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Diego Fusaro

Editore: Bompiani
Collana: Tascabili. Saggi
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 504 p., Brossura
  • EAN: 9788845270130

44° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Filosofia sociale e politica

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Recensioni dei clienti

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    Stefano Bosio

    06/02/2017 12.09.52

    Molto bello il libro di Diego Fusaro. Molto bravo l'autore che però liquida troppo facilmente l'opposizione che il mondo liberale ha fatto nei confronti della sregolatezza e rapacita' della società borghese- capitalistica. Intellettuali e filosofi illuministi e liberali avevano quel senso del giusto mezzo presente in Aristotele e nei Greci. Lo scozzese Adam Ferguson dice che l'uomo non è avverso all'affetto reciproco e al vivere in comunità, pur tenendo presenti le sue inclinazioni egoistiche. Si veda "Institutes of moral philosophy". E Adam Smith che parla di teoria dei sentimenti morali, di immedesimazione tra i soggetti agenti nello scambio commerciale. Non solo Smith sottolinea l'importanza dell' approvazione tra i contraenti e dell" empatia. Anche qui si veda la "Teoria dei sentimenti morali" e "La ricchezza delle nazioni". Jeremy Bentham in "Introduzione ai principi della morale e della legislazione" parla della massima felicità per il maggior numero di persone. Concetto ripreso da J. Stuart Mill nel saggio "L'utilitarismo". Senza Jhon Locke la libertà dal tiranno forse non avrebbe avuto esiti cosi favorevolii. " Due trattati sul governo". Certo il mondo liberale ha avuto molte contraddizioni ma va distinto dal neoliberismo selvaggio e avido del presente. Non basta parlare di coscienza borghese infelice. Ferguson invita a non curare la depressione col giardinaggio ma con azioni di pubblic utility. La coscienza borghese infelice aveva già trovato il suo giusto rimedio. Preferirei parlare di coscienza borghese comunitaria.

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    Stefano Bosio

    04/02/2017 19.45.34

    Molto bello il libro di Diego Fusaro. Molto bravo l' autore che però liquida troppo facilmente l' opposizione che il mondo liberale ha fatto nei confronti della sregolatezza e rapacita' della società borghese- capitalistica. Intellettuali e filosofi illuministi e liberali avevano quel senso del giusto mezzo presente in Aristotele e nei Greci. Lo scozzese Adam Ferguson dice che l' uomo non è avverso all' affetto reciproco e al vivere in comunità, pur tenendo presenti le sue inclinazioni egoistiche. Si veda Institute of motral philosophy. E Adam Smith che parla di teoria dei sentimenti morali, di immedesimazione tra i soggetti agenti nello scambio commerciale. Non solo Smith sottolinea l' importanza dell' approvazione tra i contraenti e dell" empatia. Anche qui si veda " Teoria dei sentimenti morali" e " La ricchezza delle nazioni".E Jeremy Bentham in "Introduzione ai principi della morale e della legislazione" parla della massima felicità per il maggior numero di persone. Concetto ripreso da J. Stuart Mill nel saggio "L'utilitarismo". Senza Jhon Locke la libertà dal tiranno forse non avrebbe avuto esiti cosi fefeli. " Due trattati sul governo". Certo il mondo liberale ha avuto molte contraddizioni ma va distinto dal neoliberismo selvaggio e avido del presente. Non basta parlare di coscienza borghese infelice. Ferguson invita a non curare la depressione col giardinaggio ma con azioni di pubblic utility. La coscienza borghese infelice aveva già trovato il suo giusto rimedio.

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    stefano

    17/08/2016 09.10.59

    Analisi lucida e approfondita del capitalismo moderno. Pensatore atipico e rivoluzionario, nel vero senso della parola. Forse per questo poco considerato dai media...

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    Francesco

    14/01/2015 18.07.00

    I meriti di studioso e profondo conoscitore dell'Idealismo tedesco e di Marx, a Diego Fusaro non glieli toglie nessuno. Diciamo che si tratta per lo più di meriti ascrivibili ad uno STORICO della filosofia. Valutando invece la sua ''proposta'' filosofica, si rimane molto delusi: ma davvero tutto quello che Fusaro riesce a elaborare è l'ennesima versione slavata e spiegazzata (sì, proprio come un vecchio maglione) di quell'intellettualismo (in senso Socratico-Platonico) etico-politico - piegando indebitamente il pensiero di molti filosofi in questa direzione - che nient'altro può fare se non scadere irrimediabilmente in una predicazione moralistica? Ah, ma lui ha tutte le risposte pronte e rassicuranti a chi gli dovesse mai fare una domanda del genere: ''è il pensiero unico che plasma le anime prima ancora dei corpi, facendo apparire il mondo attuale come imperfetto ma inemendabile..'' ecc. Ammesso e non concesso che si possa parlare di ''filosofia'', la mancanza di creatività (vedi l'uso delle solite categorie: omologazione, reificazione, ecc.), la ripetitività, e la pretesa di etichettare il mondo di oggi con espressioni vuote come ''neoliberismo'' che attraversano la riflessione fusariana tutta, condannano lo studioso torinese ad una ''visione del mondo'' alquanto ristretta e unidirezionale.

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    Sebastiano

    20/05/2014 21.55.35

    In puro stile-Fusaro il libro non è che una raccolta di citazioni (talvolta addirittura mascherate) e idee altrui messe insieme comunque con una certa sapienza. Va bene come introduzione, ma i grandi libri su filosofia e capitalismo sono decisamente altri (e chi conosce la materia lo sa bene).

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    Alessandro M.

    21/05/2012 15.57.34

    In questo splendido saggio l'autore rovescia tutte le categorie dominanti all'interno dell'asfittico dibattito contemporaneo: i Presocratici sono presentati come legislatori comunitari della polis; il pensiero medievale come un'onto-teologia dell'essere sociale in cui Dio è anche metafora del bonum commune; Fichte, Hegel e Marx come la "coscienza infelice" della borghesia; Cartesio come l'avviamento dell'oblio dell'essere sociale; il Postmoderno come la razionalizzazione del disincanto e la rassegnata accettazione della logica illogica del mondo del mercato; destra e sinistra come categorie obsolete incapaci di interrogare il "capitalismo speculativo" odierno. Il libro chiede insomma una metànoia (una conversione intesa come "meta-nous"), e soprattutto il coraggio di guardare nel cannocchiale in cui i Bellarmino di oggi si rifiutano ostinatamente di guardare.

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