Mia madre è un fiume - Donatella Di Pietrantonio - copertina

Mia madre è un fiume

Donatella Di Pietrantonio

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Editore: Elliot
Collana: Scatti
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 19 novembre 2010
Pagine: 179 p., Brossura
  • EAN: 9788861921610
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Il racconto di un amore tra madre e figlia "andato storto da subito". Un romanzo potente e vitale, in cui le vicende personali si uniscono alla storia corale di un'Italia contadina, ritratta dagli anni di guerra fino ai nostri giorni. Quando Esperia mostra i segni di una malattia che le toglie la memoria, è tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire un'identità smarrita. Inizia così, giorno dopo giorno, il racconto di un passato dal quale riaffiorano ricordi dolcissimi e crudeli, riprendono vita le figure dei familiari e degli abitanti della piccola comunità montana che le ha viste nascere e crescere entrambe. In un Abruzzo luminoso e aspro, che affiora tra le pagine come una terra mitologica e lontana, le fatiche della campagna, l'allegria dei matrimoni, la ruvidezza degli affetti, l'emancipazione dall'analfabetismo e la fine della sottomissione femminile si intrecciano al racconto di una lenta metamorfosi dei sentimenti in un indissolubile legame madre-figlia che oscilla tra amore e odio, nostalgia e rifiuto.
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    Nino Basile

    15/08/2017 07:58:15

    Appena finito di leggere... Interessante! Nel raccontare ricordi si ricostruisce un rapporto; nel fare memoria si ritrova identità!

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    paola

    10/05/2017 00:12:11

    Bel libro sopratutto se vivi o hai vissuto di persona un contesto simile. Stile narrativo un po lento.

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    Il libraio di Mantova

    14/12/2015 17:08:50

    Il rapporto tra una madre e una figlia sviscerato in ogni suo aspetto è circondato da uno splendido affresco della vita contadina nell'Italia del dopoguerra. Una scrittura poetica per una trama intensa dai temi difficili.

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    Ciccio

    28/09/2013 20:21:47

    Non mi ha entusiasmato. Ma un esordio merita rispetto (perchè è un esordio, credo) e allora sono più benevolo. C'è anche da dire che la lettura di un libro è condizionata dal momento che il lettore sta vivendo, e allora semplicemente non ero pronto, forse, per avventurarmi in questo genere e affrontare questo rapporto madre/figlia, complicato, sempre in bilico

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    stefano

    26/09/2012 00:11:27

    non è brutto,ma non è neppure ciò che mi aspettavo,scritto con stile particolare, cambia molto spesso argomento spezzettando la narrazione che a lungo andare stanca e manda in confusione.

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    Olga

    01/06/2012 14:34:29

    Un libro veramente profondo e ben scritto, molto particolare e ben descritto il rapporto madre/figlia!! Lo consiglio vivamente!

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    MICHELA

    23/08/2011 10:27:21

    Come in tanti altri hanno detto, non è di certo un brutto libro..ma oltre al carino non và. L'inizio l'ho trovato un po' piatto, ma la restante parte del libro "ha preso il volo". Mi piacciono i temi affrontati: rapporto madre-figlia e il morbo di Alzheimer. Non mi ha del tutto convinta, invece, lo stile in cui è stato scritto, il quale ha reso la mia lettura a tratti poco scorrevole. Nonostante tutto sono convinta che invece in molti premieranno l'originalità e sarà interessante tenere "sott'occhio" questa scrittrice: secondo me ci riserverà delle belle sorprese, perchè nonostante tutto le sue capacità le si notano tutte.

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    Sara Orioli

    01/06/2011 17:35:27

    Carino. Non brutto. Solo che la Oates ha già scritto, di madre e figlia, proprio in questo modo. E poi tutto è molto sentimentale e commovente, a partire dal titolo. Un pò ricercato, da vendita facile. Anche lo stile di scrittura non è proprio il mio genere, con frasi cortissime e mancanza di musicalità

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    M.T.

    13/05/2011 16:21:44

    Per poter ricordare e salvare la figura della madre, ormai persa nella sua demenza, la scrittrice, con una vena maligna, rispulcia tutti i particolari crudi e animaleschi di un passato perso nella sua selvaggia grettezza. Non capisco lo scopo e il fine di un tale excursus...

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    francesca

    19/04/2011 22:26:47

    Non mi ha convinto, nonostante fossi partita con molte aspettative! Mi aspettavo di più, però! :) Non per la storia, ma per il modo in cui viene raccontata. Non ho amato la tecnica stilistica... ma quella è solo una questione di punti di vista.

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    fabio

    11/04/2011 19:38:12

    l'ho appena finito di leggere su consiglio di mia madre..be'sono d'accordo con un recensione precedente riguardo la copertina...la solitudine...tutto il libro e'improntato su questo aggettivo tanto crudo quanto affascinante in alcuni momenti della vita..la vita della protagonista..consiglio di leggerlo perche' ne apprezzerete la delicatezza dei particolari e la commozione nel descrivere i sentimenti piu' puri.AMORE ODIO INDIFFERENZA GIOA E TRISTEZZA..e poi le descrizioni degl'ambienti sono talmente vive che quasi ti sembra d'avere di fronte i personaggi e oggetti.

