Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2017
Pagine: 238 p., Brossura
  • EAN: 9788854514928

46° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Di ambientazione storica

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    Rosanna

    18/11/2017 13:10:14

    Bello e straziante. Una figura di donna straordinaria, Lucia Salvo, realmente esistita ma che attraverso la penna di Simona Lo Iacono diventa un'icona, un inno al coraggio, all'amore, all'intelligenza femminile che non si ferma dinanzi a niente pur di salvare il suo uomo e la sua causa. Bei personaggi di contorno, uno fra tutti, Maurizio, l'amato, eroe sfortunato. Sullo sfondo una Palermo descritta con una potenza evocativa eccezionale, con i suoi palazzi nobiliari e le strade brulicanti di viddani e fimmine di ogni specie. Orribili le figure dei genitori, tutti ugualmente privi di scrupoli e anaffettivi. Lo consiglio, è un gran bel libro.

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    n.d.

    30/10/2017 08:36:23

    libro molto particolare direi affascinante

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    Renzo Montagnoli

    29/10/2017 16:41:24

    La protagonista del romanzo, la siracusana Lucia Salvo, è realmente esistita e di lei parla Luigi Natoli nelle sue Cronache e leggende di Sicilia, in cui si racconta che fu inviata dalla città natale a Palermo a casa dei Ramacca, una famiglia nobile antiborbonica che di lei si servì per comunicare messaggi segreti ai reclusi del carcere dello Steri. La ragazza riuscì nello scopo fingendosi sciocca, anzi meglio ancora babba, cioè pazza. E fin qui il romanzo è fedele alla storia, ma poi ne diverge per arrivare a descrivere un personaggio straordinario, ben diverso da quello vero, che ha costituito solo lo spunto per una narrazione di più ampio respiro in cui si pone in evidenza come in una società cristallizzata, immobile nei suoi riti e nella sua struttura, necessariamente chi va oltre questi confini invisibili, ma invalicabili, non può che essere considerato pazzo. Nell’opera Lucia Salvo è epilettica, malattia ancora sconosciuta nel XIX secolo, tanto che per le crisi improvvise e imprevedibili che la caratterizzano veniva considerata alla stregua della pazzia, ma se “il fatto” come tutti, lei compresa, chiamano l’attacco che le provoca convulsioni e le dà la sensazione di morire per poi rinascere, è una condanna che si porta appresso, per il resto è una donna, anzi una fanciulla di soli 16 anni, di grande lucidità che sa vedere, sa capire e sa anche provvedere. Una vicenda che può sembrare anche banale, una protagonista che potrebbe essere il ritratto di una donna qualunque nelle mani di Simona Lo Iacono assumono un crescente spessore, sono quasi un grido di libertà, libertà in un mondo così chiuso da far pensare che i pazzi siano quelli che lo abitano e non invece Lucia, la cui saggezza e la cui indipendenza quasi autarchica non possono non restare in ombra, e se poi aggiungiamo le crisi epilettiche va quasi da sé che per lei l’avvenire non sia che fra le quattro mura di una cella del manicomio. Da leggere, indubbiamente.

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    n.d.

    16/10/2017 14:39:22

    Considero il romanzo molto "delicato". L'ho letto con molto interesse. La trama mi sembra molto veritiera. La storia della protagonista mi induce a pensare che oltre a lei ogni giorno la storia è calcata da eroine nascoste ed inconsapevoli! Viva la Sicilia!

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    Nella

    07/09/2017 08:34:27

    Una scrittura ricercata (forse troppo) e una storia che ricorda i grandi scrittori siciliani, da Pirandello a De Roberto. Una voce, quella di Simona Lo Iacono, che spicca nel panorama della lettura contemporanea.

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    Avevo già letto il precedente romanzo di Simona Lo Iacono, Le streghe di Lenzavacche e con grande timore mi sono avvicinata a questo suo nuovo lavoro. Le streghe mi hanno scavato l’anima e ancora albergano in un angolo, fra profumi di erbe selvatiche e ombre di spiriti. Quando mio padre, in una libreria, mi ha chiesto che cosa mi sarebbe piaciuto ricevere come regalo però non ho avuto dubbi: ho scelto “il Morso”. Un libro corposo, 250 pagine e oltre, una casa editrice che stimo moltissimo per la scelta di qualità che porta avanti, Neri Pozza, e una copertina accattivante. La storia incuriosisce subito: Lucia Salvo è epilettica, ma a metà dell’ottocento significava essere definiti pazzi. Lei stessa ha difficoltà a rapportarsi con ciò che le accade all’improvviso e nei momenti più inadatti. Tutti chiamano le sue crisi “il fatto”, perché una follia tanto grande non si può nemmeno nominare. A servizio dai Ramacca, potente casata antiborbonica, dovrà destreggiarsi fra le pretese del conte figlio, eccentrico e insaziabile a cui morderà il viso per sfuggirgli, ignara che così facendo accenderà ancor di più le sue voglie, e le invidie della servitù, appoggiata da personaggi bizzarri e pittoreschi magistralmente caratterizzati come il nano Minnalò e il castrato signorino che canta così bene da far commuovere. La penna di Simona Lo Iacono dipinge affreschi e le pagine prendono vita sotto lo sguardo del lettore. Una scrittura appassionata, potente e incisiva che scorre ricca ma svelta. La narrazione procede alternando le vicende che coinvolgono Lucia e il conte figlio, rifiutato su più fronti e non soltanto dalla serva. Sullo sfondo, la Palermo dei moti popolari durante i quali Lucia si ritaglierà uno spazio importante, proprio grazie a quel “fatto” che non si può dire. Perché, come tutte le cose, come l’amore e il suo cognome, ogni accadimento può essere insieme salvezza o perdizione…

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Il nome è Lucia Salvo. Nessuna carta di nascita lo certifica, ma sua madre le ha detto così: «Ricordati questo nome, Luciuzza, e ricordati pure che sei una Salvo, una che porta o riceve salvezza». Per il momento, però, salvezza ne ha ricevuta poca, pensa Lucia mentre il vetturino la sbalestra sulla carrozza che fa la spola da Siracusa a Palermo. Ecco: l'afa si mangia il sudore, e il curato che le siede davanti fa ciondolare la testa senza accorgersi che un rivo di saliva gli cola agli angoli della bocca. Lucia ha un guizzo di disgusto e pensa che Salvo è anche nome di babba. «Ma quale babba» ha replicato sua madre questa mattina, mentre all'alba nasceva e allestiva un fagotto di stracci. «Ma quale babba» ha ripetuto con insofferenza tastandole i seni sotto il bustino per metterglieli su, dandole pizzichi di rosso sulle gote e un velo di belletto sulle labbra. «Piuttosto, sorridi e nascondi le mani, ché sono tutte tagliate. E se il Conte figlio ti tiene a servizio o ti prende nel letto, ringrazia tutti i santi del Paradiso.» Sarà... Ma questo fatto non sembrerebbe una salvezza a giudicare dagli strali che padre Cannavò Messazza lancia dal pulpito ogni Santa Quaresima, quando arringa che le cose di letto infamano nostro Signore e addolorano i santi. «Decidetevi, mamà» ribatte a sua madre. «Decidetevi de è salvezza o perdizione, ché padre Cannavò non sembrerebbe d'accordo». «E certo, padre Cannavò, che ne sa lui... Tu, invece, ascolta me: datti una passata di colore e spera solo che il Conte figlio non e abbia già un'altra, di serva. Poi, se ti prende, mandami a chiamare, ché a Palermo, dai Ramacca, ci vengo pure io.»