Il museo dell'innocenza

Orhan Pamuk

Traduttore: B. La Rosa Salim
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 586 p.
  • EAN: 9788806221492
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Recensioni dei clienti

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    AdrianaT.

    07/12/2016 09:29:42

    Genialoide artificio letterario di commistione fra finzione e realtà che si mischiano a tal punto da perderne i confini. Ma poi i confini si ritrovano belli saldi e tangibili in una palazzina rosso sangue di bue nelle viscere di Istanbul come prodotto della lucida follia di Pamuk, che trasforma un'ossessione amorosa in un'estraniante forma d'arte contemporanea.

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    Agata

    17/08/2016 08:32:59

    Fino a metà del libro ho letto riga per riga questo romanzo di Pamuk. Poi ho desistito: o lo mollavo o andavo avanti con la lettura veloce (leggendo le pagine con la tecnica della lettura trasversale). Beh, solo con questa seconda opzione sono riuscita ad andare fino in fondo..."Fino in fondo" tra l'altro è l'espressione più usata dall'autore per descrivere i vari rapporti completi avuti con la sua amata. Sono riuscita comunque ad apprezzare la storia anche saltando da paragrafo a paragrafo, ciò vuol dire che 570 pagine, per una storia così, sono veramente troppissime!!!

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    Daria66

    03/12/2014 14:36:35

    Le immagini, i colori e gli odori della città sono proprio quello che trasuda dalle pagine di questo incredibile romanzo che, per come strutturato, non poteva essere scritto se non da uno scrittore da Nobel. Infatti una storia di oltre 500 pagine in cui non succede quasi nulla se non il punto di vista, le sensazioni e la sofferenza personale del protagonista non mi avrebbe coinvolto se non fosse stato scritto in maniera sublime. Mi ha preso subito e l'ho letto d'un fiato perché è una immersione nella società turca dell'epoca raccontata attraverso le riflessioni del narratore e dei personaggi che ruotano intorno alla sua vicenda di passione. Lo spunto è banale, certamente, quante storie d'amore e passione si narrano? ma sullo sfondo si inseriscono discorsi, opinioni in accordo e contrapposizione, generando una critica sulle classi sociali, la mentalità, il mondo degli affari della Turchia divisa tra tradizioni ed evoluzione verso la modernità. C'è molto di questo, insomma, dietro la semplice e apparentemente statica vicenda emotiva del protagonista.

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    PROT

    28/04/2014 10:45:31

    Primo libro di Pamuk, giudizio molto positivo, scrive molto bene, l'unico appunto è, che verso la fine inizia a diventare un pò ridondante... però mi ha anche fatto scoprire la Turchia e i turchi... lo consiglio!

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    antonio

    10/01/2014 20:14:01

    Romanzo assoluto, definitivo come un marmo,di una bellezza struggente. Alle soglie del capolavoro. Da gustare come i sake che ingurgitano i protagonisti. Leggo qui dentro, e rispetto, qualche sparuto commento negativo e mi piacerebbe conoscere quali siano i loro libri preferiti per bocciare come prolisso se non addirittura elementare e noioso, un romanzo strepitoso come questo. Da leggere rileggere e tenere sul comodino.

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    Elena

    13/11/2013 11:15:21

    Il libro più noioso che ho mai letto... e sì che a me i "mattoni" piacciono.

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    enrico.s

    22/10/2013 16:58:51

    Romanzo meraviglioso. ...struggente, malinconico. Bellissimo. Pamuk ispirato al massimo grado: non teme di misurarsi neppure con alcune tematiche care a Proust (...il tempo, il ricordo...) e dal confronto non ne esce ridicolizzato, come la maggior parte di chi osa tanto; anzi, tutt'altro. Se non ci si emoziona leggendo o si ha il cuore di pietra o non si è vissuto ciò di cui parla l'autore. Letteratura alla stato puro. Leggetelo.