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    Marco

    25/03/2011 20:51:48

    una vera delusione. Un libro così... artificioso. Tutto costruito intorno a parole leziose, a sentimenti edulcorati, sembra una caramella mou:ti si attacca ai denti.

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    clara

    15/02/2011 11:34:11

    Ho comprato il libro incuriosita da un'articolo letto sul Corriere. Mi ha stupito. intenso e coinvolgente. Lo consiglio davvero a tutti!

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    federica

    03/02/2011 18:47:12

    Avevo letto, da qualche parte, che il libro era bello. Così l'ho comprato e non sono rimasta delusa. Delicato, poetico e intenso. Quasi mi dispiace di averlo finito. P.S. Indovinata la copertina!

Vedi tutte le 14 recensioni cliente
Ha un gran bell'incipit il romanzo d'esordio di Donatella Di Pietrantonio; efficace nel secco ritmo paratattico, oltremodo evocativo e incisivo: "Certi giorni la malattia si mangia anche i sentimenti. un corpo apatico, emana l'assenza che lo svuota. Ha perso la capacità di provare. Allora non soffre, non vive. Il soggetto colpito da tale torpore è la madre dell'io narrante femminile. Il male –(mai esplicitamente nominato nel testo) che mina il fisico e la psiche dell'anziana signora sembra essere l'Alzheimer. E la narrazione in parte si incentra sul lento ma inesorabile calvario di una patologia fra le più devastanti, in parte ripercorre attraverso i ricordi della figlia l'esistenza materna: le tappe salienti di una vita che sta perdendo memoria/cognizione di sé e del mondo, in quanto l'atrofia che lavora dentro la scatola d'osso "una specie di cancro al contrario" che "secca invece di proliferare".
Ma non è possibile rievocare eventi altrui senza parlare indirettamente/fatalmente di sé. Raccontando/donando quindi le proprie reminescenze alla madre in una sia pur maldestra offerta amorosa, da un lato la narratrice tenta un recupero destinato a risultare frammentato, partigiano e stravolto perché condotto per interposta persona, dall'altro finisce per proiettare le proprie emozioni sui vissuti materni, sovrapponendole a essi e rischiando di parlare sempre e solo di un rapporto filiale malato o quantomeno segnato dal "disamore". L'io narrante è ben consapevole di tutto questo, però malgrado ciò, tenta lo stesso l'arduo restauro di una memoria che si sta spegnendo, giacché "le posso solo affabulare la sua vita", confessa sincera ai lettori.
E così, giorno dopo giorno, consegna alla smemorata tessere di ricordi che la donna non sistema più nel puzzle caotico di una mente incapace di rammentare. Così si invertono i ruoli: la vecchia torna bambina, mentre la figlia diviene madre e cerca di accudirla con la pietas lenitiva della parola. Ma se è vero che verba volant, ancora maggiormente per una malata di Alzheimer i discorsi risultano effimeri, labilissimi, vani. Quante volte bisogna ripeterle una frase d'avvertenza o divieto. A lei che "non distingue più le stagioni, non riconosce l'autunno nell'orto, nella pelle d'oca delle sue braccia scoperte". A lei "fiume in secca". A lei che, per scelta espressiva dell'autrice, non parla mai (tranne una volta, prima che il romanzo si chiuda) in questo dialogo imploso in monologo, ma solo ascolta: per afasia è obbligata ad ascoltare un'altra. E chiede, per tutto il libro sa solo chiedere un impossibile soccorso.
Sullo sfondo un Abruzzo (qui tutto e solo montanaro) che conosce fin troppo spesso l'emigrazione, tratteggiato con grande abilità descrittiva. Un piccolo mondo misero, ma al contempo – essendo per l'io narrante quello andato dell'infanzia – ricco talvolta di spensieratezza ingenua e fiduciosa. Zolla arcaica di un'Italia ancora in lotta contro l'analfabetismo, in cui si agitano personaggi che emergono a tutto tondo da pagine memorabili, frutto di una lingua ora rurale ora curiale per l'accuratezza più che per la ricercatezza dei termini.
Narrativamente riusciti pure i vivaci quadri episodici (lo sposalizio anni sessanta, l'uccisione del maiale d'inverno, il ritorno a casa dell'emigrato). Intensi gli squarci metaromanzeschi: spunti riflessivi redatti all'insegna di un'acutissima sensibilità psicologica. Felici, infine, i seppur brevi scampoli di scrittura meditativa: sorta di icastici aforismi, purgati da ogni velleità saccente.
Francesco Roat
  • Donatella Di Pietrantonio Cover

    Donatella Di Pietrantonio vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico. Ha esordito con il romanzo Mia madre è un fiume (Elliot 2011, Premio Tropea). Per Einaudi ha pubblicato L'Arminuta (2017), vincitore Premio Campiello 2017 e Bella mia, con cui ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati e il Premio Vittoriano Esposito Città di Celano.Nel 2020 per Einaudi esce un nuovo romanzo Borgo Sud. Approfondisci
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