Curatore: M. Materassi
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 5 settembre 2007
Pagine: 231 p., Brossura
  • EAN: 9788845921896
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Descrizione
"La struttura e lo stile di 'Mentre morivo' esercitano un fascino, a volte esasperante, soltanto se il lettore accetta la sfida di mettere in atto tutta la sua disponibilità percettiva. Bisogna cogliere insieme l'assurdo, il comico, il simbolico, l'inconcluso, la ridicolaggine che incombe sulla tragedia, l'enigma, che non si risolve" (Alfredo Giuliani).

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Recensioni dei clienti

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    Scri

    23/09/2018 21:49:00

    Il romanzo, edito da Adelphi, narra di una vita triste e complicata da affrontare alla prima lettura, ma che dopo alcune guide magari online risulta essere davvero affascinante. Va detto che questo romanzo è molto differente dalla maggior parte dei romanzi in circolazione. Se preferisci qualcosa di unico e stimolante, certamente ti consiglio questo libro. Se invece cerchi qaulcosa per rilassarti e solo intratteneri, allora non lo consiglio minimamente. Esattamente come per Omero o Dante, devi essere conscio di cosa stai leggendo quando ti appresti a Faulkner. Sicuramente è un testo che segna, anche nel profondo, a seconda di come lo si legge.

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    Daniela

    22/09/2018 18:04:18

    Un libro impegnativo, da leggere al momento giusto. La speranza, l'amore, la morte, il destino e il dolore: in poche pagine è condensato tutto. Decisamente da leggere. “Mi ricordavo di mio padre che diceva sempre che la ragione per cui si viveva era per prepararsi a restare morti per tanto tempo.”

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    Emanuela

    17/09/2018 21:30:46

    Dal punto di vista della trama Mentre morivo è un romanzo semplice, ciò che ho trovato di strabiliante in questo romanzo – dall’alto della mia umile prima lettura – sono lo stile dell’autore e la struttura stessa del romanzo. Questo si divide in diversi capitoli che vedono come voce narrante vari personaggi, oltre che quelli della famiglia Bundren. Ognuno di loro racconta la storia dal suo personale punto di vista, che viene poi reso da Faulkner sulla pagina attraverso il flusso di coscienza. Detto ciò diventa comprensibile l’iniziale senso di spaesamento che il lettore prova leggendo il romanzo e cercando di capire l’intreccio di base. Dopo di che la storia ingrana e va avanti lasciando dietro sé mille metafore, significati nascosti, dubbi e segreti che forse non saranno svelati nemmeno dopo aver girato l’ultima pagina, o probabilmente starà al lettore decidere quest’ultima cosa. Infatti Mentre morivo non è un romanzo che va cominciato con leggerezza, ma piuttosto va affrontato con la consapevolezza che tutto ciò che va capito sta oltre la parola utilizzata da Faulkner e che tutta la bellezza sta nel cercare di comprendere gli intrighi e le verità attraverso i pensieri più o meno chiari dei narratori interni.

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    Annamaria

    17/09/2018 19:47:50

    Pensavo di impiegare molto più tempo nella lettura di questo romanzo ed, invece, nel giro di due giorni l'ho terminato e non so dire neanche io come sia successo. Faulkner mi ha completamente attratta a sé con i suoi personaggi, le parole vomitate come se fossero proiettili da sparare contro una vita maledetta, quella bara costruita davanti alla finestra di una donna desiderosa di una morte decorosa, la poca dignità attribuita ad una salma che diventa quasi una "cosa" di cui sbarazzarsi e quello stile che lascia trapelare una sofferenza ironica ed ingiusta. "Mentre morivo" è una sfida da accettare, perché per comprendere veramente questo capolavoro non si può restare in superficie, non ci si può aggrappare alle parole e pensare di averle intese tutte, ma bisogna scavare in fondo, tra il detto e il non detto, tra il sospetto e la verità, perché è lì che Falkner vuole spingerci ed è proprio lì che si trova la magia più pura di questo romanzo.

