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Chimamanda N. Adichie

Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2008
Pagine: 454 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806179977
Visto il superficiale interesse dell'occidentale medio per l'Africa, si ha l'impressione che il lugubre appellativo "Biafra" sia l'unica traccia della guerra civile nigeriana (1967-1970) rimasta nel nostro immaginario collettivo. Stiamo parlando della "fame come arma di guerra nigeriana. La fame che distrusse il Biafra, che lo rese celebre (…) e permise ai genitori di tutto il pianeta di ordinare ai propri figli di finire quello che avevano nel piatto. (…) La fame che diede una bella spinta alla carriera di molti fotografi. La fame che infine portò la Croce Rossa Internazionale a definire il Biafra la più grave emergenza umanitaria dai tempi del secondo conflitto mondiale". Chimamanda Ngozi Adichie, di etnia Igbo come la maggior parte dei Biafrani, è nata solo nel 1977, e con questo secondo romanzo affronta uno spettro che ancora incombe sulla sua storia famigliare. Half of a Yellow Sun ha, tra i suoi tanti pregi, quello di mostrare la valenza di un conflitto che gettò un'ombra carica di cattivi presagi su due grandi questioni dell'epoca: la fine del colonialismo europeo e le speranze delle nuove nazioni africane indipendenti.
Nei primi anni sessanta Odenigbo è professore di matematica all'Università di Nsukka, intellettuale anti-imperialista che scrive di socialismo africano. Trasferitosi al campus dal villaggio natio, Ugwu, adolescente semianalfabeta che gli fa da servitore, si ritrova ogni sera ad ascoltare interminabili discussioni su argomenti come l'assassinio di Lumumba in Congo, il razzismo della filosofia occidentale o l'origine africana dei genocidi europei (implicito riferimento a Hannah Arendt). In questa atmosfera carica di progetti per la futura umanità, Odenigbo decide di mandare a scuola il ragazzo. Ugwu si affeziona molto anche alla compagna di "Padrone", l'affascinante Olanna Ozobia: "C'era un che di levigato nella sua voce, in tutta la sua persona; era come la pietra sotto la fontana, lisciata da anni e anni di acqua corrente, e guardarla era come trovare quel sasso e sapere che di fatti così ce n'erano davvero pochi". I potenti genitori di Olanna fanno parte della nuova élite che, oltre a prosperare sulla corruzione endemica del sistema politico-militare, ostenta mondanamente la propria ricchezza. Oltre all'intellettuale progressista, il ragazzino poverissimo e la rampolla illuminata della borghesia affarista (tutti e tre Igbo), c'è l'inglese Richard Churchill, giunto in Nigeria con aspirazioni letterarie e affascinato dall'arte tradizionale Igbo, che si innamora di Kainene, sorella gemella di Olanna.
Questi i cinque personaggi principali di un romanzo corale strutturato magistralmente e narrato in terza persona dal punto di vista, alternativamente, di Ugwu, Olanna o Richard. Attraverso questa prospettiva multipla, l'autrice racconta la complessità della situazione nigeriana negli anni sessanta: prime elezioni, nuova Costituzione e censimento nazionale vengono truccati dal governo inglese per favorire i più malleabili poteri del nord musulmano; una sequenza di colpi di stato militari scatena pogrom contro gli Igbo che vivono nel nord ("Ci ammazzano come formiche"); alcuni parenti di Olanna vengono trucidati e lei si salva per miracolo su un treno di profughi, dove alla fine scopre cosa portava la sua vicina in un recipiente: "Vide la testa di una bambina dalla pelle grigio cenere e i capelli a treccine, gli occhi rovesciati indietro e la bocca aperta". Lo sconvolgimento di fronte a questi massacri compatta gli Igbo dietro la bandiera della secessione della zona sud-orientale battezzata Biafra, causa scatenante della guerra.
Inizia così una lenta ma inesorabile discesa in un inferno di abbrutimento disumanizzante dove, come in ogni grande romanzo di respiro storico, le vicende personali sono sviluppate parallelamente ai grandi eventi con estrema scorrevolezza; in questo caso il vero motore della vicenda sono i dialoghi, resi vividamente dalla traduzione di Susanna Basso. Pur senza mai cadere nel morboso, nessun dettaglio viene risparmiato: le privazioni, i profughi, i bombardamenti aerei e, ovviamente, la fame: "C'era una madre seduta a terra con due bambini accanto. Olanna non avrebbe saputo dire quanti anni avessero. Erano nudi; i globi gonfi del ventre non sarebbero comunque stati dentro una camicia. Natiche e petto si erano ridotti a piccole sacche di pelle grinzosa. Sul capo, avevano ciuffi rossicci. Lo sguardo di Olanna incrociò quello fermo della madre e subito si abbassò. Olanna si scacciò dalla faccia una mosca, pensando che quelle sì che erano vive, vibranti, sane".
