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Memorie - madame de Staal-Delaunay - copertina
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Memorie

Descrizione


Negli anni dorati del "Roi Soleil", il castello di Sceaux, alle porte di Parigi, sfida per magnificenza e mondanità la stessa Versailles. Vi tiene corte la duchessa del Maine, figlia del gran Condé, ambiziosa tutrice delle fortune dinastiche del marito, nato dalla relazione di Luigi XIV con Madame de Montespan. A Sceaux vive, testimone e complice, ancella devota e osservatrice, Rose Delaunay, che un tardivo matrimonio di convenienza trasformerà in Madame de Staal. Nelle "Memorie" complotti e spie, segreti, carrozze a doppio fondo, messaggi cifrati e confessioni estorte vivono come in un grande teatro del quale la Delaunay regge le fila.
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Dettagli

1995
13 settembre 1995
360 p.
9788845911361

Voce della critica


recensione di Merlino, G., L'Indice 1996, n. 1

Rose Delaunay (1648-1750), diventata molto tardi e per via di matrimonio baronessa de Staal, ebbe un perfetto destino anti-romanzesco. Nata povera e a stento borghese - così cominciano le sue "Memorie" -, fu allevata e istruita principescamente in conventi governati da donne nobili e colte, ma le toccò scoprire, poi, una volta nel mondo, di "essere meno di niente" e che "niente le apparteneva".
Dopo uno strepitoso racconto della ricerca di un lavoro nella Parigi aristocratica di fine Seicento - sballottata tra duchesse distratte o tiranniche o eccentriche -, e dopo quello dell'assunzione della Delaunay, come cameriera, alla corte di Sceaux, presso la duchessa del Maine - una Condé nana, imperiosa e instancabile andata sposa al duca del Maine, bastardo legittimato di Luigi XIV e della Montespan, e stupendamente descritta dalla Palatina, in modo ostile, e dalla stessa Delaunay, in modo leale ma lucido - le Memorie di Mme de Staal proseguono con il racconto della sua vita in quella corte piccola ma effervescente, vera "galera del bello spirito".
La Delaunay vive in un entre-deux: non appartiene al mondo aristocratico e glielo si fa notare spesso, perché in fondo è una cameriera; ma non appartiene al mondo servile, perché il suo cuore e il suo merito la innalzano ben al di sopra della condizione impostale. Questa è, per lei, una condanna al silenzio o, il che è quasi lo stesso, una condanna a una lingua straniera: la lingua della sottomissione. Dal desiderio di parlare, infine, la propria lingua nascono queste Memorie.
Ma Mme de Staal vive in un entre-deux anche in un altro senso. Come ha scritto Marc Fumaroli, in queste "Memorie" si condensa l'esperienza religiosa e morale della seconda metà del XVII secolo e, con essa, l'inflessibile introspezione e l'intrepidezza nel fare i conti con la propria vita, lontano da ogni tentazione romanzesca. Queste "Memorie", scritte con tutta l'eleganza dello stile medio - uno stile familiare ma sostenuto -, testimoniano anche della grande qualità raggiunta dalla prosa francese dell'età classica.
Sainte-Beuve, in un bel ritratto dedicato alla Delaunay, scrive che con lei si inaugurano il tono e lo stile delle donne del XVIII secolo; un secolo che comincia con Mme de Staal e si conclude con Mme de Staël.
In queste Memorie, che stanno tra le illusioni presto perdute e la fatica dell'infinito intrattenimento mondano, campeggia l'episodio della risibile congiura filospagnola tentata dai duchi del Maine contro il Reggente e poi fallita. E campeggia, su tutto, la pausa felice, e propizia all'amore, dovuta alla reclusione di Mme de Staal nella Bastiglia, quale fedele servente della duchessa cospiratrice. Rousseau aveva invocato la "reclusione perpetua" come preambolo alla felicità; Stendhal, quella stessa felicità della prigionia la attribuirà a Fabrizio del Dongo nella "Certosa di Parma", e Rose Delaunay l'aveva, a suo modo, già raccontata. La traduzione, l'introduzione e la cura di Daria Galateria sono impeccabili, acute ed esaurienti.

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