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    Erminia Capone

    04/08/2018 12:02:14

    Dissacrante,scarna,dissuadente. Una scrittura che infrange tutte le regole. Anticipatrice dei flussi di coscienza,del racconto impersonale,di Joyce,Camus e Beckett. Debitrice della tragedia greca, di cui ripropone il páthos,ma in chiave grottesca, che si serve di un coro che- monofonico-, inadatto a solennizzare, stigmatizza. Sagace, chiosa i tratti,minimamente evidenziati,dei suoi personaggi,che si presentano da soli,attraverso monologhi dove la punteggiatura e la sintassi non trovano spazio,inutili orpelli di un luogo inasprito da conati di pensieri sciolti. Un coro di voci uniche, dissonante,discorde,generato da molteplici irruzioni nei rari momenti di azione,a sconvolgerne il ritmo, lento. Perché 'Mentre morivo', non è un romanzo,non è una tragedia e non è nemmeno una novella. Semplicemente non è.Si sottrae a qualsiasi genere,contenendoli tutti, al contempo. Una saga familiare,una storia semplice, paradossalmente lineare:il resto della famiglia che trasporta il cadavere della madre a Jefferson. Un viaggio grottesco,ai limiti dell'assurdo. Anime sgangherate,reiette della società,che attraversano la contea su di un carro precario,con sopra la bara, costruita nottetempo,sgangherata anch'essa. Madre,spettatrice silente, di una famiglia incompiuta che in comune ha solo il sangue,e nemmeno. Un nucleo disomogeneo,disavvezzo ai sentimenti,sprezzante dei legami di un sangue che non è neanche condiviso. La sua morte:un imprevisto di cui disfarsi presto,se non fosse per la sequela inattesa di imprevisti che si frappongono al viaggio. Un viaggio scombussolato, alla volta della terra natìa,del punto di origine dell'unico personaggio che,in un flusso di coscienza magistrale,declina il compiacimento dell'atto sessuale sviscerato d'improvviso.Morta,è l'unica a trasmettere vita, sciorinando,in un monologo strepitosamente femminista,di essere stata fedifraga,compiaciuta. Ed è qui l'incesto,è qui il legame con la tragedia greca. Ma questi,non sono degni di catarsi.

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    MPP

    12/06/2018 19:24:59

    Quante volte avrete detto BASTA, ora lo butto via, anch'io l'ho fatto e pensato lungo tutta la lettura del romanzo. Solo se si arriva all'ultima riga dell'ultima pagina si comprende la bellezza e la necessità di tutto questo. La poesia che "conquista il cuore".

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    ALEX

    05/04/2018 11:56:13

    libro non immediato e scrittore scorbutico, quasi sembra faccia di tutto per allontanare il lettore dal suo scritto. tale scritto che fa la sua fortuna, ma che risulta apparentemente sconclusionato, a volte ostico e anche sprezzante. sono del parere che questo libro vada letto.

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    lawhite

    18/01/2018 10:56:13

    Assolutamente da leggere, uno stile narrativo unico, incalzante e capace di stampare nella mente istantanee nitidissime.

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    Silvana S.

    03/09/2017 16:05:19

    Mi pare di vederlo Faulkner, con i suoi personaggi dentro alla testa. Notte e giorno. Sempre in movimento. E poi, eccoli diventare voci narranti. Ed ognuno di loro si muove con una voce propria, caratterizzando i vari personaggi, mentre la storia cresce e il grottesco avanza, inesorabilmente. Si osserva, si ride. Si sente, ad immedesimarsi bene, un certo olezzo. Si pensa anche. Un CAPOLAVORO.

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    Marcello

    20/02/2017 12:25:48

    Mi sembra di vedere Faulkner mentre ride pensando al lettore che cerca disperatamente un riferimento per seguire almeno uno dei deliranti personaggi che le prime pagine introducono, utilizzando un liguaggio quasi analfabeta. Poi viene premiata la perseveranza, mediante lo spettacolo mostrato dal lento apparire dalla palude delle campagne americane, dei memorabili ed inimitabili disperati fi Faulkner.

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    Giuseppe Russo

    28/11/2016 08:51:18

    Romanzo polifonico, ma sarebbe più esatto dire: a focalizzazione variabile. La molteplicità dei punti di vista intorno allo sviluppo di pochi, ancestrali, mostruosi avvenimenti, ha un obiettivo abbastanza preciso: enfatizzare i comportamenti estremi di questi personaggi con la pluralità di registri linguistici, non essendo possibile insistere abbastanza sul loro primitivismo limitandosi al solo punto di vista del narratore onnisciente, che infatti qui è superfluo. Siamo nel 1929-1930 e Faulkner ha ormai quasi trovato la sua strada, ma sembra averne ancora timore.

