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Curatore: B. Basile
Editore: Carocci
Anno edizione: 2013
Pagine: 175 p. , Brossura
  • EAN: 9788843069118

  Dire "Mitografi Vaticani" vuol dire tre autonome e diverse collezioni mediolatine di mito antico, scoperte e pubblicate nel 1833 da Angelo Mai, già prefetto della Biblioteca apostolica vaticana. Il medioevo monastico, si sa, ama le sillogi: ha una passione indomita per il florilegio, per gli accessus, per le enciclopedie, di qualunque forma e contenuto esse siano, perché la vera soglia che ci porta nel medioevo è sempre e comunque una "scuola" attorno alla quale l'età di mezzo costruisce la propria identità di mondo contrastivo e contraddittorio, fatto di "cultura umanistica e desiderio di Dio" (Leclercq). Di mondo neoplatonico, affascinato dalla bellezza come dal sacro, che eredita dai suoi irrinunciabili giganti (leggi: i Padri della Chiesa) l'imbarazzo per il portato teologico della classicità, ma che, al contempo, non riesce a spazzare via così, con un solo, dogmatico colpo di spugna, Virgilio, Orazio, Ovidio, Terenzio e molti altri ancora per presunta causa d'immoralità. Perché il monachesimo medievale agogna il deserto, ma la prospettiva di un reale deserto, in fondo, lo atterrisce. Così, dire "Mitografi Vaticani" vuol dire mito raccolto e confezionato in schedulae attraverso il meccanismo compilatorio del sapere prèt-à-porter, standardizzato, pronto alla divulgazione in serie; ovvero, mito scorciato dalle sue fonti originali (Metamorfosi in testa) per essere, poi, asciugato e ricollocato in comode fabulae, dove la mitologia si concentri come una voce di repertorio. Attenzione: la parola-chiave, da non dimenticare, qui è fabula; perché il medioevo crede fin troppo alla forza morale di certe etichette e il fatto di assiepare "li dèi falsi e bugiardi" sotto l'egida non delle "res factae, sed tantum loquendo fictae" (Isidoro) dice già molto delle ragioni assolutorie e strategiche di siffatte compilazioni.   Francesco Mosetti Casaretto