Mercanti di futuro. Utopia e crisi della Net Economy

Carlo Formenti

Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 2002
Tipo: Libro universitario
Pagine: IX-311 p.
  • EAN: 9788806161026
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Molto si scrive e si scriverà sulle trasformazioni socioculturali portate dalla rete. Formenti l'ha fatto con chiarezza ed efficacia ammirevoli. Nelle prime sessanta pagine del libro assai dense vengono illustrate le strategie di potere economico legate alle nuove tecnologie. Risulta fondamentale la capacità di elevare i propri prodotti al rango di "standard". E da questo punto di vista il "vincitore pigliatutto" nel settore del software come è noto è la Microsoft di cui Formenti ricostruisce la genesi (in un contesto originario di "condivisione" delle conoscenze) la sfida all'impero monopolistico della Ibm e la formazione di un nuovo monopolio (attraverso una sorta di enclosure del sapere precedentemente condiviso) determinato dalla creazione di "uno stile culturale un linguaggio un modo di pensare che informa di sé la giornata lavorativa e il tempo libero di milioni di persone". Dovendosi misurare con il fenomeno di Internet e con una cultura "nemica del copyright e intrisa di utopie sociali" quale è quella hacker la Microsoft ha messo in atto una campagna di colonizzazione della rete a partire dalla guerra contro il browser Netscape vinta dal monopolio high tech di Bill Gates integrando il proprio browser Explorer nel sistema operativo di Windows. Dopo l'11 settembre l'amministrazione Bush abbandonando ogni impegno in materia di antitrust e inasprendo le leggi sul copyright ha reso ulteriormente difficile la sopravvivenza dell'etica hacker che aveva caratterizzato la fase pionieristica del web contraria alla "proprietà intellettuale" e favorevole al libero scambio delle informazioni (il "comunismo delle idee"). Rischiando forse di sopravvalutare i risvolti politici delle innovazioni digitali l'autore sostiene che sia in atto dunque un tentativo di bloccare la nascita di un "sistema mondiale aperto" e di impedire la vera globalizzazione.
Giovanni Borgognone