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La misteriosa fiamma della regina Loana - Umberto Eco - copertina

La misteriosa fiamma della regina Loana

Umberto Eco

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Editore: Bompiani
Anno edizione: 2004
Pagine: 451 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788845214257

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Questo romanzo, benché illustrato a colori, è dominato dalla nebbia. Nella nebbia si risveglia Yambo, dopo un incidente che gli ha fatto perdere la memoria. Accompagnandolo nel lento recupero di se stesso, la moglie lo convince a tornare nella casa di campagna dove ha conservato i libri letti da ragazzo, i quaderni di scuola, i dischi che ascoltava allora. Così in un immenso solaio tra Langhe e Monferrato Yambo rivive la storia della propria generazione, tra "Giovinezza" e "Pippo non lo sa", tra Mussolini, Salgari, Flash Gordon e i suoi temi scolastici di piccolo balilla. Si arresta di fronte a due vuoti ancora nebbiosi, le tracce di un'esperienza forse atroce vissuta negli anni della Resistenza e l'immagine di una ragazza amata a sedici anni.
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    habib leone arie

    14/02/2013 19:42:59

    malgrado sentii parlare di eco negli anni 70 questa e'la prima novella sua che ho letto.assurdo per me che ho dovuto leggerla in inglese e probablmente in italiano la godrei di piu.il tema mi ha completamente affascinato poiche pur avendo diviso la mia vita tra l'itala ed israele provo sempre una forte nostalgia per gli anni passati in italia e questo libro ha la forza di rievocare memorie scordate e di risvegliare emozioni generalmente rimosse nel subconscio.grazie eco per aver dissipato se pur per il breve tempo della lettura la nebbia che mi impedisce di rivivere un passato in cui esistevano alti e bassi ma moltissimi momenti felici. leone arie habib

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    ivano leone

    15/01/2010 01:06:47

    “essere interamente educati all’orrore del peccato e poi venirne conquistati. ……dev’ essere la proibizione ad accendere la fantasia……..per fuggire alla tentazione occorre sottrarsi alle suggestioni di una educazione alla purezza: sono entrambe manovre del demonio, e si sostengono a vicenda.” Forse ha proprio ragione, a esagerare si rischia di farsi male. Il romanzo è un excursus sulla storia italiana, con particolare riferimento al periodo fascista e con simpatiche illustrazioni. Tutto, poi, è pervaso da questa misteriosa fiamma, dall’Eterno Femminino che suggestiona e attrae irresistibilmente ogni uomo (o quasi) il quale, inutilmente, la cerca nei volti di donne che via via incontra nel viaggio della vita … non siamo esseri completi ..ma cosa cerchiamo, in realtà, per tutta la vita?!?.. Il romanzo è piacevole, anche se non particolarmente entusiasmante. Ivano Leone.

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    Ivan

    02/09/2009 09:32:15

    Stavolta Eco non ha colto il segno. Il nome della rosa e Il pendolo sono due libri dai quali non sono riuscito a staccarmi ma questo cambia decisamente strada ....e non in positivo. A lunghi tratti diventa veramente difficile da continuare...apprezzabile solo il fatto che tende a far riscoprire alcune chicche culturali degli anni che furno che per i lettori under40 risultano spesso ignote.

