Editore: Adelphi
Anno edizione: 2017
Pagine: 124 p., Brossura
  • EAN: 9788845931970
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 6,48
Descrizione
«Non l'aspetto, non mi pare di averlo mai aspettato» dichiara Ceronetti, senza nascondersi tuttavia che il tema fluttua da sempre nel suo «mondo mentale», anzi è «centrale e sigillato come l'ombelico». Tant'è che soltanto lui poteva darci questo piccolo libro prezioso, in cui, armato solo delle sue domande appassionate e della sua immensa erudizione, egli parte alla ricerca di presenze e testimonianze messianiche nei testi degli autori che da sempre frequenta e ama: da Eraclito a Isaia, da Buber a Dostoevskij, da Rimbaud a Beckett, da Cechov a Kafka. E in tal modo ci indica una via, e ci spalanca orizzonti: perché, ci dice, «pensare messianicamente, sia pure con una forzatura malinconica, trattiene la mente dal precipitare nell'incretinimento generale», e perché nessuno quanto lui sa che, per quanto ignari, si vive tutti nell'attesa del Messia.

€ 10,20

€ 12,00

Risparmi € 1,80 (15%)

Venduto e spedito da IBS

10 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:

Altri venditori

Mostra tutti (4 offerte da 12,00 €)

 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    luca bidoli

    20/10/2017 17:18:54

    Libro dolente ed eminentemente ceronettiano, con una raccolta di brani che vertono sull'illusione e la disillusione che fa da sfondo alla nostra pietosa e inerme contemporaneità, allo spazio siderale del nostro vuoto. Un incipit folgorante, fulmineo. " Raccolgo qui per pochi ( i molti non sono per la poesia, altro che nulla; ai molti vanno le canzoni, la propaganda, la democrazia...) i vecchi e i nuovi testi miei di poesia, editi e inediti, attinenti in qualche modo al Messia. E' un tema che non mi dà molto calore, ma fluttua nel mondo mentale, centrale e sigillato come l'ombelico" . Ma, tra queste pagine luminose, in testi rarefatti o palesi, ci si immerge in un limbo purificatore che ha la valenza di un atto di rigenerazione. Mentale, innanzitutto, e pio di pancia, perché è anche lì che la pagina si fa urlo, grido, attesa. Siamo specchi in un labirinto, deforme è il nostro volto, la pietas è qualcosa che non ci appartiene più. Ho scritto aforismi e pensieri, miei, su queste pagine, tanto era forte l'emozione, il coinvolgimento, il naufragio, consapevole e desiderato. Pensare il Messia, scrive l'autore, è soffrire per qualcosa che ci oltrepassa. Una qualità rara, un destino che è inscritto già nel nostro essere gettati qua, sulla terra opaca.

  • User Icon

    Cristiano Cant

    01/10/2017 10:47:40

    Basta sfiorare le prime righe di quest'ennesima prova del Maestro per toccare prestissimo una sentenza bruciante: "I molti non sono per la poesia; ai molti vanno le canzoni, la propaganda, la democrazia". E' così. Quel girone di tiepidi e striscianti inquilini, di rozzi ignari passanti sotto le targhe del sentire, quegli osservanti privi di scintille, gli asserviti agli adempimenti, alla balordaggine delle mode, al corrente che normalizza con la sua rozza e vuota pedagogia, quelli che stanno nel corteo anche sbadigliando, ma ci devono stare per forza perché non saprebbero altrimenti cosa fare, insomma quelli hanno la ragione minore dalla loro (giacchè la maggiore ahimè dimora in spiriti guasti, offesi, rarissimi)...Ecco, tutto questo scontato frastuono di coscienze non potrà mai afferrare un filo d'oncia di quel dono che è la poesia. A questi plotoni pronati davanti al nulla Guido replica con la sua meravigliosa mistica, aprendo "quell'armadio delle speranze cieche, le sole che valgano, e mai ne butterò la chiave". Attendere è ancora un conoscere, perché "la morte dell'attesa è davvero il peggior morire". Come declinare allora questa verità? Qui è la grandezza dell'insegnamento Ceronettiano. Non certo in una stolta saccenteria da eletti che vantano il proprio profumatissimo letame, ma in umiltà, in silenzio, come quei due straccioni Beckettiani che sanno che arriverà qualcuno. E se anche soltanto si trattasse di una rissa di dubbi, di un volteggio di risate stranissime, di richiami ad amare, a lottare, a cercare, allora quel sentimento è adempiuto, è dato, è risolto: "Pensare Messianicamente, sia pure con una forzatura malinconica, trattiene la mente dal precipitare nell'incretinimento generale, misteriosamente - temo - pianificato". Come non essere d'accordo? A conferma del fatto che chi è senza speranza ama ancora sperare, più di tutti. Un libretto bellissimo, traccia già scavata da Guido ma sempre nuova e viva sotto le sue furie dolcissime. Maestro...con amore!

Scrivi una recensione