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Ian McEwan

Traduttore: M. Balmelli
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
Pagine: 351 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806214050

Recensioni dei clienti

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    Pierpaolo

    11/02/2015 23.55.24

    Un prodotto letterario ben confezionato e ben scritto, da un indiscusso e affermato professionista della letteratura. Efficace anche nel ricreare quell'atmosfera di paranoia , diffidenza e chiusura mentale propria dei primi anni della Guerra Fredda. Nulla di più purtroppo, a mio avviso. La storia è poco interessante. Viene da pensare che l'autore abbia voluto rendere omaggio a fatti e personaggi reali perché altrimenti riesce difficile capire come possa essercisi appassionato così tanto da farne un romanzo. La narrazione è lenta, prolissa, sovrabbondante. Non basta un McEwan a rendere avvincente una trama così noiosa.

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    Materlab

    05/09/2014 11.56.45

    Non il migliore di McEwan, ma nemmeno il peggiore. Il marchingegno letterario - come da tradizione - è costruito ad arte, e nonostante la scarsità di "situazioni" le pagine scorrono abbastanza bene. Una stella in meno perchè dall'autore è lecito aspettarsi qualcosa di più.

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    Enzo

    28/08/2014 20.16.35

    Il dolcissimo biondo nettare evocato dal titolo si rivela,al contatto con la lingua-pupilla,sorprendentemente amaro. Miele è il più debole romanzo di McEwan appartenente alla produzione post-Espiazione,nonché un'indecente riciclaggio di idee vecchie e più recenti dello stesso autore. Come se non ci avesse deliziato abbastanza con lo scialbo e pressoché inutile Lettera a Berlino-anch'essa una presunta spy-story a quanto pare ignara di esserlo-ritorniamo al tema dello spionaggio con protagonista una ragazza che l'autore descrive a più riprese intelligente,ma che per buona parte del tempo ci martorizza con le sue tribolazioni amorose da oca,che s'imbarca in una banalissima love story con uno scrittore emergente. Psicologicamente Serena non assume mai consistenza;nessun personaggio lo fa.Si confermano alcuni irritanti difetti di McEwan (che ha scritto comunque delle pregevolissime opere): anzi tutto l'ingenuità del suo sentimentalismo (inavvertibile nei capolavori Espiazione e L'amore Fatale);secondo,gli ci vorrebbe un pizzico di disillusione in più oltre che di umorismo,ingredienti che invece si trovano sapientemente miscelati in Solar che ci rivela un'inedito quanto gradito McEwan.Non che debba raggiungere le vette ci cinismo di Martin Amis ma una tacca in più non guasterebbe. L'accenno a Lettera a Berlino si protrae verso gli altri primi sterili lavori letterari-tramite i cattivi racconti di Tom (eccetto Monte di Empietà), meccanismo post-moderno ispirato al lavoro di Calvino, tuttavia senza nemmeno avvicinarsi alla sua genialità. Riutilizzare infine,in una bassa variante,lo stesso espediente metatestuale di Espiazione è un po' patetico. Insomma un romanzo superficiale,spregevolmente commerciale,mal congeniato,che non si lascia nemmeno gustare per la solita buna prosa dell'autore,qui frammentaria e farraginosa. Miele è un omaggio alla "letteratura",cui,per fortuna di McEwan,manca di una personificazione che possa denunciare la propria offesa.

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    Fruel

    17/06/2014 21.02.00

    é il secondo libro di McEwan che leggo- avevo iniziato con "Chesil beach" su consiglio, ma non mi aveva convinto per niente- perciò ho deciso di dargli una seconda possibilità con questo romanzo, la cui trama mi sembrava accattivante, ma concordo con altre recensioni sul fatto che risulta noioso, letto con fatica, anche se alla fine ne è valsa la pena solo per l'impennata delle ultime 50 pagine...in ogni caso mi aspettavo più scorrevolezza e meno momenti filosofici.

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    morena

    06/05/2014 13.47.44

    Considero McEwan un grandissimo scrittore ma Miele l'ho trovato un po' noioso, ho fatto fatica ad arrivare in fondo. Ho apprezzato le ultime trenta pagine, ma quanta fatica per arrivarci! E forse sono un po' poche!

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    Claudio S.

    27/02/2014 14.28.10

    Serena, figlia di un vescovo anglicano, non ci pensa due volte a baciare e farsi baciare; critica la sorella hippy (siamo nei primi anni "70), ma alla fin fine è senz'altro più lei per il free love che la vituperata sorella. Ma lei è decisamente più scaltra: intreccia una relazione con un attempato professore che le spiega la vita e la introduce nel MI5, il servizio segreto britannico. Dopo appena qualche mese le viene affidato un incarico da Max un suo superiore con la quale non ha perso tempo a flirtare; deve contattare uno scrittore emergente e, manco a dirlo, si dà da fare anche con lui.Ne ricavo che i servizi segreti britannici del tempo fossero alquanto superficiali nella selezione dei loro organici (vedasi anche Shirley personaggio di contorno e alla fine assai poco credibile). Finale con presunto "happy end".

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    Paolo

    13/01/2014 13.02.53

    Che fatica arrivare sino alla fine del libro, regalo di natale di una persona cara che conosce la passione che ho sempre provato per i lavori di McEvan. Ma che pizza: noioso e poco scorrevole. Carina la fine ma mi sarei aspettato di più dopo aver sofferto così tanta noia. Rileggetevi Graham Greene che già 50 anni prima aveva scritto di spionaggio, e con humor (Il nostro agente all'Avana).

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    Erika

    05/01/2014 20.19.58

    "Miele" è un ottimo punto di partenza per chi non si è mai avventurato nei romanzi di McEwan, in quanto raccoglie, nelle pagine, tantissimi riferimenti alle opere precedenti che un suo assiduo lettore sicuramente individua. Da studiosa di McEwan, ho potuto notarlo sin dalla prima pagina. :)

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    elisa r.