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    Daniele

    31/01/2009 01:25:50

    Sono avido di letture, di decifrare gli strumenti della comunicazione, le tecniche, il linguaggio, le emozioni. Le storie mi interessano meno. Tante volte le storie, le trame dei romanzi o gli stessi soggetti rappresentati nelle opere d’arte, sono solo un pretesto dell'autore, un espediente (visivo, narrativo, strutturale) per costruire e comunicare un’emozione. Penso che Van Gogh non volesse semplicemente dipingere dei girasoli. Non penso gl'importasse molto di rappresentare quei fiori. Voleva invece divertirsi con i colori e, probabilmente, aveva consumato tutto il blu, un colore che amava molto, e non aveva i soldi per ricomprarlo; gli restavano però tanti tubetti di giallo da consumare e allora...via! Giù con i girasoli! Tutta l’arte in fondo è così: un pretesto per raccontare qualcos’altro; quello che va oltre il soggetto e oltre le storie. Esemplare, da questo punto di vista, è il romanzo di Umberto Eco: “La misteriosa fiamma della regina Loana”. Attraverso questo romanzo Eco costruisce una storia, verosimilmente autobiografica, sulla perdita di memoria di una persona che, a seguito di un incidente, smarrisce la cognizione della propria identità. E, infatti, la narrazione diventa un pretesto per parlare delle illustrazioni degli anni trenta, delle musiche di allora e di tante altre cose che il protagonista riscopre e che riconosce come parte del proprio mondo, della propria esistenza. Come mai Yambo, questo il nome del protagonista smemorato, riesce a ricordare intere pagine di libri e intere canzoni ma nulla di sé, della sua vita e della sua famiglia? La storia di Yambo, come tutte le storie, rimane sullo sfondo. Emergono invece le emozioni. Quelle forti. Quelle durature. Quelle che restano impresse nella memoria. Quelle che, in definitiva, costituiscono la struttura portante della nostra esistenza e che tengono insieme per sempre l'inscindibile unità tra il nostro essere biologico e le radici profonde della nostra anima.

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    Marco Cinelli

    08/09/2008 14:12:30

    Chi si ritrova nelle cose del passato evocate da Eco rivive una gran parte della sua esistenza. Ritornano alla mente cose , personaggi e avvenimenti che erano sepolti dalla polvere del tempo, è stata una forte emozione scoprire che anche altri hanno vissuto le tue stesse esperienze. I libri possono piacere o meno , ma ognuno di noi si rapporta con essi in maniera del tutto personale, dire che questo di Eco è una noia non posso certo condividerlo.Ho conosciuto molte persone che dopo poche pagine de l'Ulisse di Joyce hanno chiuso per sempre il libro, io ne leggo spesso alcuni capitoli e non finisco di apprezzarlo. De gustibus....

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    antonio rossi

    29/07/2008 17:40:20

    Che questo libro piaccia o meno è, come traspare dai vari commenti, un fatto puramente soggettivo. Ma definirlo "noioso" mi pare grossa: Eco tutto può destare fuorché noia. In questo caso, semmai, potrebbe aver favorito una qualche latente tendenza al masochismo, ché non spiego altrimenti l'ostinazione con cui tanti lettori si sono voluti autopunire annoiandosi per quasi 500 pagine. Eco va letto sempre e comunque, non è mai tempo perso. Anche dalla sua lista della spesa ci sarebbe da imparare, ne sono certo. Per mal che vada, se ne esce con la consapevolezza di come la cultura aiuti a vivere meglio, con più leggerezza e ironia. Il che non è poco, anzi. Umberto Eco avrà pure una certa inclinazione ad autoreferenziarsi, ma vorrei vedere chi non lo farebbe con una testa come la sua. Personalmente, spero di vederlo presto insignito del Nobel e seduto sugli scranni di Palazzo Madama come senatore a vita: due riconoscimenti che più meritati non si potrebbe.

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    Valentina

    23/11/2007 14:39:52

    L'ho trovato per caso nella libreria e ho iniziato a leggerlo con il pregiudizio su Eco che potevo imbattermi in qualcosa di noioso..Risultato?Una noia mortale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Peggio di quello che credevo!!!!450 pagine soporifere che di più non si può!!!!In tutto il libro ci saranno 3 pagine che ho letto con maggior interesse!Bocciatissimo, la maestria nel saper scrivere sta anche nel catturare l'attenzione del pubblico, nulla togliere a Eco ma se voleva riflettere su tutta la sua esistenza e i 8765474057435 fumetti dell'infanzia lo poteva fare in privato, senza annoiare noi!!!!

