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Morte a credito - Louis-Ferdinand Céline - copertina

Morte a credito

Louis-Ferdinand Céline

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Traduttore: G. Caproni
Editore: Garzanti
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 18 ottobre 2007
Pagine: XXI-558 p., Rilegato
  • EAN: 9788811683469
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Morte a credito

Louis-Ferdinand Céline

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"Morte a credito", pubblicato nel 1936, è il secondo romanzo di Céline, che nelle sue pagine ritorna alla propria infanzia e adolescenza. Cresciuto in un'atmosfera soffocante e carica d'odio, illuminata solo dalle presenze della nonna Caroline e dello zio Eduard, il giovane Ferdinand racconta le proprie esperienze familiari, turistiche, scolastiche, erotiche e di lavoro.
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    Daniele B.

    11/07/2019 20:24:47

    C’è poco da dire. Vertice della letteratura mondiale. Col Viaggio e con la Trilogia del Nord.

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    Daniele

    05/03/2017 15:11:15

    Grande Céline. Si fa leggere tutto d'un fiato, riga dopo riga si capisce che scrive quello che pensa e che prova sulla sua pelle, senza argini o freni. Buona la rilegatura. Consegna giunta prima del previsto; in un bello e rubusto cartonato, libri giunti in perfette condizioni. (anche se sarebbe auspicabile avvolgerli con della plastica a bolle d'aria, per ogni evenienza).

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    Chiara Paolucci

    28/02/2016 00:24:03

    Questo libro lo consigliava il mio professore di storia dell'arte alle superiori, ma noi studenti eravamo troppo persi a perdere tempo in ideologie e cazzate da fare alla sera per prendere in considerazione un consiglio così strano. Non lo lesse nessuno. Sono passati vent'anni e l'esigenza di iniziare a dare retta al professore mi ha guidato nel frugare in quel poco che ho conservato del passato per recuperare i titoli dei libri che ci aveva indicato. Morte a Credito è una vita che avrei potuto vivere anch'io. Il protagonista si trova travolto nella marea delle situazioni sfavorevoli e mediocri, condizionato da personaggi che sotto un certo punto di vista gli vogliono bene, ma non perseguono il suo bene. Un tripudio di energie sprecate, capacità che si lasciano corrompere dalla pigrizia, goffi tentativi di guadagno. Una visione della realtà allucinata e forse per questo motivo, forse, più vera. Il tempo passa senza concludere niente di utile, collezionando fallimenti, ma senza mai cadere nella disperazione. Anzi è nelle situazioni più assurde che il protagonista si rivela capace di rimanere in piedi. Riesce ad andare avanti, si cava d'impiccio. La buona volontà non gli manca, cerca di vincere la contaminazione negativa delle situazioni e delle persone che lo circondano, ma è una battaglia che perde per stanchezza. La narrazione può essere uno chock se si cerca la scorrevolezza. le situazioni più drammatiche sono stemperate da accenti ironici, ci vuole intelligenza per riuscirci senza scadere nel ridicolo o nel patetico. Bellissima esperienza immedesimarsi nella quotidianità del protagonista, una quotidianità che molti altri uomini e donne avranno sperimentato se si considera il contesto storico e sociale in cui si svolgono i fatti.

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    Sophie de Mathieu

    01/11/2015 05:34:17

    "Il secolo scorso, io ne so qualcosa, l'ho visto morire...". Mort à crédit, pubblicato nel 1936 da Gallimard, quattro anni dopo "le roman de scandale", come fu considerato il Voyage au bout de la nuit", ripropone e conferma Céline come scrittore scomodo, sgradevole e anti-proustiano per eccellenza, ma un gradino al di sotto del suo primo lavoro. Facciamo attenzione alle date, perché qui si chiude, per sempre, la fama di Céline, come scrittore "maudit". L'anno successivo, infatti, viene pubblicato "Bagatelles pour un massacre", pamphlet violentemente anti-semita che lo isolerà all'interno della cultura francese a tal punto da costringerlo all'esilio a Copenaghen. E, al suo ritorno, dovrà fare i conti con l'ostracismo dichiaratogli da Jean-Paul Sartre, che arrivò al punto di togliere il saluto a chiunque lo invitasse in un salotto anche per un caffè. Dico questo perché credo che un artista e, quindi, uno scrittore, debba venir giudicato per la propria opera letteraria e non per le proprie opinioni politiche, molto più che discutibili, in questo caso. Non ricordo chi ha detto, recentemente, in France, "Io leggo Céline e non sono di certo antisemita, così come chi legge Marcel Proust, non è necessariamente omossessuale". Concordo. Quindi: giudizio su questo romanzo è 3/5, perché inferiore al Voyage per via di un uso eccessivo de "le jargon" e dei puntini di sospensione; ma diventa 5/5 per la stupenda traduzione di Giorgio Caproni, davvero unico nel riuscire a rendere in italiano la varietà quasi infinita di termini gergali e quotidiani della Paris fine ottocento. E posso garantire al lettore che la difficoltà nel tradurre Céline è equivalente a quella di farlo con Joyce. Direi che un 4/5 può essere una buona cosa.