    20/08/2013 18.43.57

    mi ha ricordato molto Lettera a Berlino che, secondo me, è il più bel libro di Mc Ewan. anche in questo caso il finale ti permette di avere la sensazione che la storia abbia una sua esistenza e che i personaggi sopravvivano alla fine della lettura. è un libro che val la pena leggere se ti piace lo stile di mc Ewan.

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    alce67

    03/06/2013 16.32.08

    Era un 3 fino a 30 pagine dalla fine; la solita ottima prosa di McEwan, una storia tra spionaggio e relazioni non nuova per l'autore. Lettura molto piacevole che però non aggiungeva molto a chi ama già McEwan. C'è però un'impennata in chiusura; sorprendente e raffinata.

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    paola

    14/05/2013 19.25.24

    Buon libro dell'autore che, a differenza dei primi che non mi sono piaciuti molto,tipo Chesil Beach e Solar, mi ha proprio convinta. Descrittivo fino al'esasperazione, narra i dettagli di varie situazioni caotiche sentimentali e di vario genere, bello!!finale strepitoso

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    claudio

    04/05/2013 19.11.42

    Che dire? Come spy story questo romanzo non è che sia granché. Il numero di pagine impiegate, poi, appare scarsamente giustificato dal contenuto. Finale piuttosto inverosimile. McEwan scrive bene, per quel che ho potuto constatare, e, per quanto mi riguarda, una rivincita se la merita. Certo che questo primo impatto non mi consente di convenire con un giudizio riportato sull'ultima di copertina: "Ian McEwan è uno dei più grandi narratori letterari oggi viventi". Addirittura!

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    Valter

    02/05/2013 12.16.58

    Bellissimo romanzo di McEwan. Ho letto tutti i romanzi suoi, tutti straordinari, e questo è Geniale! E' riuscito a tradurre in parole, in un universo femminile, la sensibilità di una ragazza che necessita di affetto e di crescita in termini di esperienza professionale ed amorosa, descrivendo in grande stile i suoi dubbi e incertezze, il periodo, i luoghi ed il contesto della spy-story.

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    antonio

    01/05/2013 18.13.53

    Per quanto mi riguarda, forse il migliore di McEwan.

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    Novecento

    02/04/2013 09.40.35

    Non capisco questi voti bassi alla nuova perla di McEwan. In realtà non si può cominciare a leggere l'autore inglese con "Miele". Non capireste altrimenti quanto McEwan abbia dovuto abusare del proprio stile per far fronte all'intreccio spy-story che solo nel finale si svela. Letto tutto d'un soffio. McEwan non tradisce mai.

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    CORRADO

    10/03/2013 09.41.16

    Mi fa impressione che alcuni osino stroncare e sconsigliare un libro che sinceramente non fa che confermare che siamo di fronte a uno dei maggiori autori viventi (secondo me papabile come premio nobel). A questo punto mi pongo anche dei seri dubbi sull'utilità di tali recensioni che sono assolutamente fuorvianti.

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    Lorso57

    10/03/2013 09.32.36

    Realizzazione molto inferiore all'idea narrativa che mi era parsa accattivante. Mc Ewan indubbiamente sa scrivere ma in questo caso si perde in un gioco troppo intellettualistico che si rivela noiosetto per il lettore. Occasione persa.

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    Loris

    05/03/2013 10.24.20

    Lette le prime cento pagine, cominciavo a pensare di aver smarrito il feeling con McEwan. La narrazione mi sembrava frammentata e poco coinvolgente. Con la partenza dell'operazione 'Miele', fortunatamente il romanzo trova una direzione e si fa più intrigante, fino ad un epilogo che costringe a riguardare ciò che si è letto con altri occhi. Ho apprezzato il gioco dei racconti attribuiti ad Haley e palesemente ricalcati su quelli del primo McEwan. Quanto al rapporto tra realtà e finzione (o vita e letteratura), il tema è sviluppato in modo originale, ma in questo stesso ambito in passato 'Espiazione' ha offerto un esito più compiuto e felice. Insomma, non si tratta del miglior libro di McEwan, ma alcune invenzioni e la consueta qualità della scrittura lo elevano al di sopra della media dell'offerta letteraria. Certo, chi insegue spy-story e pagine adrenaliniche è meglio che si rivolga altrove.

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    Mario69

    04/03/2013 18.52.34

    Un gioco continuo di specchi e riflessi! L'ultimo riflesso lo scopriamo all'ultima pagina. Un gioco per spiegare a noi, suoi lettori, il McEwan giovane, i suoi libri e scrittori di formazione. Una riflessione su se stesso (raggiunta una certa età) che ha voluto condividere con noi? Forse sì. Poteva dare di più in questo libro? Forse sì. Non è certo il suo migliore. Vale comunque la pena di leggerlo? Direi di sì.

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    francesco

    16/02/2013 19.17.01

    McEwan è un genio, non c'è che dire. Chi altri, se non un genio, avrebbe concepito un finale così, dove capisci finalmente cos'è quello che hai appena finito di leggere? Poi la prosa scorre piacevolmente (grazie anche al traduttore, ca va sans dire), intensi sono i ritratti psicologici, ben fatte le descrizioni di luoghi e situazioni. Forse puoi scoprire qualche forzatura sul finale (peraltro utile per prepararlo), ma gliela perdonerai volentieri. Quanto alle molte stroncature, dobbiamo rassegnarci: al mondo esistono persone che trovano orribili Dante e Mozart, Picasso e Leopardi... be', peggio per loro! Il mondo è bello perchè è avariato, diceva il grande Petrolini.

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