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    nicola ronchi

    28/10/2007 15:09:50

    Eco fa parte di quel gruppo di autori per i quali ti basta leggere un solo libro per capire di che stoffa sono fatti(ovviamente sfoffa eccellente!!!). In questo romanzo la competenza del più grande studioso di semiotica è un tutt'uno col narratore. Un libro bellissimo in cui attraverso il ricordo dei fumetti letti da piccolo dal protagonista si ripercorre la storia della seconda guerra mondiale...e oltre

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    Gianluca

    12/10/2007 11:05:36

    vorrei conoscere se possibile dove ha trovato il nome Loana la sua etiloglia grazie

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    IKE

    30/03/2007 15:12:27

    Avevo rimosso di aver letto questo pseudo romanzo rosa, tutto teso a sostenere la tesi purtroppo da tempo di moda che cultura sono anche le piccole cose, le canzonette, i fumetti i racconti per bambini e tanta altra spazzatura. Che dire poi delle celie sul Ventennio infarcite del più disarmante qualunquismo? Certo, lo stile di Eco è sempre affascinante e mirabile ma in questo caso non è affatto sufficiente per risollevare le sorti di un romanzo tanto qualunquista da renderne fastidiosa la lettura.

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    Kevin

    14/01/2007 16:56:12

    Non lo si può definire un bel libro, ne tantomeno un libro accessibile perchè spesso è noioso e ripetitivo. Eppure a me è piaciuto molto per la sua stranezza, per la sua capacità di farci riflettere su temi importanti che ci riguardano da vicino pur prendendo come punto di partenza realtà lontane anni ed anni dal nostro presente. Non è la classica lettura rilassante, tutt'altro, però con un po' di pazienza nei punti più critici (vedi discorsi farraginosi ed elenchi stancanti di pezzi d'antiquariato) visiteremo la nostra memoria in tutto il suo mistero e fascino. Grazie Eco :)

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    Alessio

    08/01/2007 18:43:24

    L'ho letto in ritardo. Appena finito. E' vero. E' noioso. Però l'ho letto tutto in due giorni. Eco è sempre Eco. Ci sono dei momenti che ti prende, poi purtroppo ti lascia. Il finale che fa il verso all'Apocalisse coi personaggi dei fumetti poteva essere una buona idea, ma non è nè divertente nè terribile. La parte che mi è piaciuta di più è il rapporto con Sibilla, che fa venire in mente l'Eco semiologo, quello brillante, che divertiva anche insegnando cose serie. Lì ci si può immedesimare: che rapporto aveva con questa ragazza? Impossibile saperlo e recuperarlo per l'impossibilità di capire se chi te lo racconta ti dice la verità. Situazione pirandelliana. Che si prestava ad essere ampliata ed approfindita anche per trarne un qualche succo umoristico. E invece stranamente il tema si perde in mille rigagnoli di citazioni autoreferenziali. A qualcuno è piaciuta la parte narrativa: quella dell'avventura del Vallone. Ma non è che nel 2007, o anche nel 2004 quando è uscito il libro, si senta o si sentisse una grande necessità di memorialistica bellica. Quel tema ha i suoi autori che bastano ed avanzano.Però penso che per Eco questo sia stato un libro importante perchè c'è meno virtuosismo letterario, meno compiacimento, meno ironia. Allo stesso tempo è più facile degli altri ma lo si segue con maggiore difficoltà, perchè si ha l'impressione che scriva quasi per sè e non per i suoi lettori....

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    maruska

    08/11/2006 13:12:26

    evocativo, originale...accessibile!!! scorrevole, penetrante, reale.

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    Pasquale il censore

    18/09/2006 18:53:37

    Libro semplicemente stupendo,un vero e proprio capolavoro!Eco narra la storia di Gianni che ha perso la memoria in seguito ad un incidente.Dimesso dall'ospedale,il protagonista si trasferisce nel luogo dov'era cresciuto e li'legge,riflette,ricorda... Un Eco meno "difficile" del solito (forse un po' autobiografico) ci presenta un romanzo che lascia il segno con i suoi colpi di scena e con un finale da far tremare i polsi.Superbo il riferimento storico ad un'epoca (prima meta' del 900)caratterizzata dai suoi valori,dalle sue canzoni,libri e,purtroppo,anche dai suoi orrori. Grande!!!

