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Ivar Ekeland

Traduttore: C. Tatasciore
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 298 p. , Brossura
  • EAN: 9788833925301

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    Tiktaalik

    17/11/2015 06.44.55

    L'azione è una quantità legata ad un movimento. Pierre Louis Maupertuis,nel Settecento presidente dell'Accademia delle scienze di Berlino,pensava che fosse sempre minima questa azione,ed elaborò il principio di minima azione che secondo lui aveva anche un valore metafisico,perchè mostrava la saggezza di un Essere onnipotente e onnisciente.Poichè il principio si può esprimere in forma matematica,Maupertuis aveva fondato una filosofia su un risultato matematico.Prima di lui il filosofo Leibniz era giunto per via speculativa alla stessa conclusione,che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili.Ekeland vuole dimostrare nel suo libro che il principio di minima azione non può essere mai inteso ome un principio di ottimalità.Non solo in fisica,la scienza base che studia l'universo,ma neanche nell'evoluzione delle specie e nella storia dell'uomo.Ekeland è scettico nelle sue riflessioni, non c'è nessun Dio che si prende cura del nostro destino,anzi è il caso a farla da padrone.Ha senso la domanda che cosa sia un uomo,ma essa non ha una risposta.La conoscenza scientifica ha una posizione ambigua tra il caso e la necessità. Ekeland esprime suggestivamente il concetto analizzando un dipinto di Magritte,L'Homme au journal,un vero valora aggiunto della lettura.Il libro fu pubblicato nel 2000,nel trapasso da un secolo all'altro,e così va inquadrato.La cronaca dei nostri giorni con le tristezze da Parigi,effettivamente ci fa dubitare di scorgere un progresso nelle sorti dell'umanità,come dubita Ekeland, anche se egli conclude ottimisticamente appellandosi alla razionalità dell'uomo perchè attraverso la soluzione di problemi locali si pervenga ad affrontare al meglio i problemi generali.

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    maurizio .mau. codogno

    03/10/2015 21.44.33

    "Viviamo nel migliore dei mondi possibili". Chiunque abbia letto il _Candido_ si ricorda certamente di come Voltaire abbia messo quell'affermazione sulla bocca di Pangloss come un tormentone, per irriderla. Magari però non sa che nasceva da una polemica con lo scienziato Maupertuis. Io l'ho scoperto leggendo questo libro dove Ekeland parte da Galileo e Huygens per mostrare come nell'era moderna la scienza sia venuta in soccorso della filosofia antica: il principio di minima azione, definito per l'appunto da Maupertuis, porterebbe a dire che il nostro universo è fatto così perché Dio (o la Natura, o semplicemente l'autoorganizzazione delle cose) non può che scegliere la via più breve per fare le cose. Gran parte del testo è una bellissima cavalcata tra la storia della scienza e la filosofia della scienza, e fa scoprire tantissime perle matematiche, compresi gli errori dei grandi, che non si trovano certo nei manuali scolastici. Un po' più debole la parte finale, dove l'idea che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili è vista attraverso la biologia (l'evoluzione delle specie), l'economia (i mercati che si regolano da soli) e l'etica (il bene comune). Ekeland risponde alla domanda in modo negativo, mostrando come i controesempi abbondano e tutt'al più possiamo immaginare di vivere in un mondo localmente migliore, il che è già meglio di nulla. La traduzione di Carlo Tatasciore lascia alquanto a desiderare. La scelta di prendere un esperto di filosofia per la traduzione è sicuramente da apprezzare, perché altrimenti si rischiava di non riuscire a spiegare i ragionamenti dell'autore. Ma quando si trova scritto che un triangolo è isoscele *sebbene* i due angoli alla base sono uguali, o si confondono i poligoni coi poliedri, c'è qualcosa che non va.

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