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Don Salvatore insieme ad altre famiglie della periferia di Napoli riceve lo sfratto dalla società di Milano proprietaria del terreno che intende costruire sul posto uno stabilimento industriale. Spacciandosi per i parenti di cinque persone morte nel crollo della loro abitazione durante la costruzione della fabbrica, una ventina di persone guidate da Don Salvatore si presentano a Milano per chiedere un indennizzo: invece di denaro liquido ottengono un lavoro in fabbrica e durante uno sciopero si conquisteranno la stima dei colleghi del nord.

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    Piero Suriano

    22/10/2012 23:08:48

    Gustoso affresco di un'Italia ormai remota ma pur sempre attuale in alcune sue tare, come l'essere costretti a sopravvivere calpestando la propria dignità personale, accettando quotidianamente i soprusi che la vita impone e,anzi, aggiungendone di propri, fino a far sì che vittima e carnefice si confondano irrimediabilmente. È un film di buona fattura artigianale che fa riflettere senza annoiarsi e divertirsi senza sbracamenti di risa continui. Fu accusato a suo tempo di essere infarcito di luoghi comuni: i meridionali guappi, ignoranti e straccioni che ingannano e vivono a sbafo dei settentrionali probi, istruiti e ricchi. Invece era uno spaccato dell'Italia del dopoguerra che si arrabattava per costruire un avvenire migliore e più onesto per i figli. La figura del "sindaco" del quartiere, magistralmente interpretata dallo stesso De Filippo, non è solo antesignana del mafioso capobranco e prevaricatore, ma soprattutto rappresenta il factotum, pseudo tuttologo, che umanizza ed eleva a comunità una folla di individui. In lui c'è il farmacista che prescrive la medicina che curerà gli acciacchi non solo fisici del paziente, il prete che assolve i fedeli dalle loro malefatte, il maresciallo che mantiene l'ordine e il giudice che fa rispettare le leggi. Sarà un film datato ma non per questo da gettare nel dimenticatoio perché rappresenta, senza elevarlo furbescamente a semplice macchietta, ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. Il finale da due cuori e una capanna è un grido di speranza di quell'Italietta meno salottiera e pretenziosa di quella di oggi ma più operosa e protesa all'avvenire. Risulterà indigesto e banale a noi moderni, disincantati ed eternamente insoddisfatti, ma sarà una salubre boccata d'aria per coloro che riandranno alle radici del loro passato. Quel treno che unisce Milano e Napoli è il segno tangibile di uno Stato che non potrà mai essere solo una compresenza accidentale e arruffona di popoli diversi in un fazzoletto di territorio.

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  • Film in bianco e nero
  • Produzione: Ripley's Home Video, 2007
  • Distribuzione: Terminal Video
  • Durata: 101 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 1.0 - mono)
  • Lingua sottotitoli: Italiano per non udenti
  • Formato Schermo: 1,33:1
  • Area0
  • Contenuti: interviste: intervista ad Antonio Ghirelli; documenti: pagine d'epoca