Traduttore: D. Fargione
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 3 marzo 2015
Pagine: 226 p., Brossura
  • EAN: 9788806150822
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Descrizione
Un romanzo di formazione e insieme una meditazione lieve e delicata sul valore dei legami nella felicissima opera prima, datata 1980 e vincitrice del Somerset Maugham Award 1981, dell’autore di Il senso di una fine.

Al professore che lo interroga, Christopher Lloyd ama rispondere «J’habite Metroland», adoperando il nome di una fermata della storica Metropolitan Line di Londra, «meglio di Eastwick, piú esotico di Middlesex», per indicare la sonnacchiosa periferia urbana in cui vive. «Uno abitava in quella zona perché da lí era facile andarsene», osserva Chris, che ad andarsene, insieme all’inseparabile amico Toni Barbarowski, come lui sedicenne, come lui francofilo e arrabbiato, come lui appassionato di arte e ragazze, si prepara con metodo. Nel frattempo i due aspiranti flâneurs, fedeli ai dettami dei loro numi tutelari Baudelaire, Gautier e Nerval, cercano modi casalinghi per épater la bourgeoisie: condurre arditi esperimenti sensoriali alla National Gallery, occhieggiare le donne attraverso un binocolo, elaborare pretenziose teorie esistenziali, farsi gioco di chiunque capiti a tiro, «gli scemi, i capiclasse, gli insegnanti, i genitori, mio fratello e mia sorella, la Terza divisione nord, Molière, Dio, la borghesia e l’uomo della strada», e attendere che cominci la Vita Vera. Chris se la va a cercare, qualche anno piú tardi, a Parigi, con un inutile progetto accademico postlaurea ma, risucchiato nel vortice di Lawrence Durrell e i caffè sui boulevards, il cinema di Bresson e le lenzuola del suo primo amore Annick, quando la Vita Vera gli corre incontro non la riconosce. È la primavera del 1968, ma les événements della rivoluzione studentesca che scuote la città alle fondamenta gli passano accanto inavvertiti, per la riprovazione dell’esule Toni, sempre piú sradicato, sempre piú arrabbiato e sprezzante dei ricconi compiaciuti che uccidono la poesia. Ma che succede quando si cresce un altro po’ e la vita vera, quella senza maiuscole fatta di doveri coniugali, mutui e pannolini, comincia sul serio? È allora che muoiono le teorie? E le amicizie?

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    ant

    30/04/2015 21:27:27

    Una storia di di una forte amicizia di due adolescenti inglesi, negli anni '60, con il mito della Francia.Chris, l'io narrante e Toni vogliono stravolgere tutto ciò che li circonda, sia nel linguaggio che abbattendo cliché e modi di fare stereotipati. Due rulli compressori i protagonisti nelle prima parte del libro con digressioni, avvenimenti, situazioni e racconti che catturano l'interesse del lettore x brio linguisitico e x il dinamismo. Ma sarà proprio la tanta esaltata Francia, degli scrittori preferiti di Chris e Toni, che dividerà i due protagonisti, arriverà un momento della loro vita che infrangerà x sempre disillusioni e idee fantasiose, nel mentre Barnes è capace di imbastire sia una trama che un libro molto scorrevole e interessante. Concludo riportando un passaggio del pensiero dei protagonisti negli anni della loro adolescenza: """La vita a sedici anni era un prodigio di limiti ed equilibri. Da una parte c'erano gli obblighi della scuola detestata e amata. Dall'altra c'erano gli obblighi dela famiglia, altrettanto detestata e amata. Più in là, vaga e meravigliosa come l'Empireo, cominciava la Vita con la V maiuscola""2. altri spunti: """Toni e io trascorrevamo un'enorme quantità di tempo ad annoiarci. Ad annoiarci non l'uno a causa dell'altro, ovvio-eravamo ancora in quell'età unica in cui gli amici potevano essere odiosi, irritanti, sleali, stupidi e meschini, ma noiosi mai. Gli adulti erano noiosi, con tutta la loro razionalità, il loro riguardo, il rifiuto di punirci tanto severamente quanto sapevamo di meritare. Gli adulti erano utili proprio perché noiosi: costituivano materia prima ; erano prevedibili nelle loro reazioni"" Scorrevole

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