La moltitudine apolitica. Culture politiche e voto alle masse in età giolittiana (1904-1913)

Marco Pignotti

Anno edizione: 2017
In commercio dal: 1 gennaio 2017
Pagine: VIII-312 p.
  • EAN: 9788800748612
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Descrizione
1913. L'Italia diventa il sesto Paese al mondo nel rapporto elettori/abitanti e sopravanza Inghilterra e Francia. Nove milioni di cittadini vengono convocati alle urne, metà dei quali analfabeti. Considerati per anni come teppa o plebaglia, questa folla viene percepita dalla classe dirigente conservatrice e progressista come una moltitudine apolitica. D'altronde, il voto alle masse muta irreversibilmente la scena pubblica finendo per condizionare tutti i soggetti che finora l'hanno dominata. L'irruzione del popolo escluso proietta sull'intero sistema interrogativi intorno a grandi questioni come la legittimità, l'esigenza di costituire un partito della borghesia, il rapporto fra esecutivo e assemblea, l'imperatività del mandato parlamentare, la strategia comunicativa e, infine, i costi della politica. Temi di vitale importanza non solo per intellettuali ed accademici, ma soprattutto per gli «invisibili» di Montecitorio che rappresentano quella pletora di notabili la cui presenza si è sempre rivelata funzionale alla tenuta dell'assetto istituzionale.

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Indice
Introduzione; 1. Ignoranti e ignorati; 2. Ceto politico e suffragio; 3. Municipio e nazione; 4. Masse e voto; Note; Bibliografia; Indice dei nomi.