È un terrore quotidiano raccontato in tutta la sua concretezza, riflesso nella scrittura dell'opera: se i primi capitoli si concludono talvolta in modo tradizionale, con un elemento del paesaggio che riverbera lo stato d'animo del personaggio, quelli durante la guerra paiono concludersi in modi più bruschi e diretti. Inoltre, per molti dei protagonisti, lo stato di paura si traduce in un imbarbarimento della mentalità, in una desolante sclerosi della libertà di pensiero, sotto i colpi di una propaganda di regime dai toni orwelliani: "Non perdere d'occhio i tuoi figli perché potrebbero collaborare con la Nigeria!". L'intellettuale Odenigbo si rifugia in una visione tribalista, prima di cedere all'alcolismo. Al trascinante poeta Okeoma (dichiaratamente ispirato al notissimo scrittore Christopher Okigbo, morto combattendo) non rimane che dire: "Io sono un soldato", mentre Olanna lo osserva: "Aveva una voce diversa. A Nsukka, leggeva le sue poesie in tono drammatico, come convinto che non esistesse nulla di più importante della sua arte. Adesso invece sembrava declamatorio, seppure involontariamente". Il mite Ugwu, reclutato a forza come migliaia di ragazzini, stupra una barista con alcuni commilitoni: "Non la guardò mai in faccia, e nemmeno guardò l'uomo che la teneva, o qualsiasi altra cosa; si limitò a muoversi in fretta e sentì l'orgasmo arrivare come un torrente di liquido che lo inondava: una liberazione carica di disprezzo per sé. Si richiuse i pantaloni mentre qualche soldato applaudiva. E finalmente guardò la ragazza. Che lo fissava con odio pacato".
Ma in questa estenuante routine di sopravvivenza ci sono anche momenti in cui la nobiltà dell'essere umano sembra inattaccabile: le due gemelle si riconciliano dopo varie incomprensioni e tradimenti perché, come dice Kainene, "ci sono cose talmente imperdonabili da rendere perdonabile tutto il resto"; tormentato dal ricordo dello sguardo della sua vittima, Ugwu si mette a scrivere della guerra, compulsivamente, incarnando una speranza di riscatto attraverso la letteratura; in un certo senso era stato profetico il progressista Odenigbo nel chiedergli di non chiamarlo "Signore": "Odenigbo è il mio nome per sempre. Signore invece va e viene. Domani il signore potresti essere tu".
L'attività giornalistica dell'inglese Richard per il regime contribuisce a fornire un quadro del conflitto nel contesto africano e mondiale e a mostrare lo squilibrio di forze in campo, con un Biafra piuttosto abbandonato a se stesso che non poté reggere il confronto con il massiccio sostegno sovietico e britannico alla Nigeria. I suoi viaggi di lavoro e gli incontri con altri giornalisti smascherano i pregiudizi di un giornalismo occidentale per cui "cento neri morti valgono un unico bianco", che abbandona un intero popolo a fame e stermini, che rifiuta di vedere le responsabilità politiche del colonialismo per privilegiare una morbosa ricerca del tribalismo a tutti i costi, come succederà ancora per altre tragedie africane nei decenni successivi. Richard si identifica con gli Igbo e la causa del Biafra fino ad ammirare un po' acriticamente il leader Ojukwu, mentre il romanzo, soprattutto grazie all'esperienza di militare forzato di Ugwu e al sarcasmo clinico e acuto di Kainene, non nasconde la cialtroneria e l'avidità dei vertici del regime.
Forse anche in relazione a questo, Adichie avrebbe potuto dare più risalto alla questione del petrolio, vero nocciolo di questa guerra. E un'altra pecca minore di quest'opera può venire in mente ripensando alle numerose minoranze del sud-est che dagli Igbo furono schiacciate; si vedano le memorie di guerra di Ken Saro-Wiwa (On a Darkling Plain, 1989), un Ogoni che si ribellò alla causa biafrana e lavorò per il governo nigeriano. Metà di un sole giallo fa qualche breve accenno a questi oppressi dai perdenti, ma si sente l'assenza di un personaggio nigeriano non Igbo ben sviluppato, che avrebbe conferito ulteriore completezza a questo quadro indimenticabile di un momento chiave del secondo Novecento. Pietro Deandrea