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    gabril

    22/09/2016 17:46:35

    Mentre leggevo...pensavo a Joyce e a tutta la sperimentazione linguistica del postmoderno, pensavo a Verga, ai Malavoglia, ovvero l'invenzione dell'impersonalità, pensavo alla fatica di capire, di sapere dove Faulkner va a parare, alla costruzione corale e monologante...alla lettura stringente, circolare, in ascesa; pensavo alla voce della letteratura ovvero il linguaggio proprio dell'autore, ricercatissimo, elaborato, per nulla voce contadina o elementare ...ma allo stesso tempo, magicamente...sì, la voce stessa, sapiente e strampalata di Darl, ottusa e monocorde di Anse Bundren, dolente e consapevole della morente Addie, ingenua e tenace di Dewey Dell, scontrosa e aggressiva di Jewel, incantata e onirica del piccolo Vandarman, devota e obbediente al destino di Cash. E pensavo che la storia stessa, con la sua potenza simbolica e visionaria, la sua trama elementare un po'alla volta mi aveva preso, piegato e vinto. Straordinariamente e per quella magia implicita al linguaggio narrativo. E tuttavia "pensavo a come le parole vanno su dritte in una linea sottile, rapida e innocua, e a come sia terribile che il fare proceda lungo la terra, rimanendoci aggrappato..." e a come solo nella letteratura il dire e il fare perfettamente sappiano coincidere in modo che nel bene e nel male l'equilibrio sia sempre e sempre sarà perfetto.

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    Lina

    16/11/2013 20:19:51

    né "lettura ostica" né capolavoro: semplicemente un buon libro, niente di più.

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    Shifrapua

    14/11/2013 15:19:20

    Forse troppo simbolico, esibisce un'opacità correlativa non a un difetto di visibilità strutturale, quanto piuttosto alle condizioni di intransitività formali. Romanzo summa, che richiede lettori capaci di fondare una nuova gnoseologia della lettura.

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    fra_paga

    29/01/2013 18:21:09

    Sapevo che la lettura sarebbe stata ostica, ed infatti così è stato. Credevo che fosse un bel libro, ma mi sbagliavo; o per lo meno ero pessimista: questo è un CAPOLAVORO! Un capoolavoro che ti insegna a capirlo mentre percorri le sue pagine, all'inizio difficilmente comprensibili, poi piano piano illuminanti. Una saga familiare raccontata nei piccoli gesti in una vicenda che percorre poche ore, pochi giorni ma che racchiude in sè tutta la vita di più generazioni e addirittura dell'umanità intera. Come da suggerimento sul retro della copertina, bisogna lasciarsi esasperare dalla struttura del libro e mettere in gioco tutte le proprie percezioni dei sensi per potersi immergere nel mondo crudo, grottesco, selvaggio che Faulkner descrive con sapiente maestria ma che a poco poco riconosceremo essere nient'altro che la vita di ognuno di noi. VOTO: 9,5 STREPITOSO!

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    guglielmo aprile

    04/08/2012 14:43:27

    Torme di sbandati, soli o in gruppo, che vagano come spettri per le praterie: vuote solitudini assolate, ogni tanto una tappa in un villaggio, solcate da queste anime in cerca, che fuggono un disastro indefinito lasciato alle spalle, o dirette non si sa dove, in una corsa cieca, folle... Rappresenta i luoghi (una baracca di legno, storta e abbandonata al sole), in modo da farti presagire che ad essi è collegato qualcosa di brutto che sta per accadere; è attento ai dettagli e li carica di allucinata forza simbolica: il rumore di una sega, ossessivo e stridente e monotono; gli occhi sbarrati dei muli prima di annegare, le acque dai riflessi grigi che si piegano in vortici sul fiume che devono guadare... Dà un'anima agli ambienti e agli oggetti: sordida e bieca, come quella dei personaggi: è realista, perchè racconta l'uomo senza veli, senza volerlo far sembrare migliore di quel che è: nei suoi egoismo e insensibilità. Figure ed eventi che campeggiano in una luce funerea, come gesti di un rituale arcaico: luce cruda, densa, solitaria (il giallo domina). Descrizioni fisiche espressionistiche, stravolte, grottesche: riflettono la disumanità, lo squallore intimo nella bruttura dei volti. Anime grette, anche per la scarsa generosità con cui la vita le ha trattate, chiuse in una ferocia disillusa: gente scontrosa, litigiosa: americani retrogradi della provincia, sempre a imprecare e a insultarsi, incapaci di slanci, di sentimenti puliti, fraterni; e spesso la durezza di cuore dei loro caratteri spigolosi si associa alla maldicenza, a una religiosità di facciata, a un ipocrita giudicare gli altri in nome di un Dio tirato in ballo ogni tre parole quando parlano... Non c'è una voce narrante staccata e al di sopra della storia: se la sobbarcano i personaggi ciascuno in un capitolo, frantumandola, identificandosi a turno con essa; lo stesso fatto è narrato più volte, dall'angolazione di ogni personaggio, secondo visuali sempre diverse, in un intrico che a volte disorienta

