti del "68" che Romano tratteggia dal suo osservatorio parigino. Notevole è poi la capacità nell'evidenziare le origini lontane dei vizi di oggi. Amare le pagini sulla conclusione del periodo moscovita dove l'autore sembra cercare rivincita. Interessantissima è poi l'ultima parte, forse quella in cui emerge maggiormente l'aspetto personale del libro. L'autore vi tratteggia la propria idea di conservatore. Il pregio come sempre è il coraggio di dire cose scomode, ma spesso di tutta verità: "...ho l'impressione che i conservatori liberali siano oggi più modernizzatori di molti sindacalisti, ambientalisti e cattolici di sinistra." In conclusione un libro forse non dei più brillanti dell'Ambasciatore, ma senza dubbio utile e interessante.

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    Marco

    08/06/2002 10.30.18

    Se ci devono essere i conservatori a tutto tondo, meglio che siano come Romano, cioè di media intelligenza e non del tutto sciocchi, cioè anche capaci di autoironia, e non rancorosi come la maggior parte dei conservator. Ma ci devono proprio essere i conservatori, cioè coloro che vorrebbero l'impossbile cosa di mantenere il mondo fermo in quanto adatto al loro tipo di vita? E che ne sa del mondo dei più questo signore che ha sempre visto il mondo da "finestre" dei piani alti? Sa che lui ha guardato. Ma se lo è mai chiesto da dove e che cosa stava guardando?

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