Miseria dello sviluppo

Piero Bevilacqua

Editore: Laterza
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 257 p., Brossura
  • EAN: 9788842089698
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    Gianluca

    30/07/2013 14:42:18

    Ha una partenza molto interessante, critica il legame tra interventi della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale e le corporation private. Poi però si trasforma in un "minestrone" ripetitivo, che mescola problemi climatici e politici addossandone ogni colpa al diabolico capitalismo. Anche le soluzioni restano sul piano utopico della decrescita felice.

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    Antonio D'Agostino

    05/05/2011 15:14:46

    Libro estremamente interessante e anche di facile lettura . Un analisi critica del concetto di "sviluppo" che abbraccia temi globali e problematiche locali . Molto consigliato.

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    ernesto

    07/04/2008 11:10:55

    "Questo libro, forse, lo comprenderà solo colui che già a sua volta abbia pensato i pensieri ivi espressi - o, almeno, pensieri simili -. Esso non è, dunque, un manuale -. Conseguirebbe il suo fine se piacesse ad almeno uno che lo legga comprendendolo." Cosi Wittgenstein all'inizio del Tractatus. E questo ho pensato quando ho terminato di leggere, quasi senza pausa, questo straordinario libro di Bevilacqua. Per motivi di lavoro ne ho letti almeno una trentina di simili, negli ultimi mesi. Ma solo due si ergono su tutti: Overshoot di William Catton e questo. Overshoot è uscito nel 1982, è recensito solo su amazon US (e ha solo commenti a 5 stelle); ma non è mai stato tradotto in alcuna lingua. Pressochè ignoto (e immagino bene perchè). Un miracolo che io lo abbia individuato almeno x me stesso. Nel caso di Bevilacqua un grazie a La Repubblica che lo ha immediatamente recensito. Se qualcuno mi chiedesse di cosa parla, la risposta sarebbe la stessa che per il Tractatus di Wittgenstein: parla di etica! L'Italia non è un a sè del mondo; è come le altre nazioni, stessi pregi e stessi difetti. Ma c'è qualche pregio. Eccome. E questo bellissimo libro ne è la prova. Esiste ancora grande cultura in Italia, e cultura vuol dire innanzitutto profondo senso dell'etica. In tempo recenti di fronte alle mirabili prestazioni intellettuali e morali di tanti uomini pubblici, quasi irriverentemente verso la divinità, ho detto a me stesso: "Eli, Eli, lama sabactani". Ma forse Dio non ci ha abbandonati del tutto.

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