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    laura

    03/09/2013 19:16:58

    Deludente. E' un libro particolare, che certo non lascia indifferenti. Avendo già letto "Il mio nome è Rosso" (bellissimo) con grandi aspettative mi sono imbarcata in questa lettura. Dopo un ottimo avvio il libro è divenuto ripetitivo e noioso. Se Pamuk ha voluto trasmettere al lettore l'intensità dell'ossessione amorosa (che diventa morbosità e feticismo) vissuta dal protagonista, direi che ci è riuscito benissimo. A me personalmente ha suscitato emozioni spiacevoli, avrei voluto entrare nella storia e prendere a sberle sia il protagonista che la sua amata, patetici e irritanti. La storia è fuor di dubbio originale, e offre un interessante quadro della società turca degli anni '70. Giudizio finale: deludente, troppo lunga la parte centrale, non è un libro che rileggerei. P.S. Ho letto che Pamuk ha davvero creato a Istanbul un museo dell'innocenza nello stesso luogo dove è ambientato il romanzo e riprodotto il museo di Kemal, come se si trattasse di una storia realmente accaduta. Circostanza insolita, mi chiedo cosa abbia voluto dimostrare (potere della creatività? L'immaginario che entra nella realtà?...)

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    Jean

    28/02/2013 19:23:23

    Un libro di una bellezza scandalosa, meraviglioso, forse il più bel libro che abbia mai letto in vita mia. Secondo me tradotto benissimo. La lentezza della narrazione, l'analisi da entomologo di ogni sguardo sorriso smorfia dell'amata, la descrizione esasperata e ossessiva di ogni dettaglio dell'anima e dell'estasi, che però non è mai lontana dall'incrinatura sempre incombente, dalla vaga sgradevole sensazione che nell'atmosfera di felicità sospesa possa improvvisamente irrompere la disperazione, la tragedia, il male, che tutto possa precipitare da un momento all'altro: non avevo mai, mai, letto un romanzo così vicino a cosa sia l'amore. E' stato un balsamo per l'anima: sublime ! Il libro che mi porterei sull'isola deserta.

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    Amalia

    02/12/2012 20:21:20

    Geniale nella sua costruzione; straziante in certi punti cruciali; intenso poiché abbraccia tutti gli stadi dei sentimenti che una persona affronta quando innamorata veramente. Consigliato.

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    Riccardo

    01/10/2012 21:25:00

    Lo scrittore vuole farci immedesimare in kemal, nella sua ossessione amorosa; vuole farci emozionare come il protagonista per ogni sorriso di fusun. Secondo me ci riesce.

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    Irina

    11/07/2012 11:44:52

    Libro impegnativo, emozionante storia d'amore che mi fa un po' pensare a un romanzo di Garcia Marquez. Lettura scorrevole, sono d'accordo pero', che alcuni capitoli sono troppo lenti. Comunque, il finale e' originale e per niente scontato.

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    l_aleph

    04/04/2011 12:24:46

    Sorprendente!!! E' vero, la parte centrale e' lenta, ma e' funzionale al libro che e' la metafora dell'attesa. Non si deve abbandonare un libro cosi', o non si sapra' mai cosa si e' perso. ...finale di una raffinatezza e di un'originalita' che hanno eguali solo in altri romanzi di Pamuk. Credo che chi non ha apprezzato non sia molto "esperto"....;-)

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    Benjamine

    12/11/2010 15:12:17

    Premetto che condivido pienamente l'opinione di Cesare riguardo Kemal ... forse se avesse cominciato a lavorare non avrebbe sprecato una vita dietro una ragazzina, collezionando anche schifezze nel nome del cosiddetto amore. Comunque. Il libro è troppo lungo, troppo nostalgico e il finale semplicemente brutto. La prima parte l'ho letta con il fiato in gola perchè ha suscitato in me profonde emozioni, toccando corde molto intime. Ho provato personalmente un amore folle e incondizionato per un uomo che purtroppo ha avuto troppa paura di mettere in gioco la sua tranquilla esistenza. Il mio 3 è quindi una sorta di media fra l'entusiasmo e l'empatia che ho provato all'inizio e la noia e l'incredulità sentite leggendo la cronaca interminabile di una vita spesa a non fare un benemerito nulla e per di più piangendosi addosso. Se volete apprezzare Pamuk consiglio Il Mio Nome è Rosso. Se desiderate stare male (e magari avete alle spalle un amore infelice) leggete pure questo, non vi deluderà.

