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G. Luigi Beccaria

Editore: Einaudi
Collana: Vele
Anno edizione: 2011
Pagine: 87 p. , Brossura

19 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Lingue, dizionari, enciclopedie - Linguistica, lingue straniere e dizionari - Linguistica - Linguistica comparata e storica

  • EAN: 9788806208691

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    Andrea Giostra

    04/05/2013 12.58.51

    Cos'è che unisce veramente un Popolo? Qual è l'elemento aggregante che tiene insieme all'interno di confini fisici, culturali, etici e morali un Popolo? Da cosa nasce veramente la "Nazione Italia" voluta fortemente e col sangue dai nostri padri fondatori? Perché oggi, nell'anno del Signore 2013, ha ancora senso porsi queste domande? Perché è sempre importante ed attuale non perdere mai il senso dello stretto legame che tiene insieme la "res" e il "nomen", la "cosa" e il "nome", che convenzionalmente attribuiamo alle cose attraverso la nostra lingua? Oggi più che mai, in un periodo storico e culturale nel quale il confine, il "limite" (come lo definisce Serge Latouche nel suo omonimo ed interessante saggio del 2012), hanno assunto un'accezione negativa soprafatti dall'incosciente corsa verso la globalizzazione, che spesso si trasforma in inevitabile omogeneizzazione di identità e di culture, è interessante leggere questo saggio. Non a caso nella "Etymologiae", conosciuta anche come "Originum sive etymologiarum libri viginti", considerata dagli storici della letteratura come la prima Enciclopedia della cultura occidentale, scritta nel 1472 da Isidoro di Siviglia, definito dalla Chiesa Cattolica "Dottore della Chiesa" e designato nel 2002 dal Papa Giovanni Paolo II "Patrono di Internet" in quanto vero antesignano dell'accesso facilitato a tutto lo scibile umano, è scritto che "ex linguis gentes, non ex gentibus linguae exortae sunt" (sono le lingue che fanno i popoli, non i popoli già costituiti che fanno le lingue).

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    Gianni Davico

    21/07/2011 10.39.37

    La scrittura di Beccaria è sempre coinvolgente e piacevole, le sue lezioni magistrali. L'unico appunto - non piccolo, dal mio punto di vista - che gli si può muovere è l'atteggiamento che il professor Beccaria ha nei confronti delle lingue regionali (o "dialetti", per usare la sua definizione). Trovo poco comprensibile, ad esempio, il fatto che non si prenda la briga di scrivere il piemontese secondo i dettami di una grammatica codificata da secoli (sebbene lui sostenga che non esista, né esisterà mai, un piemontese comune: pp. 74-75).

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