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Mi sa che fuori è primavera - Concita De Gregorio - copertina

Mi sa che fuori è primavera

Concita De Gregorio

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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 3 giugno 2015
Pagine: 122 p., Brossura
  • EAN: 9788807031588
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Mi sa che fuori è primavera

Concita De Gregorio

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Gaia la libraia

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Ferite d'oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un'antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture. Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli esseri umani, si chiama amore. Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia e l'ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l'uomo si uccide. Delle bambine non c'è più nessuna traccia. Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, a un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro, doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l'amore che salda e che resta.
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    Ugo

    13/12/2018 14:22:13

    Un libro scombinato e scritto molto male. L'autrice dimentica che non basta scegliere un contenuto importante per sfornare qualcosa di valido, la forma spesso vanifica il contenuto: è quanto succede qui...

  • User Icon

    Nadia

    21/09/2018 08:41:39

    Sinceramente conoscevo la storia e mi aspettavo qualcosa di meglio, qualcosa che aiutasse tutti a capire come ci si sente in queste situazioni e che come si possa riuscire a comprendere che sta per succedere qualcosa di grave come pure il non perdere la speranza di fronte a certe tragedie. Forse non mi è piaciuto perchè non era ciò che mi aspettavo....Riguardo alla stesura del libro mi è sembrata saltellante e poco fluida.

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    Cla7582

    20/09/2018 14:19:17

    Come si fa a dare un voto ad un libro che parla del dolore di una madre che non sa che fine hanno fatto le due figlie di 6 anni? Si può davvero giudicare la forza, la tenacia e l’ardore di una donna che decide di continuare a vivere quando il primo impulso sarebbe quello di lasciarsi morire per il dolore? Irina Lucidi è una donna che mi rimarrà nel cuore, perché è ostinata, determinata, coltissima. Racconta la sua storia con una delicatezza e un amore infinito, con il cuore lacerato ma con la forza di chi non si arrende e non si fa piegare dal dolore, perché se c’è anche una sola possibilità su cento che Alessia e Livia siano vive, lei deve far di tutto per continuare a cercarle. E nonostante tutto, la vita va avanti, l’amore può tornare e dopo l’inverno più freddo e buio arriva comunque la primavera.

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    Francesca

    19/09/2018 15:37:26

    Irina è un avvocato italiano residente in Svizzera, madre di 2 gemelle di 6 anni, sposata con Matthias, ingegnere svizzero-tedesco. A un certo punto qualcosa nel loro rapporto s'incrina e i due divorziano. Il 30 gennaio 2011, l'ex marito prende le bambine con sé e sparisce. Dopo 5 giorni di viaggio attraverso la Francia e la Corsica arriva a Cerignola in Puglia, parcheggia l’auto, si dirige in stazione, si suicida lasciandosi travolgere dal treno. L'unica cosa che le rimane dopo questo "incidente" è un biglietto: «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più». Una vicenda accaduta realmente e che ha dominato la cronaca nostrana per svariati mesi. Il libro nasce grazie a un incontro tra Irina Lucidi e Concita de Gregorio con la ferma volontà di raccontare i fatti dal punto di vista di chi l'ha subìti. La trama è articolata, segue una struttura piuttosto frammentata. Una storia cruda, intensa che vale la pena conoscere per prendere coscienza che alla fine noi donne siamo come le fenici, sappiamo sempre rinascere dalle nostre ceneri, anche se ceneri rimangono. Da leggere assolutamente.

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    Mariella

    19/09/2018 10:22:57

    Libro che si legge d'un fiato, perché non molto lungo e perché assolutamente avvincente. Prende spunto e romanza un fatto di cronaca tremendo che interessa Svizzera e Italia, raccontandone i retroscena e i punti oscuri, tanti e sconvolgenti. Un libro potente, che ti lascia sazio di emozioni. L'ho letto in una giornata intera, dalla mattina presto alla notte. A momenti ho fatto gli occhi lucidi. Ci sarebbero decine di frasi da sottolineare, stampare, tatuarsi sul cuore e portare sempre con sé. Sono frasi flash, che colpiscono e centrano il bersaglio. Tanta emotività, tante emozioni. Non c'è un filo logico, si segue il flusso di coscienza, un po' di cronaca ma soprattutto tanta anima, frammentata come la scrittura. Un libro da leggere.

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    Polipetto

    27/03/2018 09:50:12

    Un libro che insegna a vivere la vita, nonostante tutto. Il dolore più grande che una madre possa sopportare eppure la forza con cui ella continua ad affrontare la vita, perché in fondo "il dolore non uccide".

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    n.d.