Recensioni dei clienti

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    Lamberto

    01/10/2016 15.56.37

    Una meraviglia fatta di carta e inchiostro. Un libro da leggere, rileggere, regalare, imparare a memoria e tenere nel cuore e nella mente. Una lettura necessaria.

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    donato scalabrin

    13/04/2014 17.50.26

    leggo le altre recensioni e vedo che viene sottolineata la storia del conflitto, anzi dei vari conflitti, politici, etnici.. senz'altro vero, ma quello che mi rimane sono soprattutto alcune parti in cui vengono descritte le relazioni. alcune pagine anzi alcuni brevi tratti sono indimenticabili. valgono il libro, che a mio avviso, nelle parti più estesamente dedicate alla guerra, risulta anche lievemente noioso. scritto comunque molto bene. il voto più alto lo riservo ai capolavori, questo è un libro bello e da consigliare.

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    Nadia

    09/11/2013 12.27.43

    Libro meraviglioso, l'ho letto tutto d'un fiato. Quanto mi piacerebbe conoscere qualcuno con la stessa forza di Olanna e la stessa ironia di Kainene!

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    Reubie O

    25/09/2013 16.50.27

    Un magistrale, romanzo inquietante da una scrittrice annunciata da The Washington Post Book World come "la figlia di Chinua Achebe del 21 ° secolo," Metà di un sole giallo ricrea un momento fondamentale nella storia dell'Africa moderna: la lotta appassionata del Biafra per stabilire una repubblica indipendente nella Nigeria, e la violenza agghiacciante che seguì. Pubblicato nel 2006, Metà di un sole giallo ha ottenuto numerosi riconoscimenti ed è stato insignito del Premio Arancio per la Fiction nel 2007. Con sorprendente empatia e la grazia senza sforzo di un narratore naturale, Chimamanda Ngozi Adichie intreccia le vite di tre personaggi travolti dalla turbolenza del decennio. Ugwu, tredici anni è impiegato come cameriere per un professore universitario pieno di zelo rivoluzionario. Olanna è la bella amante del professore, che ha abbandonato la sua vita di privilegi a Lagos per una città universitaria polverosa e la carisma del suo nuovo amante. E Richard è un timido giovane inglese in balia con la sorella gemella di Olanna, una figura enigmatica che si rifiuta di appartenere a nessuno. Come avanzano le truppe nigeriana devono correre per le loro vite, le loro ideali sono severamente testati, come lo sono le loro lealtà verso l'un l'altro. Epico, ambizioso, e trionfalmente realizzato, Metà di un sole giallo è un notevole romanzo sulla responsabilità morale, la fine del colonialismo, di alleanze etniche, di classe e di razza e il modo in cui l'amore può complicare tutti. Reubie

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    Lorso57

    19/08/2013 14.53.15

    Ad una prima parte non esaltante che prepara il tema centrale del romanzo, riguardante la guerra fra la Nigeria e il Biafra negli anni 1967-1970, segue la narrazione commovente che ci introduce a quell'autentica mattanza che costò la vita, secondo alcune fonti, a 3 milioni di vittime. Ci affezioniamo ai personaggi e soffriamo per il loro vano tentativo di resistere all'immane tragedia che li travolgerà.

