La moglie di don Giovanni

Irène Némirovsky

Traduttore: L. Frausin Guarino
Curatore: G. Pinotti
Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 11 ottobre 2006
Pagine: 63 p., Brossura
  • EAN: 9788845921049
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Una moglie devota e irreprensibile, ammirata e rispettata e il suo atroce segreto.

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    betty

    23/04/2014 12:24:10

    Un libro leggero, carino e che si legge in meno di un'ora! Una storia simil thriller...piacevole ma non eccezionale!

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    Alessandro

    14/12/2013 09:31:06

    Racconto che si legge tutto d'un fiato, e che riprende alcuni dei temi ricorrenti della narrativa di Nemirovsky: il rapporto coniugale arduo, la gelosia, il segreto. In ogni caso, opera assolutamente minore.

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    Romolo Ricapito

    28/01/2013 20:52:05

    La moglie di Don Giovanni di Irène Némirovsky è sicuramente un testo trascurabile rispetto alla qualità della sua sterminata produzione. Sembra quasi un divertissement, o una pausa -pranzo della scrittrice. Nel testo, risaltano ancora una volta le corna, argomento caro all'autrice . Con l'attenuante che vengono fatte da un marito bellissimo e affascinante nei confronti della moglie, brutta e sgraziata. Moglie che è anche la cugina del giovane. Lei porta pazienza a lungo; lui evita più che può un tale "mostro", che sopporta unicamente per scopi economici: la consorte è ricca, lui no. Non aiuta granché l'espediente della cameriera che, in fin di vita, scrive alla figlia di Nicole (la protagonista, ovvero la moglie tradita) molti anni dopo . Il motivo: la fantesca è in possesso di importanti documenti che da un lato screditano la madre, dall'altra giustificano un suo gesto passionale, dagli esiti fatali. Come è detto il racconto è troppo esile per costituire qualcosa di veramente memorabile. Nelle 65 pagine la Némirovsky è costretta a contenere, scrivendo anche: una donna brutta non può essere felice. Assunto antifemminista che può essere facilmente equivocato. Ma forse Irène era sincera a pensarla così.

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    marcello

    13/11/2012 22:08:42

    una lettera deliziosa per un intrigo da giallo moderno.piccola cosa ma gustosa

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    maggie

    20/07/2012 18:09:37

    che dire..piccolo gioiello!

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    anna maria neri

    20/01/2010 14:40:01

    nulla di diverso da poter aggiungere agli altri commenti: ho letto tutta l'opera di Irène con grande emozione e con la rabbia che la follia nazista abbia tra gli altri, privato il mondo di una scrittrice così grande

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    Alessandra O.

    26/08/2009 09:23:17

    Breve, intenso e profondo! Ogni libro della Nemirovsky, se pur breve è capace di scuotere l'animo!

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    nihil

    07/06/2009 12:19:12

    Una storia ben scritta, di profonda introspezione dell’animo umano. Le protagoniste sono tre donne: la cameriera, la madre e la figlia, legate da un filo sottile di sentimenti e vita vissuta. La figura della figlia è quasi fuori dal contesto, ma trascinata suo malgrado nel riflesso di avvenimenti trascorsi, che segneranno comunque la sua vita. Come a dire che il destino ti casca inesorabilmente sulle spalle sotto forma di passato La storia è un poco datata ( come modo di scrivere), ma fa meditare.

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    LAURA

    22/01/2007 14:10:13

    Peccato che sia troppo breve per coinvolgere totalmente, come accade con altri libri della Nemirovsky. Rimane comunque un racconto impeccabile per trama, stile e contenuti.

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    Giulia Corradi

    08/01/2007 14:58:33

    Brevissimo raccontino di 30 pagine, brevissimo capolavoro. in poco tempo, la scrittrice delinea con uno stile al solito perfetto un segreto familiare di una famiglia perbene e potente ttenuto celato per anni. il tutto raccontato dalla domestica, che ha sempre visto e sempre saputo.

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    maria antonietta

    19/10/2006 16:39:12

    Racconto molto piacevole, da leggere senza interruzioni. Impeccabile, come sempre, lo stile dell'autrice.

Vedi tutte le 11 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Recentemente, in Francia, uno specialista di Céline, Henri Godard, ha pubblicato un bellissimo studio sul romanzo francese del Novecento (Le roman modes d'emploi, Gallimard 2006). È un excursus incentrato sul piacere di fingere e di narrare, di creare personaggi e di escogitare intrecci. Godard ha rintracciato i travestimenti attraverso i quali questa pulsione – bandita dai surrealisti, irrisa da Gide, data per spacciata dai teorici del Nouveau Roman – sull'arco di un secolo è riuscita non solo a sopravvivere, ma a volgere a proprio vantaggio la condanna di cui era oggetto, inventando mille astuzie per insinuarsi nell'opera stessa dei suoi detrattori.
Credo sia proprio questo piacere della finzione, vissuto da Némirovski con rara intensità, a spiegare il fascino che hanno esercitato sul pubblico di oggi le vicende che si intrecciano, sullo sfondo della Francia occupata, nel postumo Suite francese: dalla fuga da Parigi della ricca madame Péricand, che si sente un'autentica "matrona romana", ma finisce per dimenticare il suocero paralitico in una locanda di villaggio, al timido sentimento d'amore della malmaritata Lucile per il cavalleresco ufficiale tedesco che è costretta a ospitare; dallo smarrimento di fronte alla catastrofe dei coniugi Michaud, borghesi modesti e coraggiosi che la guerra separa dal figlio Jean-Marie, alla prosopopea dello scrittore accademico Corte, che, ritrovando deliziato il lusso del Grand Hôtel di Vichy, non manca di deprecare con accenti apocalittici la "morte dello Spirito" e della Francia. Delle cinque parti che dovevano formare Suite francese, Némirovski ha fatto a tempo a terminarne due soltanto; impossibile pensare senza rimpianto a quelle pagine non scritte, di cui abbiamo notizia dai suoi appunti, dove i destini dei personaggi sarebbero andati verso il loro compimento e Jean-Marie, prima di morire combattendo nelle file della Resistenza, avrebbe intrecciato con Lucile un rapporto d'amore.
Una piccola compensazione al rimpianto possiamo trovarla nella ricca produzione precedente della scrittrice, di cui Adelphi ci offre ora – dopo Il ballo (cfr. "L'Indice", 2005, n. 9) e David Golder (cfr. recensione qui accanto???) – questo racconto del 1938, certo meno ispirato di Suite francese, ma costruito con quell'ammirevole asciuttezza che fa di Némirovski una delle più dotate allieve di Cechov e di Maupassant. Nella finzione, La moglie di don Giovanni è costituito dal testo della lunga lettera che una vecchia domestica in punto di morte, Clémence, scrive a una giovane signora dell'aristocrazia, Monique, che ha conosciuto bambina, ai tempi in cui era a servizio in casa dei suoi genitori. Risale ad allora lo scandalo che ha distrutto la famiglia: la madre di Monique, stanca dei tradimenti del marito, lo ha ucciso con un colpo di pistola. Clémence comincia rievocando la verità ufficiale, quella sanzionata dal tribunale che ha assolto la moglie assassina in quanto martire dei valori familiari. Nelle ultime dieci pagine si fa strada però un'altra verità, in cui i ruoli s'invertono e il denaro svolge un ruolo determinante: il nome di Clémence si rivelerà allora antifrastico e la sua voce dalle modulazioni sdolcinate e servili potrà mostrare tutta la propria distruttiva crudeltà.
  Mariolina Bertini