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    sergio

    23/06/2006 11:09:14

    L'ho adorato. Umberto Eco mi sa incantare, trasportare in mondi estranei ma estremamente palpabili. Per un 20enne come me è stato estremamente piacevole scoprire attraverso parole e immagini quella che era la cultura popolare di un'Italia ormai scomparsa. Mi ha permesso di conoscere l'origine di tutte quelle canzoni, modi di dire, motti, che spesso ho sentito pronunciare e canticchiare dai miei nonni, testimoni oculari di un tempo frequentemente citato. La storia raccontata nel libro non è quella ufficiale, da testo scolastico, ma quella popolare e del quotidiano, narrata dal punto di vista di chi quelle esperienze la ha davvero vissute, e questo rende la rievocazione ancora più affascinante.

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    raz

    17/06/2006 10:34:28

    Ho letto l'ultimo libro di Eco qui negli USA. Vivendo in una "cultura" come quella americana ci si sente il bisogno di una atmosfera e cultura ECO-iana. Grazie Umberto,ti aspettiamo in California.

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    Salerno Luigi

    10/05/2006 22:37:43

    Anacronistico: e' questo l'aggettivo adatto per sintetizzare questo romanzo che mi sembra essere stato scritto da Paolo Limiti piuttosto che da Umberto Eco. Le prime due parti sono di una noia ammorbante, mentre la terza dove il protagonista recupera la memoria e racconta episodi personali avvenutigli durante l'epoca fascista, è molto più intrigante, ma si perde nel caotico e caleidoscopico finale, in cui si affastellano tutti i personaggi nominati in precedenza in una sarabanda che sembra non avere un filo logico. Il romanzo - come è stato giustamente da più parti osservato - ha una notevole componente autobiografica: è interessante cercare di ricostruire il proprio IO attingendo ai ricordi dell'infanzia, ma il risultato, dal punto di vista letterario, è deleterio. Come si fa citare i testi delle canzoni se non si è potuto ascoltarle e non se ne conosce il motivo? Sono sicuramente migliori i tentativi di riportare alla luce canzoni di quel periodo da parte di Bellocchio che nel suo nuovo film cita (e ci fa ascoltare)) "solo se ne va per la città" o di Fiorello che a Radio 2 ci fa ascoltare "voglio vivere così, sol sole in fronte" in versione moderna o ancora la pubblicità di "baciami piccina sulla bocca", ma costruire un libro su testi di canzoni che non ascolteremo mai più, per me è assurdo. Considero questo libro come il tentativo di Eco di far uscire dalla "nebbia" il periodo della sua giovinezza ed anche uno "sfizio" di uno scrittore ormai "arrivato" che si può permettere il lusso di pubblicare un libro solo per sè stesso e fuori dalle logiche di mercato, una sorta di diario, un museo letterario ambulante. Infine una nota: ha ragione quando dice che le fiamme misteriose sono "uniche", non ritornano; a me è avvenuto con la serie "Happy days" che quando avevo 5 anni era un mito, ma quando l'ho rivista ad anni di distanza, ha perso tutta la sua magia costrigendomi a chiedermi se, all'epoca, ero davvero infatuato di una tale fesseria.

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    cecilia

    20/03/2006 22:08:28

    Piacevoli i ricordi,le canzoni del dopoguerra che mi hanno fatto ricordare la mia nonna che le cantava.Per il resto,dove è finito l'Eco del Nome della rosa?

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    gherardo grassini

    28/01/2006 11:48:30

    un confuso intreccio di ricordi,farcito di ottimi vocaboli, ma con una trama deludente.fa rimpiangere le precedenti pubblicazioni.

