Curatore: S. Sichel
Editore: Passigli
Collana: Le occasioni
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
Pagine: 63 p., Brossura
  • EAN: 9788836805952
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    04/09/2017 05:31:17

    L'incipit è talmente bello da arrestare da solo ogni continuazione. Si resta a riflettere su quelle due righe d'inizio come su una sentenza elementare che ognuno di noi non calcola e non nota nel suo indirizzo di giorni, e che invece agisce sotto le nostre suole simile a una luce pacifica che ci permette di andare avanti: ""Le persone assennate si sono accorte da tempo che la felicità è come la salute: quando ce l'hai, non ci fai caso". Mentre la leggiamo dunque prendiamo coscienza di quanto poco assennati si sia stati nel non far caso a quest'ammonimento. E questo perchè accade di frequente, in una sequenza di giorni lungo la quale il bene scivola sotto altri massi, che appunto - senza accorgercene - riusciamo a sostenere proprio perchè stiamo bene. Un gioco semplice, ma a nostra insaputa, poveri ignari come siamo ad avere in tasca salute e forza e in fondo smarrirci in tante infelicità da nulla. Non a caso Bulgakov mette le mani avanti e ci ammonisce, prima poi di andarsi a perdere in un racconto di impatto magnifico. Perché tutta la bellezza la fascinazione è qui: un uomo che assume della morfina e che pian piano si rende conto che ha sbagliato e vuole tornare indietro. Brani di diario scavati in una psiche che sa bene cosa sta vivendo, sa cosa sia la demoniaca dipendenza e non riesce a staccarsese pur dentro violenze dure. Un'aria di sforzo responsabile non basterà a tamponare un finale, nel quale si è di colpo alzata potente nella mia memoria quella frase dello stesso Bulgakov nel Maestro e Margherita: "La scienza ci abbrevia la vita, che è già breve di suo" (se pensiamo che l'autore era medico possiamo solo inchinarci all'onestà di questo j'accuse). Un'amarezza affidata a brani di diario permetterà di seguire il tragitto di Poliakov, sfortunato protagonista. Come un ritaglio perfetto nell'arabesco di questo scrittore incredibile, si esce dalla lettura smarriti in una tenerezza rattristata. Non ci accorgiamo delle cose che quando queste ci lasciano.

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    marianna

    10/11/2011 21:35:10

    morfina è il racconto (autobiografico) della solitudine e dell'angoscia a cui si costringe un morfinomane e dell'incapacità degli altri, che appaiono come figuranti, di vedere, colmare o comunque fermare l'inesorabile vuoto prodotto da questi cristalli bianchi. Poljakov in principio sottovaluta i rischi dell'assuefazione in seguito si illude di poter tenere sotto controllo la dipendenza poi tenta di lottare ma quando capisce che la lotta è impari la via della salvezza è una. . .leggendo questo libro si è 'sollevati in volo come un brandello di giornale da una bufera di sentimenti'

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    Kim

    19/06/2009 16:05:24

    Non è certo questo il mio preferito fra gli scritti del grande Bulgakov, eppure lo stile personalissimo e inconfondibile dello scrittore russo emerge ancora una volta con forza dirompente e inchioda alle pagine: un giovane medico ripercorre attraverso il diario di un collega, tutti i passaggi della dipendenza dalla morfina. Senza esserne stato in fondo vittima, per il giovane medico la droga diventa passo dopo passo una scelta, seppure a tratti obbligata, fino alle estreme e consapevoli coseguenze. Bello e terribile.

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    ippo

    23/11/2004 08:56:41

    Libro molto significativo; fa capire come la dipendenza da qualcosa riduca la persona umana in una facile preda a tutti. Scritto come un diario da la sensazione esatta di chi ha vissuto un'esperienza, molto profondo.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Il racconto Morfina, che si ispira ad un'esperienza personale dello stesso Michail Bulgakov, apparve per la prima volta nel 1927, sulla rivista «Il lavoratore medico». Dopo aver assunto la morfina al fine di calmare una forte allergia, Bulgakov aveva infatti potuto sperimentare sulla propria pelle la tragica dipendenza dal farmaco, arrivando a farsi sino a due punture al giorno. Il racconto servì dunque allo scrittore anche per esorcizzare definitivamente quella penosa esperienza. Fatto sta che Bulgakov teneva tantissimo a questa sua opera, che, come è stato detto, mascherava anche i suoi sentimenti nei confronti della Rivoluzione d'Ottobre; e che, certamente, rappresenta uno dei racconti più perfetto del grande scrittore.