Il mostro ama il suo labirinto

Charles Simic

Traduttore: A. Bottini
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 23 maggio 2012
Pagine: 149 p., Brossura
  • EAN: 9788845926853
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Descrizione
Simic, cui la forma oscillante tra l'aforisma e la prosa breve sembra particolarmente congeniale, siede a giudicare se stesso e il mondo. Ed è un giudice-poeta chiaroveggente e bizzoso, improvviso negli scatti d'ira e nelle smanie d'amore, che crede "nella irrimediabile e caotica mescolanza di ogni cosa", e usa "il caso come attrezzo per demolire le nostre associazioni abituali". Ora striglia i politici guerrafondai e gli intellettuali loro complici, ora racconta con macabra ironia vecchie storie dei Balcani (quel luogo d'Europa la cui economia si regge sulle "fabbriche di orfani e gli allevamenti di capri espiatori"). Stralunato e lubrico, "avanzo di galera di tutti i paradisi terrestri", non cessa di meravigliarsi della stupidità umana, ingrediente segreto della storia, ma anche dell'enciclopedia di archetipi celata in ciascun oggetto. Ad ogni pagina, guizzi fulminei e collegamenti interrotti: "una melodia allegra suonata con malinconia", un'immagine sfocata di sé colta di sfuggita in uno specchio egizio, qualcosa "a metà tra l'infinito e lo starnuto", un "saporito stufato casalingo di angelo e bestia".

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Recensioni dei clienti

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    Eugenio Cavacciuti

    20/09/2017 07:53:45

    Ricordi, storielle, fugaci impressioni, brevi prose, riflessioni critiche, aforismi: questo contengono i taccuini del poeta americano di origine serba Charles Simic, che Adelphi pubblicò nel 2008 nella traduzione di Adriana Bottini, con il titolo Il mostro ama il suo labirinto. Su tutto domina una sprezzante ironia capace di disintegrare le convenzioni, facendo cozzare solennità e quotidianità, banalità e mistero: “La religione: trasformare il mistero dell’Essere in una figura somigliante al nonno seduto sul vaso. “ Non manca una visione politica di amara disperazione: ”In democrazia, il ruolo principale della stampa libera è quello di nascondere al Paese che è governato da un’oligarchia.” Così in poche righe acuminate è tratteggiato un universo in fondo concentrazionario, quello umano, tragico ma al tempo stesso ridicolo e spesso anche meschino, cui si oppone l’immensità senza volto e senza misura del cosmo non umano. L’ironia è la lente attraverso cui Simic vede il mondo. Non è un’ironia leggera, né un feroce sarcasmo, Simic riesce a sostare in una terra di mezzo sospesa fra le due opzioni. Così demistifica se stesso e la realtà, mostrandoci l’aspetto famigliare delle cose solenni e l’aspetto solenne delle cose quotidiane, più una terza interessante dimensione aporetica. Attraverso la frammentazione di questi testi ci descrive la disgregazione propria della contemporaneità, ormai privata anche di quell’ansia di recuperare un’unità perduta che ha contrassegnato il Novecento. È perciò la sua una felice frammentazione d’idee, contenuti, rapsodiche visioni, frammenti casuali, che non ambiscono a nessuna riunificazione ideale, neppure formale, si sparpagliano sulla pagina. Simic racconta così la duplicità di ogni cosa, la profonda ambiguità del reale, con una concisione fredda e chirurgica e ci regala un libro splendido con la consueta geniale noncuranza. “La bellezza di un attimo fuggente è eterna.”

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    MD

    16/03/2017 10:41:06

    «LE CONNOTAZIONI HANNO LE PROPRIE GEOMETRIE NON EUCLIDEE» Dato e (non) concesso che il mondo sia una “nave di folli” e tutti noi i suoi passeggeri clandestini, non resta che convenire con Simic sull’importanza della poesia, sola a proteggerci dalle miserie della finitudine e dalle paure dell’infinito. Charles Simic deve aver avuto in mente alcunché di simile quando stese questo diario di pensieri intitolato IL MOSTRO AMA IL SUO LABIRINTO: ‘labirinto’ come coscienza, anima… e ‘parola’ come filo di Arianna, filato della ragione e della sragione. Quel che sembra plausibile è che la parola nella sua forma poetica, libera da ogni compiacimento estetico e decorativo, corra come mostro nei cunicoli della coscienza, e mai sola, ma, diceva Dante, “in traccia”: schiere di parole—le «divinità transitorie» di ellenica concezione—che ci avvolgono e proteggono; non semplice pensiero bensì figura, intensamente plastica, luminosa; parole rivolte a far campeggiare immagini che non sono che metafore. E Simic qui ne traccia quasi una teoria, ci costringe a studiare la metafora, nascostamente seminata qui e là, con aforismi però risoluti e fermi. All’ordine della Metafora, che nel libro sembra mai cessare, subentrano pure altri suoi volti: l’Arte e la Forma… e, suprema, l’Immaginazione… i tre aspetti, nell’intrico dei corridoi, confondendosi e mescolandosi. Per cui la vera uscita è la completa conoscenza del labirinto stesso, più alta forma di amore. Come scriveva Antonin Artaud: «Nessuna immagine mi soddisfa se non è anche allo stesso tempo conoscenza».

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    Cristiano Cant

    28/05/2014 07:56:13

    Scintille in prosa brevissime simili tuttavia a comete dalla coda fiammante; folgorazioni, bruciature, echi di ricordo e di difesa del semplice, di povere cose a formare il candido reame di una vita qui regalate come in un quaderno dell'anima dove i segreti saltano in aria come uscendo da pacchi a sorpresa e offrendoci il sorriso di cui è capace la miglior riflessione dentro l'umano. Nel succinto allora il brillio dell'eterno, la fiaccola della parola poetica a tentare di far luce su angosce e paradossi, su offese, recuperi di sogno, misteri che cercano di tradursi nel sale di un esempio, un'immagine, perle una dietro l'altra ad onorare la fatica dell'umano e la stupenda bellezza della vita.

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    Antonio D'Agostino

    11/06/2012 11:21:33

    un libro prezioso come una vecchia credenza piena di oggetti, fogli e "attrezzi" da lavoro. Simic e' poeta che anche nella prosa breve, non smette di stupire. da leggere

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