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    b. bruno trevisan

    21/01/2006 14:00:38

    Penso che il fatto della uccisione dei due soldati tedeschi sia mal espressa. La loro uccisione avrebbe portato alla distruzione di San Martino o all'uccisione di venti abitanti. Meglio supporre che i due soldati siano stati solo feriti. Essendo quattro anni piu' anziano di Eco, avendo partecipato alla guerra partigiana coi garibaldini delle prealpi biellesi (59a,Gemisto) e risiedendo in Inghilterra avrei preferito il mantenimento delle frasi intraducibili IN ITALIANO (ho la traduzione di Geoffrey Brock) con traduzione in inglese tra parentesi. Mussolini 'FAT HEAD'? Va bene 'Capoccione? E 'he was as if unmovable' non e' certo'Eifu, siccome immobile...' In Italia il 'chewing gum' era noto prima dell'arrivo degli americani. In Piemonte era chiamato 'cicles'. '

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    ego

    09/01/2006 17:21:50

    Assolutamente... noioso, ripetitivo. L'idea buona ma senza dubbio mal raccontata, scritta e costruita. Tra i romanzi di Eco, questo si rivela quasi inopportuno...

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    Franco Morettini

    27/12/2005 19:27:58

    Dopo i bestiari, i paesi delle meraviglie di "Baudolino", Eco si trasferisce nel tempo ma i luoghi rimangono gli stessi. Un Piemonte nebbioso come la nebbia dell'amnesia che travolge il protagonista. Già il suo nome (o meglio il soprannome)Yambo è tutto un programma, il creatore del personaggio di Ciuffettino che insieme a Ciondolino, Sussi e Biribissi e Gianburrasca hanno fatto la storia della letteratuta comica per ragazzi del primo Novecento toscano. Tutta la prima parte del romanzo (come al solito lunghissimo) è un'immersione nel mondo dei giovani degli anni '30 con canzoni, inni fascisti, poesiole, slogan etc. Ciò che però lega tutto il "memento" dell'autore è il mondo del fumetto, una storia illustrata delle vicende del suo tempo dai personaggi di Marmittone a Cino e Franco dell'"Avventuroso" sino a Flash Gordon e Mandrake dove lo spirito patriottico viene sostituito dall'americanismo imperante del dopoguerra. La seconda parte della "Misteriosa fiamma della regina Loana" riconduce, invece, ad una storia di stampo fenogliano (non a caso anche lui piemontese e langhigiano) con partigiani, anarchici, antifascisti in genere, ma anche Brigate Nere e repubblichini e una citazione all'Olocausto che, anche in Italia, ha mietuto le sue vittime. Ma anche se la seconda parte non regge il confronto con la prima, a mio avviso Eco ha piazzato uno dei suoi soliti colpi di magistrale affabulazione.

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    andrea aufieri

    20/09/2005 14:11:06

    Il romanzo prende subito per la situazione singolare nella quale Yambo si ritrova: la prima parte è un turbine di citazioni prese da qualsiasi aspetto della vita umana, dai libri alle pubblicità di dolciumi,ecc. Situazioni grottesche degne di nota, come quel saggio di gusto e comicità moderna che è la storia dei "testicoli di cane". Nella seconda parte, con il suo animo in costante ricerca, il protagonista diventa un ombroso e meditabondo eroe, ricorda quasi Leopardi. Nell'ultima frazione, Yambo rende universale la sua esperienza in guerra, tornando alla dolcezza privata-ma anch'essa universale- di Lila, preferendo certo la sua ultima condizione rispetto a quella di partenza. Almeno si riappropria del suo essere, pur consapevole dell'eventuale rinuncia al contatto fisico con i suoi affetti. Il suo tempo, però, sembra essere quello della prima giovinezza, che ha profondamente segato la sua vita. Tutto sfumerà nella nebbia. Quasi un capolavoro anche per l'impatto visivo delle elaborazioni grafiche e per i reperti regalatici. La tensione non è sempre agli stessi livelli, 400 e più pagine sono tante, al giorno d'oggi...

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    orso

    18/09/2005 22:09:23

    bello,bellissimo,aiuta a vedere il nostro passato e la nostra storia con occhi diversi. E' un invito a ritrovare ciò che è trascorso e che abbiamo perduto nella nostra memoria

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    Marco

    14/09/2005 14:57:10

    Noiso e assolutamente poco interessante. Buona l'idea di ricostruire una vita attraverso la propria memoria cartacea, ma peccato che l'intuizione sia stata mal realizzata. Effettivamente... l'Eco romanziere ha scitto di buono solamente il suo capolavoro, Il nome della rosa.