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    gianni

    23/10/2013 20:46:07

    Un interminabile, noiosissimo catologo di meschinerie, bassezze, lordure, olezzi, bassifondi, amplessi animaleschi, in uno stile ossessivamente inframezzato da puntini sospensivi, divagazioni, vaneggiamenti. Il tutto non si risolleva neppure con il massiccio ricorso al turpiloquio di natura sessuofoba o, alternativamente, sessuomane, puramente fine a se stesso. Qualche uscita razzista e antisemita hanno completato il quadro di irritazione, unico esito della faticosissima lettura. Si salva qualche pagina qua e là, ma nulla a che vedere col "Viaggio", che è decisamente altra roba. Si arriva alla fine nella speranza di leggere qualche buona pagina, ma invano. Si scorre solo nel flusso di coscienza di una debosciataggine. Un vero capolavoro. Sí, di noia.

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    ninonux

    09/09/2013 10:14:35

    è possibile attribuire "5" come massimo voto...io gli attribuirei 1000, almeno...di gran lunga il romanzo più bello che abbia mai letto, una discesa negli inferi della disperazione, del nichilismo. Celine ripercorre gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, gli anni che precludono ad una vita di stenti e di privazioni, come si vedrà nell'altro capolavoro, "Viaggio al termine della notte". Una pietra miliare; per me, personalmente, "la " pietra miliare....

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    Annarita

    03/06/2012 21:47:06

    E' un flusso continuo di pensieri, parole. Un libro allucinato, scritto a perdifiato per raccontare la storia infelice e inerte di Ferdinand, bambino solo, adolescente passivo, colpito sì dalla vita ma anche incapace di assumere una posizione e di reagire, se non in termini di mera ribellione anarchica, una ribellione in fondo priva di scopo. Quello che traspare è l'immagine di una intera famiglia perdente, vittima debole ma non incolpevole della vita. Un padre ed una madre, prima, ed un figlio, poi, perennemente umiliati dall'esistenza quotidiana, il cui principale e comune tratto è semplicemente la stupidità. Stupidità che è causa anche della rovina di Courtial, l'altro personaggio chiave del libro. Courtial non è umile o rinunciatario come i suoi genitori, eppure al pari loro le sue aspirazioni sono costantemente mortificate dalla realtà: è vittima anche lui della propria stupidità. Non è altro che un millantatore, un inventore di illusioni, una figura d'uomo sopra le righe e sopra la realtà, incapace di prendere serena coscienza della propria finitezza umana. E' la stupidità umana il tema del libro, quella stupidità che significa incapacità a vivere e che non consente alcuna possibilità di salvezza. E non c'è buona fede che tenga

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    LuciferSam

    20/04/2012 09:09:41

    Assolutamente da leggere... uno stile unico, inconfondibile, inarrivabile...

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    Quello Balordo

    07/12/2011 20:08:25

    Forse il miglior libro del '900.

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    LaMelaMarcia

    22/03/2011 17:46:06

    Considerato uno dei capolavori della letteratura francese del Novecento, "Morte a credito", è il tragicomico racconto della prima giovinezza di Ferdinand Bardamu, alter ero di Céline. I difficili rapporti col padre, i primi lavoretti, l'esperienza in un collegio inglese, le prime avventure erotiche sono i tasselli di questo strambo romanzo di formazione. Un'opera lunga e difficile con un ottima ma datata traduzione. Fonte e ispirazione del "Panino al prosciutto" bukowskiano.

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    Christian Valtorta

    10/02/2011 08:44:37

    Lo ami o lo odi. Se lo odi, non lo hai capito.

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    corra

    08/02/2009 21:02:17

    Certo è più duro di "viaggio al termine della notte" da seguire, parla della sua infanzia del rapporto con i genitori e pian piano col mondo che lo circonda.Ma è sempre lui, quello che mi affascina è la sua spietata visione del prossimo, è unico e grandioso.

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    zok

    03/11/2008 14:15:48

    Dopo i miracoli del Viaggio, ecco Morte a credito. Se il capolavoro d'esordio era una "specie di romanzo" (definizione di Céline), questo è un romanzo in piena regola. Ma è Céline e Cèline è il più unico degli scrittori. Morte a credito è un capolavoro dell'affabulazione, una pietra miliare nell'arte del romanzo. Qui la poetica dissacrante dell'autore raggiunge la vetta. Una carellata di situazioni tragicomiche, superbamente narrate, che strappano risate a ogni pagina, e che commuovono per la disperazione liberatoria con cui sono state scritte. Il linguaggio di Céline è sbalortivo, inaudito, selvaggio. Semplicemente sensazionale.

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  • Louis Ferdinand Céline Cover

    Céline, Louis-Ferdinand Pseudonimo di Louis-Ferdinand Destouches, scrittore francese. Laureatosi in medicina, dal 1924 al 1928 viaggiò molto in qualità di medico e ricercatore; ritornato in Francia, entrò a far parte dell'équipe della clinica pubblica di Clichy, lavorando soprattutto per i poveri. Esordì sulla scena letteraria con Viaggio al termine della notte (1932), romanzo di disperato pessimismo e dall'eccezionale sperimentalismo linguistico e stilistico. Fecero seguito un'opera di impronta simile, Morte a credito (1936), e il pamphlet anticomunista intitolato Mea culpa (1936), scritto dopo un viaggio in Unione Sovietica. L'anno seguente fu pubblicato, suscitando grande scandalo, Bagatelle per un massacro (1937), il più violento di una... Approfondisci
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