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Vittorio Messori, Aldo Cazzullo

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 496 p. , Brossura
  • EAN: 9788804547853

Recensioni dei clienti

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    giorgio g

    22/10/2013 09.30.37

    La mia recensione si riferisce alla parte scritta da Vittorio Messori che, d'altronde, costituisce oltre i due terzi dell'opera. Il suo contributo è a due facce: nella prima parte è una descrizione affettuosa, anche se espressa in una lingua contorta ed infarcita di digressioni, della sua infanzia nella città subalpina, del come la città l'abbia accolto, delle scuole cha ha frequentate, dell'inizio della sua attività lavorativa. Poi, quasi d'improvviso, il Messori si addentra nell'esegesi religiosa e qui si vede il suo radicalismo, che può ben essere espresso da queste frasi espunte dal testo: "La Chiesa e i suoi vanno giudicati con categorie diverse da quelle impiegate per tutte le altre istituzioni...Il partito del compagno Antonio Gramsci e la Chiesa del beato Pier Giorgio Frassati appartengono a universi differenti." Ma non basta, perché nelle ultime pagine l'autore se la prende con i suoi antichi maestri (giustificandosi con "qui non si giudicano persone, ma idee"): nomi come Alessandro Galante Garrone, Norberto Bobbio, Luigi Firpo, tutti ormai da tempo deceduti e quindi non in grado di rispondergli..

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    Sonia

    27/03/2012 22.27.26

    suggestivo ma assolutamente inutile. Va bene per farci un bel romanzo o come tema per una nuova indagine a "voyager". Niente di più 498 pagine?? Per chi ha tanto tempo..

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    Bruno

    17/01/2011 20.56.33

    Cosa dire di Messori? Un ricercatore che si mette a studiare tutta una serie di libri di difficile reperibilità, per scrivere poche righe su un ben determinato argomento -a volte in maniera troppo sintetica- quasi ad invogliare il lettore ad informarsi direttamente sui tomi che lui stesso ha consultato. Questo suo libro mostra le cose da una prospettiva precisa quanto imbarazzante, di tutto quello che si è raccontato nei decenni di Torino con erudita superficialità (o forse, con un forte condizionamento di parte). Certo che il suo modo di scrivere è meno diretto di quello che gradisco nelle mie letture, ma lui è Messori e chi lo può cambiare?

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    kiara09

    12/11/2009 17.59.07

    Conosco Torino molto bene e sono sempre contenta quando si parla di questa straordinaria città. Ma... *Come* parlarne? Questo libro trova forse una formula esatta, mettendo a confronto le voci di due autori molto diversi per idee. Tuttavia la prevaricazione di Messori si fa sempre più evidente mano a mano che procediamo con la lettura. Delle circa 484 pagine di testo, 320 sono sue. Autoreferenziali fino al fastidio, da esse traspare una religiosità pura e dura, vagamente minacciosa e che - se rapportata a certe atmosfere torinesi innegabilmente tetre - contribuisce a creare un clima inquietante, se non addiritura pauroso. Sembra che ragione, progresso e ogni ideale laico di cui Torino si fece promotrice siano per Messori odorosi di zolfo. Poi si leggono le pagine di Cazzullo e si tira un respiro di sollievo, poiché ci si accorge di essere entrati finalmente nella modernità. Un libro, dunque, in cui il passato più conservatore e il presente di più sereno giudizio coesistono, mettendo però il lettore in una forte situazione di disagio. Ma non sarà proprio questo, alla fin fine, il mistero di Torino svelato?

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    emilio

    20/07/2009 19.05.36

    ho letto il libro soltanto nel 2009 quando sono andato a trovare i miei cugini torinesi, che, visto l'entusiasmo dimostrato per la città mi hanno regalato il libro di messori e cazzullo, il primo lo conoscevo per averlo visto in tv parlare di religione o cose simili, cazzullo lo seguo nei giornali ne ho sempre apprezzato lo stile e i modi. che dire del libro, la parte di messori è un po noiosa per niente misteriosa ma soprattutto lui non fa niente per nascondere quello che sembra essere la sua ragione di vita: la religione di santa romana chiesa, insomma i personaggi che man mano scorrono nel suo racconto i protagonisti in qualche modo della storia di torino se non sono cattolici non valgono niente, la superficialità con la quale vengono trattati cavour, bobbio, persino silvio pellico ne esce malissimo (uomo religiosissimo ma traviato dalle cattive compagnie finisce per diventare un eroe del risorgimento!!) gramsci che ha vissuto a torino un idiota ispiratore di un comunismo che poi è sfociato nei gulag, mandato in prigione da mussolini e poi morto in un sanatorio, secondo messori è stato trattato con i guanti. sono altri gli eroi torinesi da ricordare: don bosco in primis e altri uomini devoti che sono stati ingiustamente ignorati dalla storia come il misterioso faà di bruno (?) insomma devo ammettere che quando ho finito di leggere la parte di messori che occupa due terzi del libro, volevo scrivergli per dimostrargli tutto il mio disappunto, ma poi ho visto i siti internet che si occupano di lui con le nuvolette le madonne e i crocifissi, i suoi libri naturalmente di argomento religioso, pluri premiato (sempre da religiosi come lui)ho rinunciato, con i superstiziosi non cè niente da fare, cazzullo nella parte finale risponde si ma troppo buono nei suoi confronti, quelli come messori mi fanno paura, i convertiti mi spaventano senza mai un dubbio parlano solo e soltanto dello stesso argomento e trattano con sufficienza gli altri anzi gli atei come persone di serie b, il vero mistero di torino è lui.

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    Alessandro

    23/07/2008 21.09.52

    Prima di iniziare il commento, devo fare due premesse. Ho 33 anni e son sempre vissuto a Torino. La seconda premessa è che non ho ancora letto la parte di Aldo Cazzullo (che conosco e apprezzo). Prima di acquistare questo libro ignoravo chi fosse Vittorio Messori. Purtroppo adesso lo so. Infatti riesce a descrivere Torino in maniera assolutamente incompleta, faziosa, e malttrattando la lingua italiana con una scrittura che definire pesante è dire poco. A cosa servono miliardi di citazioni in tutte le lingue del mondo(francese, inglese, tedesco, latino)se poi non si conosce neanche la consecutio temporum in italiano? Rimasto scioccato da tanta pochezza, ho fatto un'indagine su questo imbratta pagine, e come sospettavo è realmente ossessionato dalla religione, un vero fanatico, e purtroppo anche il libro sui "misteri di Torino" vira verso deliri mistici che la mia professoressa di italiano avrebbe bollato come assolutamente "fuori tema". Tra i sui scritti vi è un libro che si intitola "Il Miracolo". Ebbene, dopo aver visto come e cosa scrive il Messori, l'unico miracolo è il fatto che sia riuscito a diventare miliardaro... Alessandro

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    Davide

    20/04/2007 23.47.50

    Un buon libro che spiega e affascina nello stesso tempo il lettore su una città il cui mistero è davvero fitto.

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