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    Alberto Morelli

    14/09/2005 10:38:07

    Di una noia mortale. Una voglia di imitare Proust nel peggiore dei modi. Il personaggio bambino del libro è noioso, come noioso è il libro e tutto il suo contenuto. Se Eco voleva comunicare qualcosa, doveva smettere di scrivere dopo "il nome della rosa" e il suo nome sarebbe rimasto nella leggenda. Invece, sta scadendo sempre di più nel ridicolo.

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    antony

    06/09/2005 16:34:25

    è vero, verissimo, che la seconda parte è lenta e noiosa, ma siamo sicuri non sia accuratamente studiata? bombardandoci di informazioni, eco ci dà modo di immedesimarci, lentamente quanto inesorabilmente nel personaggio di yambo, i suoi ricordi coincidono con i nostri(chi non ha avuto una regina loana?). Ma è il finale dove tutto torna, a cominciare dalla ricerca di quel Senso che ognuno di noi smette mai di cercare, nella sua nebbia, e quando lo ha afferrato...smette di saperlo... grazie di tutto, eco

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    l'Eco del giardiniere

    01/09/2005 14:42:58

    Quando sono partito per le vacanze in montagna, la mia scelta di un libro che mi accompagnasse attraverso le lunghe sere d'estate e ricaduta sulla garanzia Eco, che tornasse per riportarci la' dove non eravamo ancora stati. Ebbene niente di tutto cio e accaduto, c'e stato uno schianto pindalico nel nostro passato comune, fatto di giornalini,dischi,canzonette e storie della resistenza. Ho trovato intrigante la parte sui libri antichi, ho creduto che chiusi nella torre dell'alchimista vi fossero veramente i tomi rivelatori (ed in effetti qualche cosa ha trovato) ma per lo piu' e' stata un interminabile lista di cose passate. Passero' il libro a mio padre che e' del '31. Sono sicuro che lo apprezzera' molto di piu ritrovandosi, numero dopo numero, nel giornalino dei piccoli.

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    Aristide Torre

    02/08/2005 12:32:23

    Un tipico romanzo autobiografico. Una ricerca Proustiana moderna con alcune trovate geniali: l'amnesia post-trauma come input alla ricerca della propria identità, e l'uso dell'iconografia che inaugura una sorta di romanzo multimediale dove alla prosa si aggiungono le immagini, un gioiello di comunicazione moderna. Per il resto il romanzo è lento non di facile lettura e a volte noioso. Ogni persona di una certa età può però ritrovarsi in questa ricerca che è anche una sorta di documento sminuzzato della formazione di una persona della seconda metà del secolo scorso. Forse sarà più considerato tra cinquanta anni quando nuove generazioni vorranno capire chi eravamo.

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    Picchiarello

    29/07/2005 19:23:21

    Il libro si divide in tre parti. La prima parte può andare. La seconda anche,però inizia a dare segni di decadenza. La terza parte, quella finale, fa schifo! senza nè testa nè coda!!! orrendo! ho fatto relamente fatica a finirlo. ps: consiglio di non acquistarlo.

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Non so quanti, dei molti che lo compreranno, riusciranno ad arrivare in fondo al nuovo romanzo di Umberto Eco. Io ci sono riuscito facendomi largo a prezzo di non piccoli sforzi attraverso tutta la sua prima e seconda parte e percorrendo davvero piacevolmente solo la terza. Oltretutto, le molte e ampie recensioni hanno già tolto e soddisfatto la consueta curiosità di vedere come va a finire la storia (risaprà chi è e chi è stato Yambo, il narratore smemorato?; chi si nasconde dietro la regina Loana?: che cosa sia e dove si senta la sua "misteriosa fiamma" lo si scopre già a p. 69, con chiosa a p. 250). Restano dunque, per arrampicarsi sulle lunghe 450 pagine, l'attesa delle classiche battute da "Eco" (ce ne sono poche, del genere: "Garcia, l'Orca"); il sollievo delle divertenti figure che ne fanno un romanzo illustrato (zampata di genio); la lunga riflessione sulla memoria individuale e su quella collettiva, rappresentata, quest'ultima, dalla "carta", dai libri ritrovati e dalle citazioni introiettate (il protagonista è un libraio antiquario gremito di rimasugli scolastici e di dotte letture), dai fumetti e dai giornali (riscoperti nel classico solaio di casa); infine, nell'ultima sezione, il gratificante "ritorno" a una riappropriazione, da parte del narratore, dei propri ricordi e, con essa, a una scrittura narrativa più tesa e coinvolgente.

