Mio padre era fascista

Pierluigi Battista

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 26 gennaio 2016
Pagine: 161 p., Brossura
  • EAN: 9788804660026
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Descrizione

Finalista Premio Caccuri 2016.

Pierluigi Battista riapre le ferite di un rapporto irrisolto con il padre fascista, e gli concede idealmente l'onore delle armi.

«Quando, dopo la sua morte, ho letto il diario che aveva custodito nel segreto per tutta la vita, mi è parso di avere una percezione più chiara del tormento che ha dilaniato per decenni mio padre fascista, prigioniero a Coltano dopo aver combattuto, ventenne o poco più, dalla parte dei "ragazzi di Salò". «Ho capito che cosa abbia rappresentato per lui il dolore di essere stato internato in quel campo per i vinti della Rsi vicino alla "gabbia del gorilla" in cui era rinchiuso Ezra Pound. Ho capito quanto abbia sanguinato il suo cuore di sconfitto, di "esule in Patria" nell'Italia in cui era un borghese integrato, maniacalmente attaccato alla civiltà delle buone maniere, ma covando il sentimento di un'apocalisse interiore da cui non si sarebbe mai affrancato. Ho capito quanto sia stata aspra e dolorosa la mia rottura con lui e quanto mi pesi, ancora oggi, il fardello di una riconciliazione mancata. «Allora ho pensato che fosse giunto il momento di raccontare, con i miei occhi e il mio modo di sentire le cose della vita, chi fosse mio padre fascista e cosa pensasse nell'Italia che non credeva più nei miti in cui lui era cresciuto. Che rapporto ricco e difficile avesse instaurato con i suoi figli. Che cosa abbia significato per me essere figlio di un fascista, e vergognarsi di avere provato vergogna per i padri che abbiamo tradito andandocene da un'altra parte, e che invece hanno vissuto con dignità, coraggio e coerenza la loro solitudine. «Per scoprire, alla fine, che gli esseri umani non sono monoliti, figure unidimensionali sulle quali incollare un'etichetta semplificatrice, ma persone vitali e vitalmente piene di contraddizioni. E per capire che i concetti più cari a noi italiani, la "parte giusta" e la "parte sbagliata", sono molto più friabili e complicati di quanto ci piacerebbe immaginare.» Pierluigi Battista riapre le ferite di un rapporto irrisolto con il padre fascista, e gli concede idealmente l'onore delle armi. Così, riannoda i fili spezzati di una tormentata vicenda familiare e trova un modo adulto di confrontarsi, in un libro indimenticabile, con un pezzo non meno tormentato della nostra storia.

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    Sergio27

    11/02/2016 17:49:41

    Per chi, come me, ha vissuto un'esperienza analoga, questo libro è in qualche modo una catarsi, sgrava un peso dall'anima. Solo in età adulta si comprende quanto la tristezza per la perdita di un ideale può condizionare un'esistenza. Così è accaduto per il padre di Battista, così per il mio, così per chissà quanti padri di noi cinquanta-sessantenni italiani. Qualcuno avrà combattuto a Salò, altri, la maggioranza, non l'avranno fatto ma comunque avranno dovuto fare i conti con una realtà di sconfitta. Mio padre si accorse prima dell'errore di valutazione, quando a sua volta suo padre ne fu profondamente deluso. Le leggi raziali, la preparazione alla guerra, l'alleanza con il nazismo avevano stroncato mio nonno e di conseguenza mio padre. Leggere ora che questo percorso è comune a tanti è una tardiva ma importante consolazione.

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