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Klaus Mann

Traduttore: F. Ferrari, M. Zapparoli
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: IX-300 p. , Brossura
  • EAN: 9788807821875
Quando nel 1981 apparve nelle librerie della Repubblica federale tedesca, Mephisto fu accolto con grande curiosità, forse anche perché la sua pubblicazione era in un certo senso un esordio. Il testo era stato scritto in effetti molti anni prima, nel 1936, durante l'esilio dell'autore in Svizzera e nello stesso anno era uscito presso una casa editrice di Amsterdam. Riedito nel 1956 nella Repubblica democratica tedesca, fu vietato però in quella federale anche dopo la morte dell'attore Gustav Gründgens, alla cui biografia il romanzo si ispira, fino appunto al 1981, quando divenne un vero e proprio caso letterario. Censurato come romanzo che dietro una costruzione "a chiave" celava un'intenzione esplicitamente vendicativa, Mephisto rimase dunque per molti anni solo alla portata della Germania al di là della cortina di ferro, descrivendo così, dall'esilio alla memoria divisa, una parabola che rispecchia esemplarmente le lacerazioni della storia tedesca.
Coniugando la tradizione del cosiddetto "romanzo dell'artista" – una tradizione anche familiare visto che Klaus è figlio di Thomas – con quella del romanzo realistico e politico della letteratura dell'esilio, Mephisto racconta la carriera di un attore che pur di ottenere il successo tradisce i suoi ideali, scende a patti con il Terzo Reich e ne diventa non solo un suddito fedele, ma un eroico protagonista. Per questo suo abilissimo affresco della società tedesca tra gli anni venti e trenta, dalla Repubblica di Weimar all'ascesa del nazionalsocialismo, Klaus Mann rinuncia però a tinte fosche e a toni accusatori e opta per un umorismo secco e talvolta feroce, realizzando una fra le più riuscite – e divertenti – satire della società e della cultura durante il nazismo. Scritto nel periodo in cui ormai era svanita fra gli esuli ogni speranza che il regime potesse giungere a una rapida fine, Mephisto, se da una parte riflette l'impotenza di fronte all'arroganza di un potere che appare impunemente schiacciare i suoi avversi, dall'altra ne descrive con acume la ridicola grossolanità la sua volgarità, le tecniche e i riti di affiliazione e propaganda.
Ma Mephisto è anche la vicenda esemplare della corruzione di un intellettuale, la parabola di un'ascesa al successo con parallela e consapevole discesa negli abissi. E come si poteva descrivere più felicemente un simile destino se non scegliendo un grande interprete del Mephisto faustiano? Eppure è proprio questo il problema che poi ha tanto inciso sulla ricezione del romanzo: la storia del protagonista Höfgens non è frutto della fantasia di Klaus Mann, ma ricalca esplicitamente, persino in minimi, quasi intimi dettagli, le tappe della biografia di Gustav Gründgens, un tempo non solo amico di Klaus ma anche suo ex cognato, marito dell'amatissima sorella Erika, che, partito come attore e intellettuale di sinistra, durante la dittatura riesce a scalare il potere fino a diventare direttore del teatro nazionale e poi consigliere di stato.
Klaus Mann, nato nel 1906, aveva già alle sue spalle una notevole collezione di romanzi, racconti, drammi, diari di viaggio e saggi vari quando scrisse Mephisto. All'uscita del romanzo tenne a chiarire che a lui, della vicenda del protagonista, interessava esclusivamente la dimensione simbolica e universale della figura del carrierista intellettuale venduto a un regime sanguinario, nel tentativo, dunque, di indicare ai lettori un'interpretazione che non fosse esclusivamente quella a chiave. Ma servì a poco. Fin dal primo momento gran parte della critica si lanciò in una corsa all'identificazione dei vari personaggi, molti dei quali in verità immediatamente riconoscibili, a cominciare da Goebbels e Himmler.
Dopo la guerra Gründgens riprese il suo lavoro di attore, tornò a essere direttore di vari teatri e ottenne persino importanti onorificenze da parte del nuovo stato federale.
Klaus Mann continuò a essere uno scrittore vario e prolifico, ma non riuscì a ricevere i riconoscimenti che avrebbe desiderato né, come abbiamo detto, a pubblicare il Mephisto. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in uno stato di precarietà economica e psicologica, cambiando spesso residenza tra l'America, la Francia e la Svizzera e non tornò più in Germania. Morì nel 1949 a Cannes, dopo aver ingerito una dose eccessiva di barbiturici.
  Paola Albarella

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    gianni

    08/08/2016 15.04.33

    Farsa più che dramma su una maschera, l'attore per tutte le stagioni Hendrik Hoefgen, che si piega in maniera più patetica che proterva, coprendosi di ridicolo più che attrarre l'ostilità del lettore, al giogo del potere, pur di fare carriera ad ogni costo. Bellissime le pagine di scherno e di sarcasmo sui gerarchi nazisti e sulla pletora di servitori che gli si fa attorno. Si intravedono profezie su un futuro fosco di autodistruzione della Germania (il libro è del 1936). Il capolavoro insuperabile sulla catastrofe tedesca, tuttavia, rimane il Doctor Faustus del più celebre padre Thomas.