Il piatto forte del romanzo è, per estensione e impegno, probabilmente la scommessa intellettuale di ricostruire un "io" attraverso la sua cultura, le sue informazioni e conoscenze. Si tratta di una variazione postsemiologica sul dubbio pirandelliano: chi è "io"? È quello che disegnano, descrivono gli altri o quello che lui crede di essere? La risposta di Eco è che chi è non si sa (come non lo sa Yambo per un bel pezzo), ma che si può provare a saperne qualcosa cercando in ciò che "io" condivide con gli altri e che in semiologia si sintetizza nella cosiddetta "enciclopedia", nel sapere partecipato (persino inconsapevolmente), nel mare di conoscenze generazionali, nazionali e sociali che ha in comune col suo tempo e di cui sono testimonianza e veicolo libri e riviste, giornalini e poesie, vocabolari e quotidiani, memorie storiche e cronache d'epoca.

Autorevoli recensori (Asor Rosa) hanno insistito molto sulla componente autobiografica del libro, così scoperta nell'ambientazione cronologica e geografica (Monferrato negli anni trenta-cinquanta), e hanno proposto di leggerlo come un ritorno dell'autore a se stesso, alla conoscenza e nostalgia di sé. Ma il forte tratto autobiografico, che dovrebbe fungere da traliccio e vettore (palpabile, concreto, affettuoso) del discorso filosofico sulla (in)conoscibilità del "noumeno" (Cotroneo), stenta a convincere quale materia narrativa, perché spesso inciampa e zoppica nei luoghi comuni. Il protagonista "signorino" di campagna, il suo sorriso irresistibile, la casa grande, la serva fedele declinano per gran parte di questo libro una variante scontata dei soliti autobiografismi d'appendice, tipici soprattutto dei casi in cui il soggetto (auto)narrante è un provinciale di successo.

Il fatto è che l'autobiografia non funziona bene sino a quando deve limitarsi a fare da supporto a un rinnovato (e un po' pedante) Diario minimo che ripercorre la storia di un segmento di Novecento attraverso libri, immagini, eventi, citazioni che sono stati di tutti (più o meno). Riprende invece vigore e senso nella terza e ultima parte (i nostoi), quando il narratore recupera la memoria personale e con essa racconta eventi drammatici della Resistenza (il culmine narrativo del romanzo è la corsa del protagonista e dei suoi amici nel Vallone immerso nella nebbia, con due tedeschi prigionieri, mentre altri tedeschi e i fascisti li braccano) e ricostruisce appuntamenti essenziali della sua personale formazione sentimentale e sessuale, spirituale e politica. Qui è direttamente la storia collettiva, e non la sua rappresentazione (para)letteraria e fumettistica, a dialogare con la vicenda privata (nell'episodio si arricchisce di una ragione in più l'onnipresente tema della nebbia, vero leitmotiv dell'opera), in pagine piene di densità e calore, che chiedono trepida partecipazione al lettore sino ad allora distratto e affaticato.

Peccato che l'ultimo capitolo tenti la sintesi delle due memorie (e quindi della seconda e della terza parte) cercando di riscrivere pirotecnicamente l'apice di quella più intima (l'amore per la bella Lila) nel linguaggio di quella più pubblica, in una sorta di varietà televisivo in cui l'"unico e irripetibile" (il grande amore, il suo volto, il suo destino) si presenta con il corteggio del "tutto e seriale" (personaggi celebri di carta e di spettacolo). Ne risulta un festival-apocalisse eccessivo e pesante, in cui si perde (senza averne in cambio piacevole ironia) quel filo di malinconia e tenerezza che i tormenti dell'amore e della storia avevano finalmente immesso nel romanzo, dando alla sua vocazione autobiografica una plausibilità troppo spesso, altrove, latitante o assente, insidiata da diverse motivazioni di scrittura, che col racconto non sembrano essersi felicemente fuse.

