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Arthur Miller

Traduttore: G. Guerrieri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1979
Pagine: VIII-115 p.
  • EAN: 9788806069247

Recensioni dei clienti

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    spaggio

    24/03/2014 19.36.12

    Lontani ricordi di un film magistralmente interpretato da quel grande attore che fu Fredric March e, contemporaneamente, un periodo di "voglia di leggere teatro" mi hanno portato a godere di questo testo meraviglioso, il cui messaggio è ancor oggi più che valido perchè, in tutti noi, in misura più o meno accentuata, esiste un Willy Loman che scopriamo col tempo e quando tempo, forse, non ce n'è più, ognuno il suo. Questa pièce teatrale porta con se emozioni e commozioni, che si alternano in un crescendo viepppiù venato di latente, sottile e sotterranea tristezza. Come una musica di sottofondo è il sogno americano che Willy Loman, ossessionato dall'idea del successo e dal perseguimento ad ogni costo della felicità materiale, insegue per tutta la vita senza raggiungerlo e, costretto alla fine a prendere atto della dura realtà di vita misera, durante la quale egli ha mentito a sè stesso per conservare almeno le illusioni, non trova altro riscatto che il suicidio. Il testo, pur essendo un copione teatrale, si legge come un romanzo: è incalzante, non ha pause, dai dialoghi stessi emergono le descrizioni dei caratteri, dei personaggi, dei luoghi, tipici del periodare di un romanzo. Non è facile interrompere la lettura in quanto l'autore ha la capacità magnetica di sostenere il racconto e aumentarne l'attrazione con lo scorrere delle pagine. Se "Morte di un commesso viaggiatore" (1949) è uno dei testi teatrali più rappresentati del dopoguerra (e con due trasposizioni cinematografiche, 1951 e 1985), beh, di motivi ce n'è davvero a bizzeffe. Veramente consigliato: un peccato non leggerlo.

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    LaMelaMarcia

    16/10/2010 09.55.18

    Un uomo che ha perso tutto: il lavoro, la fiducia in sé stesso, persino la stima dei propri figli. Un uomo che vede i propri sogni cadere come foglie in autunno. Un uomo che tenta l'ultimo, disperato e drammatico, tentativo di lasciarsi dietro qualcosa che consenta alla sua famiglia di riuscire dove lui ha ineluttabilmente fallito.

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    Federico

    22/05/2007 19.53.49

    Un'altra opera teatrale che viene ad aggiungersi alla mia (piccola) biblioteca. Meravigliosamente scritto, rappresentato sarebbe ancor più strabiliante! La psicologia dei personaggi ben delineata, è veramente bello immaginarseli prendere vita su un ideale palcoscenico, e interagire fra di loro. Non sarebbe malvagio interpretare uno di questi personaggi, e partecipare nel complesso a questa rappresentazione che fa rifelttere almeno sul tema principale che Miller si è preoccupato di dirci: la società sempre più cinica che non ha considerazioni nei confronti della persona, il successo e l'insuccesso e che cosa possono portare (visto nell'ambito famigliare). Poi, i salti temporali...proprio senza parole.

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    clara

    08/02/2006 17.47.50

    Willy Loman è un sognatore, o meglio è un sognatore americano. l'incarnazione vivente di quel sogno americano fallito miseramente. in una sequenza che mi ha impressionato molto lui sgrida la moglie nel vederla rammendarsi le calze. no, non rammendarle, quante volte te l'ho detto! comprane delle nuove. il consumismo si fa avanti come ossigeno per il sistema capitalistico. Willy Loman vuole entrare nel giro, vuole diventare qualcuno, accetta tutte le nuove regole che la società gli impone per salire sulla giostra. e continua a sperare. ma non diventerà nessuno. è il sogno americano che si infrange e comincia a far vedere le sue falle.

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    crespo

    14/09/2005 17.06.42

    mentire è un'arte difficile e mentire a se stessi lo è ancora di più. Willy loman in questo è un fenomeno, e con lui i suoi figli; solo che la verità prima o poi deve emergere, ci si deve infine sempre confrontare con la nuda realtà e bisogna trovare il modo per accettarla...mica è una cosa facile! Non sono uso a leggere opere tearali, tant'è che con "morte di un commesso viaggiatore" non ero partito col piede giusto, ma la lettura è poi decollata ed è diventata coinvolgente e commovente. Non vedo l'ora di trovare questa commedia in teatro.

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    Alessandro Poglio

    23/02/2005 21.21.09

    L'ho riletto per la terza volta proprio in questi giorni in seguito alla scomparsa prematura del suo ideatore Arthur Miller. Andato in scena a New York nel febbraio del 1949, Morte di un commesso viaggiatore è forse il più applaudito successo teatrale del dopoguerra. Un trionfo che dagli USA ha conquistato tutto il mondo in brevissimo tempo e ancora oggi dopo più di cinquant'anni accoglie parecchi ammiratori. Si descrive in chiave oserei dire ironica, la vita di un uomo di circa 60 anni, un susseguirsi di scene al passato e al presente dell'esistenza di Willy Woman, l'eroico ed instancabile commesso viaggiatore, vittima quanto colpevole di un mondo basato sulle leggi dure e severe della produttività ... fare, produrre, essere dentro, essere produttivi, essere competitivi. Credo che Willy Woman possa essere definito l'immagine stessa di un universo segnato dalla ricerca continua del business come unica ancora di salvezza. Scusate se mi viene da ridere scrivendo tutto ciò ma mi viene in mente una persona che conosco che potrebbe essere la copia perfetta di Willy ... potrebbero assoldarlo per fare il remake ... 55 anni dopo tanto da allora non è cambiato assolutamente nulla anzi, le cose sono peggiorate. Il libro è la sceneggiatura di una commedia quindi va letta come tale .. vi farà morire dal ridere anche se non è per niente a lieto fine.

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