    19/02/2018 12:57:07

    Il dolore di una madre esaminato in modo diverso. Bellissimo e introspettivo

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    Teresa Anania

    10/08/2017 12:59:27

    E' un libro forte, destabilizzante quasi per la lucidità con la quale Irina racconta sotto forma epistolare a vari destinatari, i fatti relativi alla scomparsa delle figlie, le due gemelline Livia e Alessia, sottratte il 29 gennaio 2011 dal padre, lo svizzero Matthias Shepp morto poi suicida. Ripercorre tutta la vicenda, come forse nel corso degli anni, nessun giornale ha mai riportato. A partire dalle manie di controllo di Matthias che tappezza di post-it la casa con quelli che inizialmente sembrano consigli per poi diventare veri e propri ordini, passando dai verbi all'infinito all'uso dell'imperativo. Traspare una violenza sottile, non fisica ma di tipo psicologico. Matthias viene descritto come un padre amorevole; il matrimonio però, nonostante la terapia di coppia. giunge al termine, ed è proprio a pochi giorni dal divorzio che lui sparisce portando con se le figlie senza lasciare traccia (o si?). Nonostante tutto, si evince dal racconto che l'indagine sembra essere stata condotta dalle autorità svizzere, con estrema superficialità badando troppo alla burocrazia e poco agli avvenimenti e con troppa fretta di archiviare il caso. E' un libro che partendo dalla drammaticità di un fatto di cronaca realmente accaduto, mostra la grande forza di una madre che pur sperando che le figlie siano ancora vive, cerca di ricostruire la propria vita. Irina non dimentica, non potrebbe, ma fa dei ricordi il suo punto di forza, dà voce ai silenzi e alle onnipresenti assenze, e nonostante i sensi di colpa trasforma le sue fragilità in un sentimento nuovo, l'amore, che credeva di non poter provare mai più e che le permette di continuare a vivere.

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    Agnese

    09/06/2017 20:39:53

    "Il dolore non uccide" ecco la più grande lezione tratta da questo libro......profondo. Scritto sicuramente in uno stile particolare ma fa capire benissimo lo stato d'animo di una madre costretta a subire il dolore piu grande della vita: la perdita delle figlie. Eppure la capacità di amare ancora.

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    simona

    18/09/2016 16:40:05

    Non so realmente come abbia raggiunto quasi pieni voti. La storia la conosciamo, è estremamente dolorosa. Storia comunque incompleta, raccontata a sbalzi, come fosse una chiacchierata captata a metà. Sembra raccontata da una ragazzina alle prime armi. Non ha forma fluida nel raccontare. Una storia così importante e drammatica, sarebbe dovuta essere scritta da una scrittrice competente. Mi è rimasta la voglia di saperne di più, e la noia di un libro da scartare. Di sicuro primo e ultimo libro che acquisto di questa.... "scrittrice".

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    francesca

    12/09/2016 14:15:32

    Due donne fantastiche Irina la protagonista e Concita l'autrice, un libro di speranza, rinascita che ci insegna a vivere nonostante la mancanza. Consigliatissimo

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    Alessandra

    27/04/2016 00:36:47

    Un libro potente, che ti lascia sazio di emozioni. L'ho letto in una giornata intera, dalla mattina presto alla notte. A momenti ho fatto gli occhi lucidi. Ci sarebbero decine di frasi da sottolineare, stampare, tatuarsi sul cuore e portarle sempre con sé. Sono frasi flash, che colpiscono e centrano il bersaglio. Tanta emotività, tante emozioni. Non c'è un filo logico, si segue il flusso di coscienza, un po' di cronaca ma soprattutto tanta anima, frammentata come la scrittura. Un libro da leggere.

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    Elisa

    08/02/2016 15:36:19

    Una storia vera...c'è poco da commentare. Una tragedia senza "fine", raccontata in maniera ineccepibile.

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    teresa

    03/01/2016 08:08:01

    ll libro ha un congegno narrativo complesso, incalzante e pieno di sorprese. Una lettura concisa, le parole non si sprecano, le parole sono quelle giuste. In molti conosciamo questo "fatto" accaduto 4 anni fa. Irina Lucidi, avvocato italiano (splendida carriera) vive vicino a Losanna separata da Mathias, ingegnere svizzero tedesco, ha due gemelle di 6 anni, Alessia e Livia. Il 30 gennaio 2011 il marito prende con sé le bambine e sparisce. Dopo 5 giorni di viaggio, attraverso la Francia e la Corsica, arriva in Puglia posteggia l'auto a Cerignola, va in stazione e si lascia travolgere dal treno. Il libro va oltre il "fatto"

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    leonardo de chanaz

    16/11/2015 12:29:15

    Bello, bello, bello! Duro, duro, duro! Un calvario con una rinascita, potente e poetica di due donne, Irina, la protagonista, e Concita che l'ha raccontata. Non un libro, ma una vicenda, profonda dolorosa, quasi impossibile sopravviverle. Non è una vicenda di cronaca, ma umana. Grazie alla grande scrittura della De Gregorio, questo è un libro da comprare e tenere. Consigliato.

