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La moneta di Akragas - Andrea Camilleri - copertina

La moneta di Akragas

Andrea Camilleri

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Editore: Skira
Collana: Art stories
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 19 gennaio 2011
Pagine: 136 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788857207414
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La moneta di Akragas

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406 a.C. Dopo un lungo assedio Akragas si arrende ai Cartaginesi. La città viene distrutta. 1909. La scoperta in un campo di una piccola moneta d'oro, unica al mondo, preziosissima. Per l'emozione il dottor Stefano Gibilaro, medico condotto di Vigata, cade da cavallo. Comincia così una storia che si dipana con risvolti inaspettati, tragici ed esilaranti, tra le campagne di Vigata e la Messina distrutta dal terremoto, fino all'imprevedibile conclusione.
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    Renzo Montagnoli

    18/07/2014 11:12:28

    È indubbiamente strano questo romanzo breve di Camilleri: inizia con una specie di premessa, a metà fra il saggio e il romanzo storico (corre l'anno 406 a.C., allorché Akragas viene conquistata e distrutta dai cartaginesi), si sviluppa come giallo in un'epoca di molto successiva (siamo nel 1909) e si conclude come una favola, in cui è vero che manca la famosa frase "e vissero tutti felici e contenti", ma è sottintesa. Forse è un po' troppo in sole 136 pagine, però l'autore siciliano, come riportato in una Nota finale, ha inteso raccontare una cronaca, o leggenda familiare, secondo la quale un lontano parente, lontano anche nel tempo, che era medico e appassionato di numismatica ebbe la fortuna di incontrare un giorno un contadino che gli fece vedere, con lo scopo di fargliene dono, una monetina d'oro che aveva trovato zappando il terreno. Il dottore la riconobbe subito, era la favolosa piccola Akragas; fece per prenderla, ma per la fretta e l'emozione cadde da cavallo rompendosi una gamba. Sempre secondo questa cronaca, o leggenda, il medico regalò successivamente la moneta al Re Vittorio Emanuele III che ne era interessato e che contraccambiò con l'onorificenza di Grande Ufficiale. Premetto che non ci troviamo di fronte a un capolavoro, ma solo a un buon libro e, considerando la considerevole produzione letteraria di Camilleri, direi che non è poco, visto che con tante opere non tutte possono riuscire al meglio. Nel caso specifico la qualità non si discute, lo stile è quello accattivante tipico dell'autore siciliano, la vicenda stessa si evolve secondo un filone logico consolidato e che porta alla scoperta del colpevole (in questo caso è un assassino) in modo del tutto convincente; quello che eventualmente stona è quel finale favolistico e passi per l'onorificenza, che potrebbe anche rispondere a verità, ma tutta la generosità di Vittorio Emanuele III, notoriamente tirchio, non ci sta. Si legge, comunque, volentieri.

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    Angelo

    26/11/2013 17:32:11

    Bello,..forse anche più bello di tante storie di...Montalbano !!!

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    Tiziana

    23/06/2013 15:29:30

    Anche quando non crea storie di Montalbano, Camilleri è sempre arguto, sottile, elegante, geniale e sobrio. Questa breve narrazione ha il solito garbo, la solita delicatezza di favola un po' inquietante che ho trovato sempre così irresistibile (vedi Maruzza Musumeci o Il birraio di Preston)

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    Darkmoltak

    01/12/2011 18:15:18

    libro molto carino,racconto scorrevole...solamente un po caruccio

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    Sara

    23/08/2011 13:28:55

    Assolutamente non all'altezza degli altri romanzi di Camilleri: per la maggior parte i personaggi sono appena abbozzati, se non dei semplici nomi inseriti per sostenere il racconto, che a sua volta sembre il riassunto svogliato di un romanzo vero. La trama, potenzialmente ricca, non viene sviluppata, Camilleri la butta via in poco più di cento pagine. Sembra quasi che abbia fretta di terminare il racconto per andare a fare dell'altro. Che spreco!