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    Maria Luisa Valeri

    06/01/2012 12:50:11

    Non c'è spazio per l' American dream nell'opera di Faulkner, ma il suo stile geniale e quella sottilissima ed elegante ironia sanno rendere affascinanti anche personaggi e situazioni presentati con il massimo della ruvidità. Un testo unico nel suo genere.

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    by Ax

    28/03/2011 22:57:27

    Faulkner gioca di rapina. Lo fa con i pensieri dei protagonisti, scatta istantanee, riprende fiato, li inanella alla storia e continua per la sua strada; il tutto in un attimo congelato tra queste duecento pagine. E io lì in mezzo, a chiedermi cosa ha arrestato il tempo e mi ha colpito e spostato di lato per farsi largo. Io sono io e voglio capire, lui scrive ma io voglio capire, ho pagato! Tu sei niente, conti zero, le storie sono le sue. Le sue. Ma voglio capire! Allora fa' il favore di startene a casa, al caldo. Senti il tempo, piuttosto, sii fratello di Carl e piangi Addie a modo tuo, parti con loro, non fermarti a capire che non hai capito nulla perché non c'è niente da capire. Parti, diventa pensiero.

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    LaMelaMarcia

    03/01/2011 11:54:57

    Se esistesse un Olimpo degli Scrittori, William Faulkner avrebbe di certo il suo posto. La storia prende forma attraverso i monologhi dei protagonisti. L'infinità dei dettagli crea immagini potenti, che s'imprimono con forza nella mente. Le pagine diventano quadri, fotografie. Sentimenti, emozioni trapelano da ogni frase. Niente è lasciato al caso, tutto è simbolo. Cash il falegname, che ha il compito, assegnatogli dalla madre morente, di costruirle la bara sotto gli occhi. Darl, il folle. Jewel, legato alla madre da un rapporto di amore e odio. Dewey Dell, l'unica figlia femmina. Vardaman, il piccolo innocente, travolto dagli eventi. Anse, il marito contadino, che pur di mantenere la promessa fatta alla moglie di seppellirla tra i suoi parenti nel luogo in cui è nata, intraprende quel viaggio che diventerà poi un Odissea. Addie, cui tutto accade mentre moriva. La carovana di questi personaggi sembra spinta dall'affetto reciproco e dall'amore per la madre. Poveri, sporchi, egoisti: questo è quel che sono in realtà. Il viaggio per seppellire Addie diventa un viaggio dentro ognuno di loro, nei loro segreti, nelle loro inconfessabili passioni, nelle loro ciniche ambizioni. Mentre morivo è un bellissimo romanzo, drammatico e comico assieme, che può essere apprezzato solo se ci si appresta alla lettura con pazienza e concentrazione. Quasi un cubo di Rubik che, se compreso nelle sue molteplici sfaccettature, regala tanto e non si dimentica.

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    francesco

    17/05/2010 22:41:40

    profeta del non senso ,della narrazione avvolta da una serie infinita di figure retoriche,preferisco personalmente tolstoj,dostoevskij e dickens,se non cronin, addirittura,quindi trovo che sia inutile leggere faulkner.la tecnica e' molto semplice,per il lettore scorre un fiume di tempo,tutto diviene,per lo scrittore tutto rimane fermo e concentrato,racchiuso e speso in uno scorcio insignificante,forse una frazione-atomo di secondo,che contiene il libro...tutto cio' in corrispondenza delle ore trascorse a meditare il suo scritto,chiedendosi cosa sarebbe meglio per un uomo ,se avere le radici di un tronco o le gambe,o se per un albero sia meglio avere le gambe piuttosto delle radici,a porsi interrogativi sulla natura dell'essere,se si e' o non si e' sapendo di non essere o non sapendo di essere o non essere tutto sommato si finisca con l'essere qualcosa;privo di senso.

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