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    Mailaprova

    13/10/2015 19:11:51

    Garbata e incisiva come sempre appare, Concita De Gregorio in "Mi sa che fuori è primavera" (Feltrinelli) ci porta senza traumi in una storia che è un trauma in sé. Una storia così forte che - lei dice - cambia chi la ascolta. Ma anche chi la legge, aggiungo io. La storia di Irina Lucidi e delle sue gemelline che il tristemente noto marito ha portato via prima di suicidarsi. Una storia che, narrata in questo libro, svela le negligenze, la burocrazia, i silenzi (non) urlati dai media e, principalmente, il dolore della madre per l'assenza delle figlie. Che - Dio ci risparmi sempre la prova - è un assedio: la presenza di chi manca è un assedio. Mi piace pensare che ogni lettura di queste belle e terribili pagine contribuisca in qualche modo a riportare Livia e Alessia siano lì dove avrebbero dovuto essere, crescere, vivere, amare ed essere amate.

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    silvia

    13/10/2015 14:44:25

    Non esiste altro modo per scrivere questa storia. Una storia purtroppo vera, brutta, cattiva e dolorosa. Bravissima Concita De Gregorio. Racconta, pacata, fatti e sentimenti, dolori profondi e cose che non si può credere siano successe. Commovente. Da leggere assolutamente. Questo libro lascia il segno.

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    monial

    02/10/2015 12:15:37

    Bello! Peccato però che sia una storia vera. Delicata la descrizione del dolore e della voglia di ricominciare ( nonostante tutto...) !

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    Erika

    26/09/2015 20:52:53

    Molto bello! Non nascondo che a tratti ho trattenuto le lacrime! mi è piaciuto come l'autore parla di situazioni così delicate e drammatiche. Unica pecca forse non è troppo scorrevole!

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    Carol

    23/09/2015 21:44:09

    Una struttura narrativa particolare ma azzeccata per poter raccontare una storia assurda e dolorosa come questa, che quando ancora era sotto i riflettori della cronaca, non è mai stata riportata in modo chiaro. La protagonista si racconta con modestia e saggezza, e il suo dolore trapela da ogni parola con pudore, così come con discrezione la De Gregorio si inserisce con qualche breve domanda o considerazione. Da leggere.

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Cosa sei venuta a dirmi, Irina? Perché hai bussato qui?
«Vorrei che mi aiutassi, se puoi, a prendere le parole metterle in fila ricomporre tutti i pezzi che sento frantumati e dispersi in ogni angolo del corpo. Vorrei ricostruire i frammenti come si ripara un oggetto rotto, prenderlo in mano e portarlo fuori da me»


È possibile trovare parole adatte a raccontare il dolore infinito e straziante di una madre? Concita De Gregorio ci prova, e secondo noi, ci riesce. La nota scrittrice e giornalista prende per mano un fatto di cronaca ed entra nella voce della protagonista, ricostruendo le fila di una storia drammatica.
È il gennaio del 2011 quando la vita di Irina, la donna di questa storia, cambia per sempre. Suo marito Mathias è andato a prendere le loro bambine, due gemelle di appena sei anni. Da quel momento non si avranno più notizie delle piccole, sono morte? Sono state vendute? Da quattro anni la loro madre vive in questa angoscia.
Lui invece è partito in auto e ha fatto un lungo viaggio, da Losanna è arrivato a Cerignola, in Puglia. È andato in stazione, si è messo sui binari e ha aspettato il treno uccidendosi così. Prima però le ha lasciato un biglietto: «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più». E da quel giorno, Irina davvero non le ha più riviste.
A questo punto la richiesta d’aiuto di una madre distrutta all’autrice: il bisogno di raccontare tutto ciò. Insieme intrecciano un dialogo intenso mostrando, oltre al dolore, il ritorno alla vita. Concita De Gregorio indaga a fondo una storia vera mettendo in piedi un flusso narrativo sostenuto e incalzante.
Riportando alla luce giorni tristi e dolorosi, le due donne ricostruiscono i frammenti di una storia e mettono il punto, perché la narrazione è la sola via per segnare il passaggio dal dolore alla vita. Il bisogno di essere ancora felice, ripetuto a voce alta, una sfida contro le frasi fatte, contro i giudizi e i pregiudizi. Uno di quei libri in cui uomini e donne trovano qualcosa di sé.

  • Concita De Gregorio Cover

    Laureata all'Università di Pisa in Scienze Politiche, ha iniziato la professione nelle radio e tv locali toscane passando poi a «il Tirreno» dove, per otto anni, ha lavorato nelle redazioni di Piombino, Livorno, Lucca e Pistoia. Nel 1990 è passata al quotidiano la Repubblica, dove si è occupata di cronaca e di politica interna. Dal 2008 al 2011 è stata direttore de «l'Unità».Tra le sue pubblicazioni si ricordano Non lavate questo sangue (Laterza, 2001); Una madre lo sa. Tutte le ombre dell'amore perfetto (Mondadori, 2006); Malamore. Esercizi di resistenza al dolore (Mondadori, 2008); Così è la vita (Einaudi, 2011); Un giorno sull'isola (Einaudi, 2014); Mi sa che fuori è primavera (Feltrinelli,... Approfondisci
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