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    Patroclo

    14/02/2010 19.02.12

    al di lá di quello che ha detto Mann a posteriori, questo é un romanzo a tesi, a Mann interessa dimostrare piú che mostrare, e non essendo un grandissimo scrittore deve descrivere piuttosto che alludere, ecco che allora il romanzo ha piuttosto la natura di un documento storico, comunque riuscito e interessante ma non toccato dal genio; ottime comunque le caratterizzazioni dei personaggi e godibile i ritratti dei big del nazismo

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    Sentenza

    01/02/2007 13.17.26

    devo dire, in parziale rettifica, rispetto a quanto leggo nei due commenti che precedono questo mio, che Klaus Mann sottolinea che: "tutti i personaggi di questo libro rappresentano tipi, non sono ritratti.. non mi interessava narrare la storia di un uomo in particolare". Klaus ricusa l'interpretazione subito manifesta, secondo la quale il suo Hofgen/Mephisto sarebbe il ritratto di"un attore che attualmente gode di particolare successo in Germania" e continua con forza: "sono dunque caduto così in basso da mettermi a scrivere romanzi su personaggi della mia vita privata?.. il mio Mephisto non è questo o quest'altro. in esso si intrecciano più tratti. non è una fotografia, è un simbolo" chiarito questo, ciò che mi colpisce a parte tutto ciò che si è detto, è l'analisi del rapporto Arte-Potere. Hofgen, comunista, lascia che tutto si sgretoli attorno a sè, la sua dottrina così come i suoi affetti - talvolta colpevoli di aver la pelle nera - senza muovere un dito. il suo proposito di combattere il regime dall'interno è in realtà vacuo. sa di essere accerchiato. con una parola, un'espressione fuori luogo può firmare la sua condanna a morte. si fa sempre più conciliante nei riguardi del regime. il successo e la ricchezza sono sporcati dalla svolta criminale a cui arriva gradatamente, in maniera in parte coatta, in uno stato di torpore della ragione e dei sensi. barlumi del vecchio Hofgen si affacciano alla coscienza trascinandolo in un vortice in cui sarà impossibile trovare la salvezza (spirituale), fino allo spaesamento-impazzimento, alla visione(?) finale...

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    Aidoru

    08/10/2006 02.34.04

    Splendido libro,pubblicato solo di recente in Italia, credo se non erro nel 1989....(da meditare)e all'inizio degli anni ottanta in Germania, causa un processo intentato da un figlio adottivo di Grudgens, per evitarne la pubblicazione....l'ottima introduzione di Goffredo Fofi, illumina il lettore su come muoversi per decifrare meglio il libro,anche se di criptico ha ben poco .....illuminante, ecco la parola giusta per definirlo,tratteggia il percorso carrieristico di Hendrick Hofgen\Grudgens(mi raccomando ,inserite la "D" sia nella pronuncia, che nello scrivere il nome Hendrick ...Mephisto potrebbe aversene a male)tipico del classico "lecca-piedi" che non ha epoca ,perche' questa carriera sara' intrapresa da persone provviste di un non-carattere eterno ed immutabile, e faranno piu' o meno le stesse cose (cambiano solo le connotazioni tempo-governo)ma la parte interessante del libro, e' ovviamente il palcoscenico\storico, in cui l'azione si svolge,scritto nel 1936, anticipa la connotazione e il destino del nazionalsocialismo in Germania ...le lotte per il potere tra Goebbels\Goring, l'uno claudicante, ma perfidamente intelligente , l'altro grasso, poco dotato intelletualmente(ma non idiota) se paragonato allo smilzo, si contendono il dominio della gestione teatrale della Germania degli eletti, e il nostro eroe e' al centro dell'attenzione . Non sprovvisto di una coscienza, Hendrick, sa benissimo tuttavia come placarla ,usando tutti quegli artifici mentali che tendono all'auto commiserazione....il resto e' da leggere e ancora leggere ,secondo me, la scuola dovrebbe utilizzare il testo, e rendere la sua lettura obbligatoria ,non credo esista un racconto che spieghi meglio di questo, il clima del pre e immediatamente post trionfo Nazista in Germania ...ma in fondo e tutta una finzione... - " Cosa vogliono da me? Perche' mi perseguitano? Perche' sono cosi' duri? Io sono solo un'attore,un'attore come tanti altri! " Capolavoro....

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