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    elenucchia

    06/09/2010 15:13:32

    Ho letto "Il mio nome è rosso" piena di meraviglia, ho letto "Il museo dell'innocenza" e non posso credere che l'abbia scritto lo stesso autore! L'idea da cui nasce il romanzo e gli spunti che questo vuole suggerire non bastano certo a giustificare le oltre 570 pagine che risultano di una noia mortale. Non solo, la scrittura è tremendamente povera, ripetitiva, elementare. Per non parlare dell'autoreferenzialità del finale in cui il protagonista cede la parola allo stesso Pamuk. Pietoso! Va bene che hai vinto il nobel, ma non è che allora puoi pubblicare la qualunque, o no?!

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    Bianca

    04/09/2010 16:34:28

    Il libro? Bellerrimo. Immagino che noi donne lo possiamo apprezzare meglio, essendo sentimentali di DNA. Fa venire voglia di andare ad Istanbul, percorrere le vie, luoghi, entrare nell'appartamento Merhamet,visitare il museo, incontrare personaggi. Una nota: io lo letto in versione inglese, publicato dalla Faber & Faber, peraltro costa £7.90, e credo sia stato tradotto davvero meglio dalla giornalista inglese Maureen Freely. Ho letto le prime pagine in italiano ... credo che il passato remoto non doni veramente al linguaggio usato da Pamuk. Dal primo capitolo: "Please bring it tomorrow. Don't forget", Funsun said, her eyes widening. "It is very dear to me." Vero che la parte centrale del romanzo è un pò troppo lunga ma non perdetevi d'animo, arrivate alla fine, ne vale la pena. Buona lettura!

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    Rita

    02/09/2010 09:39:03

    Sono pienamente daccordo con chi afferma che il romanzo è piuttosto noioso e ripetitivo, è esattamente quello che pensavo mentre lo leggevo. Ci si aspetta sempre che accada qualcosa che dia slancio al romanzo, invece niente... La storia non è male, ma per il suo contenuto avrebbe potuto entranci in un centinaio di pagine.

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    Cesare

    07/06/2010 00:20:40

    Non garantisco miracoli, ma questo libro è un vero rimedio naturale per l'insonnia. Con circa il prezzo di due scatolette di Tavor da 1 mg si hanno risultati davvero sorprendenti, anche grazie alle continue, comunicative, sbronze del protagonista. Purtroppo, dopo solo 600 pagine, arriva il finale a sorpresa ( ma non troppo ) a scuotere il lettore da tante belle dormite. Un finale doloroso che dovrebbe commuovere e riscattare l'insulsaggine della vicenda, ma che riesce solo ad indisporre chi si era ormai rassegnato verso un lentissimo, asfissiante epilogo felice. Neppure l'idea di raccogliere paccottiglia in un museo, come emerge dal testo, è originale; quello che invece Pamuk dovrebbe spiegare a noi poveri mortali è come faccia Kemal a campare serenamente 62 anni senza mai lavorare un solo un giorno. Magari, se lo sapessi, troverei il tempo per innamorarmi più spesso anch'io.

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    renata

    11/05/2010 18:48:05

    L'innocenza...si perde...ma l'amore rimane impresso nell'animo del protagonista per sempre. un romanzo delicato, ambientato in una istanbul fortemente ancorata alle tradizioni,incentrato su un sentimento profondo che segna le scelte di vita del protagonista. non vi e' modo migliore di "lasciare traccia" di un amore "pulito", esponendo attraverso semplici oggetti, la forza travolgente di un sentimento che lega un uomo ad una donna. un romanzo che invade la sensibilita' e lascia un senso di appagamento interiore non trascurabile.

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    fabio

    22/03/2010 22:12:45

    Dopo aver letto questo libro ho avuto una senzazione di appagamento assoluta,è vero che durante la lettura mi sono emozionato molto raramente, ma ho trovato ogni parola scritta sulla ossessione d'amore del protagonista,vera ,dolorosa e definitiva.

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