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Anno edizione: 2019
Anno edizione: 1995
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recensione di Merlino, G., L'Indice 1996, n. 1
Rose Delaunay (1648-1750), diventata molto tardi e per via di matrimonio baronessa de Staal, ebbe un perfetto destino anti-romanzesco. Nata povera e a stento borghese - così cominciano le sue "Memorie" -, fu allevata e istruita principescamente in conventi governati da donne nobili e colte, ma le toccò scoprire, poi, una volta nel mondo, di "essere meno di niente" e che "niente le apparteneva".
Dopo uno strepitoso racconto della ricerca di un lavoro nella Parigi aristocratica di fine Seicento - sballottata tra duchesse distratte o tiranniche o eccentriche -, e dopo quello dell'assunzione della Delaunay, come cameriera, alla corte di Sceaux, presso la duchessa del Maine - una Condé nana, imperiosa e instancabile andata sposa al duca del Maine, bastardo legittimato di Luigi XIV e della Montespan, e stupendamente descritta dalla Palatina, in modo ostile, e dalla stessa Delaunay, in modo leale ma lucido - le Memorie di Mme de Staal proseguono con il racconto della sua vita in quella corte piccola ma effervescente, vera "galera del bello spirito".
La Delaunay vive in un entre-deux: non appartiene al mondo aristocratico e glielo si fa notare spesso, perché in fondo è una cameriera; ma non appartiene al mondo servile, perché il suo cuore e il suo merito la innalzano ben al di sopra della condizione impostale. Questa è, per lei, una condanna al silenzio o, il che è quasi lo stesso, una condanna a una lingua straniera: la lingua della sottomissione. Dal desiderio di parlare, infine, la propria lingua nascono queste Memorie.
Ma Mme de Staal vive in un entre-deux anche in un altro senso. Come ha scritto Marc Fumaroli, in queste "Memorie" si condensa l'esperienza religiosa e morale della seconda metà del XVII secolo e, con essa, l'inflessibile introspezione e l'intrepidezza nel fare i conti con la propria vita, lontano da ogni tentazione romanzesca. Queste "Memorie", scritte con tutta l'eleganza dello stile medio - uno stile familiare ma sostenuto -, testimoniano anche della grande qualità raggiunta dalla prosa francese dell'età classica.
Sainte-Beuve, in un bel ritratto dedicato alla Delaunay, scrive che con lei si inaugurano il tono e lo stile delle donne del XVIII secolo; un secolo che comincia con Mme de Staal e si conclude con Mme de Staël.
In queste Memorie, che stanno tra le illusioni presto perdute e la fatica dell'infinito intrattenimento mondano, campeggia l'episodio della risibile congiura filospagnola tentata dai duchi del Maine contro il Reggente e poi fallita. E campeggia, su tutto, la pausa felice, e propizia all'amore, dovuta alla reclusione di Mme de Staal nella Bastiglia, quale fedele servente della duchessa cospiratrice. Rousseau aveva invocato la "reclusione perpetua" come preambolo alla felicità; Stendhal, quella stessa felicità della prigionia la attribuirà a Fabrizio del Dongo nella "Certosa di Parma", e Rose Delaunay l'aveva, a suo modo, già raccontata. La traduzione, l'introduzione e la cura di Daria Galateria sono impeccabili, acute ed esaurienti.
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