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    Gorgo

    23/04/2011 12:18:53

    Un lungo racconto piacevolissimo. Tanto gradevole da fartene dimenticare i difetti: quelle sintesi storiche scorciate alla Wikipedia, la "toga" di un Greco, passi come "i tre contadini si terrorizzano" o "più giorni passano e più il dottor Gibilaro non è per niente contento" (eh no, non ci sono più le mezze stagioni! Perché, i correttori di bozze, invece?...); e poi qualche passaggio, qualche idea che mi pare poco amalgamata, o sviluppata in maniera insufficiente. Ma tant'è, la lettura scorre, eccome. Forse perché è un libro pieno di vita: di fatti, ambienti, personaggi, tutti vivi, veri, anche quelli rappresentati con poche pennellate. Camilleri riesce a evitare le macchiette, l'oleografia; qui sfiora il realismo, il giallo, il romanzo storico, ma non cade mai nelle trappole del genere o del sottogenere. In poche pagine fa in tempo a parlare della Sicilia greca, del terremoto di Messina, degli ultimi scampoli storici di re e aristocratici, e della condizione dei braccianti; delinea un giallo (dalla soluzione peraltro ovvia) e intanto descrive le pratiche poliziesche di inizio '900; ancora, parla di nobiltà di sangue e nobiltà d'animo in un mondo dominato dall'interesse (che può portare fino all'omicidio, e qui si accennano toni tragici e dolenti) o da altre motivazioni meschine, illuminate invece da una luce vagamente satirica. Tutto cucito insieme dall'apparire e dallo sparire di una piccola moneta antica, simbolo perfetto dell'umiltà, della fragilità del filo di Arianna della Storia (e della letteratura), ma anche simbolo delle meraviglie a cui esso può condurre, solo ad avere la pazienza di seguirlo. E così nel libro si assiste a un esempio di quell'intrecciarsi fragile e apparentemente casuale delle vicende umane, che però diventa concatenazione determinante per gli individui, fortunati o sventurati, che vi sono implicati, qui anche a distanza di millenni. Insomma, a me è venuta voglia di fare il numismatico. O, come minimo, di leggere altri romanzi storici.

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    Silvia

    04/04/2011 17:13:39

    Il solito Camilleri rinfrancante. Peccato per il prezzo...

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    Maunakea

    26/03/2011 09:54:11

    Un raccontino piacevole e molto scorrevole, si legge velocemente, forse non rimarrà molto impresso ma è una lettura rilassante.

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    Leo

    25/03/2011 13:41:57

    Un racconto piacevole e apprezzabile nella sua semplicità. Ci racconta alcuni eventi storici che faranno da cornice alla storia della moneta e al suo destino. Troppo alto il prezzo di copertina. Consigliato a chi ama le novelle.

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    Gianluca

    24/03/2011 14:29:26

    Una storia piacevole ed interessante, che fila via veloce in un pomeriggio e che forse avrebbe potuto essere sviluppata in un'opera di maggiore respiro. Unico neo: il prezzo un po' elevato per il numero di pagine.

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    fiorella

    23/03/2011 22:59:01

    Piacevole ricerca storico-romanzata su un episodio accaduto ad un avo dell'Autore. Il prezzo del volumetto è decisamente TROPPO ALTO (15 euro per poche pagine che si leggono in mezz'ora)

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    Cristiano

    03/03/2011 17:06:33

    Un libro ben strutturato, una lettura piacevole e interessante ambientata nella Sicilia di inizio secolo, a ridosso del terribile terremoto che sconvolse Messina. Molto carino!

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    alex

    27/01/2011 00:39:05

    Ho trovato questo libretto di Camilleri davvero molto piacevole,scritto quasi interamente in italiano mostra una freschezza che non avevo trovato negli ultimi libri scritti dall'autore siciliano. Personalmente amo questo scrittore di cui ho letto tutto e questo libro lo colloco senz'altro tra quelli a lui "riusciti". Consigliato a chi conosce gia' l'autore e anche a chi non ha avuto ancora l'occasione di leggere qualcosa di suo.

