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Collana: Futuropassato
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: 264 p., Brossura
  • EAN: 9788817004244
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    roberto

    11/02/2013 16.01.54

    Il tema della privatizzazione delle attivita' belliche e della trasformazione in aziende delle organizzazioni che ci lavorano era sicuramente nuovo nel 2004, quando e' uscito questo saggio. Ora e' semplicemente un dato di fatto del mercato. Resta aperta la valutazione etica del fenomeno, se cioe' questo debba essere condannato o meno: qui viene espressa una piu' o meno esplicita condanna morale ma francamente ci sarebbe da discutere. L'utilizzo di forze internazionalmente riconosciute e appartenenti a eserciti nazionali, ad esempio in operazioni di pace-keeping, non e' necessariamente piu' etico, meno privo di conflitti di interesse ed economicamente piu' vantaggioso, anzi (come dimostrano i nostri contingenti in Afganistan e l'abnorme budget della difesa italiana)!

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    Luca

    01/02/2007 00.16.32

    Cara Valeria, condivido in pieno le tue affermazioni ma, avendo letto il libro di Vignarca, non posso non spezzare una lancia in suo favore.Fare luce ( o tentare..)su di un argomento cosi' ermetico in Italia, e' meritevole di attenzione e degno di considerazione.Il sensazionalismo e il pressapochismo con cui vengono trattati determinati argomenti no.Lettura comunque consigliata a chi volesse approfondire l'argomento (ricca la bibliografia e le citazioni), senza pero' dimenticare altri autori di livello fors'anche superiore quali Giulio Cesare,Erwin Rommel,Sun Tzu,Omero e qualcun'altro.Evitando semplificazioni eccessive, riconosco il valore del lavoro svolto da te e da Paolo e da persone come voi,in quel determinato contesto, ma non posso che condividere alcuni leciti sospetti sulla neutralita' che certe organizzazioni declarano in quello specifico scenario. Onore ai caduti, pretoriani di virtu' ormai dimenticate e volutamente inflazionate da millantatori di ideologie sempre alla caccia di nuovi sostenitori.

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    Valeria Castellani

    31/07/2005 21.34.07

    Sono Valeria Castellani e troverete il mio nome nel libro dove sono descritta come "TESTA DI LEGNO". Be' forse ho la testa un po' dura ma di certo tutte le scelte relative al business in oggetto le ho prese personalmente come esperta nel settore. Ma seconde te, caro Vignarca, una donna che va in giro per Baghdad tutto il giorno con M4, glock, bombe a mano e fumogeni e farsi sparare dai terroristi per proteggere i clienti, ecco una donna così può davvero fare la testa di legno per altri? O forse invece, visto che è anche laureata in Giurisprudenza e ha conseguito un Master per Giurista d'Impresa, ha anche lei qualche idea e sa metterla in pratica? Ritengo quindi che come questa ci siano altre numerose imperfezioni dovute alla classica tendenza dei giornalisti di fare notizia senza documentarsi adeguatamente. Forse se l'autore mi avesse contattata avrebbe avuto modo di fornire indicazioni più dettagliate e precise in merito all'argomento dal momento che ho lavorato come bodyguard in Iraq per 20 mesi al servizio del DoD, Dipartimento della Difesa americano, e non certo come mercenaria. Certo il titolo attira l'attenzione ma è del tutto fuorviante e deriva, a mio parere, da questo amore per gli estremismi quando invece ritengo che raccontare semplicemente come stanno le cose sia già abbastanza sensazionale di per se. Insomma stiamo parlando di persone che lavorano nel luogo scelto da Al Qaeda per combattere l'Occidente: non è interessante? Non è degno di nota di per sè? Perché chiamarci mercenari? Per le persone che si documentano poi questa descrizione è da ignoranti perché nessuna delle attività svolte in Iraq da PSD è riconducibile all'attività di mercenari. Ma forse questo dovrei spiegarlo ai magistrati! Se avrai voglia di rispondere sarò lieta di dialogare con te, Vignarca. Valeria Castellani

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    maurizio

    27/01/2005 19.18.26

    Volume interessante che documenta un fenomeno esistito da sempre, quello dei soldati "in affitto", ma che oggi assume una particolare valenza per l'evoluzione dello scenario mondiale. Finita l'epoca dei blocchi, con la CIA che "sponsorizzava" khmer bianchi e montagnard del sud-est asiatico e i "volontari" cubani presenti nelle lotte di liberazione africane, oggi è sempre più comune il ricorso "palese" da parte dell'occidente a gruppi privati in grado di offrire "servizi" nel campo della security non facilmente ottenibili in termini di gradimento dell'opinione pubblica e di costi politici, mediante l'impiego di truppe nazionali. L'epoca in cui pochi paracadutisti della legione straniera riuscivano a sostenere dei traballanti governi del terzo mondo non è ancora finita, ma la formula ha dei vistosi limiti in caso di guai, come dimostrato dai recenti eventi in Costa d'Avorio. L'autore descrive la situazione attuale, anche se a tratti in modo confuso e frammentato (visto che si tratta di argomenti ammantati da una cortina di "fumo") presentandola con una netta deformazione di carattere ideologico: se gli USA e l'Occidente non si "occupassero" del resto del mondo sarebbe meglio per tutti, specie se per farlo si deve ricorrere ai servigi di biechi mercenari che sfuggono ai rigori dei controlli di parlamentari e benpensanti. Le attività di sostegno (dall'addestramento alla manutenzione dei mezzi) che rappresentano gran parte dei contratti vengono comunque inquadrate come se si trattasse solo dello spreco di denaro pubblico per foraggiare bande di ex-militari il cui fine è solo quello di imporre al poveri paesi del terzo mondo la pax occidentale. Ci si dimentica delle tragedie umanitarie che si susseguono, dalla Cambogia al Ruanda fino al Sudan, specie in aree in cui manca un interesse economico come molla per l'intervento, mentre per i giovani occidentali l'idea dell'impegno diretto è remota, tranne per pochi volontari delle ONG, cui non sempre è possibile garantire la sicurezza con gli alpini o i marines

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