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Bernardo Bertolucci

Curatore: F. Francione, P. Spila
Editore: Garzanti Libri
Collana: Saggi
Anno edizione: 2010
Pagine: 296 p. , Brossura
  • EAN: 9788811601050
"Penso di avere un notevole spirito mimetico: per questo alla fine mi sono nascosto dietro la macchina da presa, perché è l'oggetto più mimetico che esista, uno specchio a cui non si può mentire (anche se spesso è usato per diffondere menzogne)": e questa può ben rappresentare, per il lettore, una porta per entrare in questo prezioso volume nel quale, per la prima volta, viene presentata una raccolta organica degli scritti di Bertolucci, di cui l'autore stesso si è sorpreso, un insieme di quarantanove pezzi che i due curatori, Fabio Francione e Piero Spila, hanno rintracciato e sistematizzato in modo ragionato secondo alcune divisioni che vanno dalle riflessioni del regista sul proprio cinema ad articoli dedicati ai cineasti che considera maestri, da interventi in veste di critico fino a una serie di interviste. Si delinea così l'autoritratto di un maestro, una vita vissuta secondo il cinema, una vicenda personale, quella di Bertolucci, che si estende a una storia generazionale e arriva con tutto il suo carico di attualità fino a noi, dreamers contemporanei.
L'infanzia nella campagna parmense e a Casarola sugli Appennini, immerso nel paesaggio che diventa prima oggetto della poesia del padre Attilio, e poi dei primi esperimenti cinematografici del giovane Bernardo, un luogo d'origine a cui molti dei suoi film di successo faranno riferimento. E poi il trasferimento a Roma, in via Carini 45, dove nel 1959 si insedierà Pasolini; e il 1962, l'anno in cui Bertolucci vince il premio Viareggio per l'opera prima con la raccolta di versi In cerca del mistero e debutta con il primo lungometraggio, La comare secca. A seguire, una carriera che ha segnato la storia del cinema, con opere come Ultimo tango a Parigi, che secondo Pauline Keel del "New Yorker" rappresentava – allora come oggi, possiamo ben dire – per la storia del cinema quello che la Sagra della primavera di Stravinskij aveva rappresentato per la storia della musica; Novecento, "una specie di grido di protesta contro la civiltà del consumismo"; fino ai viaggi in Oriente e in Africa che hanno poi generato opere come L'ultimo imperatore o Piccolo Buddha, in omaggio a una concezione della compassione che "non è solo l'espressione della bontà, come nel cattolicesimo, ma dell'intelligenza della bontà", o Il tè nel deserto, dal romanzo di Paul Bowles; fino all'ultimo The dreamers, in cui ritornano i temi della giovinezza, rivoluzione e utopia, immortalati nell'immagine del regista con il pugno chiuso al Lido di Venezia.
Inoltre, i maestri: Pasolini, l'autore della prima carrellata della storia del cinema in Accattone, dove Bertolucci era aiutoregista; Godard, per la sua capacità di indagare il reale a tutto campo e per essere stato l'artefice di + bout de souffle, manifesto della nouvelle vague; Ophüls, autore di Le Plaisir, basato su tre racconti di Maupassant, un film che incarna per Bertolucci il piacere fisico della visione; fino a Jean Renoir, il quale, prossimo alla morte, di fianco al busto che lo raffigura bambino scolpito dal padre Auguste, ha formulato al regista il principio che poi ha assunto quale cifra stilistica del suo fare cinema: "Il faut toujours laisser une porte ouverte sur le plateau; parce qu'on sais jamais, il y a toujours la chance que quelqu'un puisse entrer, et on l'attendait pas; et ça c'est le cinéma".
Francesco Pettinari