Vedi tutte le 13 recensioni cliente

Un po' tutti abbiamo pensato prima o poi che gli oggetti siano dotati di un'anima, che improvvisamente possano sparire, nascondersi, farsi rubare, causare eventi più o meno nefasti. O che, molto semplicemente, vogliano vivere in pace, dimenticati da tutti.
Forse questo "pensiero" accompagna anche una piccola moneta (la favolosa, piccola Akragas) al centro della vicenda narrata da Camilleri con l'abituale abilità linguistico-letteraria e il fascino dei suoi romanzi storici, i veri capolavori del creatore di Montalbano. Ancora una volta Camilleri ci descrive alcuni scorci di Sicilia, aprendo finestre temporali che distano millenni.
La storia inizia intorno al 406 a.C., quando Akragas (l'antica Agrigento) cade in mano ai Cartaginesi e il mercenario Kalebas, al servizio d’Akragas e agli ordini dallo spartano Deixippos, scampato all'eccidio portando con sé un sacchetto di monete d'oro che rappresentano il compenso per otto mesi circa di lavoro, cerca di fuggire.

”Sono monete appositamente coniate, da un lato c’è un’aquila ad ali aperte e una lepre, dall’altro un granchio e un pesce. Ognuna pesa 1,74 grammi d’oro, comprensivo anche della quotidiana razione di grano, perché negli ultimi mesi ad Akragas è stato più facile trovare oro da fondere che frumento ed equivale a sei giorni di paga. Nel sacchetto di Kalebas di queste monete ce ne sono trentotto”.

Kalebas, morso da una vipera, muore, ma prima sparge le sue monete scagliandole lontano.
1908: “Quasi duemilacentosettant’anni dopo Akragas, un’altra città siciliana viene distrutta dalle fondamenta. Ma stavolta si tratta di cause naturali.” La città è Messina e la causa il terremoto. Drammatiche vicende legate a questo evento portano alla luce una moneta tanto piccola quanto di grande valore: è una delle monete coniate ad Akragas considerata l'unica del suo genere, probabilmente una di quelle di Kalebas, e alla fine arriva nelle mani dello Zar, numismatico per passione.
1909: Passa solo un anno e uno zappatore trova un'altra moneta d'oro, dal valore inestimabile. Ma lui non lo sa e neppure può rendersi conto che questo ritrovamento sarà la sua sfortuna. Il suo desiderio sarebbe regalarla al medico del paese per sdebitarsi con lui - notoriamente appassionato collezionista, affascinato dalla straordinaria scoperta - ma per una serie di coincidenze sfortunate la moneta sembrerà sfuggire a questo destino.

“La spiegazione è questa - secondo il dottor Gibilaro, appunto - che la moneta stia esprimendo la sua volontà di non riapparire al mondo, di tornarsene nuovamente dentro quella terra dalla quale un giorno l’hanno tirata fuori. E comunque, in linea subordinata, di non andare mai, per nessuna ragione, a finire nella sua povera collezione. È come se un’imperatrice si rifiutasse giustamente di abitare in una stamberga.”

Senza scomodare gli oggetti fatati della tradizione (vedi Morfologia della fiaba e Le radici storiche dei racconti di fate di Vladimir Propp) la moneta diventa strumento e scopo ultimo di una serie di eventi. Non tanto l'oggetto utilizzato per realizzare sogni quanto quello che può servire a modificare la realtà, sia negativamente che positivamente. Dipende dalle mani in cui si trova, da chi la utilizza. Se l'uomo che ne viene in possesso è buono la moneta farà del bene attraverso lui, viceversa potrà diventare strumento del male.
Insomma, una moneta antichissima per temi eterni dell'umanità: la distinzione tra ciò che è eticamente corretto e ciò che non lo è, la relatività del possesso dei beni materiali, il premio - non garantito a tutti, però, perché esiste sempre l'imponderabile - per coloro che sapranno gestire questi beni materiali con generosità e oculatezza. E infine la forza eterna del potere e la necessità di sottostare al volere di aristocratici e governanti.

A cura di Wuz.it

  • Andrea Camilleri Cover

    Nato a Porto Empedocle (Agrigento), Andrea Camilleri ha vissuto per anni a Roma.  Dal 1939 al 1943, dopo un periodo in un collegio da cui viene espulso, studia ad Agrigento al Liceo Classico Empedocle dove ottiene la maturità classica senza dover sostenere l’esame a causa dell’imminente sbarco degli alleati in Sicilia. A giugno inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura".  S’iscrive all’Università (Facoltà di lettere) ma non si laureerà mai. Si iscrive anche al Partito Comunista.Inizia a pubblicare racconti e poesie e vince il Premio... Approfondisci
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