Immaginate di svegliarvi una mattina e di non ricordare più nulla di voi: chi siete, dove siete, se siete sposati e se avete dei figli. è quel che accade al protagonista del nuovo romanzo di Umberto Eco, un sessantenne colpito da amnesia in seguito a un grave incidente.La vicenda raccontata in La misteriosa fiamma della regina Loana ruota attorno alla figura di Giambattista Bodoni, detto Yambo, un libraio antiquario di Milano alla disperata ricerca del suo passato. Come risvegliatosi da un lungo sonno, nel suo letto d'ospedale l'uomo ricorda perfettamente chi era Napoleone, sa come si guida un'automobile ed è in grado di riconoscere una scatola di biscotti, ma non sa più chi è o chi siano le persone che lo circondano. A nulla valgono gli sforzi dei medici e dei familiari; nonostante passino i giorni e si sia ormai ristabilito, Yambo non riesce a riappropriarsi della memoria. Per ritrovarla la moglie lo invita a trasferirsi nella vecchia casa di famiglia, a Solara, un paese tra Langhe e Monferrato, dove l'uomo trascorre giornate intere nell'immensa soffitta ad ascoltare vecchi dischi e a sfogliare i fumetti che leggeva da bambino, i libri del nonno, il messale della mamma. Inizia così un lento percorso di recupero che, attraverso immagini, suoni e odori, lo condurrà a riscoprire le vicende della fanciullezza e della giovinezza. Il ritorno alla piena coscienza di sé, però, avverrà solo nell'imprevedibile finale, quando si palesa in tutta la sua drammaticità il paradosso del senso della vita, che arriva proprio quando tutto se ne va.
Dopo il successo raggiunto con i precedenti romanzi di ambientazione storica, l'autore del Nome della rosa, Il pendolo di Foucault, L'isola del giorno prima e Baudolino si dedica al genere del libro di memorie, con un corposo volume illustrato in cui ripercorre immagini, fatti e personaggi che hanno influenzato la sua infanzia e un'intera generazione.
Eco ha infatti riunito in questo libro, prestandoli allo smemorato protagonista, molti dei suoi ricordi personali: dal fascino delle prime letture ai turbamenti infantili destati dai fumetti più audaci (la regina Loana è l'eroina di un'avventura di Cino e Franco), dal primo amore liceale alle canzoni del Ventennio. Questi scampoli di storia passata rivivono anche ad uso e consumo dei lettori (sia quelli che li hanno vissuti in prima persona sia i giovani che li hanno solo sentiti raccontare) attraverso le illustrazioni presenti nel volume, tra cui le strisce a fumetti del Corrierino, figurine, manifesti, copertine delle riviste e dei dischi dell'epoca; tutto materiale acquistato e raccolto dall'autore con un paziente lavoro di recupero, che ha finito per coinvolgere non solo i ricordi di una vita, ma anche gli oggetti che l'hanno accompagnata. Il risultato è un'originale storia illustrata in cui, senza esporsi direttamente ma attraverso i pensieri e le azioni di un personaggio di fantasia, Eco si racconta con la consueta giocosa ironia e non senza un lieve tocco di malinconia.

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    Critico, saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale. A ventidue anni si è laureato all'Università di Torino con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d'Aquino. Dopo aver lavorato dal 1954 al 1959 come editore dei programmi culturali della Rai, negli anni Sessanta ha insegnato prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano, poi presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze. Infine presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Inoltre, ha fatto parte del Gruppo 63, rivelandosi un teorico acuto e brillante.Dal 1959 al 1975 ha lavorato presso la casa editrice Bompiani, come senior editor. Nel 1975 viene nominato professore di Semiotica all'Università di Bologna, dove... Approfondisci
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