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    John

    14/11/2011 12.04.55

    Semplicemente splendido, magari non prende subito, ma resistete i primi capitoli e avrete un capolavoro, con un finale bellissimo!

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    sergio oliveri

    16/10/2011 17.21.40

    Sospinto dal consiglio di un "addetto ai lavori" e confortato dai giudizi unanimemente lusinghieri di cui gode sul sito di IBS, ho iniziato, forse, la lettura di questo libro con aspettative troppo elevate. In realtà, ne ho ricevuto assai presto l'impressione di un libro di serie B, come di un film hollywoodiano, e via via che procedevo quell'impressione si è consolidata. Un vero peccato, perché i temi di fondo, quello della guerra civile, l'indifferenza del mondo cosiddetto civile, il cinismo della politica internazionale, la brutalità che ogni guerra scatena, la discesa agli inferi, meritavano ben altra penna e ben altro rilievo. Viceversa questi temi restano poco approfonditi, mentre la vicenda "famigliare", già di per sé assai poco credibile, occupa esageratamente la scena senza tralasciare qualche caduta nel voyeurismo, tanto più fastidiosa in quanto assolutamente inutile. Lo stile è molto, molto modesto e la costruzione per niente originale. Insomma, non posso proprio condividere le lodi che sono state tributate a questo libro.

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    contessa

    16/11/2010 15.31.06

    ho acquistato questo volume per caso, proprio perchè situato all'ingresso della libreria. nonostante la trama non suscitasse pienamente il mio interesse, ho amato questo libro sin dall'inizio. molto bello. lo consiglio anche per conoscere quella che è stata la storia del biafra.

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    Chiara

    23/06/2010 20.09.01

    Bel libro. Parla di una guerra terribile, con dignità, senza cercare di suscitare pietà o compassione, ma raccontando gli eventi. E i personaggi...reali, con i loro pregi e le loro ombre, a tratti li senti vicini, a tratti non li capisci...ma in fondo sono così le persone, con luci e ombre. Consigliato.

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    Alberto Colombelli

    05/01/2010 20.46.40

    Un libro bellisimo, che consiglio senza il minimo dubbio. Rappresenta un'Africa che non conosciamo, diversa da ogni stereotipo occidentale. Siamo abituati a pensare all'Africa semplicemente come terra di catastrofi ambientali ed umanitarie, con una popolazione povera di risorse e di cultura, nonchè vittima dell'egoismo occidentale e di sè stessa. Chimamanda Ngozi Adichie rompe questo schema mostrandoci innanzitutto un popolo specifico del cuore dell'Africa, contro la nostra naturale tendenza a considerare l'intero continente come un'unica nazione. Poi ci rappresenta personaggi molto diversi tra loro per cultura, condizione sociale, risorse economiche, sensiblità e talento. Insomma, questo racconto ci permette di immergerci in una realtà a noi sconosciuta, affascinante e crudele, spingendoci oltre la pericolosa visione di un'unica Africa che inevitabilmente conduce a stereotipi e discriminazioni...e ci porta ad amare questo continente e la sua gente! Un romanzo che resterà per sempre nella mia memoria e nel mio cuore. Grazie Chimamanda!

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    Reubie O

    07/09/2009 17.15.49

    È una storia vera che ho vissuto personalmente anche se avevo soltanto 6 – 7 anni quando cominciò questa guerra. Ho letto questo libro e confermo che è una foto copia di ciò che abbiamo vissuto per 30 lunghi mesi che durò questa guerra. È triste ricordare che il mondo era in silenzio quando morivamo. Un capo lavoro. Complimenti a Ngozi – “Benedizione” Reubie O

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    penelope

    24/08/2009 22.43.55

    Leggo poco da un pezzo e non avevo mai letto un autore africano. Il libro della Adichie è una storia terribilmente umana. Avevo 13-14 anni quando vidi qualcosa alla TV in bianco e nero sul Biafra e, come per molti di noi, mi restò nella memoria una sequela di immagini di bambini uomini e donne disumanizzati, sacrificati, martiri muti (se non ricordo male nei servizi questi poveri disgraziati non parlavano mai). Il libro è una intensa storia di amore tra due sorelle dai caratteri intensi e due uomini deboli, che vivono in fondo nelle nuvole, sognatori ed inconcludenti. La figura di Kainene è una delle più belle e affascinati figure di donna nella mia scarsa letteratura. Olanna, l'altra sorella è statuaria, epica, da tragedia greca. Oltre l'amore c'è un ragazzino, Ugwlu, l'africa giovane che inizia e finisce la storia. Poi c'è la terribile umanità dei mostri, gli uomini del denaro e del potere, della politica, delle armi. Nel romanzo si scende poco per volta verso l'inferno della fame, delle atrocità di una guerra particolare, di "presi per fame". Dappertutto però tanta dignità anche nelle atrocità. Un gran libro se non avete mai avvicinato l'africa per noncuranza o paura perchè "cuore di tenebra" ma anche se conoscete già l'africa

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    Loris

    24/04/2009 15.28.26

    La Storia africana di rado compare sulle pagine dei romanzi che si trovano nelle nostre librerie. Di Nigeria e Biafra sapevo ben poco e la curiosita’ mi ha spinto all’acquisto. Ho scoperto un’autrice di talento, capace di costruire un intreccio accattivante e di mettere in scena personaggi ricchi di sfumature. Ho apprezzato in particolare l’evoluzione di Ugwu, destinato alla fine a diventare la vera voce narrante, sottraendo il racconto ai limiti e alle consuetudini del punto di vista occidentale.

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    Andrea

    20/12/2008 17.32.26

    Molto bello. Le ultime 50 pagine sono splendide, di un livello superiore rispetto al resto del libro. Adichie racconta di una guerra dimenticata attraverso le vicende di personaggi che, nel corso del racconto, si trasformano sotto i nostri occhi. Ed è proprio la trasformazione delle loro personalità, dettata dalle crudeltà e dalle privazioni del conflitto, a coinvolgere il lettore nelle vicende dei protagonisti, su tutti la coraggiosa Olanna ed il fedele Ugwu. Da leggere.

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    lettore

    13/09/2008 16.33.45

    Romanzo con forte carattere che sicuramente rimane in testa anche dopo aver letto altre migliaia di libri

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    Clerk

    08/09/2008 12.23.30

    Un libro straordinario. Uno di quelli che si stenta a chiudere, duro, spietato, non dà tregua. La bravura dell'autrice (e a mio parere qui di bravura ce n'è tanta) è stata quella di lasciare raccontare ai suoi personaggi una pagina drammatica di storia, rivestendola così di grandissima umanità. Attraverso gli occhi di Odenigbo, vivace professore rivoluzionario, la fiera e bellissima Olanna e Kinene sua gemella e controparte, il servo Ugwu la voce più umile, e Richard, aspirante scrittore tanto innamorato di quella terra da farla sua, attraverso i loro occhi e le loro vite prendiamo atto di cosa (purtroppo) sia successo. Un romanzo che ha gli ingredienti per emozionare, commuovere, trascinare, un po' come ha fatto, a modo suo, "Il cacciatore di aquiloni".

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    gianluca guidomei

    07/09/2008 18.03.58

    Un bellissimo libro che ci racconta l' ennesima guerra africana dimenticata. Che sia il Biafra non ha particolare importanza, quello che è agghiacciante è il fatto che noi non ne sappiamo quasi mai niente, anzi spesso volgiamo freddamente le spalle a queste tragedie. Amo l' Africa e vorrei che imparassimo a ricordarci che, ci piaccia o